Orfani dei Giochi

2011_06_6_11_11_50Giochi senza Frontiere è una tra le trasmissioni televisive non solo più riuscite ma sicuramente più amate dal pubblico televisivo. Nelle serate estive ha incollato davanti al piccolo schermo almeno un paio di generazioni di bambini, giovani e genitori. Questa sorta di olimpiadi di paese, era amata anche perché quando cominciava la nuova serie – è andata in onda almeno trent’anni, annunciata sempre con quella sigla inconfondibile, un’allegra marcetta – significava che la scuola era finita, che l’estate era cominciata e che mancava poco alla partenza per le vacanze. Un altro segno inconfondibile era il fatidico via dato dagli arbitri: «Attention…, trois, deux, un…Fiiit». E poi, cosa avremmo dato per partecipare almeno una volta? E l’invidia nel vedere i concorrenti che si divertivano un mondo tra scivoli insaponati, tuffi in piscina, scontri e battaglie a colpi di armi di gomma piuma, che si cimentavano in gare bizzarre, molte delle quali eseguite in acqua e spesso dentro la schiuma, vestiti da bruchi, coccinelle, draghi o topoloni. Si sventolavano bandiere, si presentava il jolly per raddoppiare i punti, si restava fermi un giro per sostenere la prova del «fil rouge». Un mix di gioia e creatività che ha ispirato i villaggi vacanze e i programmi di tanta tv futura. Ideata e caparbiamente voluta da Antenne 2, canale francese antesignano di France 2 (in Italia è trasmessa dal secondo canale Rai) Giochi senza Frontiere debutta il 26 maggio 1965 e va in onda ininterrottamente fino al 1982, per poi riprendere, con molto meno smalto, dal 1988 al 1999. La trasmissione nasce con lo scopo di creare uno spirito europeo, di incrementare l’amicizia tra i Paesi della neonata istituzione Cee (la Comunità economica europea, lontana parente dell’Unione europea di oggi) e, contemporaneamente, promuovere a scopo turistico – in modo molto originale – piccole località europee . Insomma, far conoscere l’Europa agli europei. La formula dei Giochi, l’anno successivo coprodotti anche dalla Rai, era molto semplice: prevedeva una serie di tornei tra città dei diversi Paesi che si sfidavano in sei prove di abilità, soprattutto ginniche e sportive. Le prime nazioni partecipanti sono state, oltre all’Italia, Francia, Germania (ovviamente quella federale) e il Belgio. Dopo poche edizioni si sono aggiunte anche Spagna, Portogallo Gran Bretagna e Olanda (che insieme al Belgio gareggia come Paesi Bassi). Giochi senza Frontiere ha avuto il suo momento di massimo splendore tra gli anni Settanta e gli Ottanta: sette nazioni partecipanti, otto tappe – una in ciascun paese e poi una finalissima dove partecipavano una squadra per paese che aveva ottenuto il risultato migliore – con “prove” a tema suggerito da qualche peculiarità della città che li ospita. Grazie all’Eurovisione in trent’anni di vita la trasmissione ottiene sempre ascolti stratosferici: cinque miliardi di telespettatori con il 32% di share in Italia, 48% in Francia e addirittura 78% in Svizzera. Il boom si registra nel 1978 dove l’ascolto medio è stato di 17,8 milioni di telespettatori a serata. Visto il successo continentale, dal 1971 e per i dieci anni successivi, si organizzano anche i Giochi sotto l’albero, una versione invernale, più breve, dove il campo di gara sono le piste di sci e gli stadi del ghiaccio delle località alpine.

pancaldi_olivieriLe squadre erano sempre composte da quattro uomini e quattro donne e le prove sono arbitrate dagli svizzeri Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi, arbitri amatissimi e parzialissimi di tutte le edizioni fino al 1988. Ottimi anche i commentatori della Rai: Enzo Tortora per le prime due edizioni, poi Giulio Marchetti e Rosanna Vaudetti, quindi Ettore Andenna e Milly Carlucci che, grazie a un “parlato” da telecronaca sportiva, fanno vivere con intensità i ritmi calzanti dell’azione. Così Giochi senza Frontiere richiamava un tifo televisivo trasversale, senza discriminazioni di sesso o età. E non importava se a rappresentare l’Italia era Brunico o Gabicce, Monreale o Gressoney (per la cronaca l’Italia s’è aggiudicata la finalissima quattro volte), si tifava sempre e comunque, senza essere campanilisti. Nelle 30 edizioni, prodotte tutte dalla RAI, vengono realizzate più di 300 puntate dei Giochi e hanno partecipato 2.500 città (215 quelle italiane) di 18 nazioni. Verso gli anni Novanta la trasmissione non è più riuscita a catalizzare l’attenzione del “nuovo” pubblico televisivo, così gli organizzatori hanno deciso di staccare la spina, anche perché le prove diventavano sempre più macchinose e organizzare una puntata iniziava a costare parecchio, ma l’anno in cui Giochi senza Frontiere è stata soppressa in Rai sono giunte migliaia di lettere di protesta da parte dei telespettatori. Nel 2001 il programma sembrava sul punto di tornare, sei nazioni erano disposte a partecipare ma poi il progetto non si realizzò mai.

Resta comunque da esempio lo spirito e la passione che hanno animato il programma, qualità perse negli anni nel nuovo universo televisivo dove i giovani, invece di allenare i muscoli sognando di partecipare ai Giochi per fare vincere il proprio paese, curano solo l’apparenza, in omaggio ai reality e ai talent show. Ai Giochi è stato recentemente dedicato un libro “Trent’anni di Giochi”, scritto da Gianni Magrin.

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