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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Tangentopoli</title>
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		<title>La nostra storia passa anche da Sanremo</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 14:16:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per anni il Festival di Sanremo ha formato nostra vox populi: motivetti, slogan, battute e canzoni partoriti al Casinò o all’Ariston sono tuttora tra noi. E Sanremo story. 60 anni di canzoni in mostra, esposizione ideata da Pepi Morgia e allestita a Genova, negli spazi Magazzini del Cotone al Porto Antico, intende celebrare la più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/nilla_thumbSMOAUTO_366X0.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1257" title="nilla_thumbSMOAUTO_366X0" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/nilla_thumbSMOAUTO_366X0-300x266.gif" alt="" width="300" height="266" /></a>Per anni il Festival di Sanremo ha formato nostra <em>vox populi</em>: motivetti, slogan, battute e canzoni partoriti al Casinò o all’Ariston sono tuttora tra noi. E <em>Sanremo story. 60 anni di canzoni in mostra,</em> esposizione ideata da Pepi Morgia e allestita a Genova, negli spazi Magazzini del Cotone al Porto Antico, intende celebrare la più nota rassegna musicale italiana ripercorrendo un itinerario che attraverso le canzoni, i personaggi e i luoghi che lo hanno alimentato, analizza i contesti, i cambiamenti e l’evoluzione dei costumi del nostro Paese. E in sessant’anni di foto, voci e suoni c’è buona parte della storia almeno quattro generazioni: dal dopoguerra al boom economico, dalla contestazione giovanile agli anni della Milano da bere; da Tangentopoli al nuovo millennio. Sono esposti cimeli, come la lettera che la Rai inviò alle case discografiche nel 1950, in cui s&#8217;invitava a partecipare con canzoni in lingua italiana; filmati delle teche Rai, abiti di scena prestati dagli artisti che hanno solcato l’ambito palco, memorabilia, dischi originali dell’epoca, copertine, pass, autografi e spartiti originali, e non mancano i quotidiani, i rotocalchi e le riviste specializzate con le copertine dedicate alla manifestazione. <span id="more-1255"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/0051-Morandi-P.-Focaccia-Equipe-84-1974-1280x768-copia1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1258" title="0051 Morandi P. Focaccia Equipe 84  1974 [1280x768] copia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/0051-Morandi-P.-Focaccia-Equipe-84-1974-1280x768-copia1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il viaggio nella storia dei Sanremo è affrontato con la tecnologia attuale: nel percorso si incontrano anche schermi al plasma con touch screen che visualizzano tutte le edizioni del Festival di dieci anni in dieci anni. I link permettono di conoscere le curiosità di quel periodo: il costume, la moda ma anche i direttori d’orchestra, i presentatori e la Miss Italia di ogni anno. Altri 60 monitor, uno per ogni anno, mostrano tutte le curiosità e gli avvenimenti dei decenni, mentre apposite capsule permettono di fruire, al loro interno, delle immagini dei vari Festival in quadrifonia.La musica avvolge i visitatori in un percorso unico, di grande impatto, circondata da gigantografie di alcune scenografie festivaliere e vari libri dedicati alla storia della kermesse. Tra le immagini “simbolo” quella di Nilla Pizzi con un vestito alla Rita Hayworth ; il “reuccio” Claudio Villa che arriva a Sanremo in treno; Modugno scatenato in una pubblicità per una marca di apparecchi radio; Celentano ripreso dietro una selva di garofani che canta spalle al pubblico; Mina agli esordi; Mike Bongiorno alla prima esperienza ma che già si capisce che è padrone del video; le prime scandalose trasparenze di Patty Pravo. Da non perdere la foto di cantanti e musicisti a messa dai Frati Cappuccini prima dell’apertura; oppure quella di Gino Cervi-Maigret che s’aggira con la sua pipa per i camerini a controllare che sia tutto regolare e il faccione stupito di Louis Armstrong, costretto da Pippo Baudo ad abbandonare anzitempo il palco e non poter suonare <em>When the saints go marchin</em> per pure esigenze di palinsesto. La mostra è aperta tutti i giorni fino al 19 febbraio 2011, in contemporanea con la chiusura dell’edizione 2011 del Festival di Sanremo, costa 5 euro.</p>
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		<title>De Benedetti, pioniere della nuova Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 13:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-full wp-image-717" title="big_debenedetticarlo" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/07/big_debenedetticarlo.jpg" alt="big_debenedetticarlo" width="217" height="296" />Carlo De Benedetti nel 1976 ha la fama di essere un manager dinamico e pieno di talento, tanto che l’ex compagno di scuola Umberto Agnelli e suo fratello Gianni lo chiamano con loro alla Fiat. Appena messo piede in Corso Marconi è subito soprannominato “la Tigre”, per la ferocia con cui tratta i vecchi dirigenti. Lo stesso Avvocato più di una volta cerca di placarlo. Una mattina, incontrandolo in corridoio, gli dice: «Ingegnere, non le manca nulla: è giovane, bello, ha soldi. Perché non pensa un po’ anche a divertirsi?» Ma lui è fatto così e capisce che lì non è aria. E, dopo appena 100 giorni, se ne va dalla Fiat sbattendo la porta. Fonda la <strong>Cir</strong> (Compagnie Industriali Riunite), trasformando una piccola conceria in una delle più importanti holding private italiane e, poco dopo, la Cofide (Compagnia Finanziaria De Benedetti). Nel 1978 si assicura una partecipazione importante alla Olivetti ed è nominato amministratore delegato portandola in attivo in poco tempo e, forte di questa esperienza, comincia ad acquistare altre aziende in difficoltà. <span id="more-715"></span><img class="alignleft size-full wp-image-718" title="olivetti_m24_1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/07/olivetti_m24_1.jpg" alt="olivetti_m24_1" width="350" height="402" />Nel 1983 conclude un accordo con l’americana AT&amp;T, in base al quale il gigante americano delle telecomunicazioni diventa azionista primario della Olivetti, un’alleanza strategica per gli anni a venire. Due anni dopo, quando i prezzi delle azioni italiane cominciano a salire, capisce meglio di ogni altro il significato della nuova fase del mercato azionario italiano e, soprattutto, è in grado di tradurre questo mutamento a suo profitto, tanto che – “usando” il mercato – riesce a mettere in cassa oltre 3.000 miliardi di lire; il tutto senza mai varcare la porta di Mediobanca per chiedere aiuti appoggi o suggerimenti. La Cir, ormai, conta più di 10 mila dipendenti. Decide che è il momento di togliersi qualche sassolino dalle scarpe e ributtarlo al mittente, la famiglia Agnelli. Nel gennaio del 1985 Mediobanca sta per definire la vendita della <strong>Buitoni</strong> e della sua controllata Perugina al gruppo alimentare francese Bsn, che – nel disegno di Cuccia – sarebbe poi diventata un’azienda partner del Gruppo Fiat. Mancano poche ore alla firma del contratto quando De Benedetti, attraverso un suo emissario, fa pervenire ai Buitoni un’offerta più alta, assicurandosi il gruppo alimentare italiano. È un periodo d’oro per lui e per le sue aziende, è riconosciuto dall’élite del mondo finanziario internazionale e attirare a sé investitori preziosi. Diviene membro dell&#8217;European Advisory Committee del New York Stock Exchange, azionista di maggioranza della <strong>Sme</strong>, azienda proprietaria dei marchi Motta, Alemagna, Bertolli, supermercati Gs e Autogrill. L&#8217;investimento è di 497 miliardi di lire per il 64% delle azioni, operazione controversa e al centro di aspre polemiche visto che la capitalizzazione è pari a 1.300 miliardi di lire. Gli attacchi agli Agnelli proseguono: parla della Fiat e di Mediobanca come di un «sistema feudale» che favorisce la proprietà personale o familiare di società in contrasto con il concetto americano di azionariato pubblico. Anche il modo di gestire le aziende è completamente rivoluzionario: per De Benedetti operai e sindacati non sono i nemici; ascolta e tratta con tutti anche col Pci; per i manager introduce il sistema di incentivo legato agli utili, mai visto prima in Italia. Nel 1986 è convinto di essere alle soglie di una “rivoluzione sociale” nella finanza italiana perché milioni di italiani cominciano a seguire, per la prima volta, l’andamento del mercato azionario. Per lui il lavoratore è insieme un contribuente, un risparmiatore e un consumatore: «se riconosciamo questo &#8211; dichiara &#8211; l’anacronistica idea italiana di coscienza di classe può finire nella spazzatura». Ormai è il pioniere della “nuova Italia”, il profeta della rivitalizzazione della nostra economia, il suo viso riempie le copertine italiane ed estere. E poi, se per tutti Gianni Agnelli è l’Avvocato, lui diventa l’Ingegnere. Una consacrazione che lo spinge ancora a prendersi qualche rivincita. In un’intervista a un giornale statunitense, rispondendo a una domanda sul rispetto dell’economia verso Gianni Agnelli risponde: «Io sono un industriale tutto il giorno. Lui non so: certo non si può essere industriale e playboy, sono due cose che non stanno insieme». E a novembre, a Roma, in occasione dell’European Business Forum, davanti a una platea di banchieri e industriali di tutto il mondo (e davanti all’Avvocato) parla esplicitamente di “rottura positiva” nel capitalismo italiano: «si è disintegrato un sistema irrigidito attorno a pochi poli di natura familiare o pubblica, che in passato aveva monopolizzato la crescita del mercato capitale riducendone le potenzialità. Sono in atto nuove fusioni, caratterizzate da una maggiore presenza sul mercato e, di conseguenza, dalla creazione di un sistema più articolato e pluralistico». Parole forti, che non sono rimaste nelle orecchie degli Agnelli e di Cuccia. Intanto lo shopping continua e nel 1987 Cir assume un ruolo di rilievo nel gruppo Mondadori che, nel 1989, assume il controllo del gruppo Espresso e, quindi, anche del quotidiano <strong>La Repubblica</strong>. Olivetti, intanto, è il secondo produttore mondiale di personal computer e il titolo, in Borsa, raggiunge il suo massimo storico. All&#8217;Ingegnere, l’Italia comincia a andargli stretta, ambisce a un ruolo in Europa e nel gennaio 1988 tenta l’assalto alla Société Générale de Belgique, un gigantesco gruppo con base a Bruxelles da cui dipende circa un terzo dell’economia belga. Convinto di avere la vittoria in mano, De Benedetti il 14 aprile, in occasione dell’assemblea degli azionisti, si accorge di avere sbagliato i calcoli e di non riuscire a raggiungere la maggioranza: un errore che gli costa 1.000 miliardi di lire. Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, presenta al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammette il pagamento di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale all&#8217;ottenimento di una commessa dalle Poste, consistente in telescriventi e computer. È iscritto nell’elenco degli indagati ma non viene mai a processato. </p>
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		<title>Il Contadino che sfidò l&#039;Avvocato</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:56:27 +0000</pubDate>
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<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-full wp-image-689" title="03265_1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/07/03265_1.jpg" alt="03265_1" width="170" height="132" />Il 10 dicembre 1979, in una notte di nebbia, l’aereo personale su cui viaggia Serafino si schianta prima di riuscire atterrare all’aeroporto di Forlì. Pochi giorni dopo Raul raduna la moglie Ida e i tre cognati, Arturo, Franca e Alessandra, e si offre di dirigere il gruppo, che ha 6 miliardi di dollari di fatturato all’anno, proponendo una sorta di rivoluzione. Gardini vuole espandersi all’estero, aggiungendo altre partecipazioni nel settore zuccheri diventando il più grosso produttore europeo. Ottiene l via libera dagli eredi e immediatamente lancia una serie di scalate per migliaia di miliardi in Francia, Inghilterra e Brasile. Nel 1985 convoca una prima conferenza stampa:  arrivano a Ravenna oltre cento, la notizia però non c’è, Gardini comunica soltanto che Ferruzzi sarebbe diventato un gruppo importante e ha mostrato il nuovo logo del Gruppo. <span id="more-688"></span><img class="alignleft size-full wp-image-691" title="art4_10_2006" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/07/art4_10_2006.jpg" alt="art4_10_2006" width="200" height="131" />Dopo la conferenza ai giornalisti viene offerto un pranzo sotto un grande tendone in mezzo a un prato. A fare gli onori di casa c’è anche la moglie Ida, sorridente, abbronzata, socievole. A un certo punto a un cameriere cade un vassoio che si rompe. Dal tavolo della dirigenza viene intonato un canto scaramantico, come vuole la tradizione romagnola. I giornalisti, abituati al rigore di Agnelli, Cuccia e De Benedetti, restano allibiti. Ma Gardini vuole così: lui si vanta di essere un provinciale, è orgoglioso di esserlo e non vuole essere scambiato per un finanziere dell’alta società. Nel 1984, un’altra svolta. Gli affari stanno andando bene e Gardini raduna ancora la famiglia e gli azionisti: o ci fermiamo qui, dice, o rilanciamo. «Ma sia chiaro – aggiunge &#8211; se mi volete ancora presidente dovete scegliere il rilancio». E così, una volta ottenuto pieni poteri, Gardini mette gli occhi sulla Montedison e, senza chiedere il permesso a nessun signore di Piazza Affari, comincia ad acquistare le quote di Schimberni. Agnelli commenta: «Ho saputo che Gardini si sta costruendo una barca per venti pesanti e mari difficili». Gardini ha sempre cercato di stare lontano dall’establishment finanziario, tanto che durante i primi anni di espansione del Gruppo ha cura di mantenere le distanze; prima di tutto dagli Agnelli; anzi, visto che i soli legami tra Ravenna e Torino sono nel settore cementi, vede bene di abbandonare il settore.<span>  </span>Ma saranno loro a farsi vivi: nell’autunno del 1985 Agnelli e Romiti lo invitano a Torino informandolo di essere pronti a vendere il 17% della Montedison, allora in Gemina. Gardini, con l’orgoglio del contadino, ringrazia ma rifiuta: il suo Gruppo, dice, non ha bisogno di entrare nel Salotto buono della finanza. Diciotto mesi più tardi Gardini si assicura il controllo della Montedison, traguardo raggiunto senza inchinarsi davanti all’Avvocato. Agnelli e Gardini sono uniti dalla passione della vela, ma non si piacciono: se da una parte l’Avvocato si spertica in lodi e complimenti per le attività della Ferruzzi, dall’altra manda avanti Romiti, che attacca Gardini accusandolo di immoralità, spregiudicatezza, poca chiarezza. Gardini, quindi, comincia a stringere alleanze con De Benedetti e Schimberni cercando di ostacolare in qualche modo lo strapotere dell’accoppiata Cuccia-Famiglia Agnelli.</p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-medium wp-image-690" title="file0009-caretti" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/07/file0009-caretti-300x201.jpg" alt="file0009-caretti" width="300" height="201" />Ma il contadino imita sempre più l’avvocato: si acquista un quotidiano, il Messaggero; lega il suo nome a sponsorizzazioni sportive, pallavolo; e, nel 1992 partecipa alla Coppa America con il Moro di Venezia, che, a differenza di Azzurra, arrivò in finale.</p>
<p><span>In seguito Gardini è sempre più interessato alla chimica e realizza con Eni la fusione delle attività chimiche dei due gruppi, fondando Enimont, di cui Eni e Montedison possiedono il 40% ciascuno, mentre il restante 20% è nelle mani del mercato azionario. Il tentativo di Gardini di acquistare il 20% delle azioni sul mercato porta alla rottura dei rapporti con Eni e alla decisione di vendere a quest&#8217;ultima il proprio 40%. La fortuna sembra avergli voltato le spalle: Gardini è protagonista di speculazioni finanziarie poco fortunate e di scelte imprenditoriali infelici che lo portano a lasciare le cariche all&#8217;interno del Gruppo. Scoppia Tangentopoli, e la “madre di tutte le tangenti” è proprio quella generata dalla vendita del 40% di Enimont: iniziano gli arresti eccellenti, e si vocifera che, quanto prima, le manette scatteranno anche per lui. Ma il 23 luglio del 1993 Gardini viene trovato morto a letto, nella sua casa di Milano. Le indagini ratificano il suicidio, si è sparato un colpo di pistola alla testa, ma sulle ragioni e la dinamica della morte dell&#8217;imprenditore restano ancora molti dubbi, anche perché la pistola viene ritrovata riposta sul comodino, lontana dal cadavere. </span></p>
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		<title>Gli anni Ottanta in 30 secondi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 20:14:41 +0000</pubDate>
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<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-full wp-image-685" title="c_0_articolo_407449_immagine1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/07/c_0_articolo_407449_immagine1.jpg" alt="c_0_articolo_407449_immagine1" width="290" height="193" />Gli anni Ottanta in 30 secondi. Così si potrebbe definire questo spot della Ramazzotti, una pubblicità che è entrata, nel bene e nel male, nella storia del nostro Paese. Lo spot, commissionato nel 1987 dalla Ramazzotti alla RSCG, mostrava la metropoli milanese viva, allegra, giovane e ottimista, fresca e vivace. E, con la colonna sonora del brano Birdland dei Weather Report, una voce fuori campo recitava: «<em>Sì, Milano. La città dell’amaro Ramazzotti, la città di chi vive e lavora, la città della vita, di una giornata che non è mai finita. (…) Questa Milano da vivere, da sognare, da godere, questa Milano da bere</em>». <span id="more-683"></span>Erano anni di ottimismo, le luci si riaccendevano dopo il buio degli anni di Piombo, la città cresceva sotto vari punti di vista (nasceva la Linea 3 della metropolitana e questo enorme cantiere – ripreso nel filmato -<span>  </span>rappresentava il fermento che si respirava al tempo). E la moda imperversava: le modelle arrivavano in città per le sfilate e le trattorie si inventavano il carpaccio con la rucola e mettevano le candele sui tavoli. Ma la “Milano da bere” indicava per estensione anche la gestione politica (una gestione che coniugava bene politica e mondanità) del capoluogo lombardo in quegli anni, che rappresentano l’apice del successo per il Partito socialista (Tognoli e Pillitteri sindaci della città, Bettino Craxi capo del governo). Lo slogan “Milano da bere” ha quindi marchiato indelebilmente un decennio, terminato bruscamente nel 1992 con Tangentopoli. E da lì, per Milano, gli anni sono diventati Amari veramente. Anche senza Ramazzotti.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/2m8jnLuMEYA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2m8jnLuMEYA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
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