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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Stati Uniti</title>
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		<title>Bob Dylan l&#039;aveva capito</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 14:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-839" title="bob_dylan" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/10/bob_dylan-150x150.jpg" alt="bob_dylan" width="150" height="150" />I primi anni Sessanta, per gli Stati Uniti, sono gli anni del conflitto Vietnam che sta spazzando via un&#8217;intera generazione, della Guerra Fredda, la minaccia di un mondo ignoto al di là della Cortina di Ferro, del maccartismo, combattuto con la ricerca persecutoria del nemico comunista all’interno dell’Università e del mondo culturale. Sono anni in cui va in crisi il movimento sindacale mentre l’economia è in espansione: si affermano le <em>corporations</em> del “complesso militare-industriale”, si espandono a velocità impressionante le grandi aree legate al pieno impiego dei settori di popolazione che la Depressione post bellica aveva colpito e costretto ad emigrare. Per gli americani si sta aprendo la prospettiva di una stabilità economica e l’ingresso in quella <em>middle-class</em> in cui, sempre di più, si identifica il cittadino medio. <span id="more-837"></span>Alcuni settori della popolazione, sino a ieri esclusi o vissuti nell’ombra, hanno accesso a nuovi spazi di espressione pubblica; il <em>mercato culturale</em> per diffondere i suoi messaggi utilizza nuovi nuovi canali: fumetti, manifesti, rock, dischi a 33 giri (poco diffusi prima) e <em>paperback</em>, i libri tascabili grazie ai quali molti giovani autori riescono ad affermarsi. È un momento chiave, ciò che scorreva sotterraneo diventa visibile, al mondo culturale hanno accesso strati sociali rimasti fino ad ora in ombra che danno vita a nuove forme di espressione nella produzione artistica, sia esse letteraria, visiva o musicale. Per dirla alla Bob Dylan: <em>The times they are a-changing</em> (I tempi stanno cambiando). Una cosa è certa: il confronto fra cultura alta e cultura di massa giunge allo scontro, con maggior contrasto rispetto a precedenti momenti storici. E in questo contesto che nascono gli hippie.</p>
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		<title>Il mistero degli Hippie</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 11:14:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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<p class="MsoNormal"><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/11/6a00d8341c717753ef00e54f4e72198834-800wi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-397" title="6a00d8341c717753ef00e54f4e72198834-800wi" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/11/6a00d8341c717753ef00e54f4e72198834-800wi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>C’è qualcosa di misterioso nel fenomeno del movimento hippie, qualcosa che è sempre sfuggito e che sociologi, politici, media, non sono mai riusciti a spiegare. Lo straordinario è come un movimento giovanile, durato poco più di tre anni, sia riuscito a far parlare di sé condizionando un’intera generazione, come se fosse durato un decennio; e che ancora oggi, quarant’anni dopo, riesca ancora ad affascinare. La sola spiegazione che sono riuscito a darmi di questo fenomeno è che debba il suo successo alla sua filosofia. Quello degli hippie, infatti, è stato l’unico movimento culturale che ha fondato il suo credo esclusivamente nella divulgazione della pace e dell’amore, senza aver mai abbracciato un’ideologia politica. <span id="more-395"></span>Una filosofia e non solo uno stravagante stile di vita, quella del <em>peace &amp; love</em><span>, che non poteva non nascere che negli Stati Uniti dove la maggioranza della popolazione, in un momento di ripresa economica, si identifica nell’</span><em>American dream</em><span>. Il </span><em>Grande sogno</em><span> che diffonde sicurezza e secondo il quale «ognuno negli Stati Uniti può avere successo e prosperare». Siamo agli inizi degli anni Sessanta, anni in cui è vincente lo stereotipo della famiglia felice composta da due giovani, belli, puliti, con due bambini, altrettanto belli e puliti, che vivono in una villetta, con cane, gatto e giardino, tv (sempre accesa) in salotto e macchinona nel garage. Per loro, ovviamente, un roseo futuro all’orizzonte.<a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/11/washington_dc_014_arlington_cemetery_headstones_rows_big.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-398" title="washington_dc_014_arlington_cemetery_headstones_rows_big" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/11/washington_dc_014_arlington_cemetery_headstones_rows_big-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
</span>
</p>
<p class="MsoNormal"><span>A svegliare tutti arriva il Vietnam: gli americani vanno in guerra. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Gli <em>hippie</em><span>, o i </span><em>flower children</em><span>, colgono l’artificiosità del modello proposto dalla società, si rendono conto che la felicità è contrabbandata e mascherata dal comfort, mettono a fuoco la monotonia del vivere quotidiano e svelano il più radicato tabù della società borghese: il sesso. Si<span> </span>spogliano, non solo fisicamente, di tutti gli stereotipi e fondono la cultura insieme alla politica, insieme alla musica, insieme all’arte. La loro filosofia si basa semplicemente sul rifiuto della società capitalistica e del benessere, sulla volontà di costruire un mondo fondato su alti valori, che non hanno nulla a che fare con i dollari e gli status symbol. Si diffonde l’amore, inteso come modo di porsi di fronte alle cose, alle persone, al sesso, alla vita. Raccolgono seguaci in tutto il mondo, milioni di giovani restano affascinati dall’approccio liberatorio verso la vita. I portavoce sono le rockstar, icone di una musica e uno stile di vita immortale, vite bruciate troppo presto dalla droga e dagli eccessi. Da tutto il mondo, coloro che si sentono partecipi a queste idee, si radunano in modo spontaneo e inarrestabile. Sono musicisti, poeti, scrittori, insegnanti, a cui si uniscono pure nullafacenti, imbroglioni e semplici sognatori. La ‘rivoluzione dell’amore’ si dilaga. Il <em>Flower Power</em><span>, come lo definiscono i media, però non ce la fa; il Potere non lo conquista, forse perché non era quello che interessava, non era quello che volevano i “figli dei fiori”. O, forse, perché parole come Pace e Amore cominciavano ad essere una minaccia per l’America, impegnata nelle guerre contro Vietnam e Cambogia, in rapporti tesi con l’Unione sovietica, con conflitti razziali interni e con presidenti e predicatori assassinati. Il trasgressivo slogan dei Figli dei fiori è stato: <em>Fate l’amore, non fate la guerra</em><span>. Ma la storia e gli eventi lo capovolsero in </span><em>Non fate l’amore, fate la guerra</em><span>. Purtroppo, così fu.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Con Obama tornerà un grande Paese?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 16:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati quarant&#8217;anni da quando, al Moma di New York, si proiettò l’anteprima di Easy Rider, film diretto da un esordiente Dennis Hopper e che, come nessun altro, è riuscito a immortalare il sogno hippie, quello cioè di attraversare gli Stati Uniti in moto alla ricerca della libertà. Nel film ci sono tutti gli ingredienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/11/easy-rider.bmp"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-411" title="easy-rider" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/11/easy-rider.bmp" alt="" /></a>Sono passati quarant&#8217;anni da quando, al Moma di New York, si proiettò l’anteprima di <em>Easy Rider</em><span>, film diretto da un esordiente Dennis Hopper e che, come nessun altro, è riuscito a immortalare il sogno hippie, quello cioè di attraversare gli Stati Uniti in moto alla ricerca della libertà</span><span>. Nel film ci sono tutti gli ingredienti dell’ideologia del Movimento dei Figli dei fiori: oltre la ricerca della libertà, c’è la droga, il rock (splendida la colonna sonora scritta, tra gli altri, da Roger McGuinn e con brani degli Steppenwolf e di Jimi Hendrix), il concetto di amicizia. Infine lancia una moda, quella del chopper, le moto personalizzate con le forcelle lunghissime, la sella con lo schienale, il serbatoio coloratissimo. I protagonisti del film, Hopper, Peter Fonda e Jack Nicholson, altro non sono che dei cavalieri, con la moto per cavallo e la chitarra come fucile, che agiscono fuori dalla legge (trafficano droga) ma combattono il perbenismo e l’America bigotta. <span id="more-406"></span>Vengono trattati come appestati dagli abitanti della provincia del Sud, a loro non viene dato neppure un alloggio e sono sempre minacciati soltanto per il fatto di essere hippie e di portare i capelli lunghi. Memorabile la frase di Nicholson che, a un certo punto del viaggio, si domanda: <strong>«</strong></span><em><strong>Una volta questo era un grande Paese. Che diavolo gli sarà successo?</strong></em><span><strong>». </strong></span></p>
<p class="MsoNormal">Easy Rider è l’espressione dell’America che vuole ritrovare i valori della libertà, che non sopporta più i limiti del puritanesimo, il conservatorismo fine a se stesso e le discriminazioni razziali. Il finale del film non dà speranza: gli hippie vengono uccisi in sella alle loro moto a colpi di fucili dai “rednecks”, gli abitanti della provincia americana più radicata, contadini e artigiani poco inclini al rinnovamento.</p>
<p class="MsoNormal">Il film è il quadro del fallimento degli ideali dei Figli dei fiori, la sconfitta dei valori basati sull’amore e sulla pace. Fonda, nonostante sia stato pregato in ginocchio da più di un produttore, si è sempre rifiutato di girare un sequel: «<em>Easy Rider è e resterà un film unico. Quell’esperienza, nel bene e nel male, mi ha segnato la vita. Non avrebbe senso ripeterla</em><span>».</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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