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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Sessantotto</title>
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		<title>12 dicembre &#039;69, iniziano gli Anni di Piombo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 13:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 12 dicembre 1969 un ordigno contenente sette chilogrammi di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti. Nei giorni successivi alla strage, solo a Milano, sono 84 le persone fermate tra anarchici, militanti di estrema sinistra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-937" title="strage-di-piazza-fontana-19681" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/12/strage-di-piazza-fontana-19681-150x150.jpg" alt="strage-di-piazza-fontana-19681" width="150" height="150" />Il 12 dicembre 1969 un ordigno contenente sette chilogrammi di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della <strong>Banca Nazionale dell’Agricoltura</strong>, in <strong>piazza Fontana,</strong> a Milano. Il bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti. Nei giorni successivi alla strage, solo a Milano, sono 84 le persone fermate tra anarchici, militanti di estrema sinistra e due appartenenti a formazioni di destra. Dal quel giorno l’Italia entra ufficialmente negli Anni di piombo, una fase storica che durerà per più di un decennio. Per la prima volta la gente muore non più per mano della mafia, di un rapinatore o della Polizia, ma per mano ‘ignota’. Il Sessantotto ha portato la gente in piazza, studenti e operai che manifestano per un ideale. Il ’69, ha portato le bombe.</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/4</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo marzo del 1968 a Roma, sulla collina della Facoltà di Architettura di Valle Giulia ai Parioli, gli studenti, per la prima volta, reagiscono alla violenza con la violenza: lanciano pietre, uova e oggetti ai poliziotti, ne incendiano gli automezzi, una vera e propria battaglia durata un giorno interno, durante la quale si affrontano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-826" title="03_ValleGiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/10/03_ValleGiulia-150x150.jpg" alt="03_ValleGiulia" width="150" height="150" />Il primo marzo del 1968 a Roma, sulla collina della Facoltà di Architettura di Valle Giulia ai Parioli, gli studenti, per la prima volta, reagiscono alla violenza con la violenza: lanciano pietre, uova e oggetti ai poliziotti, ne incendiano gli automezzi, una vera e propria battaglia durata un giorno interno, durante la quale si affrontano 3000 studenti e 2000 agenti. C’è chi ha visto, in questo episodio, la nascita della componente violenta del Movimento che avrebbe portato, molti anni dopo, al terrorismo. In realtà si tratta di una reazione spontanea, estremamente disorganizzata, che ha successo solo perché la Polizia non si aspettava alcuna resistenza. Pier Paolo Pasolini, in quell’occasione, scrive <em>Il Pci ai giovani</em>, poesia in cui dichiara di simpatizzare con gli agenti perché «<em>figli di poveri</em>». <span id="more-825"></span>L’ingresso della Facoltà è presidiato dalla Polizia; la mattina presto gli studenti decidono di entrare. La manifestazione studentesca è iniziata alle nove del mattino, nella massima calma. Almeno cinquemila studenti si sono dati appuntamento in piazza di Spagna. Le scale di Trinità dei Monti sono strapiene di folla giovane ed entusiasta. «L’università è nostra: a noi e ai professori servono le biblioteche, gli istituti, le aule invase dalla polizia. Il rettore che l’ha chiamata deve andarsene. Andiamo noi all’università, tutti insieme. La facoltà più vicina è Architettura: tutti ad Architettura». Non erano solo universitari: c’erano anche professori, liceali e studenti degli istituti tecnici con i libri sotto il braccio. Il corteo non prende vie traverse ma, spalla a spalla, i partecipanti imboccano il viale che porta all&#8217;ingresso principale della facoltà. Dove li aspettavano reparti di agenti e carabinieri, i gipponi addossati alle scalinate, i manganelli in mano, le pistole nelle fondine nere. <img class="alignleft size-medium wp-image-827" title="01mar1968_vallegiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/10/01mar1968_vallegiulia-236x300.gif" alt="01mar1968_vallegiulia" width="236" height="300" />La testa del corteo si è fatta avanti, spingendo per superare lo sbarramento. «<em>Lasciateci entrare nella nostra università; andatevene, voi poliziotti&#8230;». </em>Da quel momento non c’è stato un attimo di sosta. Gli agenti caricano, ma questa volta gli studenti non scappano: arretrano e contrattaccano, sassi contro granate lacrimogene, su e giù per i vialetti e i prati della zona, armati di oggetti occasionali, sassi, stecche delle panchine e roba simile. I poliziotti, infagottati, sono impreparati perché abituati a spazzar via le manifestazioni senza incontrare resistenza. Qualche jeep inizia a prendere fuoco. Arrivano i vigili del fuoco, le prime ambulanze, tutta la zona è bloccata: il cordone poliziesco, per lasciare passare le lettighe, ha un istante di sbandamento, si ritira, sotto un lancio fitto di pezzi di legno, zolle di terra, fischi e urla indignate. La facoltà è presa, la scalinata si riempie di studenti e professori che premono contro il portone, lo aprono, entrano dentro. Fuori i funzionari della polizia hanno intanto chiamato i rinforzi, giungono, alle spalle degli studenti, reparti speciali della Celere armati di tutto punto. Le cariche riprendono con l’uso degli idranti che spazzano il piazzale con getti violentissimi di acqua e di ammoniaca. Ora le cariche coinvolgono tutti, studenti, giornalisti, fotografi, operatori, passanti, tutti picchiati e allontanati dalla scalinata, sgomberata. Alla fine si contano 150 feriti tra i poliziotti e molte centinaia da parte studentesca, oltre a migliaia di fermi e denunce. Per la prima volta, però, la polizia è stata costretta a battere ritirata in diverse riprese, lo scontro, è stato “guidato” dalla base studentesca, senza mai scappare, opponendo una resistenza attiva. Al fianco degli studenti si sono trovati anche i professori.</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/3</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 21:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-807" title="mondo_beat_rivoluzione_sessuale,roccia,carminati" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/mondo_beat_rivoluzione_sessualerocciacarminati-150x150.jpg" alt="mondo_beat_rivoluzione_sessuale,roccia,carminati" width="150" height="150" />A fine aprile del 1966 il movimento Beat riesce ad affittare un terreno in via Ripamonti e nasce una tendopoli che il Corriere della Sera, in un articolo denuncia, battezza «<em>Nuova Barbonia</em> &#8211; abitata da &#8211; <em>zazzeruti e anarcoidi senza famiglia</em>». I barboni sono ragazzi scappati di casa, studenti, ex operai, pacifisti di tutto il mondo. Anche se non accade niente, gli articoli dei giornali sono una continua denuncia sugli scandali del campo; il <em>Corriere</em> pubblica un servizio col titolo «A Barbonia City c’è libertà di imparare tutti i peggior vizi: si diventa facilmente omosessuali e, ogni tanto, arriva la droga», Camilla Cederna, Umberto Eco e Giorgio Bocca sono le uniche “voci” a favore. Un giornalista de <em>La Notte</em>, infiltrato all’interno del campeggio travestito da hippie, scrive articoli tutti i giorni parlando di «<em>ninfette tenere e spudorate</em>» e «<em>unioni sacrileghe</em>». All’alba del 12 giugno la polizia, assistita dal Servizio immondizie domestiche del Comune di Milano, armata di lanciafiamme e manganelli fa irruzione nel campeggio e lo rade al suolo. Sulle ceneri del campeggio vengono sparsi quintali di disinfettante.<span id="more-806"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-811" title="mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera-150x150.jpg" alt="mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera" width="150" height="150" />Questo episodio segna la fine del movimento beat milanese, un movimento la cui composizione sociale era di giovani con bassa scolarità, pochissimi gli universitari, figli di famiglie di ceto medio e operaie. Una composizione sociale che anticipa di dieci anni quello che, in pieno movimento del ’77, verrà chiamato proletariato giovanile. Milano, pur essendo indietro rispetto alla situazione mondiale, per l’Italia l’avanguardia per il movimento: tre studenti del liceo classico Parini, una delle scuole dove vanno i giovani della Milano-bene, danno vita a un giornale della scuola: <em>La Zanzara</em>. Dopo pochi numeri pubblicano un’inchiesta-sondaggio in cui si fa esplicito riferimento alle abitudini sessuali delle studentesse. L’inchiesta si chiude con la frase: «<em>Entrambi i sessi hanno diritto a rapporti prematrimoniali</em>». Lo scandalo che segue è di dimensioni nazionale: studenti e preside del Parini sono denunciati per incitamento alla corruzione. Rinviati a giudizio sono assolti ma devono sottoporsi a una visita psichiatrica per verificare «<em>la presenza di tare fisiche e psicologiche</em>». Sempre a Milano, nel maggio del 1967, negli uffici della Motorizzazione Civile una ragazza è rimandata a casa per cambiarsi, senza aver potuto l’esame di guida perché il rappresentante dell’Ispettorato trova indecente la gonna troppo corta.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-817" title="22_1_1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/22_1_1-300x252.gif" alt="22_1_1" width="300" height="252" />In quest’anno i giovani tra i 13 e i 19 anni, secondo un’indagine della Doxa, spendono 540 miliardi di lire all’anno (ai prezzi di allora) in divertimenti e consumi voluttuari come bibite, dischi, cinema, abbigliamento. Nella centralissima Corso Vittorio Emanuele apre <em>Fiorucci</em>, che consente di entrare in contatto con quello che succede a Londra e, in alcuni casi, negli Stati Uniti: la protesta, agli occhi della gente, diventa così anche un fenomeno di costume. Nelle scuole non si veste più in giacca e cravatta e capelli corti (gli uomini) o twin-set e gonnellone a pieghe (le donne): questa generazione, in pochi mesi, diventa consumatore di moda. Da Fiorucci si trovano abiti dal taglio eccentrico, magliette a stelle e strisce, pantaloni viola o gialli, magliette con disegni “optical”. Un’esplosione di colori accompagnata dalla musica rock.</p>
<p>A partire dall’autunno 1967 gli studenti universitari cominciano ad occupare le università, inizia quello che convenzionalmente verrà chiamato Sessantotto, di lì a poco l’impegno e la militanza segnano una rottura fra la dimensione politica e quella impolitica, tipica degli <em>hippie</em> e dei <em>beat</em> di casa nostra. A differenza della situazione americana, la “base” sociale che costituisce il movimento italiano è diversa: studenti e piccola borghesia negli Stati Uniti, giovane proletariato in Italia. Pier Paolo Pasolini scrive: «<em>il movimento beat e hippie non poteva incidere più di tanto come fenomeno della contestazione giovanile, perché in Italia ha avuto una grande importanza la Resistenza e ha ancora grande importanza la critica che il marxismo fa alla società. I giovani che non vanno d’accordo con i padri borghesi hanno già dunque pronte tradizioni (la Resistenza) e le forme (le proteste razionali del marxismo) per rivoltarsi</em>».</p>
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