De Benedetti, pioniere della nuova Italia

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Politica

big_debenedetticarloCarlo De Benedetti nel 1976 ha la fama di essere un manager dinamico e pieno di talento, tanto che l’ex compagno di scuola Umberto Agnelli e suo fratello Gianni lo chiamano con loro alla Fiat. Appena messo piede in Corso Marconi è subito soprannominato “la Tigre”, per la ferocia con cui tratta i vecchi dirigenti. Lo stesso Avvocato più di una volta cerca di placarlo. Una mattina, incontrandolo in corridoio, gli dice: «Ingegnere, non le manca nulla: è giovane, bello, ha soldi. Perché non pensa un po’ anche a divertirsi?» Ma lui è fatto così e capisce che lì non è aria. E, dopo appena 100 giorni, se ne va dalla Fiat sbattendo la porta. Fonda la Cir (Compagnie Industriali Riunite), trasformando una piccola conceria in una delle più importanti holding private italiane e, poco dopo, la Cofide (Compagnia Finanziaria De Benedetti). Nel 1978 si assicura una partecipazione importante alla Olivetti ed è nominato amministratore delegato portandola in attivo in poco tempo e, forte di questa esperienza, comincia ad acquistare altre aziende in difficoltà. Continua a leggere…

Il premier senza volto

Scritto da: luca  //  Categoria: Politica

200px-goria11Giovanni Goria, democristiano nato ad Asti nel 1943, è stato il più giovane presidente del Consiglio dei Ministri. Si iscrive alla Dc a soli diciassette anni e, a 23, è eletto alla Camera. Dal 1981, quando diventa sottosegretario al Bilancio nel I Governo Spadolini, ricopre incarichi ministeriali fino a quando, su indicazione del segretario del suo partito De Mita, nel 1987, diventa presidente del Consiglio a soli 44 anni, carica che lascerà proprio a De Mita nemmeno un anno dopo, quando si dimette in seguito alla bocciatura del suo Bilancio. Non ha mai avuto un forte peso politico, tanto che il vignettista Giorgio Forattini, su Repubblica, lo disegna con il volto vuoto, incorniciato solo da barba e capelli fluenti.

GUEST

Scritto da: luca  //  Categoria: Cronaca, Politica

Pino Casamassima, uno che di terrorismo se ne intende, dice la sua sullo scontro tra Adriano Sofri e Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato nel ‘72 da un commando di militanti di Lotta Continua

Non sono io il terrorista. Parola di Adriano Sofri

 di Pino Casamassima

«Donnez-nous vos bombardiers et nous vous donnons nos couffins» (Dateci i vostri bombardieri e noi vi daremo i nostri cestini): così risponde Ben M’Hidi, uno dei leader del Fronte di liberazione algerino, al generale francese Jacques Massu, che dopo averlo fatto prigioniero gli urla di vergognarsi di essere un terrorista capace di mandare le donne con i cestini imbottiti di esplosivo fra la gente nei mercati. Un episodio della sanguinosa guerra di liberazione algerina contro i colonialisti francesi, che dimostra quanto sia antica e irrisolta la questione attorno alla definizione di “terrorismo”: “Azione e metodo di lotta politica (per difendere o più spesso per sovvertire o destabilizzare una  struttura di potere) – riporta la Treccani – che, per imporsi, fa uso di atti di estrema violenza, come attentati e sabotaggi, […] allo scopo di suscitare il panico e la reazione emotiva della popolazione […]”. Ma cotanta autorevolezza non basta per chiudere una discussione storicamente lunga. Continua a leggere…

Tutto nasceva e niente finiva

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Libri, Politica

Il libro dedicato agli anni Settanta, che ho scritto tra il 2003 e il 2004, non un’operazione nostalgia, né una sorta di ‘il meglio di…’, o ‘Le 100 cose per cui è valsa la pena di vivere…’. È semplicemente un libro che racconta la storia di quegli anni, che definirei un’opera di archeologia culturale e giornalistica: perché quei libri, quegli oggetti, quelle canzoni, quei film hanno qualcosa da dire anche oggi, a trent’anni di distanza. Oggi più che mai, capita sempre più spesso di guardare indietro, forse per cercare un ragionamento o un senso a ciò che si sta facendo oppure per trovare la forza di uscire dall’involucro di ovatta in cui ci hanno infilato. Il libro si può leggere anche come una visita di un museo, dove via via vengono aperte alcune stanze (politica, cultura, cronaca). Un museo aperto non solo per ‘noi’ che abbiamo vissuto il decennio lungo del secolo breve, e che forse siamo un po’ troppo nostalgici (io per primo), ma soprattutto per chi i Settanta gli ha solo sentiti raccontare. E che vorrebbe riviverli. Continua a leggere…