«Raffaella Carrà, regina del così-così» in questo modo Maurizio Costanzo liquidò la giovane Raffaella Pelloni (in arte Carrà) da Bologna che, nel 1971, dal mese di ottobre, affianca Corrado in Canzonissima, varietà del sabato sera. È spigliata, snella, canta e balla: i responsabili Rai, dicono i maligni, l’hanno scelta per il suo modesto cachet. Gli ascolti le danno ragione e l’anno successivo la Carrà tira fuori le unghie. O meglio, l’ombelico. Lancia il Tuca-tuca, una canzone scritta da Gianni Boncompagni, allora suo compagno oltre che pigmalione, troppo sensuale per la Rai bacchettona dell’epoca. E infatti, dopo la prima puntata, si grida allo scandalo. Continua a leggere…
Mina festeggia le nozze d’oro con lo spettacolo e mi auguro venga festeggiata a dovere. Perché è la più grande. Ha cominciato la sua carriera artistica il 23 settembre del 1958, a diciotto anni, bellissima, cantando sul palco del La Bussola di Marina di Pietrasanta, locale indissolubilmente legato a lei, la canzone Un’anima tra le mani, con una grinta e una presenza scenica inusuale per l’epoca, guardando il pubblico dritto negli occhi, indossando vestitini cortissimi che mettevano in bella mostra un paio di gambe infinite. Una rivoluzionaria . Cremonese, di buona famiglia, soprannominata subito “la tigre”, Mina Mazzini è una cantante immensa, una donna intelligente, che ha saputo gestire al meglio la sua carriera anche in momenti veramente difficili, un personaggio che ha rappresentato una vera e propria evoluzione del costume sociale italiano, soprattutto nei confronti della figura femminile, spesso giudicata esclusivamente da un punto di vista cattolico e piccolo-borghese. Continua a leggere…
