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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Rai</title>
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		<title>La contestazione in Hit Parade</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 16:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-972" title="lanuevacan" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/01/lanuevacan-150x150.jpg" alt="lanuevacan" width="150" height="150" />È passato alla storia come gruppo ‘politico’, ma – in origine &#8211; è un gruppo di musica ‘popolare’ che, per caso, si trova in tournée in Italia l’11 settembre del 1973, il giorno del colpo di Stato in Cile per opera di Augusto Pinochet. Da allora gli Inti Illimani (<a href="http://www.inti-illimani.cl">www.inti-illimani.cl</a>), gruppo acustico di musica andina con una formazione che varia tra i 6 e i 9 elementi, hanno fatto soltanto quello che molti cileni hanno fatto di fronte alla dittatura: combatterla. Impossibile, però, non identificarli con il brano <em>El pueblo unido jamàs serà vencido</em>, (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=NwiML8pCB7E">http://www.youtube.com/watch?v=NwiML8pCB7E</a>) canzone bandiera e simbolo di una stagione politica, non solo cilena, composta nel 1970 da Sergio Ortega, musicista cileno del gruppo musicale Quilapayùn. La frase «El pueblo unido jamàs serà vencido» prima di diventare il ritornello di una canzone, era uno slogan che si gridava per le strade di Santiago durante i tre anni di presidenza di Salvador Allende e, dopo il golpe che portò al potere i militari guidati da Pinochet, s’è trasformata in uno slogan-simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia nel Cile e nel resto del mondo. <span id="more-967"></span><strong>Il consiglio di Pajetta</strong> Come detto, la sera del golpe gli Inti Illimani si trovano in Italia per una serie di concerti sui palchi delle Feste dell’Unità provinciali: è infatti Giancarlo Pajetta, allora dirigente del Pci, a informarli dell’uccisione del presidente cileno Allende e a consigliare ai componenti del gruppo di non tornare a casa, ma di fermarsi in Italia o in una nazione dell’Est. Da allora, i musicisti hanno vissuto tra Roma e Perugia e, solo negli anni Settanta, ha pubblicato otto album che hanno fatto la fortuna loro e della <em>Dischi dello Zodiaco</em>, piccola etichetta discografica alternativa.</p>
<p><strong>In classifica, nonostante la Rai</strong> L’album <em>Inti Illimani vol. 2</em>, quello contenente  <em>El pueblo&#8230;</em> entra persino nella classifica della hit parade italiana arrivando fino al quinto posto, nonostante le trasmissioni Rai, sia radio sia tv, non trasmettano la canzone. Terminata la dittatura, alcuni di loro sono tornati in Cile, altri hanno aspettato che morisse Pinochet, altri ancora hanno invece preferito fermarsi in Italia e continuare a incidere album (attualmente la loro discografia supera la quarantina, ma della formazione originale ne sono rimasti pochissimi) e a cantare nelle piazze dove ancora oggi, anche se per le strade di Santiago è tornata la democrazia, la gente richiede ancora <em>El pueblo unido… </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Raddoppiati</strong> La nuova linea politico-artistica, e il conseguente rinnovamento nel repertorio, è diventato uno dei motivi di attrito tra i componenti del gruppo, che ha portato alla scissione con conseguenti battaglie legali per l’utilizzazione del nome “Inti-Illimani”. Nel 2004 sono così nati gli <em>Inti-Illimani Nuevo</em>, che è il gruppo che fa capo a Jorge Coulon, e gli <em>Inti-Illimani Histórico</em>, in cui sono confluiti Horacio Salinas, José Seves e Horacio Duràn i due che hanno composto ed arrangiato i temi più conosciuti a livello internazionale.</p>
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		<title>Rai, trent&#039;anni fa nasceva la Terza rete</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 09:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-933" title="rai3" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/12/rai3-150x150.jpg" alt="rai3" width="150" height="150" />I primi di gennaio del 1975 si rende operativa la tanto agognata riforma della Rai. Vengono costituite delle nuove strutture centrali, Reti, Testate, Dipartimento scolastico-educativo e Supporti, ciascuna con ruoli e compiti ben precisi. All’ideazione e realizzazione dei programmi televisivi sono preposte due Reti (<em>Raiuno</em> e <em>Raidue</em>) mentre i due Telegiornali (<em>TG1</em> e <em>TG2</em>) assicurano l’informazione; alla ideazione e realizzazione dei programmi radiofonici risultano preposte tre Reti e altrettanti Giornali Radio. A questi, si affiancano poi le strutture radiotelevisive del Dipartimento trasmissioni scolastiche ed educative per adulti, della Direzione tribune e accesso, della Direzione servizi giornalistici e programmi per l’estero. Il 15 marzo iniziano i nuovi telegiornali e Giornali Radio, riorganizzati a seguito della riforma. L’11 aprile è il giorno tanto atteso: il Senato e la Camera approvano <strong>la riforma nella struttura della Rai. </strong>Il controllo dell’azienda, da questo momento, passa dal Governo al Parlamento. Un’apposita commissione vigila d’ora in avanti sulle reti televisive, ciascuna col proprio direttore di rete e telegiornale. A capo di ciascuna rete e testata vengono messi dirigenti indicati dai maggiori partiti. È l’inizio di quella che, d’ora in avanti, sarà conosciuta come la ‘lottizzazione’ degli organi d’informazione. <span id="more-932"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-934" title="250px-Agnes1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/12/250px-Agnes1-150x150.jpg" alt="250px-Agnes1" width="150" height="150" />Ovviamente non mancano le polemiche sulla scelta di questa formula che, a detta dei maggiori partiti, dovrebbe essere pluralistica più di prima, garantire l’obiettività e la completezza dell&#8217;informazione. La terza rete della Rai, istituita dalla legge di riforma del 1975, ha iniziato ufficialmente le trasmissioni il <strong>15 dicembre 1979 </strong>con il nome di <strong>Rete Tre</strong>. Assieme alla Rete nasce il <strong>TG3</strong>, nazionale, e la Testata Giornalistica per l’informazione Regionale, il <strong>TGR.</strong> Inizialmente la programmazione del Telegiornale è ridotta ad un&#8217;unica edizione nazionale di 15 minuti che va in onda alle 19.00, a cui fa seguito un Tg regionale di circa 25 minuti che ha una replica alla ore 21.30. La direzione della rete è affidata a Giuseppe Rossini, quella del Tg a Biagio Agnes; mentre il responsabile dei programmi sportivi è Aldo Biscardi che, nel 1980, lancia la trasmissione <em>Il Processo del Lunedì</em>. A questo punto, ciascuno dei tre partiti più rappresentativi in Parlamento ha il suo Tg: TG1 alla Dc, TG2 in quota Psi e il neonato TG3 alla sinistra.</p>
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		<title>La chiacchiera fa spettacolo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:39:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-861" title="FOTO_19" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/FOTO_19-150x150.jpg" alt="FOTO_19" width="150" height="150" />Il 14 settembre 1982, su Retequattro, ancora di proprietà della Mondadori, va in onda per la prima volta il <em>Maurizio Costanzo Show </em>che a tutt’oggi, con 4.373 puntate, è il talk show più longevo d’Italia. Con questo show Costanzo porta a termine un percorso cominciato nel 1976 con <em>Bontà loro</em>, e proseguito con <em>Acquario</em> e <em>Grand’Italia</em>, che pone la conversazione al centro dello spettacolo. Questa volta, però, sul palco non chiama solo ospiti famosi, trovano il loro momento di celebrità anche gente comune, che ha qualcosa da raccontare o da denunciare. <span id="more-859"></span>In oltre 4300 puntate in diretta, la maggior parte trasmesse dal Teatro Sistina di Roma ma ci sono state anche puntate internazionali in diretta dal Madison Square Garden di New York, Costanzo ha accolto circa 32.300 ospiti divertenti, esagerati, colti, esibizionisti o introversi, premi Nobel e gente comune, politici e attori, scrittori e musicisti. Sul palcoscenico del Costanzo Show hanno spiccato il volo personaggi come Francesco Baccini, Giole Dix, Giobbe Covatta, Daniele Luttazzi, Platinette, Stefano Nosei, Dario Vergassola, Vittorio Sgarbi, Afef Jnifen solo per citarne alcuni. Da Retequattro la trasmissione trasloca su Canale 5 nel 1986 e l’anno dopo diventa un appuntamento quotidiano. Dopo 22 anni di chiacchierate su poltrone e divani che hanno contribuito a cambiare il costume, Costanzo, stanco di dover lottare con reality e comici per avere uno spazio sul palinsesto, ha deciso di chiudere la trasmissione.</p>
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		<title>Moda e King, l&#039;ironia patinata</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 10:01:07 +0000</pubDate>
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<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-medium wp-image-728" title="e0e4d651b077f6076cbd9f2e1b504014" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/07/e0e4d651b077f6076cbd9f2e1b504014-300x225.jpg" alt="e0e4d651b077f6076cbd9f2e1b504014" width="300" height="225" />Vittorio Corona, giornalista con un passato in quotidiani nazionali, nel 1983 entra alla Rai con il compito di curare la prima rivistadella Nuova Eri, casa editrice controllata dalla Rai: lo stesso anno esce in edicola Moda, mensile femminile di costume, attualità e, ovviamente, moda. In pochi mesi la rivista, di grande formato, elegante, con carta patinata, è in grado di rompere molti schemi editoriali tipici di quel periodo: sono apprezzati, dai lettori e dagli addetti ai lavori del settore fashion, i contenuti, lo stile di scrittura, la qualità della grafica e dell’immagine. Visto il crescente successo, la Rai decide di affiancare alla rivista una trasmissione settimanale dallo stesso titolo (in onda su Raidue) legata ai temi della rivista, e, nel 1988, lancia King, l’equivalente di Moda al maschile, diretto dallo stesso Corona. Le riviste s’impongono grazie al nuovo linguaggio, verbale e grafico, e perché vanno in controtendenza ai miti del periodo, il denaro, il successo e l’apparire: Moda e King hanno l’ironia intelligente di scherzare con il divismo della moda e dello star system.</p>
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		<title>Pippi, la più odiata dei telefilm</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 15:07:34 +0000</pubDate>
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<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-611" title="dvd1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/05/dvd1-150x150.gif" alt="dvd1" width="150" height="150" />O la si amava, o la si odiava. Non esistevano vie di mezzo, non si poteva essere indifferenti davanti alla piccola mocciosa lentigginosa. Pippi Calzelunghe, a metà degli anni Settanta, ha diviso in due l’Italia adolescente, quella che s’incollava davanti alla Tv. Una stagione intera, 21 episodi, andanti in onda sul primo canale della Rai (Raiuno era ancora di là da venire) dove la protagonista era lei, <em>Pippilotta Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe</em>, per tutti semplicemente Pippi Calzelunghe, una bambina che viveva da sola in una grande villa, Villacolle, non andava a scuola e aveva come unici amici un cavallo a pois neri, Zietto, e una scimmietta, Signor Nilsson. <span id="more-608"></span>Gli unici “umani” che fanno amicizia con lei sono i fratelli Tommy e Annika. Più avanti si scoprirà che Pippi ha anche un padre, tal Efraim Calzelunghe, prigioniero dei pirati sull’isola Taka Tuka. Un episodio vede Pippi, che è dotata di una forza straordinaria, che tenta di liberarlo ma senza riuscirci. Amata o odiata perché? Ci si chiederà… …non era un telefilm come gli altri? No, a partire dal personaggio (improbabile, una bambina di 7 anni che vive sola e ha la forza sovrumana, in una puntata ingerisce addirittura della pillole per non crescere mai… allora è più vero Tarzan o il Dottor Spock), dall’attrice (Inger Nilsson, che pochi giorni fa ha compiuto 50 anni, era davvero antipatica, non è riuscita a sfondare come attrice, ora fa la segretaria) e per finire alla sigla: con un testo più idiota del solito (che all’epoca era assai difficile, giravano cose come “Furia cavallo del west che va più forte di un jet” o “Orzowei, na na na na na na na na….”) cantata non da Cristina D’Avena (era ancora troppo piccola) ma direttamente dalla doppiatrice della Nilsson che aveva una voce nasale tremenda. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><br />
</span></p>
<p><!--EndFragment--><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/B7THzM3rs9k&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/B7THzM3rs9k&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>Il guru dello spettacolo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 03:31:00 +0000</pubDate>
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<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-591" title="claudiocecchetto" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/04/claudiocecchetto-150x150.jpg" alt="claudiocecchetto" width="150" height="150" />Raramente, nella sua carriera ultratrentennale, Claudio Cecchetto ha sbagliato un colpo: pochi come lui, nel mondo dello spettacolo, hanno saputo progettare, innovare, scoprire personaggi, inventare nuove cose. Dove è passato ha sempre lasciato il segno: ha lavorato nella prima radio privata (Radio Milano International); ha fondato il primo network radiofonico (Rete 105); ha fondato la radio più ascoltata (Radio Deejay). In Tv è stato tra i pionieri di Telemilano 58 (futura Canale 5); poi in Rai ha condotto Discoring, Fantastico, Festival di Sanremo, Festivalbar. <span id="more-590"></span>Poi si è dato alla musica: ha inventato il ballo <em>Gioca Jouer</em> e ha venduto milioni di dischi. Diventa talent scout: scopre Fiorello e Linus, Gerry Scotti e Amadeus, Jovanotti e gli 883, Sandy Marton<span>  </span>Sabrina Salerno, Marco Mazzoli e Dj Francesco, solo per citarne alcuni. Ha creato etichette di grande successo come la Ibiza Records e la Fri e case di produzione come la Marton Corporation, la Yo Productions e la Dj’s Gang. L’anno scorso ha festeggiato il Gioce Jouer con un video tradotto in cinque lingue. Il brano, uno dei simboli degli anni Ottanta, ancora oggi viene ballato in discoteca ed ha addirittura un sito internet tutto suo (<a href="http://www.giocajouer.cc/index.htm">www.giocajouer.cc/index.htm</a>). Cecchetto, oggi 55enne, è sempre riuscito a stare al passo coi tempi: dopo aver lasciato l’etere, si è “trasferito” sul satellite (è stato il direttore artistico di RTL 12&amp;5 Hit Channel) e oggi è sulla “rete”: ha brevettato un software che consente di personalizzare il proprio browser. </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Bellezza (e malizia) tra le nuvole</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 16:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/02/guido-crepax-valentina.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-978 alignleft" title="guido-crepax-valentina" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/02/guido-crepax-valentina-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Bella, sensuale, maliziosa, intraprendente, anticonformista, libera, lontana da tabù e luoghi comuni: lei è <strong>Valentina</strong>, personaggio creato da <strong>Guido Crepax</strong> nel 1965 che, poco tempo dopo, diventa il prototipo della donna moderna e dell’emancipazione femminile. Valentina è la protagonista di un fumetto – pubblicato su <em>Linu</em>s – ambientato in una metropoli con storie fantastiche, d’amore e di passione, disegnate rigorosamente a china e scritte con diverse concessioni al gergo giovanile dell’epoca. Il suo esordio nel mondo dei fumetti, però, la vede comprimaria. La prima storia dove compare il personaggio, <em>La curva di Lesmo</em>, vede protagonista Philip Rembrandt, alias Neutron. Rembrandt è un critico d&#8217;arte investigatore dilettante, dotato di particolari poteri psichici, che gli consentivano di paralizzare con lo sguardo, qualsiasi individuo o qualsiasi macchina. Questa capacità era dovuta al suo legame di parentela con i cavalieri degli abissi, una popolazione cieca che viveva nel sottosuolo a 20.000 metri di profondità. <span id="more-542"></span>Philip Rembrandt è il fidanzato di Valentina (che di cognome fa Rosselli). Poche storie dopo, grazie al suo carisma e al successo di pubblico, Valentina scalza il protagonista-fidanzato Philip, conquistandosi il ruolo di protagonista in tutte le storie seguenti. Crepax – grafico pubblicitario scomparso nel 2003 a 70 anni -<span> </span>ha sempre ammesso che per creare il personaggio<span> </span>di Valentina s’ispirò a Louise Brooks, attrice americana che al cinema aveva interpretato personaggi di straordinaria sensualità. All’inizio degli Ottanta Valentina oltrepassa i confini nazionali (le sue storie sono pubblicate in Germania, Svizzera, Inghilterra, Francia, Stati Uniti) ed esce dal ristretto mondo delle nuvole: la Rai, infatti, nel 1988 produce una fortunata serie di telefilm con Demetra Hampton nei panni della protagonista. A differenza di tutti gli altri personaggi dei fumetti, Crepax ha voluto che Valentina – come gli esseri umani &#8211; invecchiasse con lui. La sua uscita di scena risale al 1995: Valentina compie 53 anni e la storia s’intitola <em>Al diavolo Valentina</em>!.</span><!--EndFragment--></p>
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		<title>Mixer e fantasia, così finisce il monopolio</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 09:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stavano compiendo una rivoluzione, stavano entrando nella storia… …ma non lo sapevano. Milanesi, nemmeno trentenni, appassionati di musica, quattro giovani passavano le serate, e le nottate, con le orecchie incollate alle radio ad ascoltare Radio Luxemburg e Radio Monte Carlo (la prima, quella che trasmetteva dal Principato di Monaco). Un giorno, siamo nei primi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-full wp-image-538" title="rmi_19751" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/02/rmi_19751.jpg" alt="rmi_19751" width="926" height="603" />Stavano compiendo una rivoluzione, stavano entrando nella storia… …ma non lo sapevano. Milanesi, nemmeno trentenni, appassionati di musica, quattro giovani passavano le serate, e le nottate, con le orecchie incollate alle radio ad ascoltare Radio Luxemburg e Radio Monte Carlo (la prima, quella che trasmetteva dal Principato di Monaco). Un giorno, siamo nei primi di marzo del 1975, decidono di rompere gli indugi: investono i loro risparmi, poco più di un milione di lire, e acquistano un trasmettitore militare usato, un mixer, e un giradischi. Trasferiscono il tutto in un appartamento sfitto al nono piano di via Locatelli (di proprietà dei genitori di due fratelli), insieme agli impianti stereo di casa e a tutti i loro dischi 45 e 33 giri. Un paio di giorni per mettere a punto gli impianti e poi, il 10 marzo, la prima radio libera italiana comincia ufficialmente le trasmissioni. Angelo e Rino Borra e Piero e Nino Cozzi, assieme ad altri amici (nella foto, scattata nello studio di via Locatelli, c’è Francesca Cozzi, Pino Beccaria, Claudio Cecchetto, Anna Mucci, Rino Borra, Nino Cozzi e Piero Cozzi, in arte P3) sono i primi a violare l’etere, fino ad allora monopolio della Rai. Una “violazione” che non passa inosservata per le strade e – soprattutto –<span>  </span>nelle scuole di Milano: un fitto passaparola tra i giovani fa sì che, in pochissimi giorni, centinaia di apparecchi radiofonici passano dalle onde medie alla modulazione di frequenza (sino ad allora totalmente ignorata)<span>  </span>per ascoltare Radio Milano International che può essere ascoltata nel raggio di 40 chilometri in linea d’aria.<span id="more-537"></span> In contemporanea fioriscono le leggende metropolitane: i soldi della radio arrivano dalla Cia, la<span>  </span>sede è all’interno di un pulmino itinerante, si sposta per non farsi prendere dalla polizia postale… Ed è proprio la polizia postale che, il 14 aprile, irrompe nei locali di via Locatelli e sequestra il tutto. Ma i quattro non ci stanno. Forte anche di un discreto aiuto dei giornali si rivolgono agli avvocati e, dieci giorni dopo, il pretore Cassarà ordina di togliere i sigilli dall’appartamento e il dissequestro di tutte le apparecchiature. Le trasmissione possono proseguire. Il primo palinesto va dalel 15,30 (i quattro devono anche studiare) alle due del mattino, ai microfoni si alternano decine di giovani (i maggiori dj, da Claudio Cecchetto e Gerry Scotti, da Linus a Massimo Oldani, dal mitico Leopardo – vero protagonista dell’emittenza privata -<span>  </span>a Fausto Terenzi, passano di lì) studenti e non. Alla fine dell’anno le radio “libere”, non ancora chiamate “commerciali”, in Italia sono già un centinaio.Nel luglio del 1976 la Corte di Cassazione conferma il provvedimento del pretore: le trasmissione in ambito locale sono legittime. Finisce così l’epoca delle radio pirata o clandestine, finisce il monopolio Rai, le antenne si moltiplicano, dalle più “commerciali” dalle “impegnate”; insieme a loro si moltiplica l’informazione, e non è cosa da poco.</span></p>
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		<title>Carosello saluta e se ne va</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 13:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crescita verticale di radio e televisioni private da metà degli anni Settanta ha fatto sì che gli spazi pubblicitari siano aumentati a ritmo vertiginoso, anno dopo anno. Ogni mese in edicola, poi, compaiono nuovi periodici, specializzati e non, capaci di attrarre nuovi inserzionisti. Ed è in questa atmosfera che matura la decisione della Rai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText"><span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/01/carosello-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-512" title="carosello-1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/01/carosello-1-150x150.jpg" alt="carosello-1" width="150" height="150" /></a>La crescita verticale di radio e televisioni private da metà degli anni Settanta ha fatto sì che gli spazi pubblicitari siano aumentati a ritmo vertiginoso, anno dopo anno. Ogni mese in edicola, poi, compaiono nuovi periodici, specializzati e non, capaci di attrarre nuovi inserzionisti. Ed è in questa atmosfera che matura la decisione della Rai di mandare in pensione Carosello, la mitica striscia pubblicitaria che alle 20,30 entra nelle case di tutti gli italiani tutte le sere initerrottamente dal 1957, tranne una sospensione di tre giorni nel dicembre del 1969, in occasione della strage di piazza Fontana. L’ultimo Carosello viene trasmesso il primo gennaio 1976, con una Raffaella Carrà commossa (sembra veramente) che recita l’addio al programma brindando con un bicchiere di Stock 84 e ringraziando tutti quelli che vi hanno lavorato, pubblicitari, attori, registi. Da quel giorno la pubblicità in televisione non è più la stessa: arrivano gli spot che vengono disseminati durante tutto l’arco della giornata, con un linguaggio sicuramente più penetrante, ma molto più prepotente e, a volte, anche volgare. <span id="more-511"></span>Su Carosello, infatti, vigevano limiti pubblicitari che imponevano che su 2 minuti e 15 secondi di ogni striscia, la reclame del prodotto durasse al massimo trentacinque secondi: il famoso codino, che faceva impazzire i creativi impegnati a trovare il modo di fondere armoniosamente scenetta e richiamo pubblicitario, rispettando i vincoli di una censura che vietava di usare una certa terminologia.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rgsdVwk3SVc&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rgsdVwk3SVc&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
</span></p>
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		<title>Tutti a piedi, c&#039;è l&#039;Austerity</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 14:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 2 dicembre 1973, in seguito alla crisi petrolifera seguita alla guerra del Kippur dell’ottobre precedente, entra in vigore il divieto di circolare in automobile nei giorni festivi per risparmiare carburante. Il provvedimento, è varato dal governo Rumor assieme ad altri, il pacchetto Austerity, come la chiusura dei bar a mezzanotte e la buonanotte delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-884" title="austerity_2" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/12/austerity_2-150x150.jpg" alt="austerity_2" width="150" height="150" />Domenica <strong>2 dicembre 1973</strong></span><span>, in seguito alla crisi petrolifera seguita alla guerra del Kippur dell’ottobre precedente, entra in vigore il <em>divieto di circolare in automobile</em></span><span> nei giorni festivi per risparmiare carburante. Il provvedimento, è varato dal governo Rumor assieme ad altri, il pacchetto Austerity</span><span>, come la chiusura dei bar a mezzanotte e la buonanotte delle <em>signorine buonasera</em></span><span> della Rai anticipata alle 23. Nella prima domenica di austerità si risparmiano 50 milioni di litri di benzina. Alcuni mesi dopo viene permessa la circolazione una domenica alle targhe con cifra finale pari e quella successiva alle dispari. L’ingegno degli italiani diventa inesauribile anche in questa occasione: si affittano perfino le auto <em>giuste</em></span><span> a chi la domenica è appiedato.<span> <span id="more-480"></span></span>Il Consiglio dei ministri aumenta il prezzo della benzina super da 200 a 260 lire. Intanto sono installati centinaia di distributori automatici di benzina per le ore di chiusura: finora ne esistevano solo una ventina, nelle due principali città. Funzionavano con monete da 100 lire, da introdurre come gettoni telefonici. I nuovi impianti, invece, funzionano con banconote da 1000 e 5000 lire, più alla portata delle tasche. Esiste una reale esigenza perché, specialmente nelle grandi città, si comincia a circolare parecchio nelle ore notturne</span><!--EndFragment--></p>
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