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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Pier Paolo Pasolini</title>
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		<title>CONSIGLI PER GLI ACQUISTI</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra pochi giorni uscirà in tutte (tutte? magari!) le librerie la seconda edizione de I Settanta &#8211; Gli anni che cambiarono l&#8217;Italia. Cinque anni fa, quando è stato pubblicato la prima volta, mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare la &#8220;seconda&#8221; edizione di un mio libro. E invece, non si sa come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/cover_settanta_singola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-988" title="cover_settanta_singola" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/cover_settanta_singola-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>Tra pochi giorni uscirà in tutte (tutte? magari!) le librerie la seconda edizione de <strong>I Settanta &#8211; Gli anni che cambiarono l&#8217;Italia</strong>. Cinque anni fa, quando è stato pubblicato la prima volta, mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare la &#8220;seconda&#8221; edizione di un mio libro. E invece, non si sa come sia potuto accadere,  la prima edizione è andata esaurita, e il mio editore &#8211; Francesco Bevivino &#8211; ha pensato così di riproporre questa nuova versione de <em>I Settanta</em> che avrà anche  il compito di aprire la strada trainare, lanciare il nuovo libro, <strong>Gli Ottanta &#8211; L&#8217;Italia tra evasione e illusione</strong>, in uscita a febbraio, con la prefazione di Claudio Cecchetto. Tornando ai <em>Settanta</em>, il libro racconta la cronaca di un decennio che ha segnato, in modo indelebile, la storia del nostro Paese. Sono stati gli anni del terrorismo, della legge sul divorzio e sull’aborto, degli scontri di piazza e della crisi, sono nate le domeniche a piedi e le targhe alterne, le tv e le radio private. Anni in cui la generazione dei ventenni faceva domande alle quali, spesso, non veniva data risposta Perché erano domande scomode o perché, a quella generazione, non era consentito farle. Oggi, a distanza di quarant’anni, molte pagine degli Anni Settanta sono ancora d’attualità: il processo di piazza Fontana, il massacro del Circeo, l’omicidio di Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, le gesta di Vallanzasca, la tv a colori e quella di Berlusconi… Sempre più spesso capita di guardare indietro, verso quegli anni, forse per cercare un ragionamento oppure per trovare la forza di uscire dall’ovatta che sembra foderare questo primo decennio del nuovo secolo.</p>
<p>Questa edizione si avvale di una nuova prefazione scritta da Claudio Rocchi, cantautore milanese simbolo di quel periodo, nuovi capitoli, illustrazioni e diversi aggiornamenti.</p>
<p>Dalla prefazione di Claudio Rocchi: «I più dormivano sonni di beata ignoranza cullati da anestetici in bianco e nero televisivo, epidermidi celate, democrazie cattoliche, sogni di plastica narcotizzanti. Poi, all’improvviso, l’onda lunga di uno tsunami trasversale ha travolto e inondato, spazzato via e distrutto, ucciso e trasformato il Vecchio Mondo».</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/4</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-826" title="03_ValleGiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/10/03_ValleGiulia-150x150.jpg" alt="03_ValleGiulia" width="150" height="150" />Il primo marzo del 1968 a Roma, sulla collina della Facoltà di Architettura di Valle Giulia ai Parioli, gli studenti, per la prima volta, reagiscono alla violenza con la violenza: lanciano pietre, uova e oggetti ai poliziotti, ne incendiano gli automezzi, una vera e propria battaglia durata un giorno interno, durante la quale si affrontano 3000 studenti e 2000 agenti. C’è chi ha visto, in questo episodio, la nascita della componente violenta del Movimento che avrebbe portato, molti anni dopo, al terrorismo. In realtà si tratta di una reazione spontanea, estremamente disorganizzata, che ha successo solo perché la Polizia non si aspettava alcuna resistenza. Pier Paolo Pasolini, in quell’occasione, scrive <em>Il Pci ai giovani</em>, poesia in cui dichiara di simpatizzare con gli agenti perché «<em>figli di poveri</em>». <span id="more-825"></span>L’ingresso della Facoltà è presidiato dalla Polizia; la mattina presto gli studenti decidono di entrare. La manifestazione studentesca è iniziata alle nove del mattino, nella massima calma. Almeno cinquemila studenti si sono dati appuntamento in piazza di Spagna. Le scale di Trinità dei Monti sono strapiene di folla giovane ed entusiasta. «L’università è nostra: a noi e ai professori servono le biblioteche, gli istituti, le aule invase dalla polizia. Il rettore che l’ha chiamata deve andarsene. Andiamo noi all’università, tutti insieme. La facoltà più vicina è Architettura: tutti ad Architettura». Non erano solo universitari: c’erano anche professori, liceali e studenti degli istituti tecnici con i libri sotto il braccio. Il corteo non prende vie traverse ma, spalla a spalla, i partecipanti imboccano il viale che porta all&#8217;ingresso principale della facoltà. Dove li aspettavano reparti di agenti e carabinieri, i gipponi addossati alle scalinate, i manganelli in mano, le pistole nelle fondine nere. <img class="alignleft size-medium wp-image-827" title="01mar1968_vallegiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/10/01mar1968_vallegiulia-236x300.gif" alt="01mar1968_vallegiulia" width="236" height="300" />La testa del corteo si è fatta avanti, spingendo per superare lo sbarramento. «<em>Lasciateci entrare nella nostra università; andatevene, voi poliziotti&#8230;». </em>Da quel momento non c’è stato un attimo di sosta. Gli agenti caricano, ma questa volta gli studenti non scappano: arretrano e contrattaccano, sassi contro granate lacrimogene, su e giù per i vialetti e i prati della zona, armati di oggetti occasionali, sassi, stecche delle panchine e roba simile. I poliziotti, infagottati, sono impreparati perché abituati a spazzar via le manifestazioni senza incontrare resistenza. Qualche jeep inizia a prendere fuoco. Arrivano i vigili del fuoco, le prime ambulanze, tutta la zona è bloccata: il cordone poliziesco, per lasciare passare le lettighe, ha un istante di sbandamento, si ritira, sotto un lancio fitto di pezzi di legno, zolle di terra, fischi e urla indignate. La facoltà è presa, la scalinata si riempie di studenti e professori che premono contro il portone, lo aprono, entrano dentro. Fuori i funzionari della polizia hanno intanto chiamato i rinforzi, giungono, alle spalle degli studenti, reparti speciali della Celere armati di tutto punto. Le cariche riprendono con l’uso degli idranti che spazzano il piazzale con getti violentissimi di acqua e di ammoniaca. Ora le cariche coinvolgono tutti, studenti, giornalisti, fotografi, operatori, passanti, tutti picchiati e allontanati dalla scalinata, sgomberata. Alla fine si contano 150 feriti tra i poliziotti e molte centinaia da parte studentesca, oltre a migliaia di fermi e denunce. Per la prima volta, però, la polizia è stata costretta a battere ritirata in diverse riprese, lo scontro, è stato “guidato” dalla base studentesca, senza mai scappare, opponendo una resistenza attiva. Al fianco degli studenti si sono trovati anche i professori.</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/3</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 21:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-807" title="mondo_beat_rivoluzione_sessuale,roccia,carminati" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/mondo_beat_rivoluzione_sessualerocciacarminati-150x150.jpg" alt="mondo_beat_rivoluzione_sessuale,roccia,carminati" width="150" height="150" />A fine aprile del 1966 il movimento Beat riesce ad affittare un terreno in via Ripamonti e nasce una tendopoli che il Corriere della Sera, in un articolo denuncia, battezza «<em>Nuova Barbonia</em> &#8211; abitata da &#8211; <em>zazzeruti e anarcoidi senza famiglia</em>». I barboni sono ragazzi scappati di casa, studenti, ex operai, pacifisti di tutto il mondo. Anche se non accade niente, gli articoli dei giornali sono una continua denuncia sugli scandali del campo; il <em>Corriere</em> pubblica un servizio col titolo «A Barbonia City c’è libertà di imparare tutti i peggior vizi: si diventa facilmente omosessuali e, ogni tanto, arriva la droga», Camilla Cederna, Umberto Eco e Giorgio Bocca sono le uniche “voci” a favore. Un giornalista de <em>La Notte</em>, infiltrato all’interno del campeggio travestito da hippie, scrive articoli tutti i giorni parlando di «<em>ninfette tenere e spudorate</em>» e «<em>unioni sacrileghe</em>». All’alba del 12 giugno la polizia, assistita dal Servizio immondizie domestiche del Comune di Milano, armata di lanciafiamme e manganelli fa irruzione nel campeggio e lo rade al suolo. Sulle ceneri del campeggio vengono sparsi quintali di disinfettante.<span id="more-806"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-811" title="mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera-150x150.jpg" alt="mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera" width="150" height="150" />Questo episodio segna la fine del movimento beat milanese, un movimento la cui composizione sociale era di giovani con bassa scolarità, pochissimi gli universitari, figli di famiglie di ceto medio e operaie. Una composizione sociale che anticipa di dieci anni quello che, in pieno movimento del ’77, verrà chiamato proletariato giovanile. Milano, pur essendo indietro rispetto alla situazione mondiale, per l’Italia l’avanguardia per il movimento: tre studenti del liceo classico Parini, una delle scuole dove vanno i giovani della Milano-bene, danno vita a un giornale della scuola: <em>La Zanzara</em>. Dopo pochi numeri pubblicano un’inchiesta-sondaggio in cui si fa esplicito riferimento alle abitudini sessuali delle studentesse. L’inchiesta si chiude con la frase: «<em>Entrambi i sessi hanno diritto a rapporti prematrimoniali</em>». Lo scandalo che segue è di dimensioni nazionale: studenti e preside del Parini sono denunciati per incitamento alla corruzione. Rinviati a giudizio sono assolti ma devono sottoporsi a una visita psichiatrica per verificare «<em>la presenza di tare fisiche e psicologiche</em>». Sempre a Milano, nel maggio del 1967, negli uffici della Motorizzazione Civile una ragazza è rimandata a casa per cambiarsi, senza aver potuto l’esame di guida perché il rappresentante dell’Ispettorato trova indecente la gonna troppo corta.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-817" title="22_1_1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/22_1_1-300x252.gif" alt="22_1_1" width="300" height="252" />In quest’anno i giovani tra i 13 e i 19 anni, secondo un’indagine della Doxa, spendono 540 miliardi di lire all’anno (ai prezzi di allora) in divertimenti e consumi voluttuari come bibite, dischi, cinema, abbigliamento. Nella centralissima Corso Vittorio Emanuele apre <em>Fiorucci</em>, che consente di entrare in contatto con quello che succede a Londra e, in alcuni casi, negli Stati Uniti: la protesta, agli occhi della gente, diventa così anche un fenomeno di costume. Nelle scuole non si veste più in giacca e cravatta e capelli corti (gli uomini) o twin-set e gonnellone a pieghe (le donne): questa generazione, in pochi mesi, diventa consumatore di moda. Da Fiorucci si trovano abiti dal taglio eccentrico, magliette a stelle e strisce, pantaloni viola o gialli, magliette con disegni “optical”. Un’esplosione di colori accompagnata dalla musica rock.</p>
<p>A partire dall’autunno 1967 gli studenti universitari cominciano ad occupare le università, inizia quello che convenzionalmente verrà chiamato Sessantotto, di lì a poco l’impegno e la militanza segnano una rottura fra la dimensione politica e quella impolitica, tipica degli <em>hippie</em> e dei <em>beat</em> di casa nostra. A differenza della situazione americana, la “base” sociale che costituisce il movimento italiano è diversa: studenti e piccola borghesia negli Stati Uniti, giovane proletariato in Italia. Pier Paolo Pasolini scrive: «<em>il movimento beat e hippie non poteva incidere più di tanto come fenomeno della contestazione giovanile, perché in Italia ha avuto una grande importanza la Resistenza e ha ancora grande importanza la critica che il marxismo fa alla società. I giovani che non vanno d’accordo con i padri borghesi hanno già dunque pronte tradizioni (la Resistenza) e le forme (le proteste razionali del marxismo) per rivoltarsi</em>».</p>
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		<title>Per satira&#8230; ma anche per satiri</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 17:14:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-weight: normal;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-783" title="drive_in" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/drive_in-150x150.jpg" alt="drive_in" width="150" height="150" />Pier Paolo Pasolini nel 1972, intervistato da Dacia Maraini per L’Espresso, sosteneva che «In tv la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi di importanza minima, come per esempio informare del programmi della giornata; ed è costretta a farlo in un modo mostruoso, cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti. Oppure viene adoperata ancillarmente come “valletta” (del “maschio”). E non è nemmeno concepibile che a lei si affidi la lettura delle gravi e importanti notizie del giornale radio».<span id="more-782"></span> Passano dieci anni dove, in effetti, il ruolo femminile in tv non va oltre i ruoli dell’annunciatrice, promossa poi a “signorina buonasera”, e valletta, soprattutto ai telequiz condotti da Mike Bongiorno e al Festival di Sanremo. Finché, nel 1983, Antonio Ricci non s’inventa, per la trasmissione <em>Drive In</em>, le “ragazze fast food”, le “madri” di tutte le “veline” di oggi. Fanno per lo più da contorno ai conduttori, accennano a qualche passo di danza ma sono lì, soprattutto, per farsi vedere. Sono alte almeno 1,75, hanno la terza di reggiseno come minimo, gambe lunghe e sono vestite con una sorta di tutù coi colori della bandiera americana, costumi che coprono più di un bikini. Non sono volgari, per niente, anzi: Beppe Recchia, il regista della trasmissione, dice a loro che devono essere «come un piatto di pasta».  Nessuno si è lamentato perché l’ironia è chiara e lampante: tutti colgono l’aspetto fumettistico del personaggio e nessuna femminista o organizzazione cattolica protesta. Sono maliziose ma spiritose, sexy ma ironiche.</span></strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-784" title="colpo_grosso5" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/colpo_grosso51-150x150.jpg" alt="colpo_grosso5" width="150" height="150" />Come detto, le “ragazze fast food” hanno generato. Le prime sono state le “ragazze coccodè” volute da Renzo Arbore a Indietro tutta, trasmissione, in onda nel 1987, che prendeva in giro tutta la tv degli anni Ottanta: c’era la parodia della <em>Ruotona della fortunona</em>, il bambino pestifero, lo sponsor <em>Cacao Meravigliao</em> e non potevano mancare le ragazze un po’ spogliate, anche loro “ragazze della porta accanto”, un po’ meno procaci della “fast food”. È stata poi la volta delle Ragazze Cin Cin di Colpo Grosso (1987, queste, però si spogliano davvero); le Veline di Striscia la notizia (1988); le Letterine di Passaparola (1999); le Letteronze di Mai dire Gol (2001); le Professorine de L’eredità (2002); le Schedine di Quelli che il calcio (2004); le Paperette di Paperissima (2007). Certo, con l’andare degli anni questo “ruolo” si è evoluto: ora sono molto più preparate e meno “ragazze della porta accanto”, tanto che alcune di loro hanno anche fatto carriera politica.</p>
<p>Recentemente, sul <em>Financial Times</em>, Adrian Michels – dopo aver fatto zapping sui nostri canali tv -  ha scritto che siamo un popolo ossessionato dal corpo femminile, spesso smutandato in qualsiasi genere di format televisivo.</p>
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