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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Pci</title>
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		<title>La contestazione in Hit Parade</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 16:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È passato alla storia come gruppo ‘politico’, ma – in origine &#8211; è un gruppo di musica ‘popolare’ che, per caso, si trova in tournée in Italia l’11 settembre del 1973, il giorno del colpo di Stato in Cile per opera di Augusto Pinochet. Da allora gli Inti Illimani (www.inti-illimani.cl), gruppo acustico di musica andina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-972" title="lanuevacan" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/01/lanuevacan-150x150.jpg" alt="lanuevacan" width="150" height="150" />È passato alla storia come gruppo ‘politico’, ma – in origine &#8211; è un gruppo di musica ‘popolare’ che, per caso, si trova in tournée in Italia l’11 settembre del 1973, il giorno del colpo di Stato in Cile per opera di Augusto Pinochet. Da allora gli Inti Illimani (<a href="http://www.inti-illimani.cl">www.inti-illimani.cl</a>), gruppo acustico di musica andina con una formazione che varia tra i 6 e i 9 elementi, hanno fatto soltanto quello che molti cileni hanno fatto di fronte alla dittatura: combatterla. Impossibile, però, non identificarli con il brano <em>El pueblo unido jamàs serà vencido</em>, (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=NwiML8pCB7E">http://www.youtube.com/watch?v=NwiML8pCB7E</a>) canzone bandiera e simbolo di una stagione politica, non solo cilena, composta nel 1970 da Sergio Ortega, musicista cileno del gruppo musicale Quilapayùn. La frase «El pueblo unido jamàs serà vencido» prima di diventare il ritornello di una canzone, era uno slogan che si gridava per le strade di Santiago durante i tre anni di presidenza di Salvador Allende e, dopo il golpe che portò al potere i militari guidati da Pinochet, s’è trasformata in uno slogan-simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia nel Cile e nel resto del mondo. <span id="more-967"></span><strong>Il consiglio di Pajetta</strong> Come detto, la sera del golpe gli Inti Illimani si trovano in Italia per una serie di concerti sui palchi delle Feste dell’Unità provinciali: è infatti Giancarlo Pajetta, allora dirigente del Pci, a informarli dell’uccisione del presidente cileno Allende e a consigliare ai componenti del gruppo di non tornare a casa, ma di fermarsi in Italia o in una nazione dell’Est. Da allora, i musicisti hanno vissuto tra Roma e Perugia e, solo negli anni Settanta, ha pubblicato otto album che hanno fatto la fortuna loro e della <em>Dischi dello Zodiaco</em>, piccola etichetta discografica alternativa.</p>
<p><strong>In classifica, nonostante la Rai</strong> L’album <em>Inti Illimani vol. 2</em>, quello contenente  <em>El pueblo&#8230;</em> entra persino nella classifica della hit parade italiana arrivando fino al quinto posto, nonostante le trasmissioni Rai, sia radio sia tv, non trasmettano la canzone. Terminata la dittatura, alcuni di loro sono tornati in Cile, altri hanno aspettato che morisse Pinochet, altri ancora hanno invece preferito fermarsi in Italia e continuare a incidere album (attualmente la loro discografia supera la quarantina, ma della formazione originale ne sono rimasti pochissimi) e a cantare nelle piazze dove ancora oggi, anche se per le strade di Santiago è tornata la democrazia, la gente richiede ancora <em>El pueblo unido… </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Raddoppiati</strong> La nuova linea politico-artistica, e il conseguente rinnovamento nel repertorio, è diventato uno dei motivi di attrito tra i componenti del gruppo, che ha portato alla scissione con conseguenti battaglie legali per l’utilizzazione del nome “Inti-Illimani”. Nel 2004 sono così nati gli <em>Inti-Illimani Nuevo</em>, che è il gruppo che fa capo a Jorge Coulon, e gli <em>Inti-Illimani Histórico</em>, in cui sono confluiti Horacio Salinas, José Seves e Horacio Duràn i due che hanno composto ed arrangiato i temi più conosciuti a livello internazionale.</p>
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		<title>Rai, trent&#039;anni fa nasceva la Terza rete</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 09:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-933" title="rai3" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/12/rai3-150x150.jpg" alt="rai3" width="150" height="150" />I primi di gennaio del 1975 si rende operativa la tanto agognata riforma della Rai. Vengono costituite delle nuove strutture centrali, Reti, Testate, Dipartimento scolastico-educativo e Supporti, ciascuna con ruoli e compiti ben precisi. All’ideazione e realizzazione dei programmi televisivi sono preposte due Reti (<em>Raiuno</em> e <em>Raidue</em>) mentre i due Telegiornali (<em>TG1</em> e <em>TG2</em>) assicurano l’informazione; alla ideazione e realizzazione dei programmi radiofonici risultano preposte tre Reti e altrettanti Giornali Radio. A questi, si affiancano poi le strutture radiotelevisive del Dipartimento trasmissioni scolastiche ed educative per adulti, della Direzione tribune e accesso, della Direzione servizi giornalistici e programmi per l’estero. Il 15 marzo iniziano i nuovi telegiornali e Giornali Radio, riorganizzati a seguito della riforma. L’11 aprile è il giorno tanto atteso: il Senato e la Camera approvano <strong>la riforma nella struttura della Rai. </strong>Il controllo dell’azienda, da questo momento, passa dal Governo al Parlamento. Un’apposita commissione vigila d’ora in avanti sulle reti televisive, ciascuna col proprio direttore di rete e telegiornale. A capo di ciascuna rete e testata vengono messi dirigenti indicati dai maggiori partiti. È l’inizio di quella che, d’ora in avanti, sarà conosciuta come la ‘lottizzazione’ degli organi d’informazione. <span id="more-932"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-934" title="250px-Agnes1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/12/250px-Agnes1-150x150.jpg" alt="250px-Agnes1" width="150" height="150" />Ovviamente non mancano le polemiche sulla scelta di questa formula che, a detta dei maggiori partiti, dovrebbe essere pluralistica più di prima, garantire l’obiettività e la completezza dell&#8217;informazione. La terza rete della Rai, istituita dalla legge di riforma del 1975, ha iniziato ufficialmente le trasmissioni il <strong>15 dicembre 1979 </strong>con il nome di <strong>Rete Tre</strong>. Assieme alla Rete nasce il <strong>TG3</strong>, nazionale, e la Testata Giornalistica per l’informazione Regionale, il <strong>TGR.</strong> Inizialmente la programmazione del Telegiornale è ridotta ad un&#8217;unica edizione nazionale di 15 minuti che va in onda alle 19.00, a cui fa seguito un Tg regionale di circa 25 minuti che ha una replica alla ore 21.30. La direzione della rete è affidata a Giuseppe Rossini, quella del Tg a Biagio Agnes; mentre il responsabile dei programmi sportivi è Aldo Biscardi che, nel 1980, lancia la trasmissione <em>Il Processo del Lunedì</em>. A questo punto, ciascuno dei tre partiti più rappresentativi in Parlamento ha il suo Tg: TG1 alla Dc, TG2 in quota Psi e il neonato TG3 alla sinistra.</p>
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		<title>Il Pci chiude i battenti</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 14:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Enrico Berlinguer, storico segretario del Pci, viene colto da un ictus cerebrale il 7 giugno 1984, durante un comizio a Padova in occasione delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Muore quattro giorni dopo. Ai funerali, che si svolgono a Roma in un assolato e caldissimo pomeriggio, partecipano poco meno di due milioni persone. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-927" title="Funerali_di_Berlinguer" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/Funerali_di_Berlinguer-150x150.jpg" alt="Funerali_di_Berlinguer" width="150" height="150" />Enrico Berlinguer, storico segretario del Pci, viene colto da un ictus cerebrale il 7 giugno 1984, durante un comizio a Padova in occasione delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Muore quattro giorni dopo. Ai funerali, che si svolgono a Roma in un assolato e caldissimo pomeriggio, partecipano poco meno di due milioni persone. Alla camera ardente, a rendere omaggio a un uomo politico nemico ma di cui stimava l’onestà e la correttezza, si presenta anche il segretario del Movimento sociale Giorgio Almirante. Alle elezioni, la settimana dopo, il Pci raggiunge il 33,3% e per la prima e unica volta sorpassa la Dc che ottiene il 33%. A fine mese il comitato centrale del partito elegge segretario <strong>Alessandro Natta</strong> che, nel suo discorso di investitura, chiarisce che ha una concezione meno solenne e più laica del ruolo del segretario. È un momento in cui il Partito si trova a fare i conti con una situazione generale in profondo movimento: sul fronte nazionale deve fare i conti con un continuo calo degli iscritti, sconfitte elettorali, la secca sconfitta al referendum sulla scala mobile voluto da Berlinguer e le crisi di molte giunte locali, amministrate col Psi. <span id="more-926"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-928" title="veltroni occhetto pci" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/veltroni-occhetto-pci-150x150.jpg" alt="veltroni occhetto pci" width="150" height="150" />Sul piano internazionale, c’è <strong>Michail Gorbaciov</strong> – segretario del Pcus dall’85 &#8211;  che dà inizio a una fase di distensione, riprende il dialogo con gli Usa e ritira le truppe dall’Afghanistan. Natta cerca così di portare il partito verso un rinnovamento: la spinta verso una svolta viene dalla sconfitta alle elezioni politiche del giugno 1987, indette dopo la caduta del governo Craxi: il Pci perde 3 punti scendendo al 26,6%, la Dc recupera e il Psi continua ad avanzare attestandosi al 14,3%. In queste elezioni, poi, arrivano i primi segnali di un’avversione verso i partiti tradizionali: entrano in Parlamento la Lista Verde e la Lega Lombarda, futura Lega Nord, di Umberto Bossi. Natta rassegna subito le dimissioni ma la direzione le respinge. Lui accetta di restare ma chiede un nuovo vicesegretario, <strong>Achille Occhetto</strong>. La proposta passa, ma a fatica: Napolitano, la componente “migliorista” non sono d’accordo, favorevole sono i “berlingueriani” e la sinistra di Ingrao. Così al Comitato centrale, il 27 giugno 1987, Occhetto viene eletto vicesegretario con 194 voti a favore, 41 contrari, 22 astenuti. In segreteria entrano anche Massimo D’Alema, Piero Fassino, Gianni Pellicani, Claudio Petruccioli e Livia Turco.</p>
<p>Non passa neanche un anno e per Occhetto si aprono le porte. Il 30 aprile 1988, durante un comizio a Gubbio, Natta è colto da un malore. I medici consigliano al segretario di sospendere la propria attività e, dopo un nuovo turno elettorale che conferma il trend negativo del Pci, Natta rassegna le dimissione «per senso del dovere – scrive della lettera indirizzata al comitato centrale – e nella persuasione di agire nell’interesse generale del nostro partito». Il Comitato centrale ratifica così – questa volta ritrovando una quasi totale compattezza – il passaggio della segreteria a Occhetto e avvia un processo di verifica e chiarimenti in vista del congresso l’anno successivo. Al congresso di Roma, nel marzo del 1989, Occhetto si presenta con una relazione coraggiosa dove non sono pochi i riferimenti a Gorbaciov: parla di volere aprire una nuova fase ad «alternative programmatiche», il suo obiettivo è quello di far uscire il Pci dall’isolamento in cui è stato messo da Dc e Psi. E, a proposito di un eventuale cambiamento del nome del partito, dice: «Il nostro è stato ed è un nome glorioso che va rispettato». Ma nel nuovo statuto che approvato dal congresso cominciano a non esserci più riferimenti ai principi del socialismo e dell’internazionalismo del movimento operaio. Occhetto è eletto segretario con solo due voti contrari; per favorire il rinnovamento si dimettono dalla direzione leader storici come Pietro Ingrao, Luciano Lama e Paolo Bufalini. Alle elezioni europee del giugno 1989 il Pci inverte la tendenza e, rispetto alle Politiche, guadagna qualche punto. Il quadro politico però rimane invariato: il Governo è formato da una coalizione di pentapartito presieduta da Andreotti; il Pci è all’opposizione e crea un “governo ombra” presieduto dallo stesso Occhetto.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-929" title="pds" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/pds-150x150.gif" alt="pds" width="150" height="150" />Ma, nella seconda metà dell’89, la situazione internazionale cambia tempi rapidissimi e il neo segretario è costretto a inseguirla: a est è iniziata una sorta di rivoluzione democratica (Gorbaciov miete successi internazionali con la sua Perestroijka, la politica trasparente; in Polonia si sono tenute le prime elezioni “libere”; il governo ungherese ha aperto le frontiere) mentre in Cina, dal mese di aprile, migliaia giovani studenti hanno occupato Tienanmen chiedendo democrazia e libertà. Alle richieste, i dirigenti del Partito comunista cinese rispondono con una legge marziale che provoca migliaia di morti, feriti e arresti. Questo contesto non fa che accelerare il processo di evoluzione del “nuovo Pci” : Occhetto compie tagli drastici e definitivi anche con la “tradizione”: per prima cosa invia alle autorità cinesi dove esprime «lo sdegno e la durissima condanna mia e di tutti i comunisti italiani» e dove sottolinea che «non c’è nulla in comune fra noi e chi si rende responsabile di crimini come quelli che stanno avvenendo in Cina»; poi avvia la riabilitazione delle vittime dei processi staliniani. Tutto l’Est europeo è in subbuglio, si capisce che qualcosa sta cambiando davvero. E il 9 novembre il muro che divide la città di Berlino dal 1961 è preso d’assalto e abbattuto dalla popolazione che manifesta per la propria libertà. Un’era della storia contemporanea è finita. Pochi giorni dopo, durante un incontro a Bologna con i partigiani per commemorare l’anniversario della battaglia della <strong>Bolognina</strong>, Occhetto dichiara che quanto da quanto sta accadendo nel mondo bisogna «trarre l’incitamento a non continuare su vecchie strade ma ad inventarne di nuove per unificare le forze del progresso». La vecchia guardia, e molti militanti, non digeriscono le parole del segretario: il nome non si tocca, col passato non si rompe; ma a dar fastidio è soprattutto il modo in cui è stata annunciata la “svolta”: senza nessun confronto, nessun dibattito. E così il 14 novembre 1989 è convocata la Direzione del partito. Occhetto mette subito in chiaro che occorre prendere coscienza di ciò che è accaduto a Berlino «lì si è sgretolato un mondo» e che la “svolta” non si limita al cambiamento del nome «ma dev’essere uno stravolgimento generale di quello che è stato, fino ad oggi, il Pci». E conclude: «bisogna dar vita a una formazione politica nuova, capace di raccogliere ed esprimere le grandi potenzialità della sinistra» proponendo di procedere con una «fase costituente» che darà vita alla nuova formazione politica». E come si chiamerà? Chiedono dalla platea. «Prima la “cosa”, poi il nome» risponde il segretario.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-930" title="Arm Coss 1 marzo" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/Arm-Coss-1-marzo-150x150.jpg" alt="Arm Coss 1 marzo" width="150" height="150" />Dodici membri su 52 sono contrari al progetto del segretario. La svolta, però, viene ratificata dal Comitato centrale a fine novembre dove, però, si registra una netta spaccatura. Viene indetto un congresso straordinario da tenersi in primavera (dal 7 all’11 marzo a Bologna) dove si arriva con tre mozioni: la prima è quella di Occhetto; la seconda – che porta la firma,  tra gli altri, di Ingrao, Natta, Tortorella, Angius, sostiene che il partito «può trasformarsi senza rinnegare se stesso»; la terza, presentata da <strong>Armando Cossutta</strong>, afferma l’esatto contrario di quanto sostiene Occhetto e sostiene «non lo scioglimento ma il rafforzamento e il rinnovamento di un partito comunista di lotta e di governo». Le mozioni presentate ottengono rispettivamente il 66,9%; il 29,7% e il 3,4% dei voti dei delegati e Occhetto è eletto segretario – a scrutinio segreto &#8211; con 213 voti, 71 le astensioni e 23 i contrari. L’ultimo congresso del Pci si svolge a Rimini il 30 gennaio del 1991: il Pds nasce con 807 voti a favore, 75 contrari e 49 astenuti. La componente guidata da Cossutta partecipa solo alla prima parte del congresso e non a quella costitutiva del nuovo partito: annuncia la decisione di non entrare nel Pds e dà vita al Partito della <strong>Rifondazione comunista</strong>. «È Occhetto che si separa dal Pci – dichiara – e nessuno può impedirmi di restare comunista, di pensare e agire da comunista».</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/4</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:37:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il primo marzo del 1968 a Roma, sulla collina della Facoltà di Architettura di Valle Giulia ai Parioli, gli studenti, per la prima volta, reagiscono alla violenza con la violenza: lanciano pietre, uova e oggetti ai poliziotti, ne incendiano gli automezzi, una vera e propria battaglia durata un giorno interno, durante la quale si affrontano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-826" title="03_ValleGiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/10/03_ValleGiulia-150x150.jpg" alt="03_ValleGiulia" width="150" height="150" />Il primo marzo del 1968 a Roma, sulla collina della Facoltà di Architettura di Valle Giulia ai Parioli, gli studenti, per la prima volta, reagiscono alla violenza con la violenza: lanciano pietre, uova e oggetti ai poliziotti, ne incendiano gli automezzi, una vera e propria battaglia durata un giorno interno, durante la quale si affrontano 3000 studenti e 2000 agenti. C’è chi ha visto, in questo episodio, la nascita della componente violenta del Movimento che avrebbe portato, molti anni dopo, al terrorismo. In realtà si tratta di una reazione spontanea, estremamente disorganizzata, che ha successo solo perché la Polizia non si aspettava alcuna resistenza. Pier Paolo Pasolini, in quell’occasione, scrive <em>Il Pci ai giovani</em>, poesia in cui dichiara di simpatizzare con gli agenti perché «<em>figli di poveri</em>». <span id="more-825"></span>L’ingresso della Facoltà è presidiato dalla Polizia; la mattina presto gli studenti decidono di entrare. La manifestazione studentesca è iniziata alle nove del mattino, nella massima calma. Almeno cinquemila studenti si sono dati appuntamento in piazza di Spagna. Le scale di Trinità dei Monti sono strapiene di folla giovane ed entusiasta. «L’università è nostra: a noi e ai professori servono le biblioteche, gli istituti, le aule invase dalla polizia. Il rettore che l’ha chiamata deve andarsene. Andiamo noi all’università, tutti insieme. La facoltà più vicina è Architettura: tutti ad Architettura». Non erano solo universitari: c’erano anche professori, liceali e studenti degli istituti tecnici con i libri sotto il braccio. Il corteo non prende vie traverse ma, spalla a spalla, i partecipanti imboccano il viale che porta all&#8217;ingresso principale della facoltà. Dove li aspettavano reparti di agenti e carabinieri, i gipponi addossati alle scalinate, i manganelli in mano, le pistole nelle fondine nere. <img class="alignleft size-medium wp-image-827" title="01mar1968_vallegiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/10/01mar1968_vallegiulia-236x300.gif" alt="01mar1968_vallegiulia" width="236" height="300" />La testa del corteo si è fatta avanti, spingendo per superare lo sbarramento. «<em>Lasciateci entrare nella nostra università; andatevene, voi poliziotti&#8230;». </em>Da quel momento non c’è stato un attimo di sosta. Gli agenti caricano, ma questa volta gli studenti non scappano: arretrano e contrattaccano, sassi contro granate lacrimogene, su e giù per i vialetti e i prati della zona, armati di oggetti occasionali, sassi, stecche delle panchine e roba simile. I poliziotti, infagottati, sono impreparati perché abituati a spazzar via le manifestazioni senza incontrare resistenza. Qualche jeep inizia a prendere fuoco. Arrivano i vigili del fuoco, le prime ambulanze, tutta la zona è bloccata: il cordone poliziesco, per lasciare passare le lettighe, ha un istante di sbandamento, si ritira, sotto un lancio fitto di pezzi di legno, zolle di terra, fischi e urla indignate. La facoltà è presa, la scalinata si riempie di studenti e professori che premono contro il portone, lo aprono, entrano dentro. Fuori i funzionari della polizia hanno intanto chiamato i rinforzi, giungono, alle spalle degli studenti, reparti speciali della Celere armati di tutto punto. Le cariche riprendono con l’uso degli idranti che spazzano il piazzale con getti violentissimi di acqua e di ammoniaca. Ora le cariche coinvolgono tutti, studenti, giornalisti, fotografi, operatori, passanti, tutti picchiati e allontanati dalla scalinata, sgomberata. Alla fine si contano 150 feriti tra i poliziotti e molte centinaia da parte studentesca, oltre a migliaia di fermi e denunce. Per la prima volta, però, la polizia è stata costretta a battere ritirata in diverse riprese, lo scontro, è stato “guidato” dalla base studentesca, senza mai scappare, opponendo una resistenza attiva. Al fianco degli studenti si sono trovati anche i professori.</p>
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		<title>1987: tre governi in un anno. Un record</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 17:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-787" title="berlusconi-craxi-de-mita" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/berlusconi-craxi-de-mita-150x150.jpg" alt="berlusconi-craxi-de-mita" width="150" height="150" />Il 1987 è un anno terribile per la politica italiana, dove l’instabilità regna sovrana. In dodici mesi si sono succeduti tre governi e, a causa del scioglimento anticipato delle Camere, una tornata elettorale. Si inizia con la mancata fiducia da parte della Dc al <strong>secondo governo Craxi</strong>, cominciato nemmeno un anno prima, il primo agosto 1986, e caduto il 17 aprile del 1987, tra le cause anche la mancata staffetta con il segretario Dc Ciriaco <strong>De Mita alla guida del governo</strong>. A Craxi succede, dopo cinque tentativi falliti da uomini illustri, un veterano come Fanfani, che guida un governo monocolore democristiano fino al 28 aprile. <span id="more-786"></span>La Dc ha il fiato corto, e Fanfani e il suo Governo cadono, impallinati anche dagli stessi compagni di partito. Cossiga, dopo aver dato un mandato esplorativo al presidente del Senato Giovanni Spadolini e a quello della Camera Nilde Iotti(prima donna in Italia ad avere un tale incarico) scioglie le camere. Dal voto ne esce un Psi rafforzato (guadagna quasi tre punti arrivando al 14,3%) e una Dc in recupero (dal 32,9 al 34,3%), crolla invece il Pci che arretra di quasi tre punti fermandosi al 29,9%. In Parlamento entrano per la prima volta la Lega Lombarda e la Lista Verde. Questa volta la Dc propone De Mita, ma il Psi si oppone. A formare il Governo tocca a un giovane Dc, <strong>Giovanni Goria</strong>, ex ministro del Tesoro e del Bilancio del precedente governo Fanfani. Goria guida un pentapartito, ma resterà in carica nemmeno un anno,è costretto a dimettersi a causa della bocciatura del Bilancio. A succedergli (il 13 aprile 1988) sarà, dopo tanta attesa, Ciriaco De Mita.</p>
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