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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Milano</title>
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		<title>La cabina degli innamorati</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 14:40:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/03_352-288.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1423" title="03_352-288" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/03_352-288-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a>Un parallelepipedo di acciaio e vetri (molto sporchi), da un lato due porte tipo saloon regolate da una molla sempre troppo dura, per terra un tappeto di mozziconi di sigarette, l’aria stantia. In questo ambiente più di una generazione di innamorati – con le tasche gonfie di gettoni o monete &#8211; ha passato ore a parlare e sognare con i rispettivi fidanzati. La descrizione è della cabina del telefono, oggetto ormai desueto e quasi letterario, ideato dalla società Stipel sessant’anni fa per rendere più comodo l’uso dei telefoni pubblici che sino ad allora erano piazzati nei bar, nelle edicole e nei luoghi chiusi appositamente attrezzati. La prima cabina è installata il 10 febbraio 1952 a Milano, nella centralissima piazza San Babila, pochi mesi dopo spuntano in tutte le grandi città ed entrano, di diritto, a far parte del paesaggio urbano. Oggi, che il telefonino è diventato un bene di tutti, la Telecom vorrebbe smantellarle tutte (sul territorio sono poco meno di centomila) perché, cifre alla mano, dice che oltre il settanta per cento delle cabine viene utilizzato per fare al massimo due telefonate al giorno e che per mantenerle funzionanti – spesso sono oggetto di atti di vandalismi – costa parecchio, anche se già sul finire degli anni Ottanta cominciano a lasciare il posto a quella sorta di chiostri aperti che sono in funzione ancora oggi. <span id="more-1422"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/gettone.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1424" title="gettone" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/gettone-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Le cabine sono però tutelate come il panda per il Wwf dal garante per le telecomunicazioni che obbliga l’azienda a mantenerle efficienti negli ospedali, scuole, Asl, caserme e rifugi in montagna. Il momento di gloria la cabina l’ha avuto negli anni Settanta, nel 1971 in Italia se ne contano 2.500, alla fine del decennio 33 mila. Vengono installate sulle strade e nelle piazze di maggiore traffico, negli angoli delle vie, a ridosso di un lampione. E la gente faceva la coda, con le tasche strapiene di gettoni, un disco di bronzo di 24 millimetri di diametro ideato sempre dalla Stipel che sino al 1979 vale 50 lire, 100 all’alba del 1984 e 200 lire sino al pensionamento forzato con l’arrivo delle tessere prepagate e delle carte magnetiche e all’addio definitivo nel dicembre del 2001, perché l’euro non lo prende neppure in considerazione. Anche per le cabine telefoniche il sipario non tarderà a calare: entro il 2015, salvo casi eccezionali, è prevista la totale rimozione. E resteranno solo un ricordo per gli innamorati del secolo scorso.</p>
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		<title>Si torna a suonare grazie ai Police</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 16:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il 1980: l’Italia è in astinenza di musica dal vivo, una stagione iniziata verso la metà degli anni Settanta, fatta di contestazioni ai concerti, scontri, autoriduzioni. Gli artisti, anche quelli più “impegnati” politicamente, sono vittime di veri e propri “processi” politici da parte di gruppi che si definiscono “autonomi” che li accusano di essersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/04/91-Police-Ticket.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1062" title="91 Police Ticket" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/04/91-Police-Ticket-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>È il 1980: l’Italia è in astinenza di musica dal vivo, una stagione iniziata verso la metà degli anni Settanta, fatta di contestazioni ai concerti, scontri, autoriduzioni. Gli artisti, anche quelli più “impegnati” politicamente, sono vittime di veri e propri “processi” politici da parte di gruppi che si definiscono “autonomi” che li accusano di essersi venduti allo spettacolo capitalista. Non c’è concerto dove gli autonomi non riescano a interrompere lo spettacolo: sfondano i cancelli, si scontrano con le forze dell’ordine e raggiungono il palco. Il clou si tocca proprio a Milano, all’Arena Civica, quando viene una molotov lanciata sul palco dove si sta esibendo Carlos Santana. <span id="more-1061"></span>Nei primi mesi del 1980 Punto Rosso, un’organizzazione di spettacoli vicino alla “sinistra”, decide di rischiare ugualmente e allestisce un’unica data italiana per un gruppo inglese pseudo-punk, i Police, che stanno girando l’Europa per promuovere il loro secondo album dal titolo abbastanza originale: <em>Reggatta del Blanc</em>. I Police suonano così per la prima volta in Italia il 2 aprile 1980, al Palalido di Milano gremito fino all’inverosimile: i biglietti, 5.500 (venduti a 3.000 lire), sono esauriti, così gli organizzatori – per evitare incidenti – preferiscono aprire i cancelli a tutti. Risultato, nel palazzetto di piazza Stuparich riescono a entrare – non si sa come – oltre 9 mila persone. Aprono la serata i Cramps, gruppo punk che sul finale distruggono mezzo palco, poi tocca ai tre finto-biondi, che – dopo un saluto frettoloso – attaccano <em>Walking On The Moon</em> incantando subito la platea che si accorge che quel tipo di musica non si era mai sentita. È una sorta di new wave ricca di spunti, di suggestioni e contaminazioni. Sting e soci, infatti, riescono ad assemblare, con soluzioni spesso geniali, i più disparati generi musicali, dal progressive al garage, dal rock&#8217;n'roll al soul, dalla psichedelia al rhythm and blues, dall&#8217;hard al funky, al reggae, al jazz. I brani dei due album scorrono via veloci, in un concerto vivace e partecipato, festoso e – per la prima volta dopo dieci anni &#8211; senza incidenti. Dopo questo concerto in Italia si torna a suonare dal vivo. La conferma si ha pochi mesi dopo, il 27 giugno, quando Bob Marley si esibisce allo stadio di San Siro davanti a 80mila persone.</p>
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		<title>12 dicembre &#039;69, iniziano gli Anni di Piombo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 13:55:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-937" title="strage-di-piazza-fontana-19681" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/12/strage-di-piazza-fontana-19681-150x150.jpg" alt="strage-di-piazza-fontana-19681" width="150" height="150" />Il 12 dicembre 1969 un ordigno contenente sette chilogrammi di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della <strong>Banca Nazionale dell’Agricoltura</strong>, in <strong>piazza Fontana,</strong> a Milano. Il bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti. Nei giorni successivi alla strage, solo a Milano, sono 84 le persone fermate tra anarchici, militanti di estrema sinistra e due appartenenti a formazioni di destra. Dal quel giorno l’Italia entra ufficialmente negli Anni di piombo, una fase storica che durerà per più di un decennio. Per la prima volta la gente muore non più per mano della mafia, di un rapinatore o della Polizia, ma per mano ‘ignota’. Il Sessantotto ha portato la gente in piazza, studenti e operai che manifestano per un ideale. Il ’69, ha portato le bombe.</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/3</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 21:34:34 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_807" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-807" title="mondo_beat_rivoluzione_sessuale,roccia,carminati" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/mondo_beat_rivoluzione_sessualerocciacarminati-150x150.jpg" alt="mondo_beat_rivoluzione_sessuale,roccia,carminati" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Foto per gentile concessione di Melchiorre &quot;Mel&quot; Gerbino, direttore e fondatore della rivista Mondo Beat http://www.melchiorre-mel-gerbino.com</p></div>
<p>A fine aprile del 1966 il movimento Beat riesce ad affittare un terreno in via Ripamonti e nasce una tendopoli che il Corriere della Sera, in un articolo denuncia, battezza «<em>Nuova Barbonia</em> &#8211; abitata da &#8211; <em>zazzeruti e anarcoidi senza famiglia</em>». I barboni sono ragazzi scappati di casa, studenti, ex operai, pacifisti di tutto il mondo. Anche se non accade niente, gli articoli dei giornali sono una continua denuncia sugli scandali del campo; il <em>Corriere</em> pubblica un servizio col titolo «A Barbonia City c’è libertà di imparare tutti i peggior vizi: si diventa facilmente omosessuali e, ogni tanto, arriva la droga», Camilla Cederna, Umberto Eco e Giorgio Bocca sono le uniche “voci” a favore. Un giornalista de <em>La Notte</em>, infiltrato all’interno del campeggio travestito da hippie, scrive articoli tutti i giorni parlando di «<em>ninfette tenere e spudorate</em>» e «<em>unioni sacrileghe</em>». All’alba del 12 giugno la polizia, assistita dal Servizio immondizie domestiche del Comune di Milano, armata di lanciafiamme e manganelli fa irruzione nel campeggio e lo rade al suolo. Sulle ceneri del campeggio vengono sparsi quintali di disinfettante.<span id="more-806"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-811" title="mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera-150x150.jpg" alt="mondo_beat_rivoluzione_sessuale_reazionari_sera" width="150" height="150" />Questo episodio segna la fine del movimento beat milanese, un movimento la cui composizione sociale era di giovani con bassa scolarità, pochissimi gli universitari, figli di famiglie di ceto medio e operaie. Una composizione sociale che anticipa di dieci anni quello che, in pieno movimento del ’77, verrà chiamato proletariato giovanile. Milano, pur essendo indietro rispetto alla situazione mondiale, per l’Italia l’avanguardia per il movimento: tre studenti del liceo classico Parini, una delle scuole dove vanno i giovani della Milano-bene, danno vita a un giornale della scuola: <em>La Zanzara</em>. Dopo pochi numeri pubblicano un’inchiesta-sondaggio in cui si fa esplicito riferimento alle abitudini sessuali delle studentesse. L’inchiesta si chiude con la frase: «<em>Entrambi i sessi hanno diritto a rapporti prematrimoniali</em>». Lo scandalo che segue è di dimensioni nazionale: studenti e preside del Parini sono denunciati per incitamento alla corruzione. Rinviati a giudizio sono assolti ma devono sottoporsi a una visita psichiatrica per verificare «<em>la presenza di tare fisiche e psicologiche</em>». Sempre a Milano, nel maggio del 1967, negli uffici della Motorizzazione Civile una ragazza è rimandata a casa per cambiarsi, senza aver potuto l’esame di guida perché il rappresentante dell’Ispettorato trova indecente la gonna troppo corta.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-817" title="22_1_1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/22_1_1-300x252.gif" alt="22_1_1" width="300" height="252" />In quest’anno i giovani tra i 13 e i 19 anni, secondo un’indagine della Doxa, spendono 540 miliardi di lire all’anno (ai prezzi di allora) in divertimenti e consumi voluttuari come bibite, dischi, cinema, abbigliamento. Nella centralissima Corso Vittorio Emanuele apre <em>Fiorucci</em>, che consente di entrare in contatto con quello che succede a Londra e, in alcuni casi, negli Stati Uniti: la protesta, agli occhi della gente, diventa così anche un fenomeno di costume. Nelle scuole non si veste più in giacca e cravatta e capelli corti (gli uomini) o twin-set e gonnellone a pieghe (le donne): questa generazione, in pochi mesi, diventa consumatore di moda. Da Fiorucci si trovano abiti dal taglio eccentrico, magliette a stelle e strisce, pantaloni viola o gialli, magliette con disegni “optical”. Un’esplosione di colori accompagnata dalla musica rock.</p>
<p>A partire dall’autunno 1967 gli studenti universitari cominciano ad occupare le università, inizia quello che convenzionalmente verrà chiamato Sessantotto, di lì a poco l’impegno e la militanza segnano una rottura fra la dimensione politica e quella impolitica, tipica degli <em>hippie</em> e dei <em>beat</em> di casa nostra. A differenza della situazione americana, la “base” sociale che costituisce il movimento italiano è diversa: studenti e piccola borghesia negli Stati Uniti, giovane proletariato in Italia. Pier Paolo Pasolini scrive: «<em>il movimento beat e hippie non poteva incidere più di tanto come fenomeno della contestazione giovanile, perché in Italia ha avuto una grande importanza la Resistenza e ha ancora grande importanza la critica che il marxismo fa alla società. I giovani che non vanno d’accordo con i padri borghesi hanno già dunque pronte tradizioni (la Resistenza) e le forme (le proteste razionali del marxismo) per rivoltarsi</em>».</p>
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		<title>San Siro ai piedi del re del reggae</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 14:49:16 +0000</pubDate>
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<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-645" title="image12" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/05/image12-150x150.jpg" alt="image12" width="150" height="150" />Quello di Bob Marley a San Siro non è stato un soltanto concerto. In quella serata si è scritta una pagina indelebile per oltre 100 mila persone (più o meno giovani) che hanno assistito allo show, tanto che è l’unico evento non sportivo citato nel sito ufficiale dello Stadio Meazza. È il 27 giugno nel 1980, un venerdì: la scaletta prevede che alle 18 si aprano i cancelli e, alle 19,<span> </span>cominci la sfilata dei supporter (il bluesman Roberto Cotti; Pino Daniele, reduce dal successo di Nero a Metà; gruppo funky Average White Band) poi toccherebbe a Marley, intorno alle 21. <span id="more-644"></span>Ma alle 15 Franco Mamone, che ha organizzato il concerto, s’accorge che la calca intorno ai cancelli dallo stadio – che per la prima volta apre a eventi non sportivi &#8211; ha raggiunto i livelli di guardia e dà l’ordine di aprire e alle 16 il prato è già pieno. L’Italia viene da anni di digiuno di musica dal vivo, una stagione iniziata verso la metà degli anni Settanta, fatta di contestazioni ai concerti, scontri, autoriduzioni: il clou si tocca proprio a Milano, all’Arena Civica, quando viene una molotov lanciata sul palco dove si sta esibendo Carlos Santana. Quella sera a San Siro (che, va ricordato, è ancora sprovvisto del terzo anello e dei seggiolini) non accade nulla: 100mila persone hanno ballato e cantato assieme al re del Reggae accompagnato dai fidi Wailers e dalla moglie Rita. Marley, con il fisico già minato dal terribile male che lo ucciderà in meno di un anno, non si risparmia: canta per oltre due ore trascinando la folla con sé, forse sapendo che quello era uno dei suoi ultimi show. Un concerto diventato leggenda. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-646" title="72-ticket" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/05/72-ticket-150x150.jpg" alt="72-ticket" width="150" height="150" /><br />
</span></p>
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		<title>Mixer e fantasia, così finisce il monopolio</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 09:58:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stavano compiendo una rivoluzione, stavano entrando nella storia… …ma non lo sapevano. Milanesi, nemmeno trentenni, appassionati di musica, quattro giovani passavano le serate, e le nottate, con le orecchie incollate alle radio ad ascoltare Radio Luxemburg e Radio Monte Carlo (la prima, quella che trasmetteva dal Principato di Monaco). Un giorno, siamo nei primi di [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-full wp-image-538" title="rmi_19751" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/02/rmi_19751.jpg" alt="rmi_19751" width="926" height="603" />Stavano compiendo una rivoluzione, stavano entrando nella storia… …ma non lo sapevano. Milanesi, nemmeno trentenni, appassionati di musica, quattro giovani passavano le serate, e le nottate, con le orecchie incollate alle radio ad ascoltare Radio Luxemburg e Radio Monte Carlo (la prima, quella che trasmetteva dal Principato di Monaco). Un giorno, siamo nei primi di marzo del 1975, decidono di rompere gli indugi: investono i loro risparmi, poco più di un milione di lire, e acquistano un trasmettitore militare usato, un mixer, e un giradischi. Trasferiscono il tutto in un appartamento sfitto al nono piano di via Locatelli (di proprietà dei genitori di due fratelli), insieme agli impianti stereo di casa e a tutti i loro dischi 45 e 33 giri. Un paio di giorni per mettere a punto gli impianti e poi, il 10 marzo, la prima radio libera italiana comincia ufficialmente le trasmissioni. Angelo e Rino Borra e Piero e Nino Cozzi, assieme ad altri amici (nella foto, scattata nello studio di via Locatelli, c’è Francesca Cozzi, Pino Beccaria, Claudio Cecchetto, Anna Mucci, Rino Borra, Nino Cozzi e Piero Cozzi, in arte P3) sono i primi a violare l’etere, fino ad allora monopolio della Rai. Una “violazione” che non passa inosservata per le strade e – soprattutto –<span>  </span>nelle scuole di Milano: un fitto passaparola tra i giovani fa sì che, in pochissimi giorni, centinaia di apparecchi radiofonici passano dalle onde medie alla modulazione di frequenza (sino ad allora totalmente ignorata)<span>  </span>per ascoltare Radio Milano International che può essere ascoltata nel raggio di 40 chilometri in linea d’aria.<span id="more-537"></span> In contemporanea fioriscono le leggende metropolitane: i soldi della radio arrivano dalla Cia, la<span>  </span>sede è all’interno di un pulmino itinerante, si sposta per non farsi prendere dalla polizia postale… Ed è proprio la polizia postale che, il 14 aprile, irrompe nei locali di via Locatelli e sequestra il tutto. Ma i quattro non ci stanno. Forte anche di un discreto aiuto dei giornali si rivolgono agli avvocati e, dieci giorni dopo, il pretore Cassarà ordina di togliere i sigilli dall’appartamento e il dissequestro di tutte le apparecchiature. Le trasmissione possono proseguire. Il primo palinesto va dalel 15,30 (i quattro devono anche studiare) alle due del mattino, ai microfoni si alternano decine di giovani (i maggiori dj, da Claudio Cecchetto e Gerry Scotti, da Linus a Massimo Oldani, dal mitico Leopardo – vero protagonista dell’emittenza privata -<span>  </span>a Fausto Terenzi, passano di lì) studenti e non. Alla fine dell’anno le radio “libere”, non ancora chiamate “commerciali”, in Italia sono già un centinaio.Nel luglio del 1976 la Corte di Cassazione conferma il provvedimento del pretore: le trasmissione in ambito locale sono legittime. Finisce così l’epoca delle radio pirata o clandestine, finisce il monopolio Rai, le antenne si moltiplicano, dalle più “commerciali” dalle “impegnate”; insieme a loro si moltiplica l’informazione, e non è cosa da poco.</span></p>
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