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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Maurizio Costanzo</title>
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		<title>La chiacchiera fa spettacolo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-861" title="FOTO_19" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/FOTO_19-150x150.jpg" alt="FOTO_19" width="150" height="150" />Il 14 settembre 1982, su Retequattro, ancora di proprietà della Mondadori, va in onda per la prima volta il <em>Maurizio Costanzo Show </em>che a tutt’oggi, con 4.373 puntate, è il talk show più longevo d’Italia. Con questo show Costanzo porta a termine un percorso cominciato nel 1976 con <em>Bontà loro</em>, e proseguito con <em>Acquario</em> e <em>Grand’Italia</em>, che pone la conversazione al centro dello spettacolo. Questa volta, però, sul palco non chiama solo ospiti famosi, trovano il loro momento di celebrità anche gente comune, che ha qualcosa da raccontare o da denunciare. <span id="more-859"></span>In oltre 4300 puntate in diretta, la maggior parte trasmesse dal Teatro Sistina di Roma ma ci sono state anche puntate internazionali in diretta dal Madison Square Garden di New York, Costanzo ha accolto circa 32.300 ospiti divertenti, esagerati, colti, esibizionisti o introversi, premi Nobel e gente comune, politici e attori, scrittori e musicisti. Sul palcoscenico del Costanzo Show hanno spiccato il volo personaggi come Francesco Baccini, Giole Dix, Giobbe Covatta, Daniele Luttazzi, Platinette, Stefano Nosei, Dario Vergassola, Vittorio Sgarbi, Afef Jnifen solo per citarne alcuni. Da Retequattro la trasmissione trasloca su Canale 5 nel 1986 e l’anno dopo diventa un appuntamento quotidiano. Dopo 22 anni di chiacchierate su poltrone e divani che hanno contribuito a cambiare il costume, Costanzo, stanco di dover lottare con reality e comici per avere uno spazio sul palinsesto, ha deciso di chiudere la trasmissione.</p>
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		<title>L&#039;ombelico dello scandalo</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 09:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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<p class="MsoNormal"><span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/10/250px-raffaealla_carra_ma_che_musica_maestro_1970.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-358" title="250px-raffaealla_carra_ma_che_musica_maestro_1970" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/10/250px-raffaealla_carra_ma_che_musica_maestro_1970-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>«Raffaella Carrà, regina del così-così» in questo modo Maurizio Costanzo liquidò la giovane Raffaella Pelloni (in arte Carrà) da Bologna che, nel 1971, dal mese di ottobre, affianca Corrado in <em>Canzonissima, </em></span><span>varietà del sabato sera. È spigliata, snella, canta e balla: i responsabili Rai, dicono i maligni, l’hanno scelta per il suo modesto cachet. Gli ascolti le danno ragione e l’anno successivo la Carrà tira fuori le unghie. O meglio, l’ombelico. Lancia il <em>Tuca-tuca</em></span><span>, una canzone scritta da Gianni Boncompagni, allora suo compagno oltre che pigmalione, troppo sensuale per la Rai bacchettona dell’epoca. E infatti, dopo la prima puntata, si grida allo scandalo. <span id="more-355"></span>La coreografia vede un uomo (Enzo Paolo Turchi) e una donna (la Carrà) uno di fronte all’altro che si toccano fronte, spalle, fianchi e caviglie. La Carrà, in tutina aderente con l’ombelico scoperto, canta: «Si chiama, Tuca-tuca, Tucaaa/l’ho inventato io/per poterti dire/mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaaa…» E poi: «Ti voglio/ah, ah… Sembra impossibile ma sono pazza di te… ». Oltre l’ombelico messo in mostra, colpisce la parola <em>Tuca-tuca</em></span><span>, troppo simile a Tocca-tocca. Scoppia lo scandalo: la Rai riceve telefonate di spettatori indignati, e il balletto, alla terza puntata, è soppresso. I giornali parlano di censura e c’è chi lo richiede a gran voce. A risolvere tutto è Alberto Sordi che, alla quinta puntata, s’intestardisce e vuole ballare il <em>Tuca-tuca</em></span><span> con la Carrà<span>  </span>«altrimenti – dice &#8211; non vengo». La Rai è costretta al dietrofront. Durante il balletto, l’indice di ascolto è alle stelle e per la Carrà è la consacrazione.</span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/23hSNCZG7mE&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/23hSNCZG7mE&amp;hl=it&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Maurizio Costanzo Flop</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 09:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quotidiano L’Occhio, edito da Rizzoli, esce nell’ottobre del 1979. Diretto da Maurizio Costanzo, sostituito verso la fine Pier Augusto Macchi, è stato il principale tentativo di realizzare in Italia un quotidiano di tipo popolare sul modello dei tabloid inglesi a larga diffusione. Sul nuovo quotidiano trovano spazio argomenti che sui giornali tradizionali, venivano penalizzati: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/10/lapr_10801826_54270.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-305" title="lapr_10801826_54270" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2008/10/lapr_10801826_54270-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il quotidiano <strong>L’Occhio</strong></span><span>, edito da Rizzoli, esce nell’ottobre del 1979. Diretto da Maurizio Costanzo, sostituito verso la fine Pier Augusto Macchi, è stato il principale tentativo di realizzare in Italia un quotidiano di tipo popolare sul modello dei tabloid inglesi a larga diffusione. Sul nuovo quotidiano trovano spazio argomenti che sui giornali tradizionali, venivano penalizzati: cronaca rosa e nera, poca politica, e largo spazio ai personaggi della tv. <strong>L’Occhio</strong></span><span> si presenta subito come un quotidiano totalmente nuovo nel panorama italiano, adottando una grafica aggressiva attinta direttamente dal britannico <em>Daily Mirror.</em></span><span> <span id="more-304"></span>Il nuovo quotidiano è formato tabloid, pratico e maneggevole; usa il colore rosso in copertina, nell’ultima pagina e nel paginone centrale; abbonda di fotografie di carattere emotivo e di disegni e vignette di tono umoristico o drammatico; i titoli sono gridati; l&#8217;impaginazione è volutamente disordinata, improntata alla formula anglosassone del “mix”, cioè all’accostamento di materiale di diverso genere. <strong>L’Occhio</strong></span><span> è durato poco più di due anni e poi è fallito miseramente. Tra le colpe, la fretta della realizzazione del progetto senza tenere conto dello scarso successo di vendita nell’area-test di Pavia; la mancanza di una distribuzione alternativa al sistema delle edicole troppo penalizzante per la stampa popolare; la realizzazione di una formula giornalistica poco convincente, in gran parte “copiata” dalla realtà straniera e comunque priva di una fisionomia ben delineata; nei primi mesi di pubblicazione, infatti, il giornale sembra in una continua fase di rodaggio, che disorienta il pubblico di lettori già acquisito. Costanzo, nonostante il flop, riesce comunque ad avere ancora credito: nel 1980, sempre per Rizzoli, apre <strong>Pin</strong> (Primarete Indipendente), altro flop. Dopo il ciclone P2 che l&#8217;ha investito Costanzo approda definitivamente alla corte di Berlusconi.</span></p>
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