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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Claudio Cecchetto</title>
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		<title>Deejay, in 30 anni dalla musica alle parole</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 14:21:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/logo-deejay.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1435" title="logo-deejay" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/logo-deejay-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Dopo essere passato dai microfoni di Radio Milano International e Studio 105, nel 1982 Claudio Cecchetto decide di fondare una radio tutta sua («l’unico modo che avevo per fare una radio come volevo io – dice – era esserne proprietario»): acquista Radio Music 100 da Enrico Rovelli che ribattezza Radio Deejay e chiama al suo fianco gli amici Gerry Scotti, Jovanotti, Amadeus, Nicola Savino, Fiorello, Marco Baldini. Il primo febbraio cominciano le trasmissioni e il primo conduttore ad andare in onda è Gerry Scotti. Due anni più tardi arriva anche Linus. Rispetto alle altre grandi radio Deejay parte con sette anni di ritardo, ma il gap è subito colmato grazie alla ricerca di un pubblico selezionato (intorno ai 24 anni) e a una rigida linea editoriale dettata da Cecchetto, quella che prevede interventi parlati di pochi secondi ogni quattro brani trasmessi, lo slogan è «in poche parole, tanta musica». Un anno dopo avviene il primo soprasso a scapito di Radio 105, l’emittente privata più ascoltata, il successo è dovuto anche a operazioni d’immagine e promozionali efficaci, a un’intensa attività di promozione discografica, alla creazione di personaggi, e all’organizzazione di eventi. Alla fine degli anni Ottanta Radio Deejay trasmette su tutto il territorio nazionale tanto che, da allora, il claim che accompagna la radio è “one station one nation”. <span id="more-1434"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/happy_birthday_radio_deejay.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1436" title="happy_birthday_radio_deejay" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/happy_birthday_radio_deejay-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Decisivo, per ottenere il primato, il lancio nel 1984 di Deejay Television, programma di videoclip in onda tutti i giorni su Italia 1 grazie al quale la radio riesce a diffondere su tutto il territorio nazionale il suo marchio e a far conoscere i suoi conduttori. Nel 1994 Cecchetto se ne va e Linus diventa il direttore e nel 1997 l’emittente viene acquistata dal Gruppo L’Espresso. Da allora Radio Deejay modifica a più riprese il proprio format musicale ma soprattutto cambia progressivamente strategia fino a trasformare radicalmente l’identità dell’emittente, con un intrattenimento parlato, gestito da personaggi di grande richiamo, spesso lanciati dalla radio stessa e sostenuti da una buona visibilità televisiva. E Deejay oggi è sempre più “talk radio”, radio di parole, controcorrente rispetto al mercato che vede la maggior parte delle radio trasformarsi in una semplice colonna sonora della giornata. Martedì 31 gennaio, dalle 21 al Forum di Assago (Milano) Radio Deejay festeggia il suo trentesimo compleanno con una serata-evento, alla quale sono invitati tutti i suoi ascoltatori, animata da tanti personaggi che hanno costruito la sua celebrità.</p>
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		<title>Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (3a parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 15:37:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/10/tiamo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1386" title="tiamo" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/10/tiamo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il fenomeno dei cantautori continuò a diffondersi coinvolgendo nuove generazioni di musicisti  negli anni Settanta, un decennio di contraddizioni per la canzone italiana. In piena rivoluzione femminista hanno un successo incredibile <em>Ti amo</em> di Umberto Tozzi (che canta «fammi abbracciare una donna che stira cantando») e <em>Tanta voglia di lei</em> dei Pooh, storia di un tradimento dove protagonista, pentitosi della scappatella, decide di tornare dalla sua amata « &#8230; mi dispiace di svegliarti, forse un uomo non sarò, ma a un tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andrò &#8230; », anche se, in parte, le donne furono “vendicate” da Claudia Mori che, in <em>Buonasera dottore</em>, fa la parte dell’amante in una telefonata al suo uomo che cerca di non destare sospetti in un&#8217;epoca senza cellulari e sms. Erano gli anni di Piombo, dove Eugenio Finardi inneggiò alla <em>Musica ribelle</em> «che ti entra nelle ossa, che ti entra nella pelle»; gli Area  avvertivano che «il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia» (Gioia e rivoluzione); Fabrizio De Andrè ricordava che si poteva «morire per delle idee, ma di morte lenta»; per Gianfranco Manfredi la gioia era « nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini, nell’incendio di Milano, nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi» (Ma chi ha detto che non c’è) e, allo stesso tempo Claudio Baglioni stava «accoccolato ad ascoltare il mare» (E tu); Angelo Branduardi raccontava che «alla fiera dell’est un topolino mio padre comprò» e Riccardo Cocciante chiedeva a una donna «e adesso spogliati come sai fare tu» (Bella senz&#8217;anima). E, per la buona pace delle femministe, nel 1978 Viola Valentino dichiarò «Comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile».<span id="more-1385"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/10/righeira2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1387" title="righeira2" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/10/righeira2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dopo un decennio grigio, buio e violento, l’Italia canora compì una brusca inversione di rotta. Basta con testi politici e sociali; largo al non sense e al disimpegno: è lo specchio degli anni Ottanta, gli anni della Milano da Bere. I cantautori segnarono il passo a favore di brani ballabili, tormentoni che ebbero facile presa sul pubblico. Franco Battiato abbandonò la ricerca musicale e conquistò le hit parade con «Cuccuruccuccù Paloma»; Alberto Camerini, passò dalle canzoni politiche del Parco Lambro al <em>Rock’n’roll Robot</em> del Festivalbar travestito da Arlecchino; poi i Righeira di «Vamos alla playa oh oh-oh-oh-oh»; <em>Un’estate al mare</em> di Giuni Russo dove si vedevano da lontano «gli ombrelloni-oni-oni» e in discoteca, invece di Donna Summer, si ballava il <em>Gioca-Jouer</em> di Claudio Cecchetto e la demenziale <em>C’è da spostare una macchina</em> di Francesco Salvi. Insomma, il trionfo del non-sense e della leggerezza. Negli anni Novanta la canzone italiana tornò d’autore grazie Ligabue, Vasco Rossi, Zucchero, ma la novità fu rappresentata dagli 883, gruppo prodotto da Claudio Cecchetto, la cui forza è l&#8217;orecchiabilità e l&#8217;immediatezza. I brani raccontano di storie di provincia, semplici e genuine, un esempio su tutti è <em>Gli anni</em>: «Stessa storia, stesso posto, stesso bar, stessa gente che vien dentro consuma, poi va… … gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due». Poi scoppiò il fenomeno Jovanotti che, dopo un inizio di carriera sull’onda del non sense, riuscì a recuperare diventando portavoce di disagi giovanili e non solo.</p>
<p>Oggi le tecnologie hanno cambiato radicalmente il modo di scrivere e di ascoltare musica, la nostra canzone si è impoverita delle sue qualità poetiche ed è sempre più omogenea con l’offerta internazionale, con il rischio di perdere per sempre i punti fermi della nostra tradizione canora. (<em>3 &#8211; fine</em>)</p>
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		<title>Il primo tormentone compie 30 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 20:03:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/07/giocajouer2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1335" title="giocajouer2" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/07/giocajouer2.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>È il 1981 quando Claudio Cecchetto incide il suo primo disco: è Gioca Jouer, che, grazie anche al fatto di essere la sigla del Festival di Sanremo, in poco tempo spopola e diventa uno dei 45 giro più venduti del decennio. Si balla ovunque e lo balla chiunque. Grazie anche a quel successo Cecchetto ottiene i mezzi finanziari che gli permettono di realizzare un sogno a lungo inseguito dopo l&#8217;esperienze radiofoniche  a Radio Milano International e a Studio 105, quella di una emittente tutta sua: e così, nemmeno un anno dopo, il 31 gennaio 1982, nasce Radio Deejay. È stato in assoluto il primo vero “tormentone” della musica italiana. Oggi Gioca Jouer ha compiuto trent’anni e continua a far ballare e divertire la gente: basta una festa un po’ rétro, un ballo di gruppo in un villaggio turistico, una compilation anni Ottanta… …ed ecco che Gioca Jouer arriva puntuale e tutti fanno un accenno al “salutare”, “dormire” o a “autostop” <!--StartFragment--><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zE1SeQeZoSA">http://www.youtube.com/watch?v=zE1SeQeZoSA</a></span></span></span></span> <!--EndFragment-->. Tutti ma proprio tutti: la canzone di Cecchetto, infatti, è conosciuta in Italia e nel mondo, tanto che il testo è stato tradotto in cinque lingue: in inglese è cantata da Chris Jones; in francese da Charles Marc Lager; in spagnolo da Juan Ramon Galindo; in tedesco da Cactus Firmus e in cinese da Fu Shuguang. Buon compleanno, Gioca Jouer, ormai siamo diventati bravi che lo facciamo anche solo con la musica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli Ottanta in Triennale</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 18:33:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martedì 30 marzo alle ore 18.30 alla Triennale di Milano sarà presentato Gli Ottanta - L’Italia tra evasione e illusione Durante la presentazione si potrà scoprire cosa è restato di quegli anni grazie ai dati emersi da Cosa è restato di quegli anni Ottanta, indagine socio-demoscopica condotta su scala nazionale da Arché, società di ricerche di mercato di Milano. Alla presentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/03/Invito_Ottanta_Triennale4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1048" title="Invito_Ottanta_Triennale" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/03/Invito_Ottanta_Triennale4-300x146.jpg" alt="" width="300" height="146" /></a></p>
<p><strong>Martedì 30 marzo </strong>alle ore <strong>18.30 <span style="font-weight: normal;">alla <strong>Triennale di Milano <span style="font-weight: normal;">sarà presentato</span></strong></span></strong></p>
<p><strong>Gli Ottanta - L’Italia tra evasione e illusione</strong></p>
<p>Durante la presentazione si potrà scoprire cosa è restato di quegli anni grazie ai dati emersi da <em>Cosa è restato di quegli anni Ottanta</em>, indagine socio-demoscopica condotta su scala nazionale da Arché, società di ricerche di mercato di Milano. Alla presentazione parteciperanno alcuni protagonisti del decennio a cominciare da <strong>Claudio Cecchetto</strong>, che ha scritto la prefazione al libro; la cantante del <strong>Gruppo Italiano Patrizia Di Malta</strong>; il sociologo <strong>Alberto Abruzzese</strong>; <strong>Sergio Scalpelli</strong>, all’epoca segretario della Casa della Cultura e dirigente del Pci; il designer <strong>Guido <span style="font-weight: normal;"><strong>Venturini</strong>, creatore di alcuni oggetti per Alessi.</span></strong></p>
<p><strong>L</strong><strong>’</strong><strong>INDAGINE <span style="font-weight: normal;">Dall’indagine (frutto di 1.000 interviste telefoniche su un campione nazionale di italiani, metà uomini e metà donne, di età compresa fra i 40 e i 70 anni – che in quel decennio avevano tra i 15 e i 45 anni) emerge che gli episodi rimasti più impressi sono la caduta del Muro e la vittoria dei mondiali di calcio in Spagna. Tutti ricordano il “dramma di Vermicino” (la morte del bambino Alfredo Rampi, caduto accidentalmente in un pozzo artesiano) e l’attentato a Papa Wojtila; meno “indimenticabili”, invece, l’arresto di Enzo Tortora e lo scandalo della Loggia P2. E quasi nessuno cita la strage dell’Heysel, (quando i tifosi della Juventus vennero aggrediti da quelli del Liverpool in occasione della finale di coppa dei Campioni del 1985). Ed ecco i personaggi simbolo degli Ottanta: davanti a tutti Papa Wojtila e il presidente della Repubblica Sandro Pertini, seguiti dai politici italiani Craxi, De Mita e Cossiga. Poi, i “divi” dello spettacolo (Claudio Cecchetto, protagonista su più fronti, dalla Tv alla Radio alla musica; la “banda” di Renzo Arbore di <em>Quelli della notte</em>; il “terrunciello” Diego Abatantuono) e quelli sportivi come Alberto Tomba e Paolo Rossi.</span></strong></p>
<div><span style="font-family: Times, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><br />
</span></div>
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		<title>Gli Ottanta &#8211; L&#8217;Italia tra evasione e illusione</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 08:27:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La vedete questa cover a fianco? Bene, è il mio nuovo libro, sugli anni Ottanta, logico seguito dopo averne scritto uno sui Settanta. Si intitola Gli Ottanta, l&#8217;Italia tra evasione e illusione, anche questo è pubblicato da Bevivino Editore. Tra le pagine è riportata la cronaca, i fatti, le mode degli anni Ottanta. Un decennio complesso, per l&#8217;Italia, difficile e indecifrabile, vissuto dalla prima generazione post-ideologica; dove la leggerezza si contrappone alla pesantezza dei Settanta, dove l&#8217;evasione e il non-sense si sostituiscono all&#8217;impegno e alle ideologie. La cultura diventa usa e getta, si viaggia di più e si è convinti di essere moderni e cosmopoliti: in realtà si è un po&#8217; naif, provinciali che imitano lo yuppismo americano. E poi i giovani: una generazione educata a colpi di telefilm, di musica d&#8217;evasione, che non si ribella più ma, anzi, sembra perfettamente allineata al sistema. All&#8217;invasione britannica di dark e metallari, l&#8217;Italia risponde con il Paninaro nostrano, teenager che ha come obiettivo il benessere a tutti i costi. Chi è nato in quegli anni non ha fatto la guerra, non ha partecipato a scontri di piazza, non ha vissuto il terrorismo, né votato per il referendum sull&#8217;aborto. Ma ha dovuto ben presto scontrarsi con il falso mito della leggerezza. Della prefazione scritta da  Claudio Cecchetto, uomo &#8220;Anni Ottanta&#8221; per eccellenza, si legge: «<em>Ai posti di comando arrivavano i trentenni, facce nuove che occupavano i vertici nelle radio, nelle televisioni, nelle agenzie di pubblicità, nella moda (nella politica no perché di quella, allora, non fregava niente a nessuno). E l&#8217;Italia, guidata finalmente dai giovani si toglieva l&#8217;abito grigio per indossarne uno più colorato, più internazionale, magari scimmiottando un po&#8217; gli inglesi e americani, ma sicuramente adottando un proprio e ben definito stile. L&#8217;Italia cambiava, e lo faceva divertendosi». </em>Se devo essere sincero, a me gli anni Ottanta non sono mai piaciuti, ho sempre preferito di gran lunga il decennio precedente, i Settanta, nonostante la sua violenza e la sua pesantezza. Eppure, dopo ricerche e studi, devo ammettere che anche gli Ottanta hanno avuto, come si dice, &#8220;il loro perché&#8221;; non sono anni da buttare, anzi!. Leggere &#8211; il libro &#8211;  per credere.</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>CONSIGLI PER GLI ACQUISTI</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:00:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra pochi giorni uscirà in tutte (tutte? magari!) le librerie la seconda edizione de I Settanta &#8211; Gli anni che cambiarono l&#8217;Italia. Cinque anni fa, quando è stato pubblicato la prima volta, mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare la &#8220;seconda&#8221; edizione di un mio libro. E invece, non si sa come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/cover_settanta_singola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-988" title="cover_settanta_singola" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/cover_settanta_singola-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>Tra pochi giorni uscirà in tutte (tutte? magari!) le librerie la seconda edizione de <strong>I Settanta &#8211; Gli anni che cambiarono l&#8217;Italia</strong>. Cinque anni fa, quando è stato pubblicato la prima volta, mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare la &#8220;seconda&#8221; edizione di un mio libro. E invece, non si sa come sia potuto accadere,  la prima edizione è andata esaurita, e il mio editore &#8211; Francesco Bevivino &#8211; ha pensato così di riproporre questa nuova versione de <em>I Settanta</em> che avrà anche  il compito di aprire la strada trainare, lanciare il nuovo libro, <strong>Gli Ottanta &#8211; L&#8217;Italia tra evasione e illusione</strong>, in uscita a febbraio, con la prefazione di Claudio Cecchetto. Tornando ai <em>Settanta</em>, il libro racconta la cronaca di un decennio che ha segnato, in modo indelebile, la storia del nostro Paese. Sono stati gli anni del terrorismo, della legge sul divorzio e sull’aborto, degli scontri di piazza e della crisi, sono nate le domeniche a piedi e le targhe alterne, le tv e le radio private. Anni in cui la generazione dei ventenni faceva domande alle quali, spesso, non veniva data risposta Perché erano domande scomode o perché, a quella generazione, non era consentito farle. Oggi, a distanza di quarant’anni, molte pagine degli Anni Settanta sono ancora d’attualità: il processo di piazza Fontana, il massacro del Circeo, l’omicidio di Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, le gesta di Vallanzasca, la tv a colori e quella di Berlusconi… Sempre più spesso capita di guardare indietro, verso quegli anni, forse per cercare un ragionamento oppure per trovare la forza di uscire dall’ovatta che sembra foderare questo primo decennio del nuovo secolo.</p>
<p>Questa edizione si avvale di una nuova prefazione scritta da Claudio Rocchi, cantautore milanese simbolo di quel periodo, nuovi capitoli, illustrazioni e diversi aggiornamenti.</p>
<p>Dalla prefazione di Claudio Rocchi: «I più dormivano sonni di beata ignoranza cullati da anestetici in bianco e nero televisivo, epidermidi celate, democrazie cattoliche, sogni di plastica narcotizzanti. Poi, all’improvviso, l’onda lunga di uno tsunami trasversale ha travolto e inondato, spazzato via e distrutto, ucciso e trasformato il Vecchio Mondo».</p>
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		<title>Ambasciatori della Dance Made in Italy</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 16:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-867" title="raf-self-control-single" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/raf-self-control-single-150x150.jpg" alt="raf-self-control-single" width="150" height="150" />Ora è un momento buio, dove si spopola solo in Sudamerica (grazie a Laura Pausini) e in Germania (con Gianna Nannini e Zucchero): ma una trentina di anni fa i cantanti italiani scalavano le classifiche di tutto il mondo, Usa e Inghilterra comprese. Su tutti c’è il caso anomalo di Raf. Raffaele Riefoli, foggiano d’origine, agli inizio degli anni Ottanta vive a Londra. Nel 1984 riesce a ottenere un contratto con una casa discografica Francese, la Carrere, è incide un singolo, in lingua inglese: <em>Self Control</em>. Pochi mesi dopo l’uscita, grazie al tam tam radiofonico, è in vetta alle classifica di mezza Europa e, dopo, raggiunge il primo posto anche negli Stati Uniti. <span id="more-866"></span>Il testo, scritto da Raf, è un po’ più impegnato del solito; si evitano le parole dance/love/night/soul che riempiono i brani Disco, mentre  la musica è scritta da Steve Piccolo, musicista dei Lounge Lizard. Come dire: la qualità, paga. Nonostante il successo mondiale Raf, contro il parere di tutto lo staff, decide di cambiare genere: abbandona definitivamente la musica dance e compone brani pop con testi in italiano. Tra i suoi testi più riusciti, va segnalato, giusto per restare in tema, <em>Cosa resterà degli anni Ottanta</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-868" title="975b53d4c14d85c32769ee6d96f50649" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/975b53d4c14d85c32769ee6d96f50649-150x150.jpg" alt="975b53d4c14d85c32769ee6d96f50649" width="150" height="150" />Ha fatto ballare un’intera generazione e, soprattutto, l’ha fatta sognare… Sabrina Salerno, genovese, una bellezza che più mediterranea non si può, nel 1985 entra in contatto con Claudio Cecchetto che le fa incidere <em>Sexy Girl</em>: il successo è clamoroso, il disco scala in un attimo le classifiche italiane e tedesche. L’anno dopo bissa con <em>Boys</em> che si afferma in tutta Europa ed entra addirittura nella Top 3 in Inghilterra. La musica, un po’ banale, è la classica “spaghetti-disco”, i testi sono miseri, ma lei è di una bellezza, e sensualità, notevole. I suoi discografici ci “marciano” e accompagnano i brani con maliziosi videoclip che ne esaltano le forme consacrandola come uno dei più sensazionali sex symbol degli anni Ottanta. Entrata ormai nell’Olimpo dello star system, Sabrina si divide su più fronti: la musica, Giorgio Moroder, ex compositore di Donna Summer, scrive per lei altre hit; il cinema, debutta in film comici; e la tv, è la protagonista di miniserie. Tra un impegno e l’altro gira il mondo in tournée, si esibisce di fronte a oltre 50mila spettatori a Mosca; partecipa al prestigioso Montreux Pop Festival e, naturalmente, in Spagna, dove diventa un vero e proprio fenomeno socio-culturale della Spagna post-Franchista, forse anche grazie a un’esibizione in tv nella quale s’intravede un seno.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-869" title="ivana spagna (48).JPG" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/ivana-spagna-48.JPG-150x150.jpg" alt="ivana spagna (48).JPG" width="150" height="150" />E a proposito di Spagna, anche Ivana Spagna (nata a Borghetto di Valeggio sul Mincio in provincia di Verona) è considerata la reginetta della dance Made in Italy. Dopo essere stata corista di Ornella Vanoni, Sergio Endrigo e Paul Young, nel 1986 si propone come solista e incide il singolo <em>Easy Lady</em> che in poche settimane, e con poche copie stampate, esce in Francia e raggiunge il primo posto della classifica: da lì diventa un hit in tutta Europa vendendo quasi 2.000.000 di copie. Solo dopo si scopre che Spagna (che ha abbandonato il nome) non è inglese, ma italiana. L’anno dopo con il singolo <em>Call Me</em> per una settimana scavalca Madonna e Michael Jackson nella chart europea (prima volta per un cantante italiano). La carriera prosegue con <em>Dance Dance Dance</em> (1987), <em>I Wanna Be Your Wife</em> (1989) <em>I Always Dream About You</em> (1993) ed altre hit di successo mondiale, tutte in lingua inglese.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-870" title="righeira490yg6-150x150" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/righeira490yg6-150x150.jpg" alt="righeira490yg6-150x150" width="150" height="150" />Non è inglese, ma nemmeno italiana, la lingua che ha portato al successo i Righeira, Stefano Righi (Johnson) e Stefano Rota (Michael), torinesi, compagni di liceo. Dopo aver suonato in locali alternativi della città, vengono scoperti da i fratelli (questa volta veri) Carmelo e Michelangelo La Bionda, che grazie alla musica Disco stanno vivendo una seconda giovinezza. I La Bionda nel 1983, producono il loro primo singolo, <em>Vamos alla playa</em>, tormentone estivo, cantato metà in italico-spagnolo, con testo nonsense: il singolo per sette settimane resta al primo posto in hit parade, diventa la sigla del Festivalbar, raggiunge il primo posto in classifica in quasi tutta Europa e in Sudamerica e consente ai Righeira di ricevere il Telegatto come band rivelazione dell’anno. L’anno dopo arriva il “sequel”: <em>No tengo dinero</em> conferma la grande popolarità del duo che, nel 1985, vincono Disco per l’Estate e Festivalbar con <em>L’estate sta finendo</em>, il singolo più venduto dell’anno. Nel 1986 partecipano al Festival di Sanremo con <em>Innamoratissimo</em>. Per i quattro anni seguenti pubblicano un singolo ogni estate: <em>Oasi in città</em>, <em>Companero</em>, <em>Garageamos</em> e <em>Ferragosto</em>, ma il successo iniziale non torna più.</p>
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		<title>Il guru dello spettacolo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 03:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-591" title="claudiocecchetto" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/04/claudiocecchetto-150x150.jpg" alt="claudiocecchetto" width="150" height="150" />Raramente, nella sua carriera ultratrentennale, Claudio Cecchetto ha sbagliato un colpo: pochi come lui, nel mondo dello spettacolo, hanno saputo progettare, innovare, scoprire personaggi, inventare nuove cose. Dove è passato ha sempre lasciato il segno: ha lavorato nella prima radio privata (Radio Milano International); ha fondato il primo network radiofonico (Rete 105); ha fondato la radio più ascoltata (Radio Deejay). In Tv è stato tra i pionieri di Telemilano 58 (futura Canale 5); poi in Rai ha condotto Discoring, Fantastico, Festival di Sanremo, Festivalbar. <span id="more-590"></span>Poi si è dato alla musica: ha inventato il ballo <em>Gioca Jouer</em> e ha venduto milioni di dischi. Diventa talent scout: scopre Fiorello e Linus, Gerry Scotti e Amadeus, Jovanotti e gli 883, Sandy Marton<span>  </span>Sabrina Salerno, Marco Mazzoli e Dj Francesco, solo per citarne alcuni. Ha creato etichette di grande successo come la Ibiza Records e la Fri e case di produzione come la Marton Corporation, la Yo Productions e la Dj’s Gang. L’anno scorso ha festeggiato il Gioce Jouer con un video tradotto in cinque lingue. Il brano, uno dei simboli degli anni Ottanta, ancora oggi viene ballato in discoteca ed ha addirittura un sito internet tutto suo (<a href="http://www.giocajouer.cc/index.htm">www.giocajouer.cc/index.htm</a>). Cecchetto, oggi 55enne, è sempre riuscito a stare al passo coi tempi: dopo aver lasciato l’etere, si è “trasferito” sul satellite (è stato il direttore artistico di RTL 12&amp;5 Hit Channel) e oggi è sulla “rete”: ha brevettato un software che consente di personalizzare il proprio browser. </p>
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