Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (3a parte)
Scritto da: luca // Categoria: Costume, Musica, Spettacoli
Il fenomeno dei cantautori continuò a diffondersi coinvolgendo nuove generazioni di musicisti negli anni Settanta, un decennio di contraddizioni per la canzone italiana. In piena rivoluzione femminista hanno un successo incredibile Ti amo di Umberto Tozzi (che canta «fammi abbracciare una donna che stira cantando») e Tanta voglia di lei dei Pooh, storia di un tradimento dove protagonista, pentitosi della scappatella, decide di tornare dalla sua amata « … mi dispiace di svegliarti, forse un uomo non sarò, ma a un tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andrò … », anche se, in parte, le donne furono “vendicate” da Claudia Mori che, in Buonasera dottore, fa la parte dell’amante in una telefonata al suo uomo che cerca di non destare sospetti in un’epoca senza cellulari e sms. Erano gli anni di Piombo, dove Eugenio Finardi inneggiò alla Musica ribelle «che ti entra nelle ossa, che ti entra nella pelle»; gli Area avvertivano che «il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia» (Gioia e rivoluzione); Fabrizio De Andrè ricordava che si poteva «morire per delle idee, ma di morte lenta»; per Gianfranco Manfredi la gioia era « nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini, nell’incendio di Milano, nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi» (Ma chi ha detto che non c’è) e, allo stesso tempo Claudio Baglioni stava «accoccolato ad ascoltare il mare» (E tu); Angelo Branduardi raccontava che «alla fiera dell’est un topolino mio padre comprò» e Riccardo Cocciante chiedeva a una donna «e adesso spogliati come sai fare tu» (Bella senz’anima). E, per la buona pace delle femministe, nel 1978 Viola Valentino dichiarò «Comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile». Continua a leggere…

