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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Beatles</title>
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		<title>E Lucy, ora, è davvero in the sky</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 22:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È morta per una rara malattia autoimmunitari Lucy O&#8217;Donnell, 46 anni: è lei che ispirò nel 1967 la canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds, inserita nell&#8217;album Sgt Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band. Il titolo è stato suggerito da Julian, figlio di John Lennon, che aveva portato a casa un suo disegno ispirato alla O&#8217;Donnell, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-823" title="sgtPepper_1490607c" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/sgtPepper_1490607c-150x150.jpg" alt="sgtPepper_1490607c" width="150" height="150" />È morta per una rara malattia autoimmunitari Lucy O&#8217;Donnell, 46 anni: è lei che ispirò nel 1967 la canzone dei Beatles <em>Lucy in the Sky with Diamonds</em>, inserita nell&#8217;album <em>Sgt Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band</em>. Il titolo è stato suggerito da Julian, figlio di John Lennon, che aveva portato a casa un suo disegno ispirato alla O&#8217;Donnell, sua compagna di classe, spiegando al papà: «È Lucy nel cielo con i diamanti». Lei allora aveva 3 anni, lui 4. Molti credono tuttora che il brano sia un riferimento all&#8217;Lsd (le iniziali del titolo), la famosa droga allucinogena, ma la stessa Lucy, in un&#8217;intervista alla Bbc di un paio di anni fa, ha rivelato due anni fa di esserne l&#8217;ignara ispiratrice: «Julian aveva fatto un disegno e quel giorno il padre è venuto con l&#8217;autista a prenderlo a scuola». Lucy Vodden, questo il nome da sposata, è morta all&#8217;ospedale St. Thomas di Londra dopo una lunga battaglia contro la malattia. Negli ultimi anni Julian era tornato in contatto con la ex compagna di classe.</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/1</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 19:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia, all’inizio degli anni Sessanta i juke-box sono quindicimila; la radio dedica ai giovani un programma specifico dal titolo originale… La musica dei giovani; tv e giornali fanno serie inchieste che hanno per unico tema il mondo dei ragazzi. È nelle grandi città che si registra la prima vera svolta sociale e culturale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-790" title="isac_20eyes" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/isac_20eyes-150x150.jpg" alt="isac_20eyes" width="150" height="150" />In Italia, all’inizio degli anni Sessanta i <em>juke-box</em> sono quindicimila; la radio dedica ai giovani un programma specifico dal titolo originale… <em>La musica dei giovani</em>; tv e giornali fanno serie inchieste che hanno per unico tema il mondo dei ragazzi. È nelle grandi città che si registra la prima vera svolta sociale e culturale del mondo giovanile: i ragazzi scappano di casa; si ribellano agli atteggiamenti autoritari di scuole e famiglie; si fanno crescere i capelli; indossano i <em>blue-jeans</em>.</p>
<p>Il regno incontrastato dei capelloni e del beat è il <em>Piper Club</em> di Roma in via Tagliamento, un locale totalmente nuovo nella concezione dello spazio di sala da ballo, con una grande pista centrale dalla quale si ergono pedane luminose e, su un lato, un palcoscenico. Il Piper viene inaugurato il 17 febbraio del 1965: è in assoluto il primo locale italiano ad offre musica <em>beat</em> dal vivo, <em>happening</em> e <em>performance</em>: mitica quella di Mario Schifano con le Stelle di Schifano (uno scimmiottamento di Andy Warhol e dei Velvet Underground), lo spettacolo comincia alle 22 e termina alle 5 del mattino! Sul palco del Piper nascono i cantanti beat italiani (Patty Pravo, Caterina Caselli, Rokes, Giganti) e ci passano gruppi del calibro dei Procol Harum e dei Pink Floyd. Tutto fila liscio fino al 1967, quando la polizia proibisce l’apertura pomeridiana del locale a causa delle lamentele dei genitori i cui figli trascurano lo studio per il ballo e la Chiesa, per non essere da meno, denuncia i pericoli dello “<em>shake</em>”, il ballo più in voga del momento: i movimenti sono provocanti e la penombra delle discoteche insidiose.<span id="more-789"></span></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-791" title="Fasten_belt_piper_club" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/Fasten_belt_piper_club-150x150.jpg" alt="Fasten_belt_piper_club" width="150" height="150" />Alla radio e alla tv le trasmissioni musicali hanno sempre più spazio; sono pubblicate due nuove riviste di costume: <em>Ciao amici</em>, pubblicato nel 1963, <em>Big</em>, appare nelle edicole nel 1965, e <em>Ciao 2001</em>, che diventa il più venduto e si attesterà su una tiratura media di quattrocento-cinquecentomila copie. Tutte e tre le testate si occupano dei nuovi cantanti beat italiani, con servizi fotografici, notizie e informazioni, e con riferimenti obbligati al panorama internazionale, soprattutto per i <em>Beatles</em> e i <em>Rolling Stones</em>. Ma, oltre alla musica, nella rubrica delle lettere e in alcuni servizi specifici, prevalgono tematiche tipiche del malessere esistenziale e sociale che connotano la condizione giovanile dell’epoca che i nuovi gruppi cercano di interpretare nelle loro canzoni. In breve tempo, anche in Italia la musica diventa strumento di comunicazione politico-culturale, introduce un nuovo modo di atteggiarsi, di vestirsi, di pensare.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-792" title="anni60ys7" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/anni60ys7-150x150.jpg" alt="anni60ys7" width="150" height="150" />I giornali “tradizionali”, con inchieste piene di luoghi comuni e di facile perbenismo, cominciano a dare l’allarme sul fenomeno beat-capelloni-hippie e nel 1965 siamo in piena “emergenza giovani”. A Roma, in piazza di Spagna un gruppo di ragazzi, soprattutto francesi, inglesi e tedeschi, dopo aver vagabondato per varie città europee, si fermano nella capitale riunendosi sulla famosa scalinata. Discutono, dormono sugli scalini, suonano la chitarra. Indossano blue jeans aderenti, magliette colorate, scarponi col tacco alto e giubbotti fantasiosi, portano i capelli lunghi. Per alcuni mesi non accade nulla e, al gruppo, si uniscono anche hippie nostrani. Un giorno di novembre un ragazzo e un militare vengono alle mani: scoppia una rissa, interviene la polizia, tutti gli stranieri vengono fermati e rispediti al loro paese col foglio di via. L’episodio è ripreso da tutta la stampa nazionale. In un articolo del <em>Corriere della Sera</em> si legge: «<em>Sono brutti [...] infestano la scalinata di Trinità dei monti [...] tipi di apparente sesso maschile che portano i capelli lunghi quasi come le donne [...] secondo una moda mutuata dai Beatles, i quattro giovanotti che l’Inghilterra anziché premiare, avrebbe dovuto [...] esiliare in Patagonia [...].  Essi, dicono, esprimono il tormento della bomba e bisognerebbe buttargliela [...]. D’ora in avanti verrà esercitata una stretta sorveglianza sulle scalinate e alle frontiere [...] Non si entra in Italia coi capelli lunghi</em>». L’unica a intervenire in loro difesa, in quei giorni, è la scrittrice Elsa Morante in una lettera che invia a <em>La Stampa</em> di Torino «<em>Non vedo nessun oltraggio nella foggia dei capelli lunghi e del vestiario dimesso [...] foggia, la suddetta, già confortata da innumerevoli esempi illustri, tra i quali, per citarne solo due, Dante Alighieri e Giuseppe Garibaldi</em>».</p>
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		<title>Con Sharon Tate morirono anche gli hippie</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 10:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-734" title="charles_manson1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/08/charles_manson1-150x150.jpg" alt="charles_manson1" width="150" height="150" />Charles Manson nel 1969 è il grande incubo americano. Nasce a Ciccinnati, città dell’Ohio, il 12 novembre del 1934, sua madre, Fathleen Maddox, è una ragazza di 16 anni che si prostituisce per la droga e l’alcol e ignora chi sia il padre di suo figlio. Charles sin da piccolo comincia a frequentare aule di tribunali e celle: a nove anni viene arrestato per furto e comincia a entrare e uscire dai riformatori di mezza America subendo ogni tipo di abuso. Nel marzo del 1967 viene rilasciato per decorrenza dei termini: ha 32 anni, ma non conosce il mondo perché la maggior parte della sua vita, oltre vent’anni, l’ha trascorsa dietro alle sbarre. Impaurito della libertà e del mondo che l’aspetta chiede di restare in prigione, ma il direttore del carcere di Terminal Island, nonostante Manson abbia un fedina penale lunga diverse pagine dove non mancano stupri, rapine, truffe, aggressioni, sfruttamento della prostituzione e altre azioni degne di un grande criminale, non può trattenerlo.<span id="more-732"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-737" title="Celebrate!" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/08/celebrate-150x150.jpg" alt="Celebrate!" width="150" height="150" />Manson esce di prigione e si ritrova nel bel mezzo della Summer of Love californiana, contornato da figli dei fiori. Non trova difficoltà a stabilirsi a San Francisco, nel quartiere di Haight Ashbury, a fare amicizia, capisce al volo che quel clima di “libertà” (non solo fisica) gli è congeniale. In carcere ha letto molto, studiato nuove discipline filosofiche e imparato a suonare la chitarra: ha composto addirittura alcune canzoni, niente di memorabile, che lui suona seduto sull’erba del Golden Gate Park. Non ha un fisico prestante: è alto 1 metro e 58, magro, con la schiena curva, capelli neri e lisci, dalla sua ha uno sguardo ipnotico e una grande parlantina, occhi e voce fanno subito breccia attraverso i cuori delle “figlie dei fiori” che restano incantate dal suo modo di fare: la sua prima vittima è una bibliotecaria di Berkeley. Manson, pochi giorni dopo averla conosciuta, si trasferisce a casa sua. Capisce subito che, se si ha un po’ di intraprendenza, all’interno di Haight Ashbury si può anche avere successo e fare qualche soldo. Così si muove moltissimo, tutte le sere presenta le sue tremende canzoni in un club diverso poi, sceso dal palco, incanta la gente (soprattutto donne) sulla sua filosofia, quella della “Big Family” che ha la stessa concezione della comune, soltanto che al primo punto c’è l’amore libero, al secondo la droga. Le ragazze aumentano: dopo la bibliotecaria, si unisce a lui una giovane appena scappata di casa, Lynn Gromme; poi Patricia Krenwinkle e persino una ex suora di Sacramento, Mary Ann, nella cui casa Manson stabilisce il suo quartier generale. A loro si aggiungono altre ragazze, quasi tutte scappate di casa in cerca di avventure e in poche settimane Manson gestisce un vero e proprio harem, con oltre un centinaio concubine (una nel 1968 lo rende anche padre di Valentine Michael Manson detto Pooh Beer) pochissimi gli uomini, che ruotano intorno alla Family. Le più fedeli sono Sandra Good detta Sandy, quando si unisce alla Family ha 21 anni, oggi vive a Corcoran, in California, a pochi chilometri dal carcere dov’è rinchiuso Manson, gestisce un sito internet, <em>Access Manson</em>, dove si possono trovare i pensieri, le opere, i testi delle canzoni e tutte le informazioni su Charlie; Catherine Share detta Gipsy quando lo incontra ha 24 anni, nel 1971 ha tenta di dirottare un aereo per chiedere la sua liberazione, viene arrestata e ora è in carcere pure lei; Ruth Anne Moorehouse detta Ouisch ha soltanto 14 anni quando entra a far parte della Family, è in carcere perché ha tentato di uccidere un testimone d’accusa al processo Manson. C’è poi Lynette Gromme, la vice di Charles, che nel 1975 tenta di uccidere il presidente degli Stati Uniti Gerald Ford. Ancora oggi è rinchiusa in un carcere di massima sicurezza ed è l’unica, insieme a Sandy Good, ad essere rimasta fedele a Manson. Tra gli uomini, nella Family hanno un ruolo rilevante Charles “Tex” Watson e Bobby Beausoleil, attore/cantante con forte inclinazione al satanismo, unito a Manson dalla grande passione per la musica, tanto che per un certo periodo fondano anche la band The Milky Way con l’intento di sfondare nel mondo del rock ad ogni costo.</p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-medium wp-image-744" title="ranch-1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/08/ranch-1-300x211.jpg" alt="ranch-1" width="300" height="211" />Nel 1968 Manson e le ragazze si stabiliscono definitivamente a Sud della California perché capisce che a San Francisco gli sta venendo a mancare lo spirito creativo, a circolare troppa eroina e, con eccessiva frequenza si registrano episodi di violenza con la polizia. Il quartier generale della <em>Family</em> si divide tra un vecchio ranch nell’entroterra di Los Angeles, il Barker’s Ranch nella Death Valley di proprietà di un vecchio cow-boy con gravi problemi alla vista che si è fatto incantare dalle lusinghe di Manson e delle sue girls (li ospita tutti gratis in cambio di un po’ di assistenza), e una villa al 14400 del Sunset Boulevard che apparteneva a Dennis Wilson, il “bello” dei Beach Boys, venuto in contatto con la Family per aver caricato due giovani e carine autostoppiste, Ella Jo Bailey e Patricia Krenwinkel, ragazze di Manson. Anche Wilson rimane folgorato da Charles, non tanto per la sua musica e le sue canzoni che gli fa ascoltare ininterrottamente per giorni e giorni nella speranza di una raccomandazione presso qualche discografico, quanto dal modo di essere, dalla sua filosofia e dal suo modo di pensare. Attraverso l’amicizia di Wilson, Manson frequenta sempre più party e viene a contatto con alcuni boss del mondo artistico di Los Angeles. Manson è molto invadente, per toglierselo di torno, Wilson lo gira al produttore dei Beach Boys, Terry Melcher che, dopo avergli fatto incidere un provino, gli promette che gli farà incidere un disco e cerca di convincere un impresario, Rudy Altobelli, a metterlo sotto contratto. Altobelli, che tra l’altro e proprietario di alcune ville a Bel Air, non ci pensa nemmeno; Melcher cerca quindi di metterci una pezza e propone al manager del gruppo, Gregg Jakobson, di far girare a Manson un documentario sulla Family, sulla loro vita, il loro look, ambientato nel ranch nella Death Valley. Anche il video si rivela disastroso. Dennis ha quindi un’idea: inserire una canzone di Manson nel prossimo album dei Beach Boys: gli altri componenti della band non vedono di buon occhio questa invasione, anche perché da tempo cercavano di convincere il compagno ad allontanarsi da Manson che consideravano più un approfittatore che un artista. La canzone inserita, viene ufficialmente accreditata a Dennis Wilson e profondamente rivista nel testo, è <em>Never Learn Not To Love</em> che viene inclusa nell’album <em>20/20</em> pubblicato nel 1969. Per la “collaborazione” i Beach Boys decidono di liquidare Manson, che non è accreditato come autore, con circa 100.000 dollari in contanti e una moto, ma gli chiedono anche di togliersi di torno e non farsi più vedere. Melcher, per chiarire le cose, provvede a far sgomberare la villa al 14400 di Sunset Boulevard.</p>
<p class="MsoNormal">Così sfrattata, la Family si rifugia nel ranch, ma Manson non si dà per vinto: incontra nuovamente Jakobson e gli fa capire che “o si è con me o contro di me” e, al termine della chiacchierata, lascia nelle mani dell’esterrefatto produttore un bossolo di pistola da recapitare a Dennis Wilson.</p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-735" title="sharontate1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/08/sharontate1-150x150.jpg" alt="sharontate1" width="150" height="150" /><strong>L’ossessione di Helter Skelter <span style="font-weight: normal;">Poi piomba a casa di Melcher, nella splendida villa di Bel Air, a Cielo Drive 10050: il produttore teme Manson e gli altri membri della Family: hanno un atteggiamento da invasati, sono troppo violenti, e per tenerseli buoni continua a promettere che presto gli farà incidere un disco tutto loro. Intanto offre la sua Jaguar e una carta di credito. Appena se ne vanno, Melcher e la compagna, l’attrice Candice Berger, decidono di abbandonare la villa, troppo isolata, e la subaffittano al regista Roman Polanski e alla sua giovane moglie, Sharon Tate. Manson e i suoi amici, pochi mesi dopo, tornano alla villa: scoprono che Melcher non abita più lì e vengono cacciati in malo modo proprio da Sharon Tate che li scambia per barboni.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal">La Family abbandonata e tradita da tutti, dopo aver annusato l’aria del jet-set torna a rifugiarsi nel ranch in mezzo al deserto. Ascolta in modo ossessivo il <em>White Album</em> dei <em>Beatles</em>, convinto che tra le righe del testo di <em>Helter Skelter</em> si celi un messaggio, l’invito a una guerra razziale che verrebbe vinta dalle popolazioni di colore con la completa estinzione della razza bianca. <em>Helter Skelter</em> può significare “alla rinfusa, confusione, scompiglio, precipitosamente, una cosa fatta all’improvviso”. In effetti i Beatles incisero quella canzone, un pezzo anomalo e fuori dallo stile dei Fab Four, in solo mezz’ora, una sera di agosto del 1968. I quattro erano parecchio eccitati: Ringo, al termine della registrazione, urla di avere le vesciche sulle mani per quanto ha picchiato alla batteria; George Harrison dà fuoco a un portacenere che si mette in testa a mo’ di cappello. C’è da aggiungere che in quell’epoca, di grandi cambiamenti sociali, i Beatles sono considerati dei veri e propri profeti, e così ogni loro canzone viene sezionata e studiata parola per parola nella convinzione di trovare chissà quale messaggio nascosto. Comunque, Paul McCartney, autore del testo di <em>Helter Skelter</em>, riferisce che la canzone fa riferimento a un enorme scivolo che si trova in un parco dei divertimenti appena fuori Londra. Manson però ci legge tutt’altro, nel testo trova spunti per la costruzione della sua tesi: ad esempio, nella frase «<em>Look out Helter Skelter, is coming down fast</em>» (<em>Attenzione, Helter Skelter sta arrivando giù velocemente</em>) si sottolinea la fine del mondo che sta arrivando, sotto forma di guerra tra i popoli. E la guerra, secondo Manson, è alle porte: tanto che ordina a tutti i ragazzi della <em>Family</em> di avere un’attrezzatura da militante <em>Helter Skelter</em>, che comprende abiti scuri, coltelli a serramanico, sacco a pelo. Mantenere la struttura della <em>Family</em> (macchine, droga, cibo), senza l’appoggio di Wilson e dell’<em>entourage</em> dei Beach Boys, comincia a costare parecchio e un giorno Manson viene a sapere che Gary Hinman, un insegnante di musica, che aveva simpatizzato con Bobby Beausoeil e altri membri della <em>Family</em>, nasconde in casa 20.000 dollari: decide che è giunto il momento di convincerlo di donarli alla sua causa. Non è chiarissimo cosa accade la sera del 25 luglio, l’unica certezza è che Gary Hinman viene ammazzato: vengono accusati dell’omicidio Beausoleil, che è subito arrestato, e, successivamente, Manson e Bruce Davis. Pochi giorni dopo Manson uccide un pusher di colore per una questione di pagamenti di droga. Vengono arrestate anche due sue fedelissime, Sandy e Mary, per uso di carte di credito false. L’organizzazione si sta sgretolando, Manson decide che è giunta l’ora dell’ <em>Helter Skelter</em> e la sera del 9 agosto riunisce Tex Watson e le sue “girls” più fidate, Susan Atkins, Patricia Katie Krenwinkel e Linda Kasabian. È molto agitato e, stranamente, di poche parole: «<em>C’è da fare un’azione dimostrativa a Bel Air. Fate tutto quello che vi dice Tex. Alla fine ricordate di lasciare un segno maligno…</em>». Congeda il gruppo. I quattro si vestono di nero e partono verso quella che, un tempo, era la villa di Terry Melcher, al 10050 di Cielo Drive.</p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-736" title="tate" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/08/tate-150x150.jpg" alt="tate" width="150" height="150" />Appena arrivati Tex taglia i fili elettrici per isolare la casa ed entra in giardino. Sul vialetto viene illuminato dai fari di un auto che sta per uscire. È Steve Parent, il custode della villa che lo riconosce e gli chiede: «<em>Cosa fai qui a quest’ora?</em>». Tex gli risponde con quattro pallottole nel corpo e fa segno alle ragazze di seguirlo. Entrano in casa e trovano Voiteck Frykowski, 32 anni, giovane sceneggiatore, e la sua compagna Abigail Folger di 25 anni; Sharon Tate, 26 anni, incinta, moglie del regista Roman Polanski e il suo ex fidanzato, Jay Sebring, parrucchiere di Hollywood. Vengono tutti radunati in salotto. Sebring tenta di ribellarsi e Tex gli spara a freddo uccidendolo; la Folger implora di essere lasciata libera e mostra il suo portafoglio, Tex ordina alla Krenwinkel di ucciderla e, nel frattempo corre in giardino dove tenta di scappare Frykowsli e gli spara alla schiena. Rimane solo Sharon Tate che, piangendo, chiede pietà per il suo bambino. Tex intima alla Atkins di ucciderla, ma lei sembra paralizzata; così come la Krenwinkel. Tex prende l’iniziativa e pugnala la Tate al cuore. A questo punto scatta come una molla e tutti si avventano sul corpo dell’attrice: alla fine gli inquirenti conteranno più di 160 coltellate. Prima di uscire dalla villa, Susan Atkins prende un asciugamano e lo intinge nel sangue di Sharon Tate, si avvicina alla porta d’ingresso e scrive «<em>Pig</em>», il maiale, secondo le teorie di Manson, è uno dei travestimenti del maligno.</p>
<p class="MsoNormal">La sera dopo si replica. Stessa formazione (con in più Lesile Van Houten e Manson che immobilizza le vittime personalmente), stessa strage. Nella villa, al 3301 di Waverly Drive, ci abitano Rosemary e Lino La Bianca, due onesti commercianti che vengono massacrati. Con il loro sangue, sui muri, è stato scritto: «Death to Pigs, Rise, Helter Skelter»; mentre, sulla pancia di Lino La Bianca, è stata incisa la parola «War» con un forchettone da forno.</p>
<p class="MsoNormal">La polizia non collega subito i due crimini e non sospetta lontanamente di Manson e della Family, tanto che pochi giorni dopo, il 16 di agosto, fanno irruzione nel Ranch e arrestano Manson e alcuni membri con l’accusa di furto d’auto per rilasciarli dopo neanche una settimana. Ma il 12 ottobre, dopo una lunga indagine, tornano al Ranch per arrestarli per le due carneficine, questa volta non escono. A incastrare definitivamente il “piccolo Charlie” è Linda Kasbian, l’unica pentita della Family che, al processo, si dissocia dal gruppo e diventa la testimone-chiave del procuratore distrettuale Vincent Bugliosi che accusa Manson e amici degli omicidi dell’8 e 9 agosto. Così si conclude la storia di uno squilibrato che, in un paio di anni, è riuscito a trasformare un gruppo di innocenti e pacifisti giovani hippie in sanguinari e spietati assassini.</p>
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		<title>A letto per la pace</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 10:25:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-587" title="lennonononowakowska-bedin1969" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/04/lennonononowakowska-bedin1969-150x150.jpg" alt="lennonononowakowska-bedin1969" width="150" height="150" />L’altra metà dei Beatles John Lennon, che assieme a McCartney è l’autore della stragrande maggioranza dei successi del quartetto di Liverpool, si trasferisce in America dopo la metà degli anni Sessanta e lì conosce una nuova vita professionale e privata. Incontra Yoko Ono, la sposa, si separa dai Beatles e comincia l’attività pacifista. Una delle performance più clamorose è l’episodio del bed-in attuato assieme a Yoko Ono all’Hotel Hilton di Amsterdam il 2 aprile del 1969: i due, che stanno trascorrendo la loro luna di miele, in segno di protesta contro ogni tipo di violenza nel mondo trascorrono a letto un’intera settimana facendosi riprendere da numerosi fotografi e conversando con i giornalisti internazionali di temi pacifisti, contro l&#8217;intervento militare in Vietnam da parte degli Stati Uniti. <span id="more-582"></span>Visto il successo, vogliono replicare la performance proprio negli States ma, all’ultimo momento, non gli viene dato il permesso. Allora ripiegano sul Canada e alloggiano per sette giorni al Queen Elizabeth Hotel di Montreal. Al termine dell’happening, chiamato <em>Bed-In</em>, registrano, nella stanza dell’albergo, quello che diventerà l’inno del movimento contro la guerra, <em>Give Peace a Chance</em>; così come <em>We Shall Overcome</em> era diventato quello del movimento per i diritti civili. E proprio a causa delle amicizie strette con i leader del movimento, come Abbie Hoffman, Jerry Rubin e Bob Seale, la Cia apre un dossier su di lui. Un messaggio &#8211; quello spedito grazie al <em>Bed-In</em> &#8211; che, secondo Yoko Ono, oggi 76 anni, non è mai invecchiato. «Facemmo il &#8220;Bed In&#8221; perché era un modo rivoluzionario di portare il messaggio ai giovani, era un modo di far capire che tutti potevano farlo, una maniera pacifica per mostrare la pace. Credo che i giovani oggi possano fare altrettanto». Mah&#8230; speriamo.</p>
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