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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Autonomia operaia</title>
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		<title>Autonomia alla sbarra</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-920" title="1274" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/1274-150x150.jpg" alt="1274" width="150" height="150" />Nell’autunno del 1978 a Padova, per dare voce all’area aggregatasi attorno ai <em>Collettivi Politici del Veneto per il Potere Operaio</em>, i Cpv, nasce il giornale <em>Autonomia</em>, la redazione è ospite nei locali di <em>Radio Sherwood</em>. Nello stesso periodo si salda un rapporto politico-organizzativo con collettivi autonomi milanesi e torinesi che editano il giornale <em>Rosso</em> che, proprio per palesare la ricerca di una nuova omogeneità della linea politica e editoriale, viene denominato <em>Rosso per il Potere Operaio.</em> Un anno dopo, il 7 aprile, il Procuratore della Repubblica di Padova, Pietro Calogero, incrimina diversi esponenti del gruppo extraparlamentare di <strong>Autonomia Operaia</strong>: è una retata in grande stile in cui cadono i leader del movimento come <em>Franco Piperno</em>, già leader di Potere Operaio romano; <em>Oreste Scalzone</em>, ex della segreteria nazionale di <strong>Potere Operaio</strong> e delegato, tra l’altro, alla responsabilità, del <em>lavoro illegale</em>; e <strong>Toni Negri</strong>, da tutti riconosciuto come l’ideologo del gruppo. <span id="more-919"></span>In risposta all’ondata di arresti nella notte tra il 29 ed il 30 aprile 1979 vengono compiuti una ventina di attentati contro caserme dei carabinieri del Veneto. Negri si trova al centro di una situazione controversa: le accuse mossegli sono di avere ispirato con i suoi scritti e discorsi l’azione sediziosa dell’Autonomia. Il leader si difende sostenendo di non avere mai commesso in prima persona azioni terroristiche o semplicemente illegali e di non potere rispondere di comportamenti di altre persone che sarebbero state influenzate dal suo pensiero. In difesa del professore veneto scende in campo Marco Pannella e tutto il Partito Radicale che contestano il fatto che un giudice possa perseguire reati di opinione. La battaglia politica si conclude con l’<em>elezione</em> di Toni Negri al Parlamento nelle liste radicali (candidato capolista in 4 circoscrizioni) e, pochi mesi dopo, la sua fuga in Francia per evitare l’arresto.</p>
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		<title>Processo al cantautore</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 10:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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<p class="MsoBodyText"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-579" title="de-greg-3" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/03/de-greg-3-150x150.gif" alt="de-greg-3" width="150" height="150" />Francesco De Gregori, dopo il successo di <em>Rimmel</em>, ha appena pubblicato <em>Bufalo Bill</em>, album che promuove con una tournée italiana. Il 2 aprile 1976, è la volta di <strong>Milano</strong>, al <strong>Palalido</strong>. I biglietti sono esauriti da giorni e pochi minuti prima dell’inizio del concerto, gli organizzatori decidono di far entrare gratis un migliaio di persone proprio nel momento stesso in cui si apprestavano a sfondare. Un gruppo di questi, che si definisce di Autonomia operaia, comincia ad accusare il cantante di speculare con le canzoni. Poco dopo salgono sul palco e, impadronitisi del microfono, leggono un comunicato contro l’arresto di un militante della sinistra extraparlamentare. <span id="more-578"></span>De Gregori riprende a cantare in un clima di tensione e termina l’esibizione poco prima delle 23. A questo punto gli autonomi prendono d’assedio il camerino e urlano «Esci a parlare con noi o sfasciamo tutto». De Gregori torna sul palco ormai gremito di persone e viene sottoposto a un vero e proprio processo politico: viene accusato di percepire cachet alti e di non destinarli alle lotte dei lavoratori. «Suona per i lavoratori, non ti mettere in tasca i soldi. Quanto hai preso stasera?» urlano. De Gregori risponde con un filo di voce: «Credo un milione e due…, ma poi c’è la Siae, i musicisti&#8230;». «Se sei un compagno lascia qui l’incasso». De Gregori, pallido, ammette: «Forse sono una vittima dell’industria&#8230;». Niente da fare: «Va a fare l’operaio e suona la sera a casa tua». All’una De Gregori raggiunge il camerino. È distrutto e dichiara: «Non canterò mai più in pubblico». </p>
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