Pier Paolo Pasolini nel 1972, intervistato da Dacia Maraini per L’Espresso, sosteneva che «In tv la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi di importanza minima, come per esempio informare del programmi della giornata; ed è costretta a farlo in un modo mostruoso, cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti. Oppure viene adoperata ancillarmente come “valletta” (del “maschio”). E non è nemmeno concepibile che a lei si affidi la lettura delle gravi e importanti notizie del giornale radio». Continua a leggere…
Verde, basso, capelli biondastri sempre spettinati, con la coda e le orecchie a punta. Forse anche un po’ sporco. Un mostro? No, è lo Scrondo, il primo personaggio che è riuscito a sfondare il muro del perbenismo televisivo. Nato a metà degli anni Ottanta dalle menti di Stefano Disegni e Massimo Caviglia come protagonista di un fotoromanzo per la rivista TuttiFrutti, Scrondo debutta in televisione vent’anni fa, nell’autunno del 1988 su Italia 1 in Matrioska, come co-conduttore a fianco di una splendida Moana Pozzi, trasmissione chiusa dopo una puntata dall’editore Silvio Berlusconi per i suoi contenuti giudicati volgari e, solo dopo la minaccia di dimissioni da parte dell’autore Antonio Ricci, ripresa poco dopo con il titolo di Araba Fenice. Un mostro e una pornostar, un’accoppiata perfetta, fortemente voluta da Ricci ma che fece venire i brividi sin da subito a Silvio Berlusconi. Continua a leggere…
