La prima voce del prog italiano

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica

Una voce armoniosa, potente ma delicata, presenza scenica garbata e, soprattutto, una carriera coerente: queste sono le caratteristiche di Jenny Sorrenti, una delle cantanti più dotate – e più snobbate dalla critica e dai mezzi di comunicazione – del panorama musicale italiano. Mezza gallese e mezza napoletana, sorella minore di Alan, è stata probabilmente la prima donna in Italia a scrivere e cantare canzoni d’avanguardia in ambito pop. Nei primi anni Settanta è la leader dei Saint Just, gruppo formato con Toni Verde alla batteria e Robert Fix al sax, con i quali incide due album (Saint Just, nel 1974, e La casa del lago, l’anno successivo), che sono tra i migliori esempi di progressive mediterraneo, originale e suggestivo nell’inedito uso della voce, nella struttura musicale essenzialmente acustica. Nei lunghi brani scorrono momenti magici, semplici notazioni, stati d’animo vissuti e comunicati attraverso una voce che diventa strumento, fragile e forte allo stesso tempo, duttile. Poi il gruppo si scioglie e Jenny sente l’esigenza di continuare da sola la sua avventura nel mondo musicale. Nel 1976 pubblica Suspiro, che ricalca in parte l’esperienze precedenti: infatti, anche questo è un lavoro di alta qualità musicale, che mescola folk celtico e mediterraneo a rock progressivo, dove collaborano, tra gli altri, un giovanissimo Pino Daniele, reclutato tramite un’inserzione sul giornale, Eugenio Bennato, Enzo Avitabile. Continua a leggere…

Una mattonella per telefono

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca

Il 1973 è un anno fondamentale per la telecomunicazioni: dopo anni di studi, milioni di dollari spesi in ricerche, centinaia di ingegneri impiegati nelle ricerche, viene finalmente effettuata la prima telefonata da un telefono (il diminutivo “ino” è, come vedremo, ancora azzardato) cellulare: è il 3 aprile quando Martin Cooper, ingegnere della Motorola, chiama da una strada di Manhattan, il suo diretto concorrente, il direttore di ricerca dei Bell Laboratories dell’AT&T. L’apparecchio che ha in mano è unico, si tratta infatti un prototipo di quello che verrà messo in commercio molti anni dopo. Pesa 1130 grammi, non ha il display e nemmeno altre funzioni se non quelle di parlare, ascoltare e comporre un numero; la batteria ha 35 minuti di autonomia e impiega più di dieci ore a ricaricarsi. Eppure, rispetto ai telefoni da automobile in voga in quel periodo, le dimensioni, il peso e il consumo energetico si sono notevolmente ridotti: questo salto tecnologico è reso possibile, tra l’altro, dalla diffusione dei transistor. Devono passare altri dieci anni di ricerche ed essere spesi altri milioni di dollari di investimento prima che la Motorola decida di fare il grande passo, quello cioè di mettere in commercio il DynaTac 8000x, il modello che apre definitivamente la strada verso i telefoni cellulari di largo consumo e che in Europa viene venduto solo dal 1986. Anche se un po’ più ridotto nelle dimensioni (è alto 25 cm) e dimagrito rispetto al prototipo (ora pesa poco meno di un chilo) l’apparecchio ha l’aspetto di una mattonella, permette conversazioni di circa 45/60 minuti a fronte di una carica di 10 ore e si possono fare soltanto due cose, telefonare e rispondere (gli SMS, infatti, nascono nel dicembre del 1992). Il prezzo? Uno sproposito: sfiora il milione di lire. La vita del DynaTac dura ben 7 anni, tantissimo se si pensa a quanto durano i modelli di oggi: nel 1989, infatti, Motorola lancia il MicroTac, uno dei modelli di maggior successo della telefonia mobile. Una curiosità: la società aveva previsto che alla fine del secolo ci sarebbero stati un milione di utenti nel mondo; in realtà già nel 2000, solo negli Stati Uniti, gli abbonati erano già 109 milioni.

Totocalcio, nascita e morte del sogno consumista

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Sport

È stata la compagna della domenica preferita dagli italiani: raramente baciata o accarezzata, quasi sempre strapazzata, insultata o fatta a pezzi. Ma tant’è, la settimana dopo si voleva ancora passare la domenica in sua compagnia. La schedina del Totocalcio ha accompagnato l’Italia e gli italiani alla rinascita, a sogni milionari: un azzardo innocuo che negli anni Cinquanta infiamma un popolo distrutto dalla guerra ma pronto a scommettere. Così, in pochi anni, la crescita del montepremi cresce rapidamente, quasi come l’industria, il reddito medio e le strade. Il Totocalcio diventa una sorta di emblema del miracolo economico di un Paese ferito a pronto a rialzarsi. È il 1946, l’anno del referendum “monarchia-repubblica”. L’Italia si lecca le ferite di una lunga guerra: circolano pochissime automobili, la maggior parte viaggia in treno, stipati in carrozze di terza classe, e non sono pochi quelli che non sanno se, a fine giornata, riescono a cenare. Senza quella povertà non si capirebbe l’imminente trionfo del nuovo gioco popolare creato da un giornalista, Massimo Della Pergola, aiutato da due suoi colleghi, Fabio Jegher e Geo Molo, inventano “la schedina Sisal”, concorso a premi legato al campionato di calcio che, tra mille difficoltà logistiche, si apprestava a ricominciare con la serie A divisa in due gironi, uno al Nord, l’altro al Sud. Continua a leggere…

Cento candeline per l’Alfa

Scritto da: luca  //  Categoria: Cronaca

È il 24 giugno del 1910 quando nasce L’Alfa (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili): la sede è a Milano e a guidarla sono un gruppo di imprenditori che rilevano la filiale italiana della francese Darracq. La prima vettura che esce dallo stabilimento al Portello, in zona Fiera, è la 24 HP: il motore, di 4084 cm3 di 42 CV, permette di superare i 100 chilometri l’ora, velocità notevole per l’epoca. La sportività, d’altra parte, è una caratteristica che accompagnerà, per cento anni, quasi tutti i modelli della casa del biscione. Pochi anni più tardi, con lo scoppio della guerra, l’azienda versa in gravi difficoltà economiche: a salvarla è l’ingegnere Nicola Romeo, che unisce il proprio nome al marchio. E la prima auto con lo stemma “Alfa Romeo” è del 1930: si chiama Torpedo che un giovane pilota, Enzo Ferrari (sì, proprio lui) porta al secondo posto alla Targa Florio.  Le corse sono state sempre una grande vetrina per l’Alfa  Romeo, tanto che negli anni Cinquanta, per lanciare la 1900 Sprint viene coniato lo slogan “la macchina da famiglia che vince le corse”.

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Gli Ottanta – L’Italia tra evasione e illusione

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Libri

La vedete questa cover a fianco? Bene, è il mio nuovo libro, sugli anni Ottanta, logico seguito dopo averne scritto uno sui Settanta. Si intitola Gli Ottanta, l’Italia tra evasione e illusione, anche questo è pubblicato da Bevivino Editore. Tra le pagine è riportata la cronaca, i fatti, le mode degli anni Ottanta. Un decennio complesso, per l’Italia, difficile e indecifrabile, vissuto dalla prima generazione post-ideologica; dove la leggerezza si contrappone alla pesantezza dei Settanta, dove l’evasione e il non-sense si sostituiscono all’impegno e alle ideologie. La cultura diventa usa e getta, si viaggia di più e si è convinti di essere moderni e cosmopoliti: in realtà si è un po’ naif, provinciali che imitano lo yuppismo americano. E poi i giovani: una generazione educata a colpi di telefilm, di musica d’evasione, che non si ribella più ma, anzi, sembra perfettamente allineata al sistema. All’invasione britannica di dark e metallari, l’Italia risponde con il Paninaro nostrano, teenager che ha come obiettivo il benessere a tutti i costi. Chi è nato in quegli anni non ha fatto la guerra, non ha partecipato a scontri di piazza, non ha vissuto il terrorismo, né votato per il referendum sull’aborto. Ma ha dovuto ben presto scontrarsi con il falso mito della leggerezza. Della prefazione scritta da  Claudio Cecchetto, uomo “Anni Ottanta” per eccellenza, si legge: «Ai posti di comando arrivavano i trentenni, facce nuove che occupavano i vertici nelle radio, nelle televisioni, nelle agenzie di pubblicità, nella moda (nella politica no perché di quella, allora, non fregava niente a nessuno). E l’Italia, guidata finalmente dai giovani si toglieva l’abito grigio per indossarne uno più colorato, più internazionale, magari scimmiottando un po’ gli inglesi e americani, ma sicuramente adottando un proprio e ben definito stile. L’Italia cambiava, e lo faceva divertendosi». Se devo essere sincero, a me gli anni Ottanta non sono mai piaciuti, ho sempre preferito di gran lunga il decennio precedente, i Settanta, nonostante la sua violenza e la sua pesantezza. Eppure, dopo ricerche e studi, devo ammettere che anche gli Ottanta hanno avuto, come si dice, “il loro perché”; non sono anni da buttare, anzi!. Leggere – il libro –  per credere.

Sanremo, da sessant’anni specchio d’Italia

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica, Spettacoli

Sanremo è il “grande evento” necessario e prestigioso, che riassume le trasformazioni del nostro Paese, le sue inerzie, le sue sedimentazioni culturali, sociali e politiche. In Italia la musica leggera è un bene di consumo popolare che, come pochi altri, riflette l’immagine che una società vuol dare di sé. E per questo motivo che il Festival si è trasformato rapidamente nello ” specchio dell’Italia”. Ogni anno dal suo palcoscenico si capisce lo stato del Paese, sotto tutti i punti di vista: sociale, politico, economico. Le coordinate le offrono le canzoni, i presentatori, le vallette, gli ospiti, l’arredamento, i vestiti. Tutto. Continua a leggere…

La contestazione in Hit Parade

Scritto da: luca  //  Categoria: Cronaca, Musica, Politica

lanuevacanÈ passato alla storia come gruppo ‘politico’, ma – in origine – è un gruppo di musica ‘popolare’ che, per caso, si trova in tournée in Italia l’11 settembre del 1973, il giorno del colpo di Stato in Cile per opera di Augusto Pinochet. Da allora gli Inti Illimani (www.inti-illimani.cl), gruppo acustico di musica andina con una formazione che varia tra i 6 e i 9 elementi, hanno fatto soltanto quello che molti cileni hanno fatto di fronte alla dittatura: combatterla. Impossibile, però, non identificarli con il brano El pueblo unido jamàs serà vencido, (http://www.youtube.com/watch?v=NwiML8pCB7E) canzone bandiera e simbolo di una stagione politica, non solo cilena, composta nel 1970 da Sergio Ortega, musicista cileno del gruppo musicale Quilapayùn. La frase «El pueblo unido jamàs serà vencido» prima di diventare il ritornello di una canzone, era uno slogan che si gridava per le strade di Santiago durante i tre anni di presidenza di Salvador Allende e, dopo il golpe che portò al potere i militari guidati da Pinochet, s’è trasformata in uno slogan-simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia nel Cile e nel resto del mondo. Continua a leggere…

Musica tra svolte e trasformismi/3

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica, Spettacoli

ALBERTO CAMERINIAlberto Camerini Brasiliano d’origine, dopo aver collaborato nei dischi di Eugenio Finardi e Claudio Rocchi (ha un’abilità a suonare la chitarra fuori dalla norma) nel 1976 incide, per l’etichetta Cramps di Gianni Sassi, Cenerentola e il pane quotidiano. Nel 1978 esce Comici cosmetici, il suo lavoro migliore caratterizzato da ironia e creatività che riescono a fondersi nella politica e nell’impegno. All’inizio degli anni Ottanta Camerini lascia la Cramps, firma per la CBS e si affida alle cure “elettroniche” di Roberto Colombo che crea il personaggio dell’arlecchino robotico. Nei lavori successivi le ballate sudamericane degli inizi lasciano il posto a ritmi ska e reggae elettronici: scala le classifiche con Serenella, Skatenati, Sintonizzati con me, Rock’n’roll robot, e si aggiudica Dischi d’oro. Continua a leggere…

Musica tra svolte e trasformismi/2

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica, Spettacoli

franco_battiato361Franco Battiato – Studioso di musica classica elettronica, incide i primi dischi negli anni Settanta per la Bla Bla, etichetta sperimentale. Fetus, Pollution, Sulle corde di Aries, Clic, tutti lavori complessi di musica d’avanguardia. Nel 1977, con l’album L’Egitto prima delle sabbie vince il premio Stockhausen quel miglior composizione al pianoforte. Poi, coadiuvato dal maestro di violino Giusto Pio e dal manager discografico Angelo Carrara, decide di approdare alla forma canzone. Continua a leggere…

Musica tra svolte e trasformismi/1

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica

lucio_battistiLucio Battisti Alla fine degli anni Settanta Lucio Battisti è un monumento della canzone italiana: quasi tutti i suoi album hanno raggiunto la vetta della classifica e alcune sue canzoni sono considerate dei capolavori. Ma l’inossidabile sodalizio con Mogol, che ha garantito per quasi vent’anni una proficuità inimmaginabile, inizia a scricchiolare: Battisti è sempre più convinto di intraprendere nuove strade e ricercare nuove soluzioni creative. Il suo amore per la musica anglo-americana, cresce a dismisura; il successo, i soldi, il dominio delle hit-parade, non bastano più. Sente il bisogno di espandere ulteriormente i confini della propria arte, di entrare in contatto con altri universi musicali. Continua a leggere…