La prima voce del prog italiano
Scritto da: luca // Categoria: Musica
Una voce armoniosa, potente ma delicata, presenza scenica garbata e, soprattutto, una carriera coerente: queste sono le caratteristiche di Jenny Sorrenti, una delle cantanti più dotate – e più snobbate dalla critica e dai mezzi di comunicazione – del panorama musicale italiano. Mezza gallese e mezza napoletana, sorella minore di Alan, è stata probabilmente la prima donna in Italia a scrivere e cantare canzoni d’avanguardia in ambito pop. Nei primi anni Settanta è la leader dei Saint Just, gruppo formato con Toni Verde alla batteria e Robert Fix al sax, con i quali incide due album (Saint Just, nel 1974, e La casa del lago, l’anno successivo), che sono tra i migliori esempi di progressive mediterraneo, originale e suggestivo nell’inedito uso della voce, nella struttura musicale essenzialmente acustica. Nei lunghi brani scorrono momenti magici, semplici notazioni, stati d’animo vissuti e comunicati attraverso una voce che diventa strumento, fragile e forte allo stesso tempo, duttile. Poi il gruppo si scioglie e Jenny sente l’esigenza di continuare da sola la sua avventura nel mondo musicale. Nel 1976 pubblica Suspiro, che ricalca in parte l’esperienze precedenti: infatti, anche questo è un lavoro di alta qualità musicale, che mescola folk celtico e mediterraneo a rock progressivo, dove collaborano, tra gli altri, un giovanissimo Pino Daniele, reclutato tramite un’inserzione sul giornale, Eugenio Bennato, Enzo Avitabile. Continua a leggere…





È passato alla storia come gruppo ‘politico’, ma – in origine – è un gruppo di musica ‘popolare’ che, per caso, si trova in tournée in Italia l’11 settembre del 1973, il giorno del colpo di Stato in Cile per opera di Augusto Pinochet. Da allora gli Inti Illimani (
Alberto Camerini Brasiliano d’origine, dopo aver collaborato nei dischi di Eugenio Finardi e Claudio Rocchi (ha un’abilità a suonare la chitarra fuori dalla norma) nel 1976 incide, per l’etichetta Cramps di Gianni Sassi, Cenerentola e il pane quotidiano. Nel 1978 esce Comici cosmetici, il suo lavoro migliore caratterizzato da ironia e creatività che riescono a fondersi nella politica e nell’impegno. All’inizio degli anni Ottanta Camerini lascia la Cramps, firma per la CBS e si affida alle cure “elettroniche” di Roberto Colombo che crea il personaggio dell’arlecchino robotico. Nei lavori successivi le ballate sudamericane degli inizi lasciano il posto a ritmi ska e reggae elettronici: scala le classifiche con Serenella, Skatenati, Sintonizzati con me, Rock’n’roll robot, e si aggiudica Dischi d’oro.
Franco Battiato – Studioso di musica classica elettronica, incide i primi dischi negli anni Settanta per la Bla Bla, etichetta sperimentale. Fetus, Pollution, Sulle corde di Aries, Clic, tutti lavori complessi di musica d’avanguardia. Nel 1977, con l’album L’Egitto prima delle sabbie vince il premio Stockhausen quel miglior composizione al pianoforte. Poi, coadiuvato dal maestro di violino Giusto Pio e dal manager discografico Angelo Carrara, decide di approdare alla forma canzone.
Lucio Battisti Alla fine degli anni Settanta Lucio Battisti è un monumento della canzone italiana: quasi tutti i suoi album hanno raggiunto la vetta della classifica e alcune sue canzoni sono considerate dei capolavori. Ma l’inossidabile sodalizio con Mogol, che ha garantito per quasi vent’anni una proficuità inimmaginabile, inizia a scricchiolare: Battisti è sempre più convinto di intraprendere nuove strade e ricercare nuove soluzioni creative. Il suo amore per la musica anglo-americana, cresce a dismisura; il successo, i soldi, il dominio delle hit-parade, non bastano più. Sente il bisogno di espandere ulteriormente i confini della propria arte, di entrare in contatto con altri universi musicali.