Milano, primi anni Sessanta, siamo in pieno boom economico e nella città meneghina si riversano tutti i giorni migliaia di pendolari. Angela Giussani, osservando il fiume di persone che scende dal treno, ha un’illuminazione: creare una lettura leggera e allo stesso tempo avvincente, capace di distrarre e intrattenere. Da subito, in quest’avventura, Angela chiama anche l’inseparabile sorella Luciana. Insieme danno vita a quella che diventerà un’icona pop internazionale: Diabolik, il ladro più attraente del fumetto italiano, il primo numero esce il primo novembre 1962, s’intitola Il re del terrore. Contemporaneamente nasce il “formato Diabolik” (12 x 17 cm), poi ripreso da molte altre pubblicazioni del genere: un formato tascabile che contribuisce al successo nel tempo del personaggio. Per capire i gusti dei suoi potenziali clienti, Angela fa prima un’indagine di mercato da cui scaturisce che molti in viaggio leggono romanzi gialli, anche se tradizione vuole che l’intuizione arriva grazie a un libro trovato abbandonato in treno, un romanzo di Fantomas. Continua a leggere…
Gli immortali/2
Scritto da: luca // Categoria: CostumeEcco un nuovo elenco di prodotti di uso comune resistenti alle mode, che hanno confitto il passare del tempo e fanno rivivere emozioni e ricordi.
Bacio Perugina Il bacio più famoso, e gustoso, del nostro Paese, da quasi un secolo fa cadere in tentazione gli italiani, è nato da una storia d’amore travagliata tra Luisa, moglie del proprietario della Perugina (allora piccola azienda dolciaria) e il giovane Giovanni, figlio della famiglia Buitoni, di 14 anni più giovane di lei. Un legame celebrato dall’invenzione di Luisa del cioccolatino tondeggiante, farcito con gianduia, granella e nocciola che Giovanni, in onore della donna amata, battezza semplicemente “Bacio Perugina”. Sempre Giovanni chiama il pittore Seneca per disegnare la scatola: l’artista rielabora l’immagine de “Il bacio”, quadro di Francesco Hayez, su sfondo blu e ha l’intuizione di inserire in ciascuna confezione del cioccolatino, il bigliettino con le frasi d’amore. E forse anche a questi che il Bacio Perugina è passato indenne attraverso la storia. Continua a leggere…
Manzi, maestro di un milione di italiani
Scritto da: luca // Categoria: Cronaca
Il maestro elementare Alberto Manzi è stato una delle personalità più originali della pedagogia italiana contemporanea, il primo che ha saputo usare il mezzo televisivo per il sociale. Manzi ha infatti contribuito all’alfabetizzazione del Paese alla soglia del boom economico grazie a “Non è mai troppo tardi”, trasmissione televisiva dedicata ad adulti analfabeti, in onda sul primo canale (l’unico della Rai fino al 4 novembre 1961, quando inizia a trasmettere il secondo) dal 1959 al 1968 da lunedì al venerdì, nella fascia pre-serale, intorno alle 19. I segreti del successo di Manzi, signore garbato che si presenta in giacca e cravatta impugnando un gessetto con alle spalle una lavagna, sono il linguaggio, semplice colorito e mai pedante; e la struttura delle lezioni, a metà strada tra contenuto didattico e intrattenimento, facendo ricorso a scenette, brevi documentari, ospiti. Continua a leggere…
Quella che oggi chiamano, in maniera dispregiativa, “fotografia scandalistica”, intorno alla fine degli anni Cinquanta, era “fotografia d’assalto”. In quel periodo, per la prima volta, personaggi dello spettacolo (solo del cinema, quelli della tv non sono considerati) e vip (teste coronate e nobili borghesi, nessun politico) vengono immortalati contro la loro volontà, in pose tutt’altro che “studiate”, con visi ed espressioni che rivelavano la vera identità – e, soprattutto la “vera” bellezza – del personaggio. Una cosa, però, va subito precisata: che invece di banali baci, effusioni, seni gonfi e lifting cadente come accade oggi sempre più spesso, le immagini scattate in quegli anni, soprattutto a Roma durante le “notti movimentate” in via Veneto, sono veri e propri reportage sociali sulla vita notturna. A Riccione, nei locali di Villa Mussolini in viale Milano, è stata allestita Gli anni della Dolce Vita, mostra fotografica che, a cinquant’anni dall’uscita del capolavoro di Federico Fellini, rende omaggio al film e allo stesso tempo, grazie al supporto di oltre 150 istantanee, ricostruisce quel clima e quelle sensazioni particolari che regnavano nella capitale alla fine degli anni Cinquanta, quegli gli stessi luoghi e sensazioni che servirono di ispirazione al regista riminese.
Totocalcio, nascita e morte del sogno consumista
Scritto da: luca // Categoria: Costume, Cronaca, Sport
È stata la compagna della domenica preferita dagli italiani: raramente baciata o accarezzata, quasi sempre strapazzata, insultata o fatta a pezzi. Ma tant’è, la settimana dopo si voleva ancora passare la domenica in sua compagnia. La schedina del Totocalcio ha accompagnato l’Italia e gli italiani alla rinascita, a sogni milionari: un azzardo innocuo che negli anni Cinquanta infiamma un popolo distrutto dalla guerra ma pronto a scommettere. Così, in pochi anni, la crescita del montepremi cresce rapidamente, quasi come l’industria, il reddito medio e le strade. Il Totocalcio diventa una sorta di emblema del miracolo economico di un Paese ferito a pronto a rialzarsi. È il 1946, l’anno del referendum “monarchia-repubblica”. L’Italia si lecca le ferite di una lunga guerra: circolano pochissime automobili, la maggior parte viaggia in treno, stipati in carrozze di terza classe, e non sono pochi quelli che non sanno se, a fine giornata, riescono a cenare. Senza quella povertà non si capirebbe l’imminente trionfo del nuovo gioco popolare creato da un giornalista, Massimo Della Pergola, aiutato da due suoi colleghi, Fabio Jegher e Geo Molo, inventano “la schedina Sisal”, concorso a premi legato al campionato di calcio che, tra mille difficoltà logistiche, si apprestava a ricominciare con la serie A divisa in due gironi, uno al Nord, l’altro al Sud. Continua a leggere…
Il 29 maggio del 1969 è una data storica per la canzone: viene pubblicato Je t’aime… moi non plus, brano scritto da Serge Gainsbourg e cantato assieme alla sua compagna Jane Birkin. Da quel giorno – spiazzando la cultura degli struggimenti da cuore infranto e il senso cattolico del peccato – il coito, non più alluso o metaforizzato, fa il suo esordio discografico; prima di allora la musica non ha mai parlato esplicitamente di sesso. Ma non solo: anche la donna, finalmente, reclama la sua parte di piacere. La canzone ha suscitato parecchio scandalo – e altrettanto successo – grazie ai gemiti della Birkin, a commento del testo abbastanza esplicito che alterna parole d’amore e descrizione di corpi nudi nel bel mezzo di un rapporto: solo in Italia vengono venduti 37 milioni di 45 giri, che sarebbero stati molti di più se il disco non fosse stato sequestrato appena tre mesi dopo la sua uscita. La musica è malinconica e romantica, con un sinuoso, avvolgente e orecchiabilissimo riff d’organo che lascia a mano a mano il campo alle due voci: che all’inizio cantano e recitano affettuosità e dichiarazioni di amore, ma poi prendono sopravvento gemiti, sospiri ritmati fino all’orgasmo finale, con lui che intima con voce calda e roca «Viens…». Fu probabilmente questo a turbare il sonno dei censori. Ma nelle feste casalinghe dei sedicenni di allora, finiva sempre per saltare fuori il 45 giri proibito, magari sottratto alla discoteca d’un fratello maggiore e messo sul giradischi. Continua a leggere…
Un’invenzione da nome difficile, polipropilene, diventa simbolo di un’Italia in movimento: sospesa tra la povertà del passato e la voglia di futuro. È l’11 marzo del 1954 quando Giulio Natta, futuro premio Nobel per la chimica (nel 1963) scrive sulla sua agenda: «Fatto il polipropilene». Il nuovo prodotto, che in seguito sarebbe stato chiamato Moplen, serve a fare di tutto: stoviglie, componenti per le auto, bacinelle per l’acquaio, giocattoli, divertente, tanto che a fare da testimoniale è stato scelto un comico: Gino Bramieri. E, soprattutto, colora la vita degli italiani in quelli che sono stati chiamati, grazie appunto a questa invenzione, gli “anni di plastica”. Anni importanti, in cui cominciano le trasmissioni televisive, si modificano anche ruoli tradizionalmente immutabili, come il lavoro delle donne, nasceva il weekend e, per la prima e unica volta (se si esclude l’Olivetti) grazie al Moplen l’Italia è all’avanguardia mondiale in una tecnologia innovativa. Continua a leggere…
Cento candeline per l’Alfa
Scritto da: luca // Categoria: Cronaca
È il 24 giugno del 1910 quando nasce L’Alfa (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili): la sede è a Milano e a guidarla sono un gruppo di imprenditori che rilevano la filiale italiana della francese Darracq. La prima vettura che esce dallo stabilimento al Portello, in zona Fiera, è la 24 HP: il motore, di 4084 cm3 di 42 CV, permette di superare i 100 chilometri l’ora, velocità notevole per l’epoca. La sportività, d’altra parte, è una caratteristica che accompagnerà, per cento anni, quasi tutti i modelli della casa del biscione. Pochi anni più tardi, con lo scoppio della guerra, l’azienda versa in gravi difficoltà economiche: a salvarla è l’ingegnere Nicola Romeo, che unisce il proprio nome al marchio. E la prima auto con lo stemma “Alfa Romeo” è del 1930: si chiama Torpedo che un giovane pilota, Enzo Ferrari (sì, proprio lui) porta al secondo posto alla Targa Florio. Le corse sono state sempre una grande vetrina per l’Alfa Romeo, tanto che negli anni Cinquanta, per lanciare la 1900 Sprint viene coniato lo slogan “la macchina da famiglia che vince le corse”.
Quell’estate a seno nudo
Scritto da: luca // Categoria: Costume
In spiaggia, la prima pancia nuda di una donna appare nel 1940: il costume si chiama Self Ra: è un pantaloncino accompagnato da un super-reggiseno che “tira su” e copre le forme con “poco scandalo”. Negli anni Cinquanta scompare l’effetto pantaloncino: si abbassa la mutandina e il reggiseno si scolla di più. Nel 1960 è Raquel Welch a fare scalpore: la mutandina si riduce ancora di più (ai fianchi solo una stringa) e i due seni sono coperti da semplici coppe, unite anche loro da una stringa. Manca poco al gran salto. Il Paese che ha scoperto per la prima volta il seno femminile è forse il più puritano di tutti. È il 3 giugno del 1965 quando una bionda modella americana diciannovenne, Toni Lee Shelley, si presenta su una spiaggia del Michigan vicino a Chicago, indossando sotto l’accappatoio un costume nero ascellare privo del reggiseno, sostenuto da due bretelline filiformi: il costume è opera dello stilista californiano Rudi Gernreich. Quando esce dall’acqua trova non solo una frotta di fotografi, ma anche due agenti (nella foto dell’arresto) che l’accusano per atti osceni in luogo pubblico. Da sottolineare il fatto che le foto del modello di costume dello stilista Gernreich, vennero rifiutate pochi giorni prima dal settimanale Life: «Il nostro è un giornale per famiglie, mica pornografico!» disse il direttore dell’epoca. Poi è la volta di Jane Fonda che nel 1966 ostenta un topless disinvolto in un bagno in piscina nella sua villa, e da allora tutto è cambiato. Continua a leggere…
Sanremo, da sessant’anni specchio d’Italia
Scritto da: luca // Categoria: Costume, Musica, Spettacoli
Sanremo è il “grande evento” necessario e prestigioso, che riassume le trasformazioni del nostro Paese, le sue inerzie, le sue sedimentazioni culturali, sociali e politiche. In Italia la musica leggera è un bene di consumo popolare che, come pochi altri, riflette l’immagine che una società vuol dare di sé. E per questo motivo che il Festival si è trasformato rapidamente nello ” specchio dell’Italia”. Ogni anno dal suo palcoscenico si capisce lo stato del Paese, sotto tutti i punti di vista: sociale, politico, economico. Le coordinate le offrono le canzoni, i presentatori, le vallette, gli ospiti, l’arredamento, i vestiti. Tutto. Continua a leggere…
