Pirelli, mito da appendere e collezionare

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Media, Spettacoli

Può un semplice calendario rappresentare un fenomeno culturale e di costume che segna la vita del Paese? Sì, se il calendario in questione è quello della Pirelli, “The Cal”, come viene chiamato in tutto il mondo. Dal 1964, anno in cui è stato pubblicato per la prima volta, il calendario si è lentamente trasformato in un oggetto di culto, dovuto anche al fatto che è stampato in edizione limitata (poco più di ventimila copie) e non viene venduto, ma  ma regalato, direttamente dall’azienda, a un pubblico selezionato di clienti e Vip. Quello del 2012 è il primo realizzato da un fotografo italiano, Mario Sorrenti. Protagoniste della trentanovesima edizione dodici top model, tra queste Kate Moss, Milla Jovovich e la nostra Margareth Madè. Da oltre quarant’anni The Cal è una testimonianza storica dell’evoluzione del gusto, della moda e del costume della società contemporanea perché, sin dalla prima edizione, non è mai stato un calendario qualsiasi, ma un prodotto particolare, caratterizzato da immagini di fascino, nudi artistici, simboli estetici e icone femminili entrate a far parte dell’immaginario collettivo. Inoltre, lavorare per il calendario Pirelli, sia per le modelle sia per i fotografi, diventa un segno di distinzione. Sfogliando i mesi delle trentotto edizioni sin qui realizzate, ci s’imbatte in splendide immagini e altrettante splendide donne, gli unici ingredienti che hanno reso The Cal esclusivo e inimitabile, trasformandolo da semplice iniziativa pubblicitaria a status symbol, a icona della bellezza, uno specchio dei tempi che ha avuto sempre la capacità di intuire – con un anno d’anticipo – la tendenza dell’anno successivo.  Continua a leggere…

Sessant’anni di storia nei clic dell’Ansa

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca

 “Il lavoro più duro non è stato l’allestimento, ma la scelta delle immagini. Erano tantissime” confessa un collega che ha partecipato all’organizzazione della mostra. E non si può che dargli ragione: dal 1945, anno in cui Giuseppe Liverani, Primo Parrini e Amerigo Terenzi fondano l’agenzia Ansa (sulle ceneri dell’Agenzia Stefani, ormai marchiata dal fascismo) le foto in archivio sono oltre 4 milioni e mezzo. Un archivio che ogni giorno cresce di circa 200 nuove immagini, tante sono le foto che l’Ansa lancia in rete quotidianamente. E’ facile perciò immaginare che lavoro immane dev’essere stato estrarre gli scatti per la mostra “Fotografiamoci: 60 anni di vita italiana nelle immagini dell’Ansa”, allestita al Vittoriano a Roma. La mostra, una sorta di libro di storia illustrato, racconta la vita italiana dal Dopoguerra ad oggi, grazie alle immagini che la più grande agenzia del Paese ha trasmesso alle redazioni, documentando il vorticoso cambiamento dell’Italia tra cronaca, politica, costume, spettacolo, sport. Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (3a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica, Spettacoli

Il fenomeno dei cantautori continuò a diffondersi coinvolgendo nuove generazioni di musicisti  negli anni Settanta, un decennio di contraddizioni per la canzone italiana. In piena rivoluzione femminista hanno un successo incredibile Ti amo di Umberto Tozzi (che canta «fammi abbracciare una donna che stira cantando») e Tanta voglia di lei dei Pooh, storia di un tradimento dove protagonista, pentitosi della scappatella, decide di tornare dalla sua amata « … mi dispiace di svegliarti, forse un uomo non sarò, ma a un tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andrò … », anche se, in parte, le donne furono “vendicate” da Claudia Mori che, in Buonasera dottore, fa la parte dell’amante in una telefonata al suo uomo che cerca di non destare sospetti in un’epoca senza cellulari e sms. Erano gli anni di Piombo, dove Eugenio Finardi inneggiò alla Musica ribelle «che ti entra nelle ossa, che ti entra nella pelle»; gli Area  avvertivano che «il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia» (Gioia e rivoluzione); Fabrizio De Andrè ricordava che si poteva «morire per delle idee, ma di morte lenta»; per Gianfranco Manfredi la gioia era « nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini, nell’incendio di Milano, nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi» (Ma chi ha detto che non c’è) e, allo stesso tempo Claudio Baglioni stava «accoccolato ad ascoltare il mare» (E tu); Angelo Branduardi raccontava che «alla fiera dell’est un topolino mio padre comprò» e Riccardo Cocciante chiedeva a una donna «e adesso spogliati come sai fare tu» (Bella senz’anima). E, per la buona pace delle femministe, nel 1978 Viola Valentino dichiarò «Comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile». Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (2a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Musica, Politica, Spettacoli

Alla fine della seconda guerra mondiale si diffusero rapidamente tutte le mode musicali di origine straniera ostacolate negli anni precedenti dal regime. Per contrastare questa tendenza, e favorire il ritorno alla canzone melodica all’italiana, nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, annunciato come “una nuova iniziativa volta a valorizzare la canzone italiana”. I venti brani in gara raccontano un’Italia del tutto ripiegata nel privato: dodici trattano storie o temi d’amore e magnificano bellezze paesaggistiche; tre sono incentrati sulla nostalgia del passato o sulla critica dei tempi moderni; due raccontano favole per bambini. Nulla di nuovo, dunque, tanto che dopo il Festival il Radiocorriere titolerà: «Il mondo cambia, le canzoni no». Continua a leggere…

Graziella, e la bici cambiò per sempre

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume

E’ il 1964, in pieno boom economico, e la bicicletta sta assumendo un’immagine diversa da quella di mezzo di trasporto per la classe operaia. A maggio la Carnielli presenta un modello che fa cambiare radicalmente la concezione della bici, destinato a rivoluzionare il mondo delle due ruote: la bicicletta pieghevole. Il progetto, di Rinaldo Donzelli, viene battezzato Graziella, facendo così subito intendere a chi è destinato. Appoggiata da un’intelligente campagna pubblicitaria, la Graziella incontra immediatamente i favori di una larga fascia di clienti per quella sua immagine raffinata, favorita anche dalla musicalità del suo nome gentile ed armonioso. Carta vincente della Graziella è  la sua straordinaria praticità: grazie al telaio pieghevole – possibile per via di una cerniera centrale – l’assenza della canna orizzontale, le ruote piccole, la sella e il manubrio sfilabili con la massima facilità, si può trasportare e caricare nell’abitacolo di un’utilitaria di piccole dimensioni. Queste caratteristiche identificano la Graziella come nuovo simbolo di libertà e di anticonformismo. Sulla scia di questo strepitoso successo nacquero ben presto agguerrite rivali della Graziella, che ne riproponevano la linea in chiave più essenziale e ad un prezzo decisamente inferiore: Atala, Legnano, Girardengo, Olmo,  Bianchi e innumerevoli marche meno note invadono  rapidamente il mercato contribuendo a far familiarizzare la gente con questo nuovo modello di due ruote. Continua a leggere…

Due pezzi di storia

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Spettacoli

Ha più di sessant’anni, ma non li dimostra affatto. Anzi, è più in forma che mai, riempie le vetrine ed è sempre sotto i riflettori. Il costume dello scandalo, che deve il suo nome ad un atollo, quello di Bikini tristemente famoso grazie agli americani che nel 1946 l’avevano scelto per compiere del test atomici, è stato “inventato” non da uno stilista, ma da un ingegnere francese, Louis Réard, disegnatore di automobili. Réard, dopo il lavoro in ufficio, aiutava la madre, sarta che confezionava biancheria intima. Ed ecco che, un bel giorno, ha pensato di “trasformare” mutande e reggiseno in un costume da bagno. Il bikini, negli anni Quaranta, era però considerato troppo osé, tanto che Réard per parecchio tempo non riuscì a trovare una modella disposta a indossarlo; e così gli venne un’altra idea geniale: farlo indossare da una spogliarellista che lo esibì, per la prima volta, nella famosa piscina Deligny, nel cuore di Parigi. I fotografi accorsi scattarono migliaia di foto che, in un batti baleno, fecero il giro del mondo, sollevando curiosità e le accuse della Chiesa. In Italia, e in altri paesi cattolici, il costume venne messo al bando: a sdoganarlo e farlo entrare nel mercato di massa ci pensarono, agli inizio degli anni Sessanta, Brigitte Bardot, che lo esibì nel film “E Dio creò la donna” e sulle spiagge di Saint Tropez., e Ursula Andress in 007 Licenza di uccidere.

 

Nivea, la crema democratica

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume

Il segreto della sua longevità? Forse l’essere stata democratica, sempre e comunque, sin dalla sua nascita, nel 1911. Una mattina di quell’anno, il dottor Oscar Troplowitz (proprietario della Beiersdorf), Paul Gerson dermatologo, e Isaac Lifschutz, chimico, mettono a punto la formula di quella che doveva diventare, ed è diventata, la crema per tutti, la Nivea, chiamata così perché bianca come la neve (dall’aggettivo latino niveus/nivea/niveum), diventata famosa al pubblico anche grazie all’inconfondibile confezione rotonda di alluminio blu. La Nivea con sua confezione lineare e rigorosa, quasi minimalista, disegnata all’epoca per distinguersi ai decori e agli ornamenti dell’Art Nouveau, è passata indenne tra guerre mondiali, cambiamenti sociali e culturali e- nonostante abbia cent¹anni -sprigiona ancora il suo fascino elegante, da gusto rétro. Continua a leggere…

Barbie, e la bambola non sarà più la stessa

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca

È il 1959 e Ruth Handler, che pochi anni prima aprì un’azienda di cornici per quadri assieme al marito, si accorge che i giocattoli non rispecchiano la realtà che circonda il bambino. I trenini di legno non assomigliano a quelli veri, gli orsacchiotti hanno delle forme improbabili, per non parlare delle bambole, che hanno sempre l’aspetto delle neonate ma che le bambine, su tutte la figlia della stessa Ruth, mentre gioca gli affida ruoli da donna adulta. Ruth coglie l’opportunità e comincia subito a studiare un nuovo modello di bambola, vuole creare un prodotto nel quale le bambine e le ragazzine possano proiettare le loro fantasie di adulti, perché tutti – quando si è piccoli – si vuole fare le cose da grandi. Ne parla con il marito, che però non sembra troppo convinto, ma lei non demorde. E così, pochi mesi dopo, nasce Barbie. E da allora, la bambola non sarà più la stessa. Viene presentata alla fiera del giocattolo di New York e si preannuncia come un fenomeno commerciale senza precedenti. Barbie, dà inizio a una dinastia pluriennale, fatta di personaggi e parenti. Biondissima (almeno la prima), corpo sinuoso (a volte anche troppo, tanto da attirare le critiche dei benpensanti), Barbie si presenta sempre alla moda, glamour e sorridente. Durante il 1959 ne sono vendute più di 350 mila al prezzo di 3 dollari ciascuna. Tale trionfo si deve in gran parte alla geniale intuizione di Ruth di commercializzare la bambola e, contemporaneamente, un ampio guardaroba fatto di abiti e accessori venduti separatamente. Continua a leggere…

Renault 4, anticonformista per vocazione

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca

È stata definita l’auto-blue jeans, per suo stile anticonformista e pratico e – proprio come i pantaloni, la Renault 4 ha lasciato un segno nella storia. Presentata a Parigi nel 1961, la cinque porte francese ha venduto, fino al 1993 anno dell’uscita di produzione, oltre otto milioni di esemplari in tutto il mondo, cifra che la mette al primo posto delle auto francesi più vendute davanti a un altro mito, la Citroën 2 CV, con sette milioni di unità.  L’R4 è uno di quei (rari) modelli, come la stessa 2CV, il Maggiolino, la Mini Minor o la Fiat 500, che ha segnato un’epoca e uno stile di vita. La concorrenza, si sa, fa aguzzare l’ingegno: e la nascita dell’R4 la si deve proprio all’incredibile successo che la 2CV stava avendo verso la fine degli anni Cinquanta. Ai progettisti Renault, infatti, l’indicazione dei vertici aziendali è stata chiara: bisogna  realizzare un’auto essenziale e anticonformista, pratica e spaziosa, in grado di arginare l’incredibile successo di vendite della piccola di casa Citroen; “L’auto blue jeans”, questo il nome scelto per il progetto da Pierre Dreyfus, all’epoca presidente della Renault. Continua a leggere…

L’invasione delle “vergini”

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica

Prima dei cd, e poi degli MP3, la musica si ascoltava (e la si portava in giro) con le musicassette, o audiocassette o, più semplicemente, cassette. La data di nascita risale al 1963 ad opera della Philips che le introdusse sul mercato europeo, l’anno seguente su quello americano. La musicassetta fu concepita dai suoi creatori come l’adattamento per uso domestico di una tecnologia già nota da tempo e usata in diversi ambiti, ovvero quella del nastro magnetico: una sottile pellicola di plastica rivestita di materiale magnetizzabile, usata per memorizzare dati o tracce audio/video. La vera invasione delle “Compact Cassette”, questo il marchio commerciale, avvenne verso la metà degli anni Settanta, quando il pubblico mostrò di gradire i nastri pre-registrati con incise le canzoni dei musicisti dell’epoca, invece degli ingombranti long playing: come i vinili, anche le piccole cassette avevano un lato A e un lato B. Alcuni mangianastri richiedevano che fosse l’utente a cambiare lato, altri lo facevano automaticamente.I nastri “vergini”, quelli cioè ancora da incidere, avevano una durata variabile, ma i formati più diffusi erano da 45, 60 e 90 minuti. Esistevano anche formati superiori, ma erano più fragili e meno diffusi.   Continua a leggere…