È il 3 ottobre del 1983 quando Raiuno, per contrastare le reti Fininvest che nella fascia oraria del mezzogiorno hanno il dominio assoluto con il Pranzo è servito condotto da Corrado, manda in onda Pronto, Raffaella?, trasmissione condotta da Raffaella Carrà e diretta da Gianni Boncompagni. Il format è innovativo perché la Carrà, che in diretta canta, balla e intervista, davanti alle telecamere si comporta come una semplice padrona di casa, colloquiando per telefono con gli spettatori, facendoli sentire in famiglia. Lo studio è adibito come un appartamento, con tanto di finestra che riflette le condizioni meteorologiche di Roma. All’interno del programma non mancano i momenti comici con i giovani della Premiata Ditta, lo spazio per i bambini con Punto e Virgola (rispettivamente cane e gatto della trasmissione, amati da tutti i bambini) e, soprattutto, i giochi-quiz con domande alla portata di tutti. Memorabile è quello dei “fagioli”, che consisteva nell’indovinare il numero esatto dei fagioli all’interno del barattolo, un tormentone andato avanti per mesi. Di puntata in puntata si è creata una suspense sempre maggiore, sia per l’aumentare del montepremi, sia per l’avvicinarsi al momento ineluttabile della soluzione dell’enigma, tant’è che la stampa parla di una sorta di “orgasmo” televisivo collettivo. Continua a leggere…
Il 1973 è un anno fondamentale per la telecomunicazioni: dopo anni di studi, milioni di dollari spesi in ricerche, centinaia di ingegneri impiegati nelle ricerche, viene finalmente effettuata la prima telefonata da un telefono (il diminutivo “ino” è, come vedremo, ancora azzardato) cellulare: è il 3 aprile quando Martin Cooper, ingegnere della Motorola, chiama da una strada di Manhattan, il suo diretto concorrente, il direttore di ricerca dei Bell Laboratories dell’AT&T. L’apparecchio che ha in mano è unico, si tratta infatti un prototipo di quello che verrà messo in commercio molti anni dopo. Pesa 1130 grammi, non ha il display e nemmeno altre funzioni se non quelle di parlare, ascoltare e comporre un numero; la batteria ha 35 minuti di autonomia e impiega più di dieci ore a ricaricarsi. Eppure, rispetto ai telefoni da automobile in voga in quel periodo, le dimensioni, il peso e il consumo energetico si sono notevolmente ridotti: questo salto tecnologico è reso possibile, tra l’altro, dalla diffusione dei transistor. Devono passare altri dieci anni di ricerche ed essere spesi altri milioni di dollari di investimento prima che la Motorola decida di fare il grande passo, quello cioè di mettere in commercio il DynaTac 8000x, il modello che apre definitivamente la strada verso i telefoni cellulari di largo consumo e che in Europa viene venduto solo dal 1986. Anche se un po’ più ridotto nelle dimensioni (è alto 25 cm) e dimagrito rispetto al prototipo (ora pesa poco meno di un chilo) l’apparecchio ha l’aspetto di una mattonella, permette conversazioni di circa 45/60 minuti a fronte di una carica di 10 ore e si possono fare soltanto due cose, telefonare e rispondere (gli SMS, infatti, nascono nel dicembre del 1992). Il prezzo? Uno sproposito: sfiora il milione di lire. La vita del DynaTac dura ben 7 anni, tantissimo se si pensa a quanto durano i modelli di oggi: nel 1989, infatti, Motorola lancia il MicroTac, uno dei modelli di maggior successo della telefonia mobile. Una curiosità: la società aveva previsto che alla fine del secolo ci sarebbero stati un milione di utenti nel mondo; in realtà già nel 2000, solo negli Stati Uniti, gli abbonati erano già 109 milioni.
Totocalcio, nascita e morte del sogno consumista
Scritto da: luca // Categoria: Costume, Cronaca, Sport
È stata la compagna della domenica preferita dagli italiani: raramente baciata o accarezzata, quasi sempre strapazzata, insultata o fatta a pezzi. Ma tant’è, la settimana dopo si voleva ancora passare la domenica in sua compagnia. La schedina del Totocalcio ha accompagnato l’Italia e gli italiani alla rinascita, a sogni milionari: un azzardo innocuo che negli anni Cinquanta infiamma un popolo distrutto dalla guerra ma pronto a scommettere. Così, in pochi anni, la crescita del montepremi cresce rapidamente, quasi come l’industria, il reddito medio e le strade. Il Totocalcio diventa una sorta di emblema del miracolo economico di un Paese ferito a pronto a rialzarsi. È il 1946, l’anno del referendum “monarchia-repubblica”. L’Italia si lecca le ferite di una lunga guerra: circolano pochissime automobili, la maggior parte viaggia in treno, stipati in carrozze di terza classe, e non sono pochi quelli che non sanno se, a fine giornata, riescono a cenare. Senza quella povertà non si capirebbe l’imminente trionfo del nuovo gioco popolare creato da un giornalista, Massimo Della Pergola, aiutato da due suoi colleghi, Fabio Jegher e Geo Molo, inventano “la schedina Sisal”, concorso a premi legato al campionato di calcio che, tra mille difficoltà logistiche, si apprestava a ricominciare con la serie A divisa in due gironi, uno al Nord, l’altro al Sud. Continua a leggere…
È il 1980: l’Italia è in astinenza di musica dal vivo, una stagione iniziata verso la metà degli anni Settanta, fatta di contestazioni ai concerti, scontri, autoriduzioni. Gli artisti, anche quelli più “impegnati” politicamente, sono vittime di veri e propri “processi” politici da parte di gruppi che si definiscono “autonomi” che li accusano di essersi venduti allo spettacolo capitalista. Non c’è concerto dove gli autonomi non riescano a interrompere lo spettacolo: sfondano i cancelli, si scontrano con le forze dell’ordine e raggiungono il palco. Il clou si tocca proprio a Milano, all’Arena Civica, quando viene una molotov lanciata sul palco dove si sta esibendo Carlos Santana. Continua a leggere…
Verona, la prima volta di una provinciale
Scritto da: luca // Categoria: Sport
L’estate del 1984 è quella della follia calcistica: il Napoli acquista Maradona per una cifra record di oltre 13 miliardi di lire e fa sognare un’intera regione; l’Inter si rafforza con Rummenigge; Socratès, centravanti nazionale brasiliano, arriva alla Fiorentina; Junior, altro nazionale brasiliano, passa al Torino; la Sampdoria, con Souness; e il Milan, con Wilkins e Hateley, puntano sugli inglesi. Anche sul fronte interno ci sono colpi di mercato notevoli: dopo dieci anni Di Bartolomei lascia la Roma per il Milan; così come Gentile la Juve per la Fiorentina; la Sampdoria oltre a Beccalossi si assicura uno dei giovani italiani più promettenti, Gianluca Vialli. Alla prima giornata tutti gli occhi sono puntati sullo Stadio Bentegodi di Verona dove Maradona fa il suo esordio con Napoli: vince a sorpresa la squadra di casa allenata da Osvaldo Bagnoli, 3-1. Sorpresa? Continua a leggere…
Le notti cult di Renzo Arbore
Scritto da: luca // Categoria: Spettacoli
Nella seconda metà degli anni Ottanta Arbore realizza due trasmissioni considerate un cult assoluto: Quelli della notte (1985) e Indietro tutta (1987). Sono volutamente cialtrone e caciarone, dove – sempre in diretta – si suona, si canta, si scherza, tra ironia e nonsense. A Quelli della notte il bersaglio di Arbore, che riesce a ricreare in tv lo stesso clima della trasmissione radiofonica Alto Gradimento, è chiaramente rivolto nei confronti di “certa” televisione e dei suoi salotti dove si chiacchiera sempre, e inutilmente. Arbore si contorna così di personaggi, comici o attori pressoché sconosciuti al grande pubblico, che ricordano gli “ospiti” o gli “esperti” dei programmi tv del periodo: seduti comodamente su un divano, intorno a un tavolino, tutte le sere il filosofo esperto del “brodo premordiale”, Riccardo Pazzaglia; l’esperto di look e moda Roberto D’Agostino; la “signora bene” Simona Marchini; l’imprenditore romagnolo rappresentante di pedalò Maurizio Ferrini; il frate Antonino da Scasazza (Nino Frassica) che riporta “nanetti” e ricorda le feste patronali; e la “cugina” Simona Laurito, con i suoi problemi di cuore, danno vita a una discussione semiseria sui grandi perché della vita. Il programma, in onda per 32 puntate dal 29 aprile al 14 giugno, ottiene un crescente successo fino a superare il 50% di share. Celebri sono rimaste la sigla di apertura e quella che accompagnava i titoli di coda: rispettivamente, Ma la notte no e Il materasso. Continua a leggere…
Gli Ottanta in Triennale
Scritto da: luca // Categoria: LibriMartedì 30 marzo alle ore 18.30 alla Triennale di Milano sarà presentato
Gli Ottanta - L’Italia tra evasione e illusione
Durante la presentazione si potrà scoprire cosa è restato di quegli anni grazie ai dati emersi da Cosa è restato di quegli anni Ottanta, indagine socio-demoscopica condotta su scala nazionale da Arché, società di ricerche di mercato di Milano. Alla presentazione parteciperanno alcuni protagonisti del decennio a cominciare da Claudio Cecchetto, che ha scritto la prefazione al libro; la cantante del Gruppo Italiano Patrizia Di Malta; il sociologo Alberto Abruzzese; Sergio Scalpelli, all’epoca segretario della Casa della Cultura e dirigente del Pci; il designer Guido Venturini, creatore di alcuni oggetti per Alessi.
L’INDAGINE Dall’indagine (frutto di 1.000 interviste telefoniche su un campione nazionale di italiani, metà uomini e metà donne, di età compresa fra i 40 e i 70 anni – che in quel decennio avevano tra i 15 e i 45 anni) emerge che gli episodi rimasti più impressi sono la caduta del Muro e la vittoria dei mondiali di calcio in Spagna. Tutti ricordano il “dramma di Vermicino” (la morte del bambino Alfredo Rampi, caduto accidentalmente in un pozzo artesiano) e l’attentato a Papa Wojtila; meno “indimenticabili”, invece, l’arresto di Enzo Tortora e lo scandalo della Loggia P2. E quasi nessuno cita la strage dell’Heysel, (quando i tifosi della Juventus vennero aggrediti da quelli del Liverpool in occasione della finale di coppa dei Campioni del 1985). Ed ecco i personaggi simbolo degli Ottanta: davanti a tutti Papa Wojtila e il presidente della Repubblica Sandro Pertini, seguiti dai politici italiani Craxi, De Mita e Cossiga. Poi, i “divi” dello spettacolo (Claudio Cecchetto, protagonista su più fronti, dalla Tv alla Radio alla musica; la “banda” di Renzo Arbore di Quelli della notte; il “terrunciello” Diego Abatantuono) e quelli sportivi come Alberto Tomba e Paolo Rossi.
La vedete questa cover a fianco? Bene, è il mio nuovo libro, sugli anni Ottanta, logico seguito dopo averne scritto uno sui Settanta. Si intitola Gli Ottanta, l’Italia tra evasione e illusione, anche questo è pubblicato da Bevivino Editore. Tra le pagine è riportata la cronaca, i fatti, le mode degli anni Ottanta. Un decennio complesso, per l’Italia, difficile e indecifrabile, vissuto dalla prima generazione post-ideologica; dove la leggerezza si contrappone alla pesantezza dei Settanta, dove l’evasione e il non-sense si sostituiscono all’impegno e alle ideologie. La cultura diventa usa e getta, si viaggia di più e si è convinti di essere moderni e cosmopoliti: in realtà si è un po’ naif, provinciali che imitano lo yuppismo americano. E poi i giovani: una generazione educata a colpi di telefilm, di musica d’evasione, che non si ribella più ma, anzi, sembra perfettamente allineata al sistema. All’invasione britannica di dark e metallari, l’Italia risponde con il Paninaro nostrano, teenager che ha come obiettivo il benessere a tutti i costi. Chi è nato in quegli anni non ha fatto la guerra, non ha partecipato a scontri di piazza, non ha vissuto il terrorismo, né votato per il referendum sull’aborto. Ma ha dovuto ben presto scontrarsi con il falso mito della leggerezza. Della prefazione scritta da Claudio Cecchetto, uomo “Anni Ottanta” per eccellenza, si legge: «Ai posti di comando arrivavano i trentenni, facce nuove che occupavano i vertici nelle radio, nelle televisioni, nelle agenzie di pubblicità, nella moda (nella politica no perché di quella, allora, non fregava niente a nessuno). E l’Italia, guidata finalmente dai giovani si toglieva l’abito grigio per indossarne uno più colorato, più internazionale, magari scimmiottando un po’ gli inglesi e americani, ma sicuramente adottando un proprio e ben definito stile. L’Italia cambiava, e lo faceva divertendosi». Se devo essere sincero, a me gli anni Ottanta non sono mai piaciuti, ho sempre preferito di gran lunga il decennio precedente, i Settanta, nonostante la sua violenza e la sua pesantezza. Eppure, dopo ricerche e studi, devo ammettere che anche gli Ottanta hanno avuto, come si dice, “il loro perché”; non sono anni da buttare, anzi!. Leggere – il libro – per credere.
Sanremo, da sessant’anni specchio d’Italia
Scritto da: luca // Categoria: Costume, Musica, Spettacoli
Sanremo è il “grande evento” necessario e prestigioso, che riassume le trasformazioni del nostro Paese, le sue inerzie, le sue sedimentazioni culturali, sociali e politiche. In Italia la musica leggera è un bene di consumo popolare che, come pochi altri, riflette l’immagine che una società vuol dare di sé. E per questo motivo che il Festival si è trasformato rapidamente nello ” specchio dell’Italia”. Ogni anno dal suo palcoscenico si capisce lo stato del Paese, sotto tutti i punti di vista: sociale, politico, economico. Le coordinate le offrono le canzoni, i presentatori, le vallette, gli ospiti, l’arredamento, i vestiti. Tutto. Continua a leggere…
Alberto Camerini Brasiliano d’origine, dopo aver collaborato nei dischi di Eugenio Finardi e Claudio Rocchi (ha un’abilità a suonare la chitarra fuori dalla norma) nel 1976 incide, per l’etichetta Cramps di Gianni Sassi, Cenerentola e il pane quotidiano. Nel 1978 esce Comici cosmetici, il suo lavoro migliore caratterizzato da ironia e creatività che riescono a fondersi nella politica e nell’impegno. All’inizio degli anni Ottanta Camerini lascia la Cramps, firma per la CBS e si affida alle cure “elettroniche” di Roberto Colombo che crea il personaggio dell’arlecchino robotico. Nei lavori successivi le ballate sudamericane degli inizi lasciano il posto a ritmi ska e reggae elettronici: scala le classifiche con Serenella, Skatenati, Sintonizzati con me, Rock’n’roll robot, e si aggiudica Dischi d’oro. Continua a leggere…

