Deejay, in 30 anni dalla musica alle parole

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Media, Musica

Dopo essere passato dai microfoni di Radio Milano International e Studio 105, nel 1982 Claudio Cecchetto decide di fondare una radio tutta sua («l’unico modo che avevo per fare una radio come volevo io – dice – era esserne proprietario»): acquista Radio Music 100 da Enrico Rovelli che ribattezza Radio Deejay e chiama al suo fianco gli amici Gerry Scotti, Jovanotti, Amadeus, Nicola Savino, Fiorello, Marco Baldini. Il primo febbraio cominciano le trasmissioni e il primo conduttore ad andare in onda è Gerry Scotti. Due anni più tardi arriva anche Linus. Rispetto alle altre grandi radio Deejay parte con sette anni di ritardo, ma il gap è subito colmato grazie alla ricerca di un pubblico selezionato (intorno ai 24 anni) e a una rigida linea editoriale dettata da Cecchetto, quella che prevede interventi parlati di pochi secondi ogni quattro brani trasmessi, lo slogan è «in poche parole, tanta musica». Un anno dopo avviene il primo soprasso a scapito di Radio 105, l’emittente privata più ascoltata, il successo è dovuto anche a operazioni d’immagine e promozionali efficaci, a un’intensa attività di promozione discografica, alla creazione di personaggi, e all’organizzazione di eventi. Alla fine degli anni Ottanta Radio Deejay trasmette su tutto il territorio nazionale tanto che, da allora, il claim che accompagna la radio è “one station one nation”. Continua a leggere…

La cabina degli innamorati

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca

Un parallelepipedo di acciaio e vetri (molto sporchi), da un lato due porte tipo saloon regolate da una molla sempre troppo dura, per terra un tappeto di mozziconi di sigarette, l’aria stantia. In questo ambiente più di una generazione di innamorati – con le tasche gonfie di gettoni o monete – ha passato ore a parlare e sognare con i rispettivi fidanzati. La descrizione è della cabina del telefono, oggetto ormai desueto e quasi letterario, ideato dalla società Stipel sessant’anni fa per rendere più comodo l’uso dei telefoni pubblici che sino ad allora erano piazzati nei bar, nelle edicole e nei luoghi chiusi appositamente attrezzati. La prima cabina è installata il 10 febbraio 1952 a Milano, nella centralissima piazza San Babila, pochi mesi dopo spuntano in tutte le grandi città ed entrano, di diritto, a far parte del paesaggio urbano. Oggi, che il telefonino è diventato un bene di tutti, la Telecom vorrebbe smantellarle tutte (sul territorio sono poco meno di centomila) perché, cifre alla mano, dice che oltre il settanta per cento delle cabine viene utilizzato per fare al massimo due telefonate al giorno e che per mantenerle funzionanti – spesso sono oggetto di atti di vandalismi – costa parecchio, anche se già sul finire degli anni Ottanta cominciano a lasciare il posto a quella sorta di chiostri aperti che sono in funzione ancora oggi. Continua a leggere…

Pirelli, mito da appendere e collezionare

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Media, Spettacoli

Può un semplice calendario rappresentare un fenomeno culturale e di costume che segna la vita del Paese? Sì, se il calendario in questione è quello della Pirelli, “The Cal”, come viene chiamato in tutto il mondo. Dal 1964, anno in cui è stato pubblicato per la prima volta, il calendario si è lentamente trasformato in un oggetto di culto, dovuto anche al fatto che è stampato in edizione limitata (poco più di ventimila copie) e non viene venduto, ma  ma regalato, direttamente dall’azienda, a un pubblico selezionato di clienti e Vip. Quello del 2012 è il primo realizzato da un fotografo italiano, Mario Sorrenti. Protagoniste della trentanovesima edizione dodici top model, tra queste Kate Moss, Milla Jovovich e la nostra Margareth Madè. Da oltre quarant’anni The Cal è una testimonianza storica dell’evoluzione del gusto, della moda e del costume della società contemporanea perché, sin dalla prima edizione, non è mai stato un calendario qualsiasi, ma un prodotto particolare, caratterizzato da immagini di fascino, nudi artistici, simboli estetici e icone femminili entrate a far parte dell’immaginario collettivo. Inoltre, lavorare per il calendario Pirelli, sia per le modelle sia per i fotografi, diventa un segno di distinzione. Sfogliando i mesi delle trentotto edizioni sin qui realizzate, ci s’imbatte in splendide immagini e altrettante splendide donne, gli unici ingredienti che hanno reso The Cal esclusivo e inimitabile, trasformandolo da semplice iniziativa pubblicitaria a status symbol, a icona della bellezza, uno specchio dei tempi che ha avuto sempre la capacità di intuire – con un anno d’anticipo – la tendenza dell’anno successivo.  Continua a leggere…

Sessant’anni di storia nei clic dell’Ansa

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca

 “Il lavoro più duro non è stato l’allestimento, ma la scelta delle immagini. Erano tantissime” confessa un collega che ha partecipato all’organizzazione della mostra. E non si può che dargli ragione: dal 1945, anno in cui Giuseppe Liverani, Primo Parrini e Amerigo Terenzi fondano l’agenzia Ansa (sulle ceneri dell’Agenzia Stefani, ormai marchiata dal fascismo) le foto in archivio sono oltre 4 milioni e mezzo. Un archivio che ogni giorno cresce di circa 200 nuove immagini, tante sono le foto che l’Ansa lancia in rete quotidianamente. E’ facile perciò immaginare che lavoro immane dev’essere stato estrarre gli scatti per la mostra “Fotografiamoci: 60 anni di vita italiana nelle immagini dell’Ansa”, allestita al Vittoriano a Roma. La mostra, una sorta di libro di storia illustrato, racconta la vita italiana dal Dopoguerra ad oggi, grazie alle immagini che la più grande agenzia del Paese ha trasmesso alle redazioni, documentando il vorticoso cambiamento dell’Italia tra cronaca, politica, costume, spettacolo, sport. Continua a leggere…

De Gregori, il calcio e il ’68

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica, Politica

Forse Francesco De Gregori l’aveva capito che gli anni Ottanta, il decennio che ha spazzato via tutte le ideologie sessantottine sostituendole con l’evasione a tutti i costi e il disimpegno, sarebbero stati “l’inizio della fine”. Non è un caso, quindi, che il suo primo disco pubblicato negli anni della Milano da bere lo intitola Titanic, come il gigantesco transatlantico affondato nel 1912 durante il suo viaggio inaugurale, una metafora sul prossimo naufragio del Paese.  L’album, uscito nel 1982, è uno dei più belli del cantautore romano (e non solo) grazie a 5-6 brani indimenticabili. Tra questi La leva calcistica della classe ’68, dove il calcio è visto come metafora della vita e della politica. Il brano trova la sua forza proprio nel farsi metafora dell’utopia di una generosa generazione che purtroppo non ha «vinto mai» e che si è vista costretta a «appendere le scarpe a qualche tipo di muro». Non è un caso che Nino, il ragazzo «dalle spalle strette», sia nato nel 1968, anno di contestazioni, illusioni, utopie, violenze, pochi successi e tante sconfitte. Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (3a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica, Spettacoli

Il fenomeno dei cantautori continuò a diffondersi coinvolgendo nuove generazioni di musicisti  negli anni Settanta, un decennio di contraddizioni per la canzone italiana. In piena rivoluzione femminista hanno un successo incredibile Ti amo di Umberto Tozzi (che canta «fammi abbracciare una donna che stira cantando») e Tanta voglia di lei dei Pooh, storia di un tradimento dove protagonista, pentitosi della scappatella, decide di tornare dalla sua amata « … mi dispiace di svegliarti, forse un uomo non sarò, ma a un tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andrò … », anche se, in parte, le donne furono “vendicate” da Claudia Mori che, in Buonasera dottore, fa la parte dell’amante in una telefonata al suo uomo che cerca di non destare sospetti in un’epoca senza cellulari e sms. Erano gli anni di Piombo, dove Eugenio Finardi inneggiò alla Musica ribelle «che ti entra nelle ossa, che ti entra nella pelle»; gli Area  avvertivano che «il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia» (Gioia e rivoluzione); Fabrizio De Andrè ricordava che si poteva «morire per delle idee, ma di morte lenta»; per Gianfranco Manfredi la gioia era « nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini, nell’incendio di Milano, nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi» (Ma chi ha detto che non c’è) e, allo stesso tempo Claudio Baglioni stava «accoccolato ad ascoltare il mare» (E tu); Angelo Branduardi raccontava che «alla fiera dell’est un topolino mio padre comprò» e Riccardo Cocciante chiedeva a una donna «e adesso spogliati come sai fare tu» (Bella senz’anima). E, per la buona pace delle femministe, nel 1978 Viola Valentino dichiarò «Comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile». Continua a leggere…

Il primo tormentone compie 30 anni

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica

È il 1981 quando Claudio Cecchetto incide il suo primo disco: è Gioca Jouer, che, grazie anche al fatto di essere la sigla del Festival di Sanremo, in poco tempo spopola e diventa uno dei 45 giro più venduti del decennio. Si balla ovunque e lo balla chiunque. Grazie anche a quel successo Cecchetto ottiene i mezzi finanziari che gli permettono di realizzare un sogno a lungo inseguito dopo l’esperienze radiofoniche  a Radio Milano International e a Studio 105, quella di una emittente tutta sua: e così, nemmeno un anno dopo, il 31 gennaio 1982, nasce Radio Deejay. È stato in assoluto il primo vero “tormentone” della musica italiana. Oggi Gioca Jouer ha compiuto trent’anni e continua a far ballare e divertire la gente: basta una festa un po’ rétro, un ballo di gruppo in un villaggio turistico, una compilation anni Ottanta… …ed ecco che Gioca Jouer arriva puntuale e tutti fanno un accenno al “salutare”, “dormire” o a “autostop” http://www.youtube.com/watch?v=zE1SeQeZoSA . Tutti ma proprio tutti: la canzone di Cecchetto, infatti, è conosciuta in Italia e nel mondo, tanto che il testo è stato tradotto in cinque lingue: in inglese è cantata da Chris Jones; in francese da Charles Marc Lager; in spagnolo da Juan Ramon Galindo; in tedesco da Cactus Firmus e in cinese da Fu Shuguang. Buon compleanno, Gioca Jouer, ormai siamo diventati bravi che lo facciamo anche solo con la musica.

 

Undici chili, eppure era portatile

Scritto da: luca  //  Categoria: Cronaca, Media

Una valigetta poco più voluminosa della classica 24 ore, ma comunque di dimensioni idonee al trasporto in aereo come bagaglio a mano, di plastica rigida e dal peso di circa 11 kg. Una volta aperte le serrature e si divide in due ecco la meraviglia: nella parte inferiore, con un layout orizzontale, c’è un monitor integrato, schiacciato tra due lettori floppy che ha una dimensione di soli 5 pollici ed è capace di visualizzare 52 colonne di testo; la parte superiore della valigetta – cioè il coperchio – dopo averla opportunamente ruotata si presenta come la tastiera. Un computer dentro una valigia. Si chiama Osborne 1 ed è il primo computer portatile della storia, sicuramente un po’ azzardato definirlo notebook, ma completo di porta parallela per la stampante, porta per il modem e un monitor opzionale: costa, nell’ottobre del 1981, mese in cui è stato commercializzato in Italia, 3 milioni e mezzo di lire (Iva esclusa). Continua a leggere…

Tele(cattive)novela

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Media, Spettacoli

Negli anni Ottanta, dal Brasile, assieme ai calciatori l’Italia importa anche le telenovela, un genere televisivo fino ad allora sconosciuto che ha caratterizzato la programmazione televisiva delle prima tv private per tutto il decennio. Vanno in onda tutti i giorni, alcune durano 300 puntate, cioè una stagione, altre non hanno una durata predeterminata e vanno avanti anche per molti anni, cessando le trasmissioni solo quando perdono parecchi telespettatori. Le trame ruotano tutte intorno a storie d’amore, spesso tragiche, e sono concepite per attirare in tempi brevi l’affezione dello spettatore. La prima telenovela trasmessa in Italia è La schiava Isaura: è il 1982 e va in onda su Retequattro (ancora di proprietà della Mondadori) alle 14. Ottiene un successo clamoroso, tanto che i vertici dell’emittente decidono, nell’aprile dello stesso anno, di tentare a replicare e propongono Dancin’ Days, con Sonia Braga, che in Brasile ha registrato 35 milioni di telespettatori, e anche da noi non è da meno. Continua a leggere…

Quando i sorcini abbandonarono il predicatore

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica

Zerofobia, Zerolandia e EroZero, sono stati per Renato Zero tre dischi che l’hanno consacrato al grande pubblico e gli hanno fatto conquistare le classifiche. Nel 1979 ha girato tutta Italia con il tour Zerolandia, spettacolo di oltre due ore montato sotto un vero tendone da circo, nel quale ha chiamato a raccolta tutti i suoi “sorcini”, deliziati poi col film Ciao Nì, una sorta di documentario sulla sua carriera fino a quel momento. E proprio da quel momento decide di cambiare rotta. Zero entra negli anni Ottanta abbandonando trucchi e cerone, i suoi testi diventano più maturi e riflessivi. La vena creativa non gli manca: in dieci anni pubblica la bellezza di undici album, di cui sei doppi. Nel 1980 esce Icaro, doppio dal vivo, e Tregua (doppio), da molti definito come il suo disco più politico, sia per i temi trattati sia per il titolo, che contiene, tra l’altro, il singolo Amico. L’anno dopo esce un altro doppio album, Artide Antartide (tutt’oggi considerato tra i più riusciti) seguito da Via Tagliamento, sempre doppio, un omaggio al Piper di Roma, locale dove Zero ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo: il disco è promosso in televisione, grazie alle sigle Soldi e Viva la Rai, nel corso della trasmissione Fantastico. Da qui in poi comincia una parabola discendente: Zero sforna dischi a raffica ma, col passare del tempo, il pubblico si accorge che comincia a mancargli l’ispirazione. Continua a leggere…