<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Anni Cinquanta</title>
	<atom:link href="http://www.retrovisore.net/tag/anni-cinquanta/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.retrovisore.net</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Jan 2012 14:21:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>La cabina degli innamorati</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/la-cabina-degli-innamorati/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/la-cabina-degli-innamorati/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 14:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Ottanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[gettone]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[San Babila]]></category>
		<category><![CDATA[Sip]]></category>
		<category><![CDATA[Stipel]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1422</guid>
		<description><![CDATA[Un parallelepipedo di acciaio e vetri (molto sporchi), da un lato due porte tipo saloon regolate da una molla sempre troppo dura, per terra un tappeto di mozziconi di sigarette, l’aria stantia. In questo ambiente più di una generazione di innamorati – con le tasche gonfie di gettoni o monete &#8211; ha passato ore a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/03_352-288.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1423" title="03_352-288" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/03_352-288-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a>Un parallelepipedo di acciaio e vetri (molto sporchi), da un lato due porte tipo saloon regolate da una molla sempre troppo dura, per terra un tappeto di mozziconi di sigarette, l’aria stantia. In questo ambiente più di una generazione di innamorati – con le tasche gonfie di gettoni o monete &#8211; ha passato ore a parlare e sognare con i rispettivi fidanzati. La descrizione è della cabina del telefono, oggetto ormai desueto e quasi letterario, ideato dalla società Stipel sessant’anni fa per rendere più comodo l’uso dei telefoni pubblici che sino ad allora erano piazzati nei bar, nelle edicole e nei luoghi chiusi appositamente attrezzati. La prima cabina è installata il 10 febbraio 1952 a Milano, nella centralissima piazza San Babila, pochi mesi dopo spuntano in tutte le grandi città ed entrano, di diritto, a far parte del paesaggio urbano. Oggi, che il telefonino è diventato un bene di tutti, la Telecom vorrebbe smantellarle tutte (sul territorio sono poco meno di centomila) perché, cifre alla mano, dice che oltre il settanta per cento delle cabine viene utilizzato per fare al massimo due telefonate al giorno e che per mantenerle funzionanti – spesso sono oggetto di atti di vandalismi – costa parecchio, anche se già sul finire degli anni Ottanta cominciano a lasciare il posto a quella sorta di chiostri aperti che sono in funzione ancora oggi. <span id="more-1422"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/gettone.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1424" title="gettone" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2012/01/gettone-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Le cabine sono però tutelate come il panda per il Wwf dal garante per le telecomunicazioni che obbliga l’azienda a mantenerle efficienti negli ospedali, scuole, Asl, caserme e rifugi in montagna. Il momento di gloria la cabina l’ha avuto negli anni Settanta, nel 1971 in Italia se ne contano 2.500, alla fine del decennio 33 mila. Vengono installate sulle strade e nelle piazze di maggiore traffico, negli angoli delle vie, a ridosso di un lampione. E la gente faceva la coda, con le tasche strapiene di gettoni, un disco di bronzo di 24 millimetri di diametro ideato sempre dalla Stipel che sino al 1979 vale 50 lire, 100 all’alba del 1984 e 200 lire sino al pensionamento forzato con l’arrivo delle tessere prepagate e delle carte magnetiche e all’addio definitivo nel dicembre del 2001, perché l’euro non lo prende neppure in considerazione. Anche per le cabine telefoniche il sipario non tarderà a calare: entro il 2015, salvo casi eccezionali, è prevista la totale rimozione. E resteranno solo un ricordo per gli innamorati del secolo scorso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/la-cabina-degli-innamorati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sessant&#8217;anni di storia nei clic dell&#8217;Ansa</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/sessantanni-di-storia-nei-clic-dellansa/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/sessantanni-di-storia-nei-clic-dellansa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Arbasino]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Magnani]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni di piombo]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Novanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Ottanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Zero]]></category>
		<category><![CDATA[Ansa]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Azeglio Ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Fo]]></category>
		<category><![CDATA[Dolce vita]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Bearzot]]></category>
		<category><![CDATA[Ettore Scola]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Montale]]></category>
		<category><![CDATA[Federica Pellegrini]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Morandi]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Zagrebelski]]></category>
		<category><![CDATA[Indro Monmtanelli]]></category>
		<category><![CDATA[Marcekllo Lippi]]></category>
		<category><![CDATA[Mina]]></category>
		<category><![CDATA[Nicoletta Orsomando]]></category>
		<category><![CDATA[Nilde Jotti]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Levi Montalcini]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Benigni]]></category>
		<category><![CDATA[Rosaria Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Scuderia Ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[Sessantotto]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio De Sica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1397</guid>
		<description><![CDATA[ “Il lavoro più duro non è stato l&#8217;allestimento, ma la scelta delle immagini. Erano tantissime” confessa un collega che ha partecipato all&#8217;organizzazione della mostra. E non si può che dargli ragione: dal 1945, anno in cui Giuseppe Liverani, Primo Parrini e Amerigo Terenzi fondano l&#8217;agenzia Ansa (sulle ceneri dell&#8217;Agenzia Stefani, ormai marchiata dal fascismo) le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/041.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1402" title="L'ATTRICE ITALIANA SOPHIA LOREN AL TERZO RALLY DEL CINEMA" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/041-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> “Il lavoro più duro non è stato l&#8217;allestimento, ma la scelta delle immagini. Erano tantissime” confessa un collega che ha partecipato all&#8217;organizzazione della mostra. E non si può che dargli ragione: dal 1945, anno in cui Giuseppe Liverani, Primo Parrini e Amerigo Terenzi fondano l&#8217;agenzia Ansa (sulle ceneri dell&#8217;Agenzia Stefani, ormai marchiata dal fascismo) le foto in archivio sono oltre 4 milioni e mezzo. Un archivio che ogni giorno cresce di circa 200 nuove immagini, tante sono le foto che l&#8217;Ansa lancia in rete quotidianamente. E&#8217; facile perciò immaginare che lavoro immane dev&#8217;essere stato estrarre gli scatti per la mostra “Fotografiamoci: 60 anni di vita italiana nelle immagini dell&#8217;Ansa”, allestita al Vittoriano a Roma. La mostra, una sorta di libro di storia illustrato, racconta la vita italiana dal Dopoguerra ad oggi, grazie alle immagini che la più grande agenzia del Paese ha trasmesso alle redazioni, documentando il vorticoso cambiamento dell&#8217;Italia tra cronaca, politica, costume, spettacolo, sport.<span id="more-1397"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/062.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1404" title="PIAZZA LOGGIA: TUTTI ASSOLTI I CINQUE IMPUTATI" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/062-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E la maggior parte delle fotografie, siano essi personaggi o singoli volti, manifestazioni di massa, tragedie o avvenimenti sportivi, rinnovano emozioni dimenticate, perché sono legate ad eventi che hanno segnato la storia del Paese, incisi nella memoria collettiva. E così tornano a riaffiorare i ricordi delle grandi tragedie (Vajont, Belice, Friuli), dei misteri irrisolti (Ustica, piazza Fontana), dei successi nazionali (i premi Nobel a Eugenio Montale e Dario Fo, e gli Oscar a De Sica e Benigni, le vittorie ai Mondiali di calcio di Bearzot e Lippi e quelle della Ferrari). E poi i periodi gioiosi della Dolce vita, del boom economico, delle prime sfilate d&#8217;alta moda e quelli più cupi del Sessantotto, degli Anni di piombo con il rapimento di Aldo Moro, e della mafia con gli assassini del generale Dalla Chiesa e dei giudici Falcone e Borsellino. Ci sono poi i ritratti dei personaggi che hanno segnato la storia, Alcide De Gasperi, i grandi Papi, l&#8217;avvocato Agnelli, Indro Montanelli. Le immagini vengono esposte in sette sezioni, una per ogni decennio, ciascuno introdotto da un&#8217;immagine femminile, simbolo di quegli anni, e da un testo a firma di un testimone dell&#8217;epoca. Gli anni &#8217;40 sono rappresentati da Anna Magnani e Giulio Andreotti; alla signora della tv Nicoletta Orsomando e Alberto Arbasino sono affidati i &#8217;50; Mina e Gianni Morandi è la coppia dei “favolosi” anni &#8217;60, la sezione dei &#8217;70 vede il volto di Nilde Jotti e l&#8217;introduzione di Ettore Scola; Rita Levi Montalcini e Giorgio Armani sono testimonial degli anni &#8217;80, gli anni &#8217;90 si aprono con la foto di Rosaria Costa, vedova ventiduenne di Vito Schifani, agente di scorta del giudice Borsellino, e uno scritto del giurista Gustavo Zagrebelsky. Si arriva così al nuovo millennio con la campionessa di nuoto Federica Pellegrini e l&#8217;ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. A<span style="font-family: Book Antiqua, serif;">nche il 2011, con la sua realtà in divenire, giorno per giorno, è dedicata un’apposita sezione aggiornata in tempo reale per tutta la durata dell’esposizione. </span>Come per il notiziario scritto, anche le fotografie rispecchiano lo “stile” Ansa: gli scatti, infatti, mostrano esclusivamente la realtà senza forzature e senza eccessi di spettacolarizzazione.</p>
<p>&#8216;Fotografandoci&#8217;, in programma al Vittoriano di Roma, rimarrà aperta fino all&#8217;11 dicembre. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/sessantanni-di-storia-nei-clic-dellansa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (2a parte)</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/guerre-lotte-e-disimpegno-tra-canzoni-e-canzonette-2a-parte/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/guerre-lotte-e-disimpegno-tra-canzoni-e-canzonette-2a-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 14:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Modugno]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Jannacci]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio De Andrè]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Morandi]]></category>
		<category><![CDATA[I Giganti]]></category>
		<category><![CDATA[Julia De Palma]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Tenco]]></category>
		<category><![CDATA[Nilla Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Pietrangeli]]></category>
		<category><![CDATA[Rokes]]></category>
		<category><![CDATA[Sessantotto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1378</guid>
		<description><![CDATA[Alla fine della seconda guerra mondiale si diffusero rapidamente tutte le mode musicali di origine straniera ostacolate negli anni precedenti dal regime. Per contrastare questa tendenza, e favorire il ritorno alla canzone melodica all’italiana, nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, annunciato come “una nuova iniziativa volta a valorizzare la canzone italiana”. I venti brani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/nilla_pizzi.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1379" title="nilla_pizzi" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/nilla_pizzi-300x266.gif" alt="" width="300" height="266" /></a>Alla fine della seconda guerra mondiale si diffusero rapidamente tutte le mode musicali di origine straniera ostacolate negli anni precedenti dal regime. Per contrastare questa tendenza, e favorire il ritorno alla canzone melodica all’italiana, nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, annunciato come “una nuova iniziativa volta a valorizzare la canzone italiana”. I venti brani in gara raccontano un’Italia del tutto ripiegata nel privato: dodici trattano storie o temi d’amore e magnificano bellezze paesaggistiche; tre sono incentrati sulla nostalgia del passato o sulla critica dei tempi moderni; due raccontano favole per bambini. Nulla di nuovo, dunque, tanto che dopo il Festival il <em>Radiocorriere</em> titolerà: «Il mondo cambia, le canzoni no». <span id="more-1378"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/Domenico_Modugno_al_Festival_di_Sanremo-31534.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1380" title="Domenico_Modugno_al_Festival_di_Sanremo-31534" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/Domenico_Modugno_al_Festival_di_Sanremo-31534-276x300.jpg" alt="" width="276" height="300" /></a>Qualcosa cambiò nel 1958, quando Domenico Modugno sul palcoscenico di Sanremo, spalancò le braccia e fece cantare milioni di italiani in un coro liberatorio. La canzone, <em>Nel blu dipinto di blu</em>, che vinse il Festival e vendette 32 milioni di copie, parla di un uomo che sogna di volare nel cielo infinito. Un sogno di libertà, sottolineato da Modugno quando, anziché portarsi la mano al cuore come di consuetudine, le aprì al grido di «Volareeee, oh oh…». L’anno dopo, sempre a Sanremo, si registrò il primo caso di censura: la vittima è <em>Tua</em>, cantata da Julia De Palma. Sotto accuse sono i versi «Tua, sulla bocca tua, per sognare in due per morir così, finalmente tua, così». La sera dopo, invece di “sulla bocca tua”, la De Palma cantò “ogni istante tua”. Per la cronaca si piazzò al 4° posto e il disco, pur trasmesso pochissimo, vendette migliaia di copie, segno che per gli italiani il sesso cominciava a non rappresentare un tabù.</p>
<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/fabriziodeandre_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1381" title="fabriziodeandre_2" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/fabriziodeandre_2-227x300.jpg" alt="" width="227" height="300" /></a>Negli anni Sessanta la canzone italiana comincia a dividersi in più filoni. Quello “cantautorale” che cominciò a scrivere testi incentrati sui temi sociali (Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, Enzo Jannacci tra i primi); quello “balneare” nato sul boom delle prime vacanze al mare (con canzoni come <em>Abbronzatissima</em>; <em>Con le pinne il fucile e gli occhiali</em>; <em>Stessa spiaggia stesso mare</em>); quello “politico” nato sulla scia del Sessantotto e che ha in <em>Contessa</em> di Paolo Pietrangeli il suo esempio più significativo («compagni, dai campi e dalle officine/prendete la falce, portate il martello/scendete giù in piazza, picchiate con quello/scendete giù in piazza, affossate il sistema») e quello beat che, oltre a imitare lo stile dei gruppi stranieri e a tradurre i testi delle loro hit, sviluppò uno stile originale con un certo impegno sociale, come nel caso di <em>Proposta</em> dei Giganti, inno pacifista grazie al refrain «Mettete dei fiori nei vostri cannoni», o ancora <em>È la pioggia che va scritta</em> da Mogol per i Rokes nel 1967, che annuncia « Il mondo ormai sta cambiando e cambierà di più… … Ma noi che stiamo correndo avanzeremo di più».</p>
<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/GianniMorandi-Ceraunragazzo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1382" title="GianniMorandi-Ceraunragazzo" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/09/GianniMorandi-Ceraunragazzo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La musica leggera, visto la grande popolarità, diventò sempre di più una cosa seria la politica tornò ad occuparsene. Ci fu un’interrogazione parlamentare su <em>C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones</em>, che Gianni Morandi avrebbe dovuto cantare in tv, per via del verso «mi han detto vai nel Vietnam e spara ai Vietcong» accusato di criticare “la politica estera di un paese amico come gli Stati Uniti”. Migliacci, autore del testo, si rifiutò di storpiare il pezzo e suggerì a Morandi di cantare, proprio per marcare l’avvenuta censura «mi han detto vai nel tatatà e spara ai tatatà», cosa che il cantante fece. (<em>2- continua</em>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/guerre-lotte-e-disimpegno-tra-canzoni-e-canzonette-2a-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Barbie, e la bambola non sarà più la stessa</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/arriva-la-barbie-e-le-bambole-non-saranno-piu-le-stesse/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/arriva-la-barbie-e-le-bambole-non-saranno-piu-le-stesse/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 11:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[Barbie]]></category>
		<category><![CDATA[Ken]]></category>
		<category><![CDATA[Ruth Handler]]></category>
		<category><![CDATA[Skipper]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1296</guid>
		<description><![CDATA[È il 1959 e Ruth Handler, che pochi anni prima aprì un&#8217;azienda di cornici per quadri assieme al marito, si accorge che i giocattoli non rispecchiano la realtà che circonda il bambino. I trenini di legno non assomigliano a quelli veri, gli orsacchiotti hanno delle forme improbabili, per non parlare delle bambole, che hanno sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/04/Ruth_Handler-thumb-440x5831.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1299" title="Ruth_Handler-thumb-440x583" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/04/Ruth_Handler-thumb-440x5831-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>È il 1959 e Ruth Handler, che pochi anni prima aprì un&#8217;azienda di cornici per quadri assieme al marito, si accorge che i giocattoli non rispecchiano la realtà che circonda il bambino. I trenini di legno non assomigliano a quelli veri, gli orsacchiotti hanno delle forme improbabili, per non parlare delle bambole, che hanno sempre l&#8217;aspetto delle neonate ma che le bambine, su tutte la figlia della stessa Ruth, mentre gioca gli affida ruoli da donna adulta. Ruth coglie l&#8217;opportunità e comincia subito a studiare un nuovo modello di bambola, vuole creare un prodotto nel quale le bambine e le ragazzine possano proiettare le loro fantasie di adulti, perché tutti &#8211; quando si è piccoli &#8211; si vuole fare le cose da grandi. Ne parla con il marito, che però non sembra troppo convinto, ma lei non demorde. E così, pochi mesi dopo, nasce Barbie. E da allora, la bambola non sarà più la stessa. Viene presentata alla fiera del giocattolo di New York e si preannuncia come un fenomeno commerciale senza precedenti. Barbie, dà inizio a una dinastia pluriennale, fatta di personaggi e parenti. Biondissima (almeno la prima), corpo sinuoso (a volte anche troppo, tanto da attirare le critiche dei benpensanti), Barbie si presenta sempre alla moda, glamour e sorridente. Durante il 1959 ne sono vendute più di 350 mila al prezzo di 3 dollari ciascuna. Tale trionfo si deve in gran parte alla geniale intuizione di Ruth di commercializzare la bambola e, contemporaneamente, un ampio guardaroba fatto di abiti e accessori venduti separatamente. <span id="more-1296"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/04/barbiecomp1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1300" title="barbiecomp" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/04/barbiecomp1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel 1961 compare Ken, il fidanzato (Kenneth è il nome del figlio degli Handler); poi alla crescita della famiglia si aggiunge Midge, l’amica, e Skipper, la sorella. Barbie sbarca in Italia nel 1964, anno in cui Ruth decide di sottoporla al primo lifting: il seno acquista un paio di taglie, gli occhi diventano più grandi, compaiono le ciglia e si allungano i capelli fino a toccare le spalle. Nei suoi primi cinquant&#8217;anni è stata la compagna preferita delle bambine di almeno tre generazioni, consolidando i ruoli di genere e i canoni della bellezza di diversi periodi, ha esercitato 108 professioni, da Reginetta del ballo ad astronauta, nel 2004 si è addirittura candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Ancora oggi rappresenta il primo esempio di gioco globalizzato: in qualsiasi parte del mondo tu vada, lei resta sempre identica. I bambini possono parlare del loro giocattolo preferito senza bisogno di spiegare ogni volta di che cosa si tratti.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/arriva-la-barbie-e-le-bambole-non-saranno-piu-le-stesse/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Renault 4, anticonformista per vocazione</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/renault-4-anticonformista-per-vocazione/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/renault-4-anticonformista-per-vocazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 20:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[2CV]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[Citroën 2CV]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat 500]]></category>
		<category><![CDATA[Mino Minor]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre Dreyfus]]></category>
		<category><![CDATA[R4]]></category>
		<category><![CDATA[Renault 4]]></category>
		<category><![CDATA[Volkswagen Maggiolino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1260</guid>
		<description><![CDATA[È stata definita l’auto-blue jeans, per suo stile anticonformista e pratico e – proprio come i pantaloni, la Renault 4 ha lasciato un segno nella storia. Presentata a Parigi nel 1961, la cinque porte francese ha venduto, fino al 1993 anno dell’uscita di produzione, oltre otto milioni di esemplari in tutto il mondo, cifra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/02/r4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1264" title="r4" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/02/r4-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>È stata definita l’auto-blue jeans, per suo stile anticonformista e pratico e – proprio come i pantaloni, la Renault 4 ha lasciato un segno nella storia. Presentata a Parigi nel 1961, la cinque porte francese ha venduto, fino al 1993 anno dell’uscita di produzione, oltre otto milioni di esemplari in tutto il mondo, cifra che la mette al primo posto delle auto francesi più vendute davanti a un altro mito, la Citroën 2 CV, con sette milioni di unità.  L’R4 è uno di quei (rari) modelli, come la stessa 2CV, il Maggiolino, la Mini Minor o la Fiat 500, che ha segnato un’epoca e uno stile di vita. La concorrenza, si sa, fa aguzzare l&#8217;ingegno: e la nascita dell&#8217;R4 la si deve proprio all&#8217;incredibile successo che la 2CV stava avendo verso la fine degli anni Cinquanta. Ai progettisti Renault, infatti, l&#8217;indicazione dei vertici aziendali è stata chiara: bisogna  realizzare un&#8217;auto essenziale e anticonformista, pratica e spaziosa, in grado di arginare l&#8217;incredibile successo di vendite della piccola di casa Citroen; “L&#8217;auto blue jeans”, questo il nome scelto per il progetto da Pierre Dreyfus, all&#8217;epoca presidente della Renault. <span id="more-1260"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/02/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1265" title="images" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/02/images.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a>Insomma, il modello – nei pensieri di Dreyfus, deve essere pensato per  una società in piena evoluzione, quindi versatile ed economico e capace di adattarsi a tutti: proprio come il blue jeans, il capo d&#8217;abbigliamento universale per eccellenza, fenomeno di moda per studenti e artisti, indossato indifferentemente da uomini e donne. E così, dopo cinque anni di sviluppi e disegni, l&#8217;R4 viene svelata alla stampa al Salone di Parigi nel 1961. Una piccola station wagon a cinque porte, un miracolo di design e tecnica, primo veicolo a trazione anteriore della Renault, col parabrezza piatto, i vetri dei finestrini scorrevoli, i sedili di tela montati su tubolari d&#8217;acciaio.  Il successo è immediato, prima in Francia e poi all&#8217;estero: è prodotta in ventotto Paesi, dall&#8217;Australia al Cile, dal Sudafrica alle Filippine, e su dieci unità sei sono vendite oltre i confini francesi. Ad appena sei anni dal lancio si supera il traguardo della milionesima auto prodotta.</p>
<p>In cinquant&#8217;anni vengono prodotte quattro serie che non stravolgono mai lo spirito iniziale e che, soprattutto, riescono nell&#8217;impresa di superare la 2CV in termini di vendite.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/renault-4-anticonformista-per-vocazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La nostra storia passa anche da Sanremo</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/la-nostra-storia-passa-anche-da-sanremo/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/la-nostra-storia-passa-anche-da-sanremo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 14:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano Celentano]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Modugno]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Louis Armstrong]]></category>
		<category><![CDATA[Mina]]></category>
		<category><![CDATA[Miss Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Nilla Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Patty Pravo]]></category>
		<category><![CDATA[Pippo Baudo]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Tangentopoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1255</guid>
		<description><![CDATA[Per anni il Festival di Sanremo ha formato nostra vox populi: motivetti, slogan, battute e canzoni partoriti al Casinò o all’Ariston sono tuttora tra noi. E Sanremo story. 60 anni di canzoni in mostra, esposizione ideata da Pepi Morgia e allestita a Genova, negli spazi Magazzini del Cotone al Porto Antico, intende celebrare la più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/nilla_thumbSMOAUTO_366X0.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1257" title="nilla_thumbSMOAUTO_366X0" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/nilla_thumbSMOAUTO_366X0-300x266.gif" alt="" width="300" height="266" /></a>Per anni il Festival di Sanremo ha formato nostra <em>vox populi</em>: motivetti, slogan, battute e canzoni partoriti al Casinò o all’Ariston sono tuttora tra noi. E <em>Sanremo story. 60 anni di canzoni in mostra,</em> esposizione ideata da Pepi Morgia e allestita a Genova, negli spazi Magazzini del Cotone al Porto Antico, intende celebrare la più nota rassegna musicale italiana ripercorrendo un itinerario che attraverso le canzoni, i personaggi e i luoghi che lo hanno alimentato, analizza i contesti, i cambiamenti e l’evoluzione dei costumi del nostro Paese. E in sessant’anni di foto, voci e suoni c’è buona parte della storia almeno quattro generazioni: dal dopoguerra al boom economico, dalla contestazione giovanile agli anni della Milano da bere; da Tangentopoli al nuovo millennio. Sono esposti cimeli, come la lettera che la Rai inviò alle case discografiche nel 1950, in cui s&#8217;invitava a partecipare con canzoni in lingua italiana; filmati delle teche Rai, abiti di scena prestati dagli artisti che hanno solcato l’ambito palco, memorabilia, dischi originali dell’epoca, copertine, pass, autografi e spartiti originali, e non mancano i quotidiani, i rotocalchi e le riviste specializzate con le copertine dedicate alla manifestazione. <span id="more-1255"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/0051-Morandi-P.-Focaccia-Equipe-84-1974-1280x768-copia1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1258" title="0051 Morandi P. Focaccia Equipe 84  1974 [1280x768] copia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/01/0051-Morandi-P.-Focaccia-Equipe-84-1974-1280x768-copia1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il viaggio nella storia dei Sanremo è affrontato con la tecnologia attuale: nel percorso si incontrano anche schermi al plasma con touch screen che visualizzano tutte le edizioni del Festival di dieci anni in dieci anni. I link permettono di conoscere le curiosità di quel periodo: il costume, la moda ma anche i direttori d’orchestra, i presentatori e la Miss Italia di ogni anno. Altri 60 monitor, uno per ogni anno, mostrano tutte le curiosità e gli avvenimenti dei decenni, mentre apposite capsule permettono di fruire, al loro interno, delle immagini dei vari Festival in quadrifonia.La musica avvolge i visitatori in un percorso unico, di grande impatto, circondata da gigantografie di alcune scenografie festivaliere e vari libri dedicati alla storia della kermesse. Tra le immagini “simbolo” quella di Nilla Pizzi con un vestito alla Rita Hayworth ; il “reuccio” Claudio Villa che arriva a Sanremo in treno; Modugno scatenato in una pubblicità per una marca di apparecchi radio; Celentano ripreso dietro una selva di garofani che canta spalle al pubblico; Mina agli esordi; Mike Bongiorno alla prima esperienza ma che già si capisce che è padrone del video; le prime scandalose trasparenze di Patty Pravo. Da non perdere la foto di cantanti e musicisti a messa dai Frati Cappuccini prima dell’apertura; oppure quella di Gino Cervi-Maigret che s’aggira con la sua pipa per i camerini a controllare che sia tutto regolare e il faccione stupito di Louis Armstrong, costretto da Pippo Baudo ad abbandonare anzitempo il palco e non poter suonare <em>When the saints go marchin</em> per pure esigenze di palinsesto. La mostra è aperta tutti i giorni fino al 19 febbraio 2011, in contemporanea con la chiusura dell’edizione 2011 del Festival di Sanremo, costa 5 euro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/la-nostra-storia-passa-anche-da-sanremo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli immortali/2</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/gli-immortali2/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/gli-immortali2/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 11:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Trenta]]></category>
		<category><![CDATA[Bacio Perugina]]></category>
		<category><![CDATA[Biscotti Plasmon]]></category>
		<category><![CDATA[Buondì Motta]]></category>
		<category><![CDATA[Campari Soda]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Campari]]></category>
		<category><![CDATA[Federica Pellegrini]]></category>
		<category><![CDATA[Fortunato Depero]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Pavesi]]></category>
		<category><![CDATA[Nutella]]></category>
		<category><![CDATA[Pavesini]]></category>
		<category><![CDATA[Topo Gigio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1217</guid>
		<description><![CDATA[Ecco un nuovo elenco di prodotti di uso comune resistenti alle mode, che hanno confitto il passare del tempo e fanno rivivere emozioni e ricordi. Bacio Perugina Il bacio più famoso, e gustoso, del nostro Paese, da quasi un secolo fa cadere in tentazione gli italiani, è nato da una storia d’amore travagliata tra Luisa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ecco un nuovo elenco di prodotti di uso comune resistenti alle mode, che hanno confitto il passare del tempo e fanno rivivere emozioni e ricordi</em>.</p>
<p><strong><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/bacio-perugina-al-carnevale-di-fano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1218" title="bacio perugina al carnevale di fano" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/bacio-perugina-al-carnevale-di-fano.jpg" alt="" width="144" height="136" /></a>Bacio Perugina</strong> Il bacio più famoso, e gustoso, del nostro Paese, da quasi un secolo fa cadere in tentazione gli italiani, è nato da una storia d’amore travagliata tra Luisa, moglie del proprietario della Perugina (allora piccola azienda dolciaria) e il giovane Giovanni, figlio della famiglia Buitoni, di 14 anni più giovane di lei. Un legame celebrato dall’invenzione di Luisa del cioccolatino tondeggiante, farcito con gianduia, granella e nocciola che Giovanni, in onore della donna amata, battezza semplicemente “Bacio Perugina”.  Sempre Giovanni chiama il pittore Seneca per disegnare la scatola: l’artista rielabora l’immagine de “Il bacio”, quadro di Francesco Hayez, su sfondo blu e ha l’intuizione di inserire in ciascuna confezione del cioccolatino, il bigliettino con le frasi d’amore. E forse anche a questi che il Bacio Perugina è passato indenne attraverso la storia.<span id="more-1217"></span></p>
<p><strong><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/Buondi-Motta-adv1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1220" title="Buondi-Motta-adv" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/Buondi-Motta-adv1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Buondì Motta</strong> È il responsabile di una vera e propria svolta culturale nella colazione del mattino: negli anni Sessanta la Motta presenta il Buondì, la prima merendina confezionata che sostituisce il pane e marmellata casalingo e la brioche al bar.  E conquista subito la gola degli italiani, tanto che al bar i camerieri si sentono ordinare «cappuccino e Buondì». Per i bambini, poi, mangiare il Buondì ha un particolare rito: si comincia sempre dalla glassa superiore con zucchero, che viene staccata delicatamente e gustata da sola. Massima abilità se si riesce a rimuovere la glassa in un solo pezzo, mentre il resto è divorato dopo un’immersione rapida nel latte caldo. Dal 2002 il Buondì è diventato un prodotto della Bistefani che ha rilevato il marchio e ne prosegue la produzione anche in numerose varianti.</p>
<p><strong><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/134_camparisoda.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1221" title="134_camparisoda" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/134_camparisoda-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Campari Soda</strong> Il Campari Soda (che altro non è che Campari diluito con la soda) è il primo aperitivo monodose al mondo: nasce nel 1932, il design della bottiglia è di Fortunato Depero, tra i più famosi artisti futuristi del tempo. La conica bottiglietta diventerà uno dei simboli del design italiano, tutt&#8217;oggi ancora identica all&#8217;originale, una sorta di calice rovesciato. Davide Campari, figlio del fondatore dell’azienda Gaspare, denuda la bottiglia dell’etichetta per far risaltare l’intensa tonalità di rosso attraverso il vetro e stampa a rilievo il nome del marchio e della ditta: “Preparazione speciale, Davide Campari &amp; C. Milano &#8211; Campari Soda”. Oggi la mitica bottiglietta – identica a quella di ottant’anni fa &#8211; è distribuita in 190 Paesi nel mondo.</p>
<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/intro_nutella.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1222" title="intro_nutella" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/intro_nutella-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>Nutella</strong> Dal 1964 Nutella accompagna le prima colazione di milioni di famiglia, in Italia e nel mondo: una crema straordinaria a base di nocciole che Pietro Ferrero mette a punto con l’obiettivo di proporre un “dolce dei poveri” semplicemente da spalmare su una fetta di pane e che all’origine chiama Giandujot. In molti hanno tentato di imitarla, ma – ancora oggi – nessuno c’è riuscito: la Nutella ha un gusto unico.</p>
<p><strong><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/PlasmonBiscuits.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1223" title="PlasmonBiscuits" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/PlasmonBiscuits-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Biscotti al Plasmon</strong> Da più di un secolo sono i biscotti che aiutano a crescere i bambini di tutta Italia. La tradizione comincia nel 1902 a Milano, quando Cesare Scotti, medico pediatra, fonda il Sindacato italiano del Plasmon, che importa e commercializza l’ingrediente base di diversi prodotti per l’infanzia, tra cui gli omonimi biscotti. La forma (perfetta per essere introdotta nel biberon e, dopo, in tutte le tazze), la consistenza (morbida ma non troppo) e il sapore (inconfondibile grazie a un retrogusto di vaniglia) hanno fatto sì che i Plasmon, da biscotti per l’infanzia, si sono trasformati in biscotti per tutte le età. Difficile farne a meno.</p>
<p><strong><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/mano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1224" title="mano" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/12/mano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pavesini </strong>Più che alla forma (simile a un cravattino)i biscotti Pavesini, nati nel 1952, devono il successo alla consistenza (leggerissimi, 32 biscotti pesano un etto), all’alto contenuto proteico (forniscono energia senza appesantire e per questo sono indicati nelle diete dei bambini) e, almeno fino agli anni Settanta, a un testimonial d’eccezione: Topo Gigio. E ancora oggi, nonostante Topo Gigio sia andato in pensione -  il suo posto è stato preso dalla nuotatrice Federica Pellegrini &#8211; la ricetta inventata da Mario Pavesi resiste al tempo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/gli-immortali2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Manzi, maestro di un milione di italiani</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/cronaca/manzi-maestro-di-un-milione-di-italiani/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/cronaca/manzi-maestro-di-un-milione-di-italiani/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 12:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Manzi]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[Non è mai troppo tardi]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Rai Educational]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1206</guid>
		<description><![CDATA[Il maestro elementare Alberto Manzi è stato una delle personalità più originali della pedagogia italiana contemporanea, il primo che ha saputo usare il mezzo televisivo per il sociale. Manzi ha infatti contribuito all’alfabetizzazione del Paese alla soglia del boom economico grazie a “Non è mai troppo tardi”, trasmissione televisiva dedicata ad adulti analfabeti, in onda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/11/non_e_mai_troppo_tardi_alberto_manzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1208" title="Casting Aperti" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/11/non_e_mai_troppo_tardi_alberto_manzi.jpg" alt="" width="200" height="168" /></a>Il maestro elementare Alberto Manzi è stato una delle personalità più originali della pedagogia italiana contemporanea, il primo che ha saputo usare il mezzo televisivo per il sociale. Manzi ha infatti contribuito all’alfabetizzazione del Paese alla soglia del boom economico grazie a “Non è mai troppo tardi”, trasmissione televisiva dedicata ad adulti analfabeti, in onda sul primo canale (l’unico della Rai fino al 4 novembre 1961, quando inizia a trasmettere il secondo) dal 1959 al 1968 da lunedì al venerdì, nella fascia pre-serale, intorno alle 19. I segreti del successo di Manzi, signore garbato che si presenta in giacca e cravatta impugnando un gessetto con alle spalle una lavagna, sono il linguaggio, semplice colorito e mai pedante; e la struttura delle lezioni, a metà strada tra contenuto didattico e intrattenimento, facendo ricorso a scenette, brevi documentari, ospiti. <span id="more-1206"></span>Per supplire alla scarsa diffusione di apparecchi televisivi, la Rai allestisce migliaia di punti di ascolto nei quale gli allievi dispongono di un manuale, una sorta di sussidiario, edito dalla Eri, la casa editrice dell’ente televisivo di Stato. Il primo anno, grazie alle videolezioni di <em>Non è mai troppo tardi</em>, 35 mila telespettatori ottengono il diploma elementare. Poi, la frequenza alla scuola dell’obbligo aumenta di anno in anno e la trasmissione non ha più senso di esistere: così, nel 1968, è chiusa definitivamente. Al maestro Manzi la Regione Emilia Romagna, in collaborazione con i ministeri delle Comunicazioni e della Pubblica Istruzione, ha dedicato un Centro che ha lo scopo di far conoscere la figura e l’opera attraverso l’analisi del suo lavoro di educatore, di scrittore e di autore di programmi radio-televisivi «perché – si legge nella presentazione del Centro &#8211; il suo lavoro offre ancora stimoli innovativi a chi si occupa di educazione e d’insegnamento, di televisione e di nuovi media, ma anche a chi è impegnato nel sociale e a chi lavora per l&#8217;integrazione culturale». La trasmissione televisiva è stata rispolverata nel 2004 quando Rai Educational manda in onda <em>Non è m@i troppo tardi</em>, dove il simbolo della “chiocciola” anticipa l&#8217;argomento del programma: stavolta si parla di alfabetizzazione informatica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/cronaca/manzi-maestro-di-un-milione-di-italiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sessanta candeline per Snoopy &amp; Co.</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/libri/sessanta-candeline-per-snoopy-co/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/libri/sessanta-candeline-per-snoopy-co/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 20:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Schulz]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Brown]]></category>
		<category><![CDATA[Linus]]></category>
		<category><![CDATA[Peanuts]]></category>
		<category><![CDATA[Snoopy]]></category>
		<category><![CDATA[Times]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1181</guid>
		<description><![CDATA[A ottobre Snoopy, il suo amico Woodstock, il suo padrone Charlie Brown e tutta la compagnia dei Peanuts creata da Charles Schulz, compie sessant’anni: era il 2 ottobre del 1950 quando sono pubblicati per la prima volta. All’epoca i fumetti sono stampati su grande formato che permette disegni elaborati e dettagliati; la serie dei Peanuts, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/snoopy1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1182" title="snoopy1" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/snoopy1-262x300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a>A ottobre Snoopy, il suo amico Woodstock, il suo padrone Charlie Brown e tutta la compagnia dei Peanuts creata da Charles Schulz, compie sessant’anni: era il 2 ottobre del 1950 quando sono pubblicati per la prima volta. All’epoca i fumetti sono stampati su grande formato che permette disegni elaborati e dettagliati; la serie dei Peanuts, però, è proposta con un formato piccolo, pensato in modo tale da impaginare le vignette anche in verticale per farle stare in una singola colonna del giornale. Schulz riesce a trarre vantaggio da questa restrizione di spazio, e sviluppa un segno sintetico e uno stile scarno, statico e povero di dettagli; esalta l’essenza di tutti i soggetti, disegnandoli frontalmente o di lato: è la sua forza espressiva che rende il suo lavoro così valido, tanto che questo fumetto è uno dei più popolari di tutti i tempi, pubblicato per quasi cinquant&#8217;anni su 1.600 quotidiani in 75 paesi. I protagonisti sono dei bambini che frequentano le elementari &#8211; i “grandi” non compaiono mai – che spesso pensano e agiscono da adulti, riflettendone le nevrosi. Schulz, attraverso i Peanuts, ricorda che le paure e le insicurezze infantili non sono molto differenti da quelle degli adulti. Nel novembre del 1999 Schulz, che ha settantasette anni, è colpito da un ictus, poi gli diagnosticano un cancro. <span id="more-1181"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1183" title="images" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/images.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a>Il 14 dicembre dello stesso anno annuncia il suo ritiro attraverso una striscia, in cui lascia a Snoopy il compito di congedarsi dai lettori con queste parole: «Cari amici, ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi cinquant&#8217;anni. È stata la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiesto da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano disegnati da qualcun altro, quindi annuncio il mio ritiro dall&#8217;attività. Sono grato per la lealtà dei miei collaboratori e per la meravigliosa amicizia e l&#8217;affetto espressi dai lettori della mia &#8220;striscia&#8221; in tutti questi anni. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy&#8230; non potrò mai dimenticarli&#8230;» Schulz, infatti, ha scritto nel suo testamento che i personaggi dei Peanuts rimanessero genuini e che non si disegnassero nuove strisce basate sulle sue creature. Pochi mesi dopo, il 12 febbraio del 2000, muore. Il The Times, il giorno dopo la sua morte, pubblica un necrologio che termina con queste parole: “Charles Schulz lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/libri/sessanta-candeline-per-snoopy-co/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quei &#8220;reportage sociali&#8221; degli anni Cinquanta</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/quei-reportage-sociali-degli-anni-cinquanta/</link>
		<comments>http://www.retrovisore.net/costume/quei-reportage-sociali-degli-anni-cinquanta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 08:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[Audrey Hepburn]]></category>
		<category><![CDATA[Brigitte Bardot]]></category>
		<category><![CDATA[Dolce vita]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Fellini]]></category>
		<category><![CDATA[John Wayne]]></category>
		<category><![CDATA[Liz Taylor]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Geppetti]]></category>
		<category><![CDATA[Michelangelo Antonioni]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Vitti]]></category>
		<category><![CDATA[Riccione]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Burton]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.retrovisore.net/?p=1166</guid>
		<description><![CDATA[Quella che oggi chiamano, in maniera dispregiativa, “fotografia scandalistica”, intorno  alla fine degli anni Cinquanta, era “fotografia d’assalto”. In quel periodo, per la prima volta, personaggi dello spettacolo (solo del cinema, quelli della tv non sono considerati) e vip (teste coronate e nobili borghesi, nessun politico) vengono immortalati contro la loro volontà, in pose tutt’altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/Anita-Ekberg-usa-un-arco-contro-i-paparazzi2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1171" title="Anita Ekberg affronta i paparazzi armata di arco e frecce" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/Anita-Ekberg-usa-un-arco-contro-i-paparazzi2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Quella che oggi chiamano, in maniera dispregiativa, “fotografia scandalistica”, intorno  alla fine degli anni Cinquanta, era “fotografia d’assalto”. In quel periodo, per la prima volta, personaggi dello spettacolo (solo del cinema, quelli della tv non sono considerati) e vip (teste coronate e nobili borghesi, nessun politico) vengono immortalati contro la loro volontà, in pose tutt’altro che “studiate”, con visi ed espressioni che rivelavano la vera identità – e, soprattutto la “vera” bellezza – del personaggio. Una cosa, però, va subito precisata: che invece di banali baci, effusioni, seni gonfi e lifting cadente come accade oggi sempre più spesso, le immagini scattate in quegli anni, soprattutto a Roma durante le “notti movimentate” in via Veneto, sono veri e propri reportage sociali sulla vita notturna.  A Riccione, nei locali di Villa Mussolini in viale Milano, è stata allestita <em>Gli anni della Dolce Vita</em>, mostra fotografica che, a cinquant’anni dall’uscita del capolavoro di Federico Fellini, rende omaggio al film e allo stesso tempo, grazie al supporto di oltre 150 istantanee, ricostruisce quel clima e quelle sensazioni particolari che regnavano nella capitale alla fine degli anni Cinquanta, quegli gli stessi luoghi e sensazioni che servirono di ispirazione al regista riminese.</p>
<p><span id="more-1166"></span></p>
<p><div id="attachment_1172" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/taylor-burton-bacio-1600x12001.jpg"><img class="size-medium wp-image-1172" title="taylor burton bacio [1600x1200]" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/taylor-burton-bacio-1600x12001-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Bacio appassionato tra Liz Taylor e Richard Burton</p></div>Tra i protagonisti di quel periodo, oltre ad attori, registi, nobili e playboy, ci sono proprio i fotografi, o meglio: i paparazzi. Marcello Geppetti è uno di loro, sue sono le foto esposte, in larga parte poco conosciute in Italia, perché prevalentemente pubblicate rotocalchi e magazine stranieri. In quegli anni in bianco e nero il “paparazzo” Marcello Geppetti è uno dei protagonisti più importanti: girava con lo scooter e il flash al collo a caccia di attori e di attrici, prediligendo i luoghi dove questi andavano a mangiare o a divertirsi. Roma si rivela un set a cielo aperto; per le strade della Capitale circolano le star internazionali e Geppetti scatta foto che faranno epoca, come il primo nudo di Brigitte Bardot; o quella di Alberto Sordi davanti ad un piatto di spaghetti fumante al famoso ristorante romano Meo Patacca; oppure il re di tutti i cowboys cinematografici, John Wayne che si attacca ad una bottiglia di vino nostrano a piazza Esedra; la chic Audrey Hepburn in cappottino e occhiali scuri che fa la spesa dal panettiere e dall’ortolano; un bacio appassionato a bordo di un motoscafo tra Liz Taylor e Richard Burton; c’è persino Michelangelo Antonioni, sempre un po’ restio a farsi fotografare, immortalato durante uno dei suoi pranzi romantici con la sua musa di allora, la meravigliosa Monica Vitti.</p>
<p>Assieme alle immagini rubate per le strade e nei locali notturni romani di Geppetti, a Villa Mussolini sono esposte anche fotografie di Arturo Zavattini, scattate nei momenti di pausa del set de <em>La Dolce Vita</em>, immagini quasi del tutto inedite perché gelosamente conservate sino ad oggi dal suo autore nel proprio archivio privato.</p>
<p>La mostra, aperta fino al 12 settembre, tutti i giorni dalle 18 alle 23 (ingresso 3 euro) ha un forte valore documentaristico, grazie a splendide fotografie che testimoniano la grandezza di un periodo fondamentale per la nostra storia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.retrovisore.net/costume/quei-reportage-sociali-degli-anni-cinquanta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

