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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Andy Warhol</title>
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		<title>Piper Revolution</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 07:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/02/Piper-insegna.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-992" title="Piper insegna" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/02/Piper-insegna-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a>A metà dagli anni Sessanta, nelle grandi città italiane, si registra la prima svolta sociale e culturale del mondo giovanile: i ragazzi si fanno crescere i capelli, non portano più la cravatta, indossano i blue jeans, si ribellano agli atteggiamenti autoritari sia dei genitori sia degli insegnanti e, non sono pochi, scappano di casa, chi per seguire un proprio ideale chi, semplicemente, in cerca di avventure. In questo clima, a Roma, il 17 febbraio 1965, nasce il Piper Club, primo locale pensato e realizzato unicamente per i giovani grazie ad Alberico Crocetta, avvocato e imprenditore amico di Renzo Arbore, Giancarlo Bornigia, impresario. È un locale totalmente nuovo nella concezione dello spazio di sala da ballo: la pista centrale, illuminata da 350 luci, contiene oltre 100 persone (è la più grande d’Italia) ed è spezzata da pedane luminose; la scenografia è ideata dall&#8217;artista Claudio Cintoli, un’opera pop-art dal titolo <em>Il giardino di Ursula</em> composta da una sequenza di gigantografie – tra le quali due labbra sorridenti &#8211; e sculture realizzate con materiali di recupero; sui muri dietro al palco si alternano opere di Andy Wharol, Manzoni, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Robert Rauschenberg.<span id="more-991"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/02/Piper-Concerto.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-993" title="Piper Concerto" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/02/Piper-Concerto-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a> Ma la vera rivoluzione è che il Piper è il primo locale che offre la musica beat e rock da vivo in un momento in cui si può ballare soltanto davanti al juke box, visto che nei locali da ballo si suona soltanto il liscio. E il successo è immediato: il piccolo palcoscenico di via Tagliamento diventa tappa obbligatoria per i gruppi del momento. Qui sono cresciute Patty Pravo, la Ragazza del Piper (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=wQ5EWtUZeqY">http://www.youtube.com/watch?v=wQ5EWtUZeqY</a>), e Caterina Caselli; i Giganti, i Camaleonti e gli inglesi Rokes, guidati da Shel Shapiro, e i Primitives di Mal hanno mosso in primi passi per la conquista del mercato discografico italiano. Ci sono poi i Ragazzi del Piper (cubisti ante litteram) tra i quali figurano Mita Medici, Mia Martini, Renato Zero, Loredana Bertè. In brevissimo tempo il Piper diventa sempre più un locale di tendenza: suonano gruppi del calibro dei Procol Harum, Who, Pink Floyd, Byrds e tra il pubblico si mischiano star come Sylvie Vartan, Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Raffaella Carrà, Alberto Bevilacqua, Franco Interlenghi e Antonella Lualdi, Mita Medici, Christian De Sica, Rudolph Nureyev. Ci si veste e si balla come si vuole, senza inibizioni e limiti. Il Piper diventa un fenomeno di costume, tutti ne parlano e tutti ci vogliono andare almeno una volta: fuori Via Tagliamento la fila si forma sin dalle otto di sera, nonostante il locale apra alle 22. Tutto fila più o meno liscio fino al 1967, quando la polizia proibisce l’apertura al pomeriggio del locale a causa delle lamentele dei genitori, i cui figli trascurano lo studio per il ballo. Poco dopo ci si mette anche la chiesa, che denuncia i pericoli dello “shake”, il ballo più in voga del momento, perché i movimenti sono provocanti, soprattutto se svolto nell’insidia della penombra del locale.Il periodo d’oro termina verso la fine del decennio, ma il Piper sopravvive al tempo e alle mode. Dal beat al pop, dal jazz al rock: sul palco salgono Lucio Battisti accompagnato dalla Formula Tre, David Bowie, i Genesis, Duke Ellington e i Nirvana, James Taylor Quartet e Mario Biondi. E ancora oggi (www.piper.it) continua a sviluppare il suo progetto artistico.</p>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/1</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 19:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-790" title="isac_20eyes" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/isac_20eyes-150x150.jpg" alt="isac_20eyes" width="150" height="150" />In Italia, all’inizio degli anni Sessanta i <em>juke-box</em> sono quindicimila; la radio dedica ai giovani un programma specifico dal titolo originale… <em>La musica dei giovani</em>; tv e giornali fanno serie inchieste che hanno per unico tema il mondo dei ragazzi. È nelle grandi città che si registra la prima vera svolta sociale e culturale del mondo giovanile: i ragazzi scappano di casa; si ribellano agli atteggiamenti autoritari di scuole e famiglie; si fanno crescere i capelli; indossano i <em>blue-jeans</em>.</p>
<p>Il regno incontrastato dei capelloni e del beat è il <em>Piper Club</em> di Roma in via Tagliamento, un locale totalmente nuovo nella concezione dello spazio di sala da ballo, con una grande pista centrale dalla quale si ergono pedane luminose e, su un lato, un palcoscenico. Il Piper viene inaugurato il 17 febbraio del 1965: è in assoluto il primo locale italiano ad offre musica <em>beat</em> dal vivo, <em>happening</em> e <em>performance</em>: mitica quella di Mario Schifano con le Stelle di Schifano (uno scimmiottamento di Andy Warhol e dei Velvet Underground), lo spettacolo comincia alle 22 e termina alle 5 del mattino! Sul palco del Piper nascono i cantanti beat italiani (Patty Pravo, Caterina Caselli, Rokes, Giganti) e ci passano gruppi del calibro dei Procol Harum e dei Pink Floyd. Tutto fila liscio fino al 1967, quando la polizia proibisce l’apertura pomeridiana del locale a causa delle lamentele dei genitori i cui figli trascurano lo studio per il ballo e la Chiesa, per non essere da meno, denuncia i pericoli dello “<em>shake</em>”, il ballo più in voga del momento: i movimenti sono provocanti e la penombra delle discoteche insidiose.<span id="more-789"></span></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-791" title="Fasten_belt_piper_club" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/Fasten_belt_piper_club-150x150.jpg" alt="Fasten_belt_piper_club" width="150" height="150" />Alla radio e alla tv le trasmissioni musicali hanno sempre più spazio; sono pubblicate due nuove riviste di costume: <em>Ciao amici</em>, pubblicato nel 1963, <em>Big</em>, appare nelle edicole nel 1965, e <em>Ciao 2001</em>, che diventa il più venduto e si attesterà su una tiratura media di quattrocento-cinquecentomila copie. Tutte e tre le testate si occupano dei nuovi cantanti beat italiani, con servizi fotografici, notizie e informazioni, e con riferimenti obbligati al panorama internazionale, soprattutto per i <em>Beatles</em> e i <em>Rolling Stones</em>. Ma, oltre alla musica, nella rubrica delle lettere e in alcuni servizi specifici, prevalgono tematiche tipiche del malessere esistenziale e sociale che connotano la condizione giovanile dell’epoca che i nuovi gruppi cercano di interpretare nelle loro canzoni. In breve tempo, anche in Italia la musica diventa strumento di comunicazione politico-culturale, introduce un nuovo modo di atteggiarsi, di vestirsi, di pensare.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-792" title="anni60ys7" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/09/anni60ys7-150x150.jpg" alt="anni60ys7" width="150" height="150" />I giornali “tradizionali”, con inchieste piene di luoghi comuni e di facile perbenismo, cominciano a dare l’allarme sul fenomeno beat-capelloni-hippie e nel 1965 siamo in piena “emergenza giovani”. A Roma, in piazza di Spagna un gruppo di ragazzi, soprattutto francesi, inglesi e tedeschi, dopo aver vagabondato per varie città europee, si fermano nella capitale riunendosi sulla famosa scalinata. Discutono, dormono sugli scalini, suonano la chitarra. Indossano blue jeans aderenti, magliette colorate, scarponi col tacco alto e giubbotti fantasiosi, portano i capelli lunghi. Per alcuni mesi non accade nulla e, al gruppo, si uniscono anche hippie nostrani. Un giorno di novembre un ragazzo e un militare vengono alle mani: scoppia una rissa, interviene la polizia, tutti gli stranieri vengono fermati e rispediti al loro paese col foglio di via. L’episodio è ripreso da tutta la stampa nazionale. In un articolo del <em>Corriere della Sera</em> si legge: «<em>Sono brutti [...] infestano la scalinata di Trinità dei monti [...] tipi di apparente sesso maschile che portano i capelli lunghi quasi come le donne [...] secondo una moda mutuata dai Beatles, i quattro giovanotti che l’Inghilterra anziché premiare, avrebbe dovuto [...] esiliare in Patagonia [...].  Essi, dicono, esprimono il tormento della bomba e bisognerebbe buttargliela [...]. D’ora in avanti verrà esercitata una stretta sorveglianza sulle scalinate e alle frontiere [...] Non si entra in Italia coi capelli lunghi</em>». L’unica a intervenire in loro difesa, in quei giorni, è la scrittrice Elsa Morante in una lettera che invia a <em>La Stampa</em> di Torino «<em>Non vedo nessun oltraggio nella foggia dei capelli lunghi e del vestiario dimesso [...] foggia, la suddetta, già confortata da innumerevoli esempi illustri, tra i quali, per citarne solo due, Dante Alighieri e Giuseppe Garibaldi</em>».</p>
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