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	<title>Retrovisore &#124; un sito di Luca Pollini &#187; Aldo Moro</title>
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		<title>Sessant&#8217;anni di storia nei clic dell&#8217;Ansa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/041.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1402" title="L'ATTRICE ITALIANA SOPHIA LOREN AL TERZO RALLY DEL CINEMA" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/041-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> “Il lavoro più duro non è stato l&#8217;allestimento, ma la scelta delle immagini. Erano tantissime” confessa un collega che ha partecipato all&#8217;organizzazione della mostra. E non si può che dargli ragione: dal 1945, anno in cui Giuseppe Liverani, Primo Parrini e Amerigo Terenzi fondano l&#8217;agenzia Ansa (sulle ceneri dell&#8217;Agenzia Stefani, ormai marchiata dal fascismo) le foto in archivio sono oltre 4 milioni e mezzo. Un archivio che ogni giorno cresce di circa 200 nuove immagini, tante sono le foto che l&#8217;Ansa lancia in rete quotidianamente. E&#8217; facile perciò immaginare che lavoro immane dev&#8217;essere stato estrarre gli scatti per la mostra “Fotografiamoci: 60 anni di vita italiana nelle immagini dell&#8217;Ansa”, allestita al Vittoriano a Roma. La mostra, una sorta di libro di storia illustrato, racconta la vita italiana dal Dopoguerra ad oggi, grazie alle immagini che la più grande agenzia del Paese ha trasmesso alle redazioni, documentando il vorticoso cambiamento dell&#8217;Italia tra cronaca, politica, costume, spettacolo, sport.<span id="more-1397"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/062.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1404" title="PIAZZA LOGGIA: TUTTI ASSOLTI I CINQUE IMPUTATI" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2011/11/062-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E la maggior parte delle fotografie, siano essi personaggi o singoli volti, manifestazioni di massa, tragedie o avvenimenti sportivi, rinnovano emozioni dimenticate, perché sono legate ad eventi che hanno segnato la storia del Paese, incisi nella memoria collettiva. E così tornano a riaffiorare i ricordi delle grandi tragedie (Vajont, Belice, Friuli), dei misteri irrisolti (Ustica, piazza Fontana), dei successi nazionali (i premi Nobel a Eugenio Montale e Dario Fo, e gli Oscar a De Sica e Benigni, le vittorie ai Mondiali di calcio di Bearzot e Lippi e quelle della Ferrari). E poi i periodi gioiosi della Dolce vita, del boom economico, delle prime sfilate d&#8217;alta moda e quelli più cupi del Sessantotto, degli Anni di piombo con il rapimento di Aldo Moro, e della mafia con gli assassini del generale Dalla Chiesa e dei giudici Falcone e Borsellino. Ci sono poi i ritratti dei personaggi che hanno segnato la storia, Alcide De Gasperi, i grandi Papi, l&#8217;avvocato Agnelli, Indro Montanelli. Le immagini vengono esposte in sette sezioni, una per ogni decennio, ciascuno introdotto da un&#8217;immagine femminile, simbolo di quegli anni, e da un testo a firma di un testimone dell&#8217;epoca. Gli anni &#8217;40 sono rappresentati da Anna Magnani e Giulio Andreotti; alla signora della tv Nicoletta Orsomando e Alberto Arbasino sono affidati i &#8217;50; Mina e Gianni Morandi è la coppia dei “favolosi” anni &#8217;60, la sezione dei &#8217;70 vede il volto di Nilde Jotti e l&#8217;introduzione di Ettore Scola; Rita Levi Montalcini e Giorgio Armani sono testimonial degli anni &#8217;80, gli anni &#8217;90 si aprono con la foto di Rosaria Costa, vedova ventiduenne di Vito Schifani, agente di scorta del giudice Borsellino, e uno scritto del giurista Gustavo Zagrebelsky. Si arriva così al nuovo millennio con la campionessa di nuoto Federica Pellegrini e l&#8217;ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. A<span style="font-family: Book Antiqua, serif;">nche il 2011, con la sua realtà in divenire, giorno per giorno, è dedicata un’apposita sezione aggiornata in tempo reale per tutta la durata dell’esposizione. </span>Come per il notiziario scritto, anche le fotografie rispecchiano lo “stile” Ansa: gli scatti, infatti, mostrano esclusivamente la realtà senza forzature e senza eccessi di spettacolarizzazione.</p>
<p>&#8216;Fotografandoci&#8217;, in programma al Vittoriano di Roma, rimarrà aperta fino all&#8217;11 dicembre. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>
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		<title>Cento anni di storia italiana in 10 Alfa Romeo</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 10:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/Manifesto-gioiello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1176" title="Manifesto gioiello" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/Manifesto-gioiello-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Regina della tecnologia e dell’immaginario, l’Alfa Romeo viene celebrata alla Triennale di Milano grazie a “Il segno Alfa”, mostra curata da Francesco Casetti che ripercorre il “romanzo” della Casa del Biscione nella storia italiana. Le Alfa, automobili che come poche riescono a coniugare eleganza e raffinatezza con praticità e prestazione, sono qualcosa che tutti, almeno una volta nella vita, hanno sognato e che molti hanno posseduto. La mostra che celebra il secolo di vita dell’Alfa (è il 24 giugno del 1910 quando nasce l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, con sede a Milano, in zona Fiera), cerca di ricostruirne il mito attraverso dieci storici modelli, uno per decennio, esposti ciascuno in una sala assieme a oggetti rappresentativi della vita sociale e culturale del Paese, con il risultato di restituire lo spirito del tempo lungo tutto un secolo. Nelle sale, assieme alle auto, il filo della cronologia si dipana attraverso video con scene da documentari e pellicole; prime pagine di quotidiani con riferimenti a eventi politici e culturali, dal suicidio di Luigi Tenco al rapimento Moro passando per la strage di Piazza Fontana. Inoltre sono esposte opere rappresentative delle tendenze artistiche del periodo (da Adami e De Chirico fino a Schifani e Sironi), oggetti di uso quotidiano (come la radio, la tv o il giradischi), di design o preziosi. <span id="more-1175"></span><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/Papa-Paolo-VI-copia-copia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1177" title="Papa Paolo VI copia copia" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2010/09/Papa-Paolo-VI-copia-copia-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>Nelle sale vengono poi ricordati avvenimenti di attualità che hanno rivoluzionato il costume italiano come l’apertura nel 1924 della prima strada a pedaggio, la Milano-Varese, o l’istituzione dei treni che, nei primi anni Trenta, segnarono l’esordio del trasporto di massa. Una storia d’Italia scandita da eventi storici e avvenimenti di cronaca e costume, che ha come comune denominatore le Alfa Romeo che hanno lasciato il segno. E qui c’è la sorpresa: le auto esposte non sono solo i modelli da corsa, quelli che hanno trionfato nei circuiti di mezzo mondo con al volante Fangio o Ascari, ma anche vetture comuni, di serie, che hanno attraversato il decennio da protagoniste. Quindi, a fianco della 8C 2900, costruita apposta negli anni Quaranta per partecipare alla corsa di Le Mans, c’è la Giulietta berlina, status symbol, negli anni Cinquanta, dell’Italia che stava avvicinandosi al boom economico. Così come non poteva mancare la 15 HP, uno dei primi modelli usciti dallo stabilimento del Portello guidato da Nicola Romeo, l’ingegnere napoletano che pochi anni più tardi legherà il proprio nome al marchio del Biscione; o la 164, disegnata da Pininfarina negli anni Ottanta e che rimase in produzione per un decennio. Lascia stupiti che per accompagnare gli anni Settanta sia stata scelta la Montreal, modello sportivo, innovativo, ma che non ebbe un gran successo, al posto della Alfetta, uno dei prodotti più riusciti che coniugava al meglio prestazioni, abitabilità, robustezza ed economia d’esercizio, o dell’Alfasud. Cento anni dopo, Alfa Romeo è ancora oggi un simbolo di esclusiva sportività e di eccellenza tecnica: la nuova Giulietta, esposta a fine mostra a rappresentare l’ultimo decennio, è lì a dimostrare che la creatività del marchio è più viva che mai.</p>
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		<title>CONSIGLI PER GLI ACQUISTI</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:00:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra pochi giorni uscirà in tutte (tutte? magari!) le librerie la seconda edizione de I Settanta &#8211; Gli anni che cambiarono l&#8217;Italia. Cinque anni fa, quando è stato pubblicato la prima volta, mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare la &#8220;seconda&#8221; edizione di un mio libro. E invece, non si sa come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/cover_settanta_singola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-988" title="cover_settanta_singola" src="http://www.retrovisore.net/wp-content/uploads/2009/11/cover_settanta_singola-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>Tra pochi giorni uscirà in tutte (tutte? magari!) le librerie la seconda edizione de <strong>I Settanta &#8211; Gli anni che cambiarono l&#8217;Italia</strong>. Cinque anni fa, quando è stato pubblicato la prima volta, mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare la &#8220;seconda&#8221; edizione di un mio libro. E invece, non si sa come sia potuto accadere,  la prima edizione è andata esaurita, e il mio editore &#8211; Francesco Bevivino &#8211; ha pensato così di riproporre questa nuova versione de <em>I Settanta</em> che avrà anche  il compito di aprire la strada trainare, lanciare il nuovo libro, <strong>Gli Ottanta &#8211; L&#8217;Italia tra evasione e illusione</strong>, in uscita a febbraio, con la prefazione di Claudio Cecchetto. Tornando ai <em>Settanta</em>, il libro racconta la cronaca di un decennio che ha segnato, in modo indelebile, la storia del nostro Paese. Sono stati gli anni del terrorismo, della legge sul divorzio e sull’aborto, degli scontri di piazza e della crisi, sono nate le domeniche a piedi e le targhe alterne, le tv e le radio private. Anni in cui la generazione dei ventenni faceva domande alle quali, spesso, non veniva data risposta Perché erano domande scomode o perché, a quella generazione, non era consentito farle. Oggi, a distanza di quarant’anni, molte pagine degli Anni Settanta sono ancora d’attualità: il processo di piazza Fontana, il massacro del Circeo, l’omicidio di Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, le gesta di Vallanzasca, la tv a colori e quella di Berlusconi… Sempre più spesso capita di guardare indietro, verso quegli anni, forse per cercare un ragionamento oppure per trovare la forza di uscire dall’ovatta che sembra foderare questo primo decennio del nuovo secolo.</p>
<p>Questa edizione si avvale di una nuova prefazione scritta da Claudio Rocchi, cantautore milanese simbolo di quel periodo, nuovi capitoli, illustrazioni e diversi aggiornamenti.</p>
<p>Dalla prefazione di Claudio Rocchi: «I più dormivano sonni di beata ignoranza cullati da anestetici in bianco e nero televisivo, epidermidi celate, democrazie cattoliche, sogni di plastica narcotizzanti. Poi, all’improvviso, l’onda lunga di uno tsunami trasversale ha travolto e inondato, spazzato via e distrutto, ucciso e trasformato il Vecchio Mondo».</p>
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		<title>La storia la cambiano i killer</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 08:48:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La storia italiana sarebbe stata sicuramente diversa se non avessero ammazzato Enrico Mattei                                                            27 ottobre 1962 Aldo Moro                 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia italiana sarebbe stata sicuramente diversa se non avessero ammazzato</p>
<p>Enrico Mattei                                                            27 ottobre 1962</p>
<p>Aldo Moro                                                                  9 maggio 1978</p>
<p>Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I                  28 settembre 1978</p>
<p>Roberto Calvi                                                            17 giugno 1982</p>
<p>Michele Sindona                                                        22 marzo 1986</p>
<p>Giovanni Falcone                                                     23 maggio 1992</p>
<p>Paolo Borsellino                                                          19 luglio 1992</p>
<p>Raul Gardini                                                                23 luglio 1993</p>
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