Nel 1982, in Papua Nuova Guinea, si svolge la prima edizione internazionale del Camel Trophy, una delle più dure competizioni per fuoristrada del mondo. È organizzata della Camel con la collaborazione della Land Rover, che fornisce le vetture. È più che un raid automobilistico, è una vera avventura dove è in gioco la sopravvivenza dei mezzi e l’incolumità fisica degli equipaggi. I percorsi, tracciati sempre nei luoghi più impervi della Terra (le prime edizioni si corrono in Zaire, Borneo, Australia, Madagascar, Sulawesi e Amazzonia, e si registrano tre vittorie di equipaggi italiani), presentano sempre trappole e imprevisti: il convoglio, una decina di equipaggi di nazionalità diverse, è sempre messo a dura prova da strade impervie, con temperature che vanno dai 45 gradi ai dieci sotto zero. Continua a leggere…
La sera del 1° settembre 1980, alle 22,45, debutta, su Raitre, una nuova trasmissione: “Il Processo del lunedì” di Aldo Biscardi. Il conduttore è Enrico Ameri, “prima voce” della trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto”, e Novella Calligaris. In regia c’è Aldo Biscardi, giornalista sportivo e ideatore della stessa trasmissione, una sorta di talk show che analizza gli avvenimenti sportivi della domenica grazie agli interventi di protagonisti, politici e opinionisti. Dopo aver alternato diversi conduttori, nel 1983 Biscardi decide di presentare lui la trasmissione. Continua a leggere…
Un cavallo pazzo nell'Arena di Milano
Scritto da: luca // Categoria: Sport
Non è un italiano purosangue (è nato in Sudafrica a Città del Capo) e nemmeno un corridore puro (ha comiciato la carriera giocando a rugby): eppure Marcello Fiasconaro è stato soprannominato Cavallo Pazzo, per il suo modo di correre istintivo, con poca tecnica e tanto cuore. Nato in Sudafrica da genitori italiani, a vent’anni si trasferisce in Italia. Appena arrivato a Roma scopre che il rugby in Italia non è uno popolare quanto a Città del Capo e, tanto per praticare uno sport, la scelta cade sull’atletica. Pochi mesi di allenamenti e diventa primatista italiano sui 400 m e 800 m. Un anno dopo, nel 1972, stabilisce il primato mondiale indoor dei 400 con 46”1. Poi, fallisce la sua grande occasione: un infortunio al tendine di Achille gli impedisce di partecipare alle Olimpiadi di Monaco. Passato agli 800 m, il 27 giugno del 1973 batte il record mondiale sulla pista dell’Arena di Milano, correndo contro i più forti specialisti e disputando una gara memorabile, in testa dal primo all’ultimo metro, su una delle piste più penalizzanti del mondo. Nonostante la sua carriera sia sempre stata ostacolata da infortuni, March (come lo chiamano i compagni di nazionale) conquista 5 titoli italiani e batte 8 record nazionali. Dopo un ennesimo infortunio decide di appendere la scarpette al chiodo. Rientra in Sudafrica e torna al primo amore, il rugby. Il tempo di 1’43”7, di quella magica notte milanese, è ancora oggi record italiano da battere, il più duraturo della nostra atletica leggera.
Torino ritorna tra le grandi
Scritto da: luca // Categoria: Sport
Oggi è finito in B, mestamente. Anzi: volgarmente, con un rissa in campo contro i giocatori del Genoa perché… …perché hanno vinto una partita inutile (per il Genoa). Comunque, speriamo tutti che risalga nella massima serie; risalga velocemente, perché il Torino (e non solo quello “Grande”) è un po’ nel cuore di tutti gli italiani sportivi (Juventini esclusi, ovvio). Ora dovrebbero cambiare i vertici, direttori sportivi e allenatore. Magari puntando a un giovane, come quello che arrivò nell’estate del 1975, un tecnico pieno di idee e aperto alle novità che fa del calcio, e del suo meticoloso studio, una specie di scienza: Gigi Radice. Continua a leggere…
Il tramonto di Nino
Scritto da: luca // Categoria: Sport
Nino Benvenuti, istriano, è uno dei più grandi campioni nella storia del pugilato italiano. Dopo aver vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960, passa al professionismo e nel 1965, davanti a 40mila persone allo stadio di San Siro di Milano, sfida Sandro Mazzinghi per la corona mondiale dei welter: è un evento memorabile per la portata della sfida in quanto Mazzinghi e Benvenuti dividono in due l’Italia della boxe, come fecero Coppi e Bartali nel ciclismo. Benvenuti vince e nel 1967 passa di categoria e conquista il titolo mondiale dei medi battento l’americano Emil Griffith nel Madison Square Garden di New York: è il primo italiano campione del mondo pesi Medi. Continua a leggere…
Sessant’anni fa, in Inghilterra, di coperte militari ce n’erano tante, la guerra era appena finita e non si sapeva bene cosa fare. E così, a Peter Adolph, un soldato tifoso dei Queen Park Rangers, venne l’idea di trasformarla in un campo di calcio. Verde era verde, con un gessetto bianco tracciò le righe, i giocatori erano pezzetti di cartone incollati su un piedistallo di gomma e la palla era un galleggiante da pesca di sughero. E iniziò a giocare con ex commilitone. Pochi mesi dopo, con qualche piccola modifica, Adolph si presentò all’ufficio brevetti: chiese di registrare il suo gioco con il nome di Hobby, non glielo permisero perché troppo generico, e così scelse Subbuteo. Continua a leggere…
48 vittorie in Coppa del Mondo, 5 Coppe del Mondo, 2 medaglie d’oro, 2 d’argento e 2 di bronzo alle Olimpiadi; 2 ori, 1 argento e 1 bronzo ai Mondiali: questo è il bottino conquistato in cinque anni dalla nazionale italiana di sci alpino. Uno squadrone capitanato dal fuoriclasse Gustavo Thoeni, cui fanno parte Piero Gros, Erwin Stricker, Helmut Schmalzl, Rolando Thoeni, Marcello Varallo, Herbert Plank, Franco Bieler, Tino Pietrogiovanna, Fausto Radici, Stefano Anzi, Giuliano Besson, Eberhard Schmalzl, Leonardo David, Renzo Zandegiacomo, Alex Giorgi. La squadra, guidata dai valtellinesi Mario Cotelli e Oreste Peccedi, raggiunge il suo momento più alto il 7 gennaio 1974 in occasione del gigante di Berchtesgaden, in Germania: cinque azzurri ai primi cinque posti della classifica, un en plain senza precedenti nella storia dello sci. In questi anni Thoeni vince quattro Coppe del Mondo (’71/’72/’73/’75), 24 gare; una medaglia d’oro e una d’argento alle Olimpiadi e due medaglie d’oro mondiali e il suo amico/rivale Piero Gros una Coppa del Mondo nel 1974; 7 slalom giganti e 5 speciali, un oro olimpico, un argento e un bronzo ai Mondiali. A parte i due fuoriclasse, lo sci azzurro domina il campo per dieci anni anche grazie a medaglie e vittorie di Herbert Plank, Rolando Thoeni, Stefano Anzi, Franco Bieler, Fausto Radici, Erwin Stricker, Leonardo David, fino a marzo 1980, con l’ultima vittoria di Plank nella discesa di Lake Louise. È stata una squadra unica, che ha fatto impazzire i media e ha fatto sì che lo sci diventasse uno sport di massa.
Nicola Pietrangeli, il numero uno del tennis italiano, si ritira nel 1970 passando il testimone nelle mani del giovane Adriano Panatta, che lo ha già battuto nella finale dei campionati italiani. Assieme a Panatta, arrivano altri rinforzi: Paolo Bertolucci che, avendo come padre un maestro di tennis, si trova la racchetta in mano fin da bambino; Corrado Barazzutti, di superiore tenuta atletica e solidità, che arriva ad essere il numero 9 del mondo ed è ancora oggi l’unico italiano ad aver raggiunto le semifinali negli U.S. Open; e Tonino Zugarelli, che non riesce a sfruttare al meglio le sue ottime potenzialità a causa di una piccola, ma fondamentale, menomazione fisica: gli manca la falange del pollice. Zugarelli è riserva, tranne quando si gioca sulla superfici veloci, come il cemento, l’erba o il sintetico. Continua a leggere…
