Pirelli, mito da appendere e collezionare

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Media, Spettacoli

Può un semplice calendario rappresentare un fenomeno culturale e di costume che segna la vita del Paese? Sì, se il calendario in questione è quello della Pirelli, “The Cal”, come viene chiamato in tutto il mondo. Dal 1964, anno in cui è stato pubblicato per la prima volta, il calendario si è lentamente trasformato in un oggetto di culto, dovuto anche al fatto che è stampato in edizione limitata (poco più di ventimila copie) e non viene venduto, ma  ma regalato, direttamente dall’azienda, a un pubblico selezionato di clienti e Vip. Quello del 2012 è il primo realizzato da un fotografo italiano, Mario Sorrenti. Protagoniste della trentanovesima edizione dodici top model, tra queste Kate Moss, Milla Jovovich e la nostra Margareth Madè. Da oltre quarant’anni The Cal è una testimonianza storica dell’evoluzione del gusto, della moda e del costume della società contemporanea perché, sin dalla prima edizione, non è mai stato un calendario qualsiasi, ma un prodotto particolare, caratterizzato da immagini di fascino, nudi artistici, simboli estetici e icone femminili entrate a far parte dell’immaginario collettivo. Inoltre, lavorare per il calendario Pirelli, sia per le modelle sia per i fotografi, diventa un segno di distinzione. Sfogliando i mesi delle trentotto edizioni sin qui realizzate, ci s’imbatte in splendide immagini e altrettante splendide donne, gli unici ingredienti che hanno reso The Cal esclusivo e inimitabile, trasformandolo da semplice iniziativa pubblicitaria a status symbol, a icona della bellezza, uno specchio dei tempi che ha avuto sempre la capacità di intuire – con un anno d’anticipo – la tendenza dell’anno successivo.  Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (3a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica, Spettacoli

Il fenomeno dei cantautori continuò a diffondersi coinvolgendo nuove generazioni di musicisti  negli anni Settanta, un decennio di contraddizioni per la canzone italiana. In piena rivoluzione femminista hanno un successo incredibile Ti amo di Umberto Tozzi (che canta «fammi abbracciare una donna che stira cantando») e Tanta voglia di lei dei Pooh, storia di un tradimento dove protagonista, pentitosi della scappatella, decide di tornare dalla sua amata « … mi dispiace di svegliarti, forse un uomo non sarò, ma a un tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andrò … », anche se, in parte, le donne furono “vendicate” da Claudia Mori che, in Buonasera dottore, fa la parte dell’amante in una telefonata al suo uomo che cerca di non destare sospetti in un’epoca senza cellulari e sms. Erano gli anni di Piombo, dove Eugenio Finardi inneggiò alla Musica ribelle «che ti entra nelle ossa, che ti entra nella pelle»; gli Area  avvertivano che «il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia» (Gioia e rivoluzione); Fabrizio De Andrè ricordava che si poteva «morire per delle idee, ma di morte lenta»; per Gianfranco Manfredi la gioia era « nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini, nell’incendio di Milano, nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi» (Ma chi ha detto che non c’è) e, allo stesso tempo Claudio Baglioni stava «accoccolato ad ascoltare il mare» (E tu); Angelo Branduardi raccontava che «alla fiera dell’est un topolino mio padre comprò» e Riccardo Cocciante chiedeva a una donna «e adesso spogliati come sai fare tu» (Bella senz’anima). E, per la buona pace delle femministe, nel 1978 Viola Valentino dichiarò «Comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile». Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (2a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Musica, Politica, Spettacoli

Alla fine della seconda guerra mondiale si diffusero rapidamente tutte le mode musicali di origine straniera ostacolate negli anni precedenti dal regime. Per contrastare questa tendenza, e favorire il ritorno alla canzone melodica all’italiana, nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, annunciato come “una nuova iniziativa volta a valorizzare la canzone italiana”. I venti brani in gara raccontano un’Italia del tutto ripiegata nel privato: dodici trattano storie o temi d’amore e magnificano bellezze paesaggistiche; tre sono incentrati sulla nostalgia del passato o sulla critica dei tempi moderni; due raccontano favole per bambini. Nulla di nuovo, dunque, tanto che dopo il Festival il Radiocorriere titolerà: «Il mondo cambia, le canzoni no». Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (1a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Musica, Politica, Spettacoli

«…tenteremo, assistiti dal Verbo che ci ispira dal cielo, di giovare alla lingua della gente illetterata…» queste parole sono tratte dalla prima canzone italiana. Risale al Trecento, s’intitola De vulgari eloquentia e l’ha scritta Dante Alighieri. A chiamarla “canzone”, infatti, è lo stesso Dante, che definisce il suo scritto «Un’opera compiuta di chi propone parole in armonia tra loro in vista di una modulazione musicale». Da allora la canzone diventa il genere musicale più caratteristico del nostro Paese attraverso il quale è possibile ripercorrere tutta la storia degli ultimi centocinquanta anni: le guerre e la dittatura, la ricostruzione e il boom economico, le lotte politiche e quelle giovanili, gli anni di Piombo e quelli dell’evasione. Una sorta di specchio che riflette i cambiamenti del costume e della nostra società. Continua a leggere…

Patti Smith in Italia, l’importante è esserci

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Musica, Spettacoli

«Ne ho abbastanza. È finita». Sono le parole che Patti Smith, la sera del 10 settembre 1979, pronuncia tornando in albergo dopo il concerto tenuto allo stadio di Firenze. Da quella sera passano altri sedici anni prima che la “poetessa del rock” salga di nuovo sul palco. Quelli di Firenze e Bologna (la sera prima) sono due concerti particolari e storici, e non per l’annunciato ritiro dalle scene della Smith. L’Italia del 1979 è un paese dove si bruciano gli ultimi fuochi di una devastante stagione politica sfociata nella violenza e nel terrorismo, durata tutto il decennio: giusto per fare un esempio, quando sale sul palco – sia a Bologna sia a Firenze – la cantante è scortata da studenti con le pistole in mano invece che da un normale servizio d’ordine e qualcuno, prima del concerto, le consiglia di non stendere sul palco la bandiera americana (per lei non un gesto politico, ma un segno d’appartenenza) perché potrebbe scatenare incidenti (pochi anni prima sul palco dove stava suonando Santana era arrivata una bottiglia Molotov).

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La prima volta di Albachiara

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica, Spettacoli

Il 9 agosto del 1979 è una data che si può definire storica per gli appassionati della musica italiana. A Bussoladomani, il locale di Viareggio gestito dal re delle notti estive della Versilia, Sergio Bernardini, è fa tappa la tournèe Primo Concerto, esibizione live di tre giovani cantautori, Alberto Fortis, Marco Ferradini e Vasco Rossi, che hanno appena pubblicato un album. Vasco Rossi sale sul palco, accompagnato da una band nella quale spicca su tutti il giovane chitarrista dai lunghi capelli neri, Massimo Riva, di soli 17 anni, che segue Vasco dall’apertura Punto Radio, emittente che trasmette nel modenese, alle prime esperienze come cantante nelle balere della campagna emiliana.  La scaletta del concerto è di soli 8 brani a testa e Vasco – che ha a suo attivo due album e si presenta sul palco con i capelli cortissimi perché ha appena terminato il servizio di leva  – propone quasi tutto il suo ultimo lavoro, Non siamo mica gli americani, uscito giusto un paio di mesi prima, e quindi totalmente sconosciuto al pubblico. Continua a leggere…

Due pezzi di storia

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Spettacoli

Ha più di sessant’anni, ma non li dimostra affatto. Anzi, è più in forma che mai, riempie le vetrine ed è sempre sotto i riflettori. Il costume dello scandalo, che deve il suo nome ad un atollo, quello di Bikini tristemente famoso grazie agli americani che nel 1946 l’avevano scelto per compiere del test atomici, è stato “inventato” non da uno stilista, ma da un ingegnere francese, Louis Réard, disegnatore di automobili. Réard, dopo il lavoro in ufficio, aiutava la madre, sarta che confezionava biancheria intima. Ed ecco che, un bel giorno, ha pensato di “trasformare” mutande e reggiseno in un costume da bagno. Il bikini, negli anni Quaranta, era però considerato troppo osé, tanto che Réard per parecchio tempo non riuscì a trovare una modella disposta a indossarlo; e così gli venne un’altra idea geniale: farlo indossare da una spogliarellista che lo esibì, per la prima volta, nella famosa piscina Deligny, nel cuore di Parigi. I fotografi accorsi scattarono migliaia di foto che, in un batti baleno, fecero il giro del mondo, sollevando curiosità e le accuse della Chiesa. In Italia, e in altri paesi cattolici, il costume venne messo al bando: a sdoganarlo e farlo entrare nel mercato di massa ci pensarono, agli inizio degli anni Sessanta, Brigitte Bardot, che lo esibì nel film “E Dio creò la donna” e sulle spiagge di Saint Tropez., e Ursula Andress in 007 Licenza di uccidere.

 

Tele(cattive)novela

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Media, Spettacoli

Negli anni Ottanta, dal Brasile, assieme ai calciatori l’Italia importa anche le telenovela, un genere televisivo fino ad allora sconosciuto che ha caratterizzato la programmazione televisiva delle prima tv private per tutto il decennio. Vanno in onda tutti i giorni, alcune durano 300 puntate, cioè una stagione, altre non hanno una durata predeterminata e vanno avanti anche per molti anni, cessando le trasmissioni solo quando perdono parecchi telespettatori. Le trame ruotano tutte intorno a storie d’amore, spesso tragiche, e sono concepite per attirare in tempi brevi l’affezione dello spettatore. La prima telenovela trasmessa in Italia è La schiava Isaura: è il 1982 e va in onda su Retequattro (ancora di proprietà della Mondadori) alle 14. Ottiene un successo clamoroso, tanto che i vertici dell’emittente decidono, nell’aprile dello stesso anno, di tentare a replicare e propongono Dancin’ Days, con Sonia Braga, che in Brasile ha registrato 35 milioni di telespettatori, e anche da noi non è da meno. Continua a leggere…

La signora dei fagioli

Scritto da: luca  //  Categoria: Media, Spettacoli

È il 3 ottobre del 1983 quando Raiuno, per contrastare le reti Fininvest che nella fascia oraria del mezzogiorno hanno il dominio assoluto con il Pranzo è servito condotto da Corrado, manda in onda Pronto, Raffaella?, trasmissione condotta da Raffaella Carrà e diretta da Gianni Boncompagni. Il format è innovativo perché la Carrà, che in diretta canta, balla e intervista, davanti alle telecamere si comporta come una semplice padrona di casa, colloquiando per telefono con gli spettatori, facendoli sentire in famiglia. Lo studio è adibito come un appartamento, con tanto di finestra che riflette le condizioni meteorologiche di Roma. All’interno del programma non mancano i momenti comici con i giovani della Premiata Ditta, lo spazio per i bambini con Punto e Virgola (rispettivamente cane e gatto della trasmissione, amati da tutti i bambini) e, soprattutto, i giochi-quiz con domande alla portata di tutti. Memorabile è quello dei “fagioli”, che consisteva nell’indovinare il numero esatto dei fagioli all’interno del barattolo, un tormentone andato avanti per mesi. Di puntata in puntata si è creata una suspense sempre maggiore, sia per l’aumentare del montepremi, sia per l’avvicinarsi al momento ineluttabile della soluzione dell’enigma, tant’è che la stampa parla di una sorta di “orgasmo” televisivo collettivo. Continua a leggere…

Sessanta candeline per Snoopy & Co.

Scritto da: luca  //  Categoria: Libri, Spettacoli

A ottobre Snoopy, il suo amico Woodstock, il suo padrone Charlie Brown e tutta la compagnia dei Peanuts creata da Charles Schulz, compie sessant’anni: era il 2 ottobre del 1950 quando sono pubblicati per la prima volta. All’epoca i fumetti sono stampati su grande formato che permette disegni elaborati e dettagliati; la serie dei Peanuts, però, è proposta con un formato piccolo, pensato in modo tale da impaginare le vignette anche in verticale per farle stare in una singola colonna del giornale. Schulz riesce a trarre vantaggio da questa restrizione di spazio, e sviluppa un segno sintetico e uno stile scarno, statico e povero di dettagli; esalta l’essenza di tutti i soggetti, disegnandoli frontalmente o di lato: è la sua forza espressiva che rende il suo lavoro così valido, tanto che questo fumetto è uno dei più popolari di tutti i tempi, pubblicato per quasi cinquant’anni su 1.600 quotidiani in 75 paesi. I protagonisti sono dei bambini che frequentano le elementari – i “grandi” non compaiono mai – che spesso pensano e agiscono da adulti, riflettendone le nevrosi. Schulz, attraverso i Peanuts, ricorda che le paure e le insicurezze infantili non sono molto differenti da quelle degli adulti. Nel novembre del 1999 Schulz, che ha settantasette anni, è colpito da un ictus, poi gli diagnosticano un cancro. Continua a leggere…