Leggenda svedese

Ancora oggi non si capisce bene come possa essere successo, eppure bisogna inchinarsi davanti all’evidenza: gli Abba sono diventati una leggenda, lo conferma – ma non c’era bisogno – anche il successo del film Mamma Mia, tratto dal musical sulla loro carriera, che da anni sta girando per il mondo, e l’attesa inaugurazione del museo, interamente dedicato alla loro attività, che aprirà i battenti a Stoccoloma tra pochi mesi. I quattro svedesi sorridenti che in dieci anni, dal 1972 al 1982, hanno riempito le classifiche di tutto il mondo con motivetti orecchiabili, stanno così vivendo una seconda giovinezza. È il 1974 quando la band, composta da due coppie svedesi (A per Agnetha, B per Benny, B per Bjorn e A per Anni-Frid) escono dalla Scandinavia per conquistare il mercato mondiale con Waterloo, canzone grazie alla quale vincono l’Eurofestival dove si presentano sul palco vestiti nientemeno che da Napoleone. È l’apoteosi del kitsch, eppure piacciono ovunque. Da allora non passa anno che non sfornino un hit: Sos; Money Money Money; Knowing Me Knowing You, Fernando… Vengono addirittura invitati a cantare al ricevimento delle nozze reali svedesi: loro, come regalo, confezionano una canzone su misura, Dancing Queen. I critici classificano la loro musica «pop per famiglie», loro si presentano sempre sorridenti, rassicuranti, puliti, perfetti. Poi, verso la fine degli anni Ottanta, si separano in tutti i sensi: familiari (le due coppie scoppiano) e professionali, ma un paio di anni fa spiazzano tutti: si riuniscono per beneficienza, vendono all’asta alcuni loro oggetti e il ricavato lo devolvono a un’associazione in difesa degli omosessuali. Da non credere.

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