Deejay, in 30 anni dalla musica alle parole

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Media, Musica

Dopo essere passato dai microfoni di Radio Milano International e Studio 105, nel 1982 Claudio Cecchetto decide di fondare una radio tutta sua («l’unico modo che avevo per fare una radio come volevo io – dice – era esserne proprietario»): acquista Radio Music 100 da Enrico Rovelli che ribattezza Radio Deejay e chiama al suo fianco gli amici Gerry Scotti, Jovanotti, Amadeus, Nicola Savino, Fiorello, Marco Baldini. Il primo febbraio cominciano le trasmissioni e il primo conduttore ad andare in onda è Gerry Scotti. Due anni più tardi arriva anche Linus. Rispetto alle altre grandi radio Deejay parte con sette anni di ritardo, ma il gap è subito colmato grazie alla ricerca di un pubblico selezionato (intorno ai 24 anni) e a una rigida linea editoriale dettata da Cecchetto, quella che prevede interventi parlati di pochi secondi ogni quattro brani trasmessi, lo slogan è «in poche parole, tanta musica». Un anno dopo avviene il primo soprasso a scapito di Radio 105, l’emittente privata più ascoltata, il successo è dovuto anche a operazioni d’immagine e promozionali efficaci, a un’intensa attività di promozione discografica, alla creazione di personaggi, e all’organizzazione di eventi. Alla fine degli anni Ottanta Radio Deejay trasmette su tutto il territorio nazionale tanto che, da allora, il claim che accompagna la radio è “one station one nation”. Continua a leggere…

De Gregori, il calcio e il ’68

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica, Politica

Forse Francesco De Gregori l’aveva capito che gli anni Ottanta, il decennio che ha spazzato via tutte le ideologie sessantottine sostituendole con l’evasione a tutti i costi e il disimpegno, sarebbero stati “l’inizio della fine”. Non è un caso, quindi, che il suo primo disco pubblicato negli anni della Milano da bere lo intitola Titanic, come il gigantesco transatlantico affondato nel 1912 durante il suo viaggio inaugurale, una metafora sul prossimo naufragio del Paese.  L’album, uscito nel 1982, è uno dei più belli del cantautore romano (e non solo) grazie a 5-6 brani indimenticabili. Tra questi La leva calcistica della classe ’68, dove il calcio è visto come metafora della vita e della politica. Il brano trova la sua forza proprio nel farsi metafora dell’utopia di una generosa generazione che purtroppo non ha «vinto mai» e che si è vista costretta a «appendere le scarpe a qualche tipo di muro». Non è un caso che Nino, il ragazzo «dalle spalle strette», sia nato nel 1968, anno di contestazioni, illusioni, utopie, violenze, pochi successi e tante sconfitte. Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (3a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica, Spettacoli

Il fenomeno dei cantautori continuò a diffondersi coinvolgendo nuove generazioni di musicisti  negli anni Settanta, un decennio di contraddizioni per la canzone italiana. In piena rivoluzione femminista hanno un successo incredibile Ti amo di Umberto Tozzi (che canta «fammi abbracciare una donna che stira cantando») e Tanta voglia di lei dei Pooh, storia di un tradimento dove protagonista, pentitosi della scappatella, decide di tornare dalla sua amata « … mi dispiace di svegliarti, forse un uomo non sarò, ma a un tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andrò … », anche se, in parte, le donne furono “vendicate” da Claudia Mori che, in Buonasera dottore, fa la parte dell’amante in una telefonata al suo uomo che cerca di non destare sospetti in un’epoca senza cellulari e sms. Erano gli anni di Piombo, dove Eugenio Finardi inneggiò alla Musica ribelle «che ti entra nelle ossa, che ti entra nella pelle»; gli Area  avvertivano che «il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia» (Gioia e rivoluzione); Fabrizio De Andrè ricordava che si poteva «morire per delle idee, ma di morte lenta»; per Gianfranco Manfredi la gioia era « nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini, nell’incendio di Milano, nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi» (Ma chi ha detto che non c’è) e, allo stesso tempo Claudio Baglioni stava «accoccolato ad ascoltare il mare» (E tu); Angelo Branduardi raccontava che «alla fiera dell’est un topolino mio padre comprò» e Riccardo Cocciante chiedeva a una donna «e adesso spogliati come sai fare tu» (Bella senz’anima). E, per la buona pace delle femministe, nel 1978 Viola Valentino dichiarò «Comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile». Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (2a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Musica, Politica, Spettacoli

Alla fine della seconda guerra mondiale si diffusero rapidamente tutte le mode musicali di origine straniera ostacolate negli anni precedenti dal regime. Per contrastare questa tendenza, e favorire il ritorno alla canzone melodica all’italiana, nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, annunciato come “una nuova iniziativa volta a valorizzare la canzone italiana”. I venti brani in gara raccontano un’Italia del tutto ripiegata nel privato: dodici trattano storie o temi d’amore e magnificano bellezze paesaggistiche; tre sono incentrati sulla nostalgia del passato o sulla critica dei tempi moderni; due raccontano favole per bambini. Nulla di nuovo, dunque, tanto che dopo il Festival il Radiocorriere titolerà: «Il mondo cambia, le canzoni no». Continua a leggere…

Guerre, lotte e disimpegno tra canzoni e canzonette (1a parte)

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Musica, Politica, Spettacoli

«…tenteremo, assistiti dal Verbo che ci ispira dal cielo, di giovare alla lingua della gente illetterata…» queste parole sono tratte dalla prima canzone italiana. Risale al Trecento, s’intitola De vulgari eloquentia e l’ha scritta Dante Alighieri. A chiamarla “canzone”, infatti, è lo stesso Dante, che definisce il suo scritto «Un’opera compiuta di chi propone parole in armonia tra loro in vista di una modulazione musicale». Da allora la canzone diventa il genere musicale più caratteristico del nostro Paese attraverso il quale è possibile ripercorrere tutta la storia degli ultimi centocinquanta anni: le guerre e la dittatura, la ricostruzione e il boom economico, le lotte politiche e quelle giovanili, gli anni di Piombo e quelli dell’evasione. Una sorta di specchio che riflette i cambiamenti del costume e della nostra società. Continua a leggere…

Patti Smith in Italia, l’importante è esserci

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Cronaca, Musica, Spettacoli

«Ne ho abbastanza. È finita». Sono le parole che Patti Smith, la sera del 10 settembre 1979, pronuncia tornando in albergo dopo il concerto tenuto allo stadio di Firenze. Da quella sera passano altri sedici anni prima che la “poetessa del rock” salga di nuovo sul palco. Quelli di Firenze e Bologna (la sera prima) sono due concerti particolari e storici, e non per l’annunciato ritiro dalle scene della Smith. L’Italia del 1979 è un paese dove si bruciano gli ultimi fuochi di una devastante stagione politica sfociata nella violenza e nel terrorismo, durata tutto il decennio: giusto per fare un esempio, quando sale sul palco – sia a Bologna sia a Firenze – la cantante è scortata da studenti con le pistole in mano invece che da un normale servizio d’ordine e qualcuno, prima del concerto, le consiglia di non stendere sul palco la bandiera americana (per lei non un gesto politico, ma un segno d’appartenenza) perché potrebbe scatenare incidenti (pochi anni prima sul palco dove stava suonando Santana era arrivata una bottiglia Molotov).

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La prima volta di Albachiara

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica, Spettacoli

Il 9 agosto del 1979 è una data che si può definire storica per gli appassionati della musica italiana. A Bussoladomani, il locale di Viareggio gestito dal re delle notti estive della Versilia, Sergio Bernardini, è fa tappa la tournèe Primo Concerto, esibizione live di tre giovani cantautori, Alberto Fortis, Marco Ferradini e Vasco Rossi, che hanno appena pubblicato un album. Vasco Rossi sale sul palco, accompagnato da una band nella quale spicca su tutti il giovane chitarrista dai lunghi capelli neri, Massimo Riva, di soli 17 anni, che segue Vasco dall’apertura Punto Radio, emittente che trasmette nel modenese, alle prime esperienze come cantante nelle balere della campagna emiliana.  La scaletta del concerto è di soli 8 brani a testa e Vasco – che ha a suo attivo due album e si presenta sul palco con i capelli cortissimi perché ha appena terminato il servizio di leva  – propone quasi tutto il suo ultimo lavoro, Non siamo mica gli americani, uscito giusto un paio di mesi prima, e quindi totalmente sconosciuto al pubblico. Continua a leggere…

Il primo tormentone compie 30 anni

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica

È il 1981 quando Claudio Cecchetto incide il suo primo disco: è Gioca Jouer, che, grazie anche al fatto di essere la sigla del Festival di Sanremo, in poco tempo spopola e diventa uno dei 45 giro più venduti del decennio. Si balla ovunque e lo balla chiunque. Grazie anche a quel successo Cecchetto ottiene i mezzi finanziari che gli permettono di realizzare un sogno a lungo inseguito dopo l’esperienze radiofoniche  a Radio Milano International e a Studio 105, quella di una emittente tutta sua: e così, nemmeno un anno dopo, il 31 gennaio 1982, nasce Radio Deejay. È stato in assoluto il primo vero “tormentone” della musica italiana. Oggi Gioca Jouer ha compiuto trent’anni e continua a far ballare e divertire la gente: basta una festa un po’ rétro, un ballo di gruppo in un villaggio turistico, una compilation anni Ottanta… …ed ecco che Gioca Jouer arriva puntuale e tutti fanno un accenno al “salutare”, “dormire” o a “autostop” http://www.youtube.com/watch?v=zE1SeQeZoSA . Tutti ma proprio tutti: la canzone di Cecchetto, infatti, è conosciuta in Italia e nel mondo, tanto che il testo è stato tradotto in cinque lingue: in inglese è cantata da Chris Jones; in francese da Charles Marc Lager; in spagnolo da Juan Ramon Galindo; in tedesco da Cactus Firmus e in cinese da Fu Shuguang. Buon compleanno, Gioca Jouer, ormai siamo diventati bravi che lo facciamo anche solo con la musica.

 

La nostra storia passa anche da Sanremo

Scritto da: luca  //  Categoria: Costume, Musica

Per anni il Festival di Sanremo ha formato nostra vox populi: motivetti, slogan, battute e canzoni partoriti al Casinò o all’Ariston sono tuttora tra noi. E Sanremo story. 60 anni di canzoni in mostra, esposizione ideata da Pepi Morgia e allestita a Genova, negli spazi Magazzini del Cotone al Porto Antico, intende celebrare la più nota rassegna musicale italiana ripercorrendo un itinerario che attraverso le canzoni, i personaggi e i luoghi che lo hanno alimentato, analizza i contesti, i cambiamenti e l’evoluzione dei costumi del nostro Paese. E in sessant’anni di foto, voci e suoni c’è buona parte della storia almeno quattro generazioni: dal dopoguerra al boom economico, dalla contestazione giovanile agli anni della Milano da bere; da Tangentopoli al nuovo millennio. Sono esposti cimeli, come la lettera che la Rai inviò alle case discografiche nel 1950, in cui s’invitava a partecipare con canzoni in lingua italiana; filmati delle teche Rai, abiti di scena prestati dagli artisti che hanno solcato l’ambito palco, memorabilia, dischi originali dell’epoca, copertine, pass, autografi e spartiti originali, e non mancano i quotidiani, i rotocalchi e le riviste specializzate con le copertine dedicate alla manifestazione. Continua a leggere…

Quando i sorcini abbandonarono il predicatore

Scritto da: luca  //  Categoria: Musica

Zerofobia, Zerolandia e EroZero, sono stati per Renato Zero tre dischi che l’hanno consacrato al grande pubblico e gli hanno fatto conquistare le classifiche. Nel 1979 ha girato tutta Italia con il tour Zerolandia, spettacolo di oltre due ore montato sotto un vero tendone da circo, nel quale ha chiamato a raccolta tutti i suoi “sorcini”, deliziati poi col film Ciao Nì, una sorta di documentario sulla sua carriera fino a quel momento. E proprio da quel momento decide di cambiare rotta. Zero entra negli anni Ottanta abbandonando trucchi e cerone, i suoi testi diventano più maturi e riflessivi. La vena creativa non gli manca: in dieci anni pubblica la bellezza di undici album, di cui sei doppi. Nel 1980 esce Icaro, doppio dal vivo, e Tregua (doppio), da molti definito come il suo disco più politico, sia per i temi trattati sia per il titolo, che contiene, tra l’altro, il singolo Amico. L’anno dopo esce un altro doppio album, Artide Antartide (tutt’oggi considerato tra i più riusciti) seguito da Via Tagliamento, sempre doppio, un omaggio al Piper di Roma, locale dove Zero ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo: il disco è promosso in televisione, grazie alle sigle Soldi e Viva la Rai, nel corso della trasmissione Fantastico. Da qui in poi comincia una parabola discendente: Zero sforna dischi a raffica ma, col passare del tempo, il pubblico si accorge che comincia a mancargli l’ispirazione. Continua a leggere…