Moda e King, l'ironia patinata

e0e4d651b077f6076cbd9f2e1b504014Vittorio Corona, giornalista con un passato in quotidiani nazionali, nel 1983 entra alla Rai con il compito di curare la prima rivistadella Nuova Eri, casa editrice controllata dalla Rai: lo stesso anno esce in edicola Moda, mensile femminile di costume, attualità e, ovviamente, moda. In pochi mesi la rivista, di grande formato, elegante, con carta patinata, è in grado di rompere molti schemi editoriali tipici di quel periodo: sono apprezzati, dai lettori e dagli addetti ai lavori del settore fashion, i contenuti, lo stile di scrittura, la qualità della grafica e dell’immagine. Visto il crescente successo, la Rai decide di affiancare alla rivista una trasmissione settimanale dallo stesso titolo (in onda su Raidue) legata ai temi della rivista, e, nel 1988, lancia King, l’equivalente di Moda al maschile, diretto dallo stesso Corona. Le riviste s’impongono grazie al nuovo linguaggio, verbale e grafico, e perché vanno in controtendenza ai miti del periodo, il denaro, il successo e l’apparire: Moda e King hanno l’ironia intelligente di scherzare con il divismo della moda e dello star system.

5 commenti

5 commenti

  1. Luigi:

    Ho letto molto King: bellissima rivista, peccato non ci sia più.

  2. Emanuela:

    Leggevo queste riviste ed ero molto affezionata.
    Vittorio Corona era un bravissimo editore e aveva delle intuizioni, peccato non le abbia passate al figlio Maurzio che poteva trovarsi a raccogliere una grande eredità e lanciarla a livello internazionale.
    Mah!!!

  3. anna:

    leggevo entrambe le riviste, è davvero un peccato non le abbiano più pubblicate perchè secondo me nel panorama editoriale mancano riviste così alternative.

  4. diego:

    le leggevo anche io e ci scrivevo spesso, adoravo Casamonti chissa che fine ha fatto.
    Quelle riviste sono state poi soppiantate da porcherie come max maxim e compagnia bella

  5. Moda: io ho in mente te | apirolio:

    […] Di Moda* so per certo che una rivista così o c’eravate oppure non avete idea di quello che ha rappresentato per noi che in quegli anni la leggevamo, come abbia potuto formarci esercito di lettrici in ogni dove in Italia, delle età più disparate, attente, concettualmente preparate a comprendere i perché e i percome di una tendenza, di un capriccio, dell’eterno ritorno di tematiche e tessiture sociali politiche e stilistiche. […]

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