Falsari di successo

L’amico-collega Giovanni Angeli, sul suo blog Risodegliangeli, ha ripreso una vecchia idea del Male: quella dei falsi. Il Male, rivista fondata da Pino Zac (prima quindicinale, poi settimanale) ha avuto il merito di far ridere e pensare nel periodo buio del terrorismo, in cui i giornali scrivono solo scontri in piazza, attentati, bombe. Sin dal primo numero, uscito nel febbraio del 1978, si presenta come un giornale di rottura, fuori dagli schemi: sulla copertina spicca un disegno dello stesso Zac, un vaso pieno di merda con le facce di Andreotti, La Malfa, Craxi e Berlinguer e il titolo «La misura è colma». In occasione del rapimento Moro, poi, si capisce che non si fanno sconti a nessuno: il giornale esce con articoli, disegni e foto dissacratori verso il presidente della Dc al contrario dei media tradizionali che ne iniziano un processo di santificazione, tra le firme Vincino, Vauro, Sergio Saviane, Sergio Angese, Andrea Pazienza, Filippo Scozzari Ma a trainare il giornale è lo straordinario successo dei falsi, cioè la riproduzione delle prime pagine delle maggiori testate nazionali. Il primo ‘falso’ è quello del Corriere dello Sport che titola a nove colonne «Annullati i Mondiali di calcio»; un mese più tardi tocca a La Repubblica che annuncia «È scoppiata la Terza Guerra Mondiale!» e, pochi mesi dopo «Lo Stato si è estinto». Clamoroso lo ‘scoop’ del Corriere della Sera: «Non siamo soli! Da un’altra galassia gli alieni hanno raggiunto la Terra». Storica anche quella de L’Unità: «Berlinguer: basta con la Dc!» e quella di Paese Sera: «Ugo Tognazzi capo delle Br». Grazie a questi ‘falsi’ Il Male supera le 150mila copie di vendita. Ovviamente, alle fortune del giornale sono seguite anche denuncie per oscenità, vilipendio alla religione e allo Stato, falso e i sequestri dei disegni, molti dei quali sono pubblicati anonimi proprio per evitare denuncie, e fotografie. Il Male chiude nel 1982, ma, dopo più di dieci anni di distanza, ha un ultimo colpo di coda: quando Berlusconi annuncia la nascita del suo partito, Vincino raduna tutti i suoi vecchi colleghi e pubblica un numero unico, monografico sull’entrata in politica del Cavaliere, che esce col titolo «Porca Italia».

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