Dopo essere passato dai microfoni di Radio Milano International e Studio 105, nel 1982 Claudio Cecchetto decide di fondare una radio tutta sua («l’unico modo che avevo per fare una radio come volevo io – dice – era esserne proprietario»): acquista Radio Music 100 da Enrico Rovelli che ribattezza Radio Deejay e chiama al suo fianco gli amici Gerry Scotti, Jovanotti, Amadeus, Nicola Savino, Fiorello, Marco Baldini. Il primo febbraio cominciano le trasmissioni e il primo conduttore ad andare in onda è Gerry Scotti. Due anni più tardi arriva anche Linus. Rispetto alle altre grandi radio Deejay parte con sette anni di ritardo, ma il gap è subito colmato grazie alla ricerca di un pubblico selezionato (intorno ai 24 anni) e a una rigida linea editoriale dettata da Cecchetto, quella che prevede interventi parlati di pochi secondi ogni quattro brani trasmessi, lo slogan è «in poche parole, tanta musica». Un anno dopo avviene il primo soprasso a scapito di Radio 105, l’emittente privata più ascoltata, il successo è dovuto anche a operazioni d’immagine e promozionali efficaci, a un’intensa attività di promozione discografica, alla creazione di personaggi, e all’organizzazione di eventi. Alla fine degli anni Ottanta Radio Deejay trasmette su tutto il territorio nazionale tanto che, da allora, il claim che accompagna la radio è “one station one nation”. Continua a leggere…
Può un semplice calendario rappresentare un fenomeno culturale e di costume che segna la vita del Paese? Sì, se il calendario in questione è quello della Pirelli, “The Cal”, come viene chiamato in tutto il mondo. Dal 1964, anno in cui è stato pubblicato per la prima volta, il calendario si è lentamente trasformato in un oggetto di culto, dovuto anche al fatto che è stampato in edizione limitata (poco più di ventimila copie) e non viene venduto, ma ma regalato, direttamente dall’azienda, a un pubblico selezionato di clienti e Vip. Quello del 2012 è il primo realizzato da un fotografo italiano, Mario Sorrenti. Protagoniste della trentanovesima edizione dodici top model, tra queste Kate Moss, Milla Jovovich e la nostra Margareth Madè. Da oltre quarant’anni The Cal è una testimonianza storica dell’evoluzione del gusto, della moda e del costume della società contemporanea perché, sin dalla prima edizione, non è mai stato un calendario qualsiasi, ma un prodotto particolare, caratterizzato da immagini di fascino, nudi artistici, simboli estetici e icone femminili entrate a far parte dell’immaginario collettivo. Inoltre, lavorare per il calendario Pirelli, sia per le modelle sia per i fotografi, diventa un segno di distinzione. Sfogliando i mesi delle trentotto edizioni sin qui realizzate, ci s’imbatte in splendide immagini e altrettante splendide donne, gli unici ingredienti che hanno reso The Cal esclusivo e inimitabile, trasformandolo da semplice iniziativa pubblicitaria a status symbol, a icona della bellezza, uno specchio dei tempi che ha avuto sempre la capacità di intuire – con un anno d’anticipo – la tendenza dell’anno successivo. Continua a leggere…
Una valigetta poco più voluminosa della classica 24 ore, ma comunque di dimensioni idonee al trasporto in aereo come bagaglio a mano, di plastica rigida e dal peso di circa 11 kg. Una volta aperte le serrature e si divide in due ecco la meraviglia: nella parte inferiore, con un layout orizzontale, c’è un monitor integrato, schiacciato tra due lettori floppy che ha una dimensione di soli 5 pollici ed è capace di visualizzare 52 colonne di testo; la parte superiore della valigetta – cioè il coperchio – dopo averla opportunamente ruotata si presenta come la tastiera. Un computer dentro una valigia. Si chiama Osborne 1 ed è il primo computer portatile della storia, sicuramente un po’ azzardato definirlo notebook, ma completo di porta parallela per la stampante, porta per il modem e un monitor opzionale: costa, nell’ottobre del 1981, mese in cui è stato commercializzato in Italia, 3 milioni e mezzo di lire (Iva esclusa). Continua a leggere…
Negli anni Ottanta, dal Brasile, assieme ai calciatori l’Italia importa anche le telenovela, un genere televisivo fino ad allora sconosciuto che ha caratterizzato la programmazione televisiva delle prima tv private per tutto il decennio. Vanno in onda tutti i giorni, alcune durano 300 puntate, cioè una stagione, altre non hanno una durata predeterminata e vanno avanti anche per molti anni, cessando le trasmissioni solo quando perdono parecchi telespettatori. Le trame ruotano tutte intorno a storie d’amore, spesso tragiche, e sono concepite per attirare in tempi brevi l’affezione dello spettatore. La prima telenovela trasmessa in Italia è La schiava Isaura: è il 1982 e va in onda su Retequattro (ancora di proprietà della Mondadori) alle 14. Ottiene un successo clamoroso, tanto che i vertici dell’emittente decidono, nell’aprile dello stesso anno, di tentare a replicare e propongono Dancin’ Days, con Sonia Braga, che in Brasile ha registrato 35 milioni di telespettatori, e anche da noi non è da meno. Continua a leggere…
Milano, primi anni Sessanta, siamo in pieno boom economico e nella città meneghina si riversano tutti i giorni migliaia di pendolari. Angela Giussani, osservando il fiume di persone che scende dal treno, ha un’illuminazione: creare una lettura leggera e allo stesso tempo avvincente, capace di distrarre e intrattenere. Da subito, in quest’avventura, Angela chiama anche l’inseparabile sorella Luciana. Insieme danno vita a quella che diventerà un’icona pop internazionale: Diabolik, il ladro più attraente del fumetto italiano, il primo numero esce il primo novembre 1962, s’intitola Il re del terrore. Contemporaneamente nasce il “formato Diabolik” (12 x 17 cm), poi ripreso da molte altre pubblicazioni del genere: un formato tascabile che contribuisce al successo nel tempo del personaggio. Per capire i gusti dei suoi potenziali clienti, Angela fa prima un’indagine di mercato da cui scaturisce che molti in viaggio leggono romanzi gialli, anche se tradizione vuole che l’intuizione arriva grazie a un libro trovato abbandonato in treno, un romanzo di Fantomas. Continua a leggere…
È il 3 ottobre del 1983 quando Raiuno, per contrastare le reti Fininvest che nella fascia oraria del mezzogiorno hanno il dominio assoluto con il Pranzo è servito condotto da Corrado, manda in onda Pronto, Raffaella?, trasmissione condotta da Raffaella Carrà e diretta da Gianni Boncompagni. Il format è innovativo perché la Carrà, che in diretta canta, balla e intervista, davanti alle telecamere si comporta come una semplice padrona di casa, colloquiando per telefono con gli spettatori, facendoli sentire in famiglia. Lo studio è adibito come un appartamento, con tanto di finestra che riflette le condizioni meteorologiche di Roma. All’interno del programma non mancano i momenti comici con i giovani della Premiata Ditta, lo spazio per i bambini con Punto e Virgola (rispettivamente cane e gatto della trasmissione, amati da tutti i bambini) e, soprattutto, i giochi-quiz con domande alla portata di tutti. Memorabile è quello dei “fagioli”, che consisteva nell’indovinare il numero esatto dei fagioli all’interno del barattolo, un tormentone andato avanti per mesi. Di puntata in puntata si è creata una suspense sempre maggiore, sia per l’aumentare del montepremi, sia per l’avvicinarsi al momento ineluttabile della soluzione dell’enigma, tant’è che la stampa parla di una sorta di “orgasmo” televisivo collettivo. Continua a leggere…
Tra pochi giorni uscirà in tutte (tutte? magari!) le librerie la seconda edizione de I Settanta – Gli anni che cambiarono l’Italia. Cinque anni fa, quando è stato pubblicato la prima volta, mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare la “seconda” edizione di un mio libro. E invece, non si sa come sia potuto accadere, la prima edizione è andata esaurita, e il mio editore – Francesco Bevivino – ha pensato così di riproporre questa nuova versione de I Settanta che avrà anche il compito di aprire la strada trainare, lanciare il nuovo libro, Gli Ottanta – L’Italia tra evasione e illusione, in uscita a febbraio, con la prefazione di Claudio Cecchetto. Tornando ai Settanta, il libro racconta la cronaca di un decennio che ha segnato, in modo indelebile, la storia del nostro Paese. Sono stati gli anni del terrorismo, della legge sul divorzio e sull’aborto, degli scontri di piazza e della crisi, sono nate le domeniche a piedi e le targhe alterne, le tv e le radio private. Anni in cui la generazione dei ventenni faceva domande alle quali, spesso, non veniva data risposta Perché erano domande scomode o perché, a quella generazione, non era consentito farle. Oggi, a distanza di quarant’anni, molte pagine degli Anni Settanta sono ancora d’attualità: il processo di piazza Fontana, il massacro del Circeo, l’omicidio di Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, le gesta di Vallanzasca, la tv a colori e quella di Berlusconi… Sempre più spesso capita di guardare indietro, verso quegli anni, forse per cercare un ragionamento oppure per trovare la forza di uscire dall’ovatta che sembra foderare questo primo decennio del nuovo secolo.
Questa edizione si avvale di una nuova prefazione scritta da Claudio Rocchi, cantautore milanese simbolo di quel periodo, nuovi capitoli, illustrazioni e diversi aggiornamenti.
Dalla prefazione di Claudio Rocchi: «I più dormivano sonni di beata ignoranza cullati da anestetici in bianco e nero televisivo, epidermidi celate, democrazie cattoliche, sogni di plastica narcotizzanti. Poi, all’improvviso, l’onda lunga di uno tsunami trasversale ha travolto e inondato, spazzato via e distrutto, ucciso e trasformato il Vecchio Mondo».
Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/2
Scritto da: luca // Categoria: Costume, Media, Politica
Foto per gentile concessione di Melchiorre "Mel" Gerbino, direttore e fondatore della rivista Mondo Beat http://www.melchiorre-mel-gerbino.com
Nei primi mesi del 1965 i giornali continuano a sparare inchiostro sul nuovo movimento. «Attenzione: si segnalano gruppi di nullafacenti a Firenze, a Milano, a Torino». E tutte le volte che si parla di giovani, il termine “capelloni” è associato a quello di ladri, spacciatori e teppisti. Molti di questi articoli sono dedicati ad un fenomeno nuovo che si manifesta in quei mesi e che rappresenta un indicatore di un profondo disagio che investe la condizione giovanile, si tratta delle fughe da casa di giovani adolescenti, minorenni che se ne vanno per protestare contro la loro famiglia, suggestionati anche dalla cultura del viaggio e del nomadismo. Continua a leggere…
Pier Paolo Pasolini nel 1972, intervistato da Dacia Maraini per L’Espresso, sosteneva che «In tv la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi di importanza minima, come per esempio informare del programmi della giornata; ed è costretta a farlo in un modo mostruoso, cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti. Oppure viene adoperata ancillarmente come “valletta” (del “maschio”). E non è nemmeno concepibile che a lei si affidi la lettura delle gravi e importanti notizie del giornale radio». Continua a leggere…
La sera del 1° settembre 1980, alle 22,45, debutta, su Raitre, una nuova trasmissione: “Il Processo del lunedì” di Aldo Biscardi. Il conduttore è Enrico Ameri, “prima voce” della trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto”, e Novella Calligaris. In regia c’è Aldo Biscardi, giornalista sportivo e ideatore della stessa trasmissione, una sorta di talk show che analizza gli avvenimenti sportivi della domenica grazie agli interventi di protagonisti, politici e opinionisti. Dopo aver alternato diversi conduttori, nel 1983 Biscardi decide di presentare lui la trasmissione. Continua a leggere…
