I primi “anta” di Lupo Alberto

operaTranquillo, simpatico, con un forte senso dell’amicizia e della solidarietà; assolutamente mansueto, pacifico e pacifista, forse anche per questo destinato allo scontro e predestinato alla sconfitta. È Lupo Alberto, personaggio che Silver, nome d’arte di Guido Silvestri, ha creato nel dicembre del 1973 e che è stato pubblicato per la prima volta nel febbraio dell’anno successivo sul Corriere dei Ragazzi. Silver è il papà dei personaggi del fumetto ambientato nella fattoria dei McKenzie, dove i protagonisti sono esclusivamente gli animali: Lupo Alberto e la sua fidanzata, la gallina Marta; il cane da pastore Mosè; la talpa Enrico con la moglie Cesira, il maiale Alcide (il più colto di tutta la fattoria); Alfredo, il tacchino eclettico che scappa durante le feste di Natale, e molti altri. I signori McKenzie, presunti proprietari della fattoria, esistono da qualche parte ma non si sono mai visti perché Silver non l’ha ritenuto necessario. Non c’è bisogno di sapere chi sono o come sono fatti perché nelle avventure scritte da Silver sono gli animali a interpretare le debolezze umane. Un po’ come è accaduto per i Peanuts di Schulz dove le persone adulte non sono mai apparse nelle strisce, su Lupo Alberto sono gli esseri umani a essere considerati superflui. lupo-albertoMa non solo: per sfuggire alla consuetudine che voleva i personaggi dei fumetti, soprattutto se animali antropomorfizzati, dotati di nomi di fantasia e spesso ridicoli, (Pik & Pok, Lupo de Lupis, Pico de Paperis, Yoghi, Bubu, Braccobaldo Bau e così via) Silver decide di battezzare i suoi animali con nomi umani forse anche per sottolineare le tematiche “serie” presente nelle trame dei racconti: dall’elogio per le diversità alla convivenza, dall’amicizia alla gelosia, per finire alla libertà di amare chiunque, senza limiti di età, sesso, razza, e – ovviamente – specie animale. Silver è poi contro gli stereotipi, tanto che ha ribaltato quello che vede il lupo feroce predatore di galline: Alberto, che un lupo, è innamorato perdutamente di Marta, una gallina. Ma è anche un senzatetto, un poveraccio che stenta a conciliare il pranzo con la cena, che vive su una collina boscosa che si affaccia sulla fattoria da dove spia le mosse di Mosè, il cane-guardiano, in modo da meglio pianificare gli “assalti” finalizzati alla ricerca di cibo e a incontrare l’amata Marta. Ma Alberto è soprattutto un individuo libero, di fare, pensare e immaginare la vita che più gli piace.

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