Peppino Strippoli, l’amico del Movimento

CY8X0tyW8AA-Y_0Sarà stato per l’immediata vicinanza con l’Università Statale; o per i prezzi estremamente economici; oppure per gli squisiti panzerotti preparati al momento; sta di fatto che ‘Nderre a le lanze, bar-ristorante in piazza Santo Stefano al 10 è stato per anni uno dei locali più frequentati della città.

Il titolare era un trattore di Cerignola, Peppino Strippoli, immigrato a Milano negli anni Cinquanta, che giorno e notte non lasciava mai la sua postazione dietro al banco. Ai tavoli, lunghi “fratini” che sanno di vecchia cantina, si sedevano gomito contro gomito e uno di fronte all’altro giornalisti, avvocati, docenti, studenti, contestatori sessantottini, poliziotti, pittori, anarchici, politici.

Nonostante il nome (in pugliese ‘Nderre a le lanze significa “le lance a terra”, richiamava le freschezze dei prodotti di mare) non era il pesce l’alimento più richiesto: bensì i panzerotti, celebrati e richiesti tutti i giorni della settimana, fino a notte fonda. La cucina era al primo piano, quindi – a intervalli regolari – dal soffitto sopra al bancone si apriva una botola dalla quale veniva calato un paiolo di rame legato al manico con una rudimentale corda, stracolmo di panzerotti fumanti che scomparivano in un attimo tra le mani degli avventori mentre il paiolo, svuotato, veniva recuperato dal piano di sopra.

Tutti erano conquistati dall’atmosfera che regnava nel locale, soprattutto i giovani Sessantottini: quando la polizia caricava i manifestanti entravano di corsa e si rifugiavano nelle sue cantine, e più di una volta è capitato che lo stesso Strippoli chiudesse la saracinesca a difesa dei ragazzi. Ora in piazza Santo Stefano l’atmosfera è cambiata: la camionetta davanti alla Statale non c’è più; e anche le “lanze” di Strippoli se ne sono andate: al numero 10, ora, al posto dei panzerotti servono piadine.

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