Nuovi consigli per gli acquisti

Ho scritto un nuovo libro. Non è stato semplice: perché si discosta dal mio solito genere (il costume, la storia) e, soprattutto per il tema. Ma mi è sembrato giusto cogliere l’occasione che mi ha offerto Luca Sprea, editore abbastanza coraggioso per stampare 160.000 copie di volume che tratta un argomento spinoso, difficile, scomodo (in Italia anche di più), un tema che meno se ne parla meglio è. Da vero editore popolare Sprea ha anche deciso di distribuire il libro nelle edicole, per raggiungere il maggior numero di lettori, e di venderlo a un prezzo popolare: 7,90 euro. Chapeau! Dal canto mio mi sono limitato a raccontare i fatti, mettere a posto un po’ le carte e, soprattutto, riproporre integralmente il dossier pubblicato dal New York Times, quello che inchioda Papa Ratzinger, allora prefetto della Congregazione della Dottrina per la Fede, in merito alle denunce su Padre Murphy. Non è stato difficile: è stato solo schifoso. E basta.

4 commenti

4 commenti

  1. olivetto gianpietro:

    Gentile Pollini,
    acquisterò certamente il libro. Intanto le invio alcune osservazioni che ho sviluppato sullo scandalo pedofilia del clero.
    Non sono un bacchettone, ma un credente pieno di dubbi, critico quando necessario nei confronti delle gerarchie, orgoglioso però di essere cristiano e convinto che il Vangelo sia un manifesto rivoluzionario e radicale. In quasi sessant’anni di età, ho conosciuto, anche per motivi professionali (faccio il giornalista), centinaia di poveri preti e missionari impegnati nel sociale e a fianco di chi ha più bisogno. E’ anche pensando a loro e ad una Chiesa di base in cui mi riconosco, che ho scritto questa riflessione. Una riflessione che cerca di andare oltre le facili immagini trasmesse dai media, la semplificazione giornalistica e gli schematismi di tipo filosofico o ideologico e che pone una serie di interrogativi. Spero faccia pensare anche lei.
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    “Oportet ut scandala eveniant”; “E’ buona casa che avvengano gli scandali”, dice il Vangelo. Che, in altro passo, ammonisce: “Chi darà scandalo anche a uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio che gli si legasse al collo una macina di pietra e fosse gettato negli abissi del mare”. Se dunque a scandalizzare i minori è un prete, il fatto è ancor più terribile. Giusto allora che si parli, senza imbarazzo o vergogna, della pedofilia nel clero cattolico. Doveroso che chi si macchia di crimini così gravi, venga denunciato, paghi, sia cacciato dalla Chiesa di Roma. Giusto che le vittime siano, per quanto possibile, risarcite e che la loro sofferenza venga ricordata. Ma questa tragedia non può, in maniera strumentale e pregiudiziale, esser presa a pretesto per attaccare indistintamente tutti i preti, il Papa e la Chiesa cattolica. Il che è quanto succede da qualche tempo. Da alcune settimane si mistificano i fatti attorno a vecchi casi (chiariti dalla giustizia civile, terminati con il risarcimento e la condanna dei colpevoli), pur di trascinare nel fango e denigrare Benedetto XVI e un’istituzione, da alcuni, forse, ritenuta anacronistica. I crimini odiosi degli abusi vengono rilanciati sistematicamente, al fine di implicare in tutti i modi la persona del Papa. Quando in ogni episodio, anche il più lontano nel tempo, si insiste nel risalire ai vertici e nel ricondurlo a Roma (se pur in presenza di colpe chiaramente limitate a livello locale), significa voler condannare e coinvolgere comunque l’istituzione ecclesiastica. La riproposizione continua di casi del passato, magari di 40/50 anni fa, la pronta segnalazione di qualsiasi episodio recente che coinvolga qualcuno in abito talare (episodio spesso ancora non chiarito dalla magistratura e dunque non ancora esauritosi con una condanna certa o con l’assoluzione), gli attacchi insistiti ai vertici, sono pretestuosi, perche’ l’errore di pochissimi non puo’ diventare motivo per generalizzare e squalificare intere categorie di persone e il tanto bene da loro realizzato nel passato come nel presente. Tirare a bersaglio sulla Chiesa cattolica, crea consensi a buon mercato, rende popolari, è di moda di questi tempi, ma non onora il senso di verita’. Per pochi casi isolati, si tende a generalizzare, trasformando una istituzione in una banda di degenerati. Non è vero ad esempio – e veniamo al concreto – che Roma insabbiò il procedimento a carico dell’americano padre Murphy o di altri sacerdoti statunitensi e tedeschi. Nel caso Murphy, solo i vertici della Chiesa americana insistettero a indagare su fatti che erano stati, viceversa, archiviati dalla giustizia civile. Quanto alla lettera del cardinale Ratzinger di 25 anni fa, pubblicata di recente sui giornali, non è un documento che copre il caso del sacerdote californiano (già rimosso dall’incarico, arrestato e poi “spretato” nell’87), ma che piuttosto chiede un supplemento d’ìndagini ed una maggiore attenzione alla vicenda. Un tempo, indubbiamente, ci furono, in diversi casi, silenzi, semplici trasferimenti del sospettato da un posto all’altro, occultamenti, o peggio, vergognosi insabbiamenti ad opera delle gerarchie locali. Ci sono stati e si registrano ancora, purtroppo, scandali e abusi (fortunatamente in consistente calo e ad opera di una minoranza sempre più esigua). Ma c’è anche – e lo si dovrebbe ricordare – la ferma e coraggiosa condanna di questo Papa e del suo predecessore. Ci sono, da parte della Chiesa, lo sforzo di ricercare la verità, il tentativo di porre termine agli insabbiamenti. C’è, al contrario, una sorta di accanimento di media e organizzazioni internazionali, che rilanciano, come un mantra, accuse di compromissione non vere, forse confidando che una bugia ripetuta mille volte, diventi – lo amava dire Goebbels – verità. La realtà delle cifre invece è questa: negli ultimi 50 anni i casi di presunta pedofilia o di rapporti sessuali con adolescenti nel clero cattolico, sono stati circa 3000 nel mondo, 300 dei quali acclarati e finiti con una condanna da parte della giustizia civile e quasi tutti con l’allontanamento e la riduzione allo stato laicale dei preti coinvolti. 300 casi accertati, a fronte di un “esercito” di sacerdoti e missionari composto da più di 410 mila persone. Altro dato: il 60% dei sacerdoti pedofili destinava le sua attenzioni a persone dello stesso sesso. Si consideri inoltre che, in aggiunta ai 410 mila preti, missionari e vescovi, vi sono nel mondo altre 4 milioni di persone (tra missionari laici, diaconi, catechisti, religiosi non sacerdoti e religiose) impegnate nell’evangelizzazione, nella difesa dei diritti umani, nell’aiuto e nell’assistenza al prossimo, nell’educazione e nello sviluppo delle realtà locali. Le mele marce dunque, sono, sul totale, una percentuale decisamente minima. Secondo un rapporto del governo Usa del 2008, il 64% degli abusi sono commessi da genitori, parenti e conviventi (sarebbero molestati una ragazza su tre e un ragazzo su cinque); nelle scuole del paese quasi il 10% di alunni e studenti subisce molestie; quanto ai preti cattolici, il dossier stima che quelli coinvolti siano meno dello 0,03%. Secondo la Conferenza episcopale italiana nel nostro paese, negli ultimi 10 anni, sono stati un centinaio i casi di abusi che hanno imposto l’avvio di processi canonici. La pedofilia – non dimentichiamolo – è un fenomeno trasversale, è un dramma presente nelle famiglie e in ogni categoria professionale e, purtroppo, anche in ogni confessione religiosa. La percentuale di condannati per abusi su minori è, tra i pastori protestanti, doppia rispetto a quella tra i preti cattolici ed è addirittura 10 volte più alta tra i professori di ginnastica e gli allenatori di squadre sportive giovanili. In Olanda si è persino tentato di dare forma partitica ad un movimento che la giustifica. Quanto all’Italia, ecco di seguito i dati presentati da Telefono Azzurro nel suo ultimo rapporto. I casi di pedofilia segnalati, tra il 1.mo gennaio 2008 e il 15 marzo 2010, sono stati 269. Nel 29,4% degli episodi e’ il padre il presunto responsabile; nel 13,5% un altro parente; nel 12,9% un amico o un conoscente; nell’8,8% un insegnante o un educatore; nel 5,9% un nonno e nel 5,3% la madre. Gli estranei (10,6%) risultano solo al quarto posto e risultano responsabili in un caso su 10. Le figure religiose, al centro della cronaca dopo gli scandali degli ultimi mesi, sono il fanalino di coda con l’1,2%.
    Eppure sembra, di questi tempi, che solo i sacerdoti siano pedofili. E non s’è mai sentito che per un insegnante pedofilo, si chiedano le dimissioni del ministro della pubblica istruzione o che questi (come ha fatto il Papa) chieda scusa agli abusati per conto di chi ha commesso il crimine o li incontri. Nel 2001 papa Wojtyla affidò alla congregazione della dottrina della fede, di cui era responsabile il cardinale Ratzinger, la competenza sugli abusi sessuali per poterne trattare in maniera più severa e per evitare che i tribunali delle singole diocesi, o qualche vescovo competente per territorio, coprissero le vicende. Da allora, e poi da Papa, Ratzinger ha denunciato i preti pedofili, condannando le reticenze del passato e prendendo le distanze da qualsiasi abuso; se si è avviata una stagione di trasparenza e di rigore, è merito proprio di Benedetto XVI. Che ha scoperchiato il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, avviando un repulisti all’interno della congregazione. Ha chiesto scusa più volte. Ha incontrato, in giro per il mondo, le vittime delle molestie e le associazioni degli abusati (l’ultimo faccia faccia a Malta, con Ratzinger in lacrime, per il dolore causato da alcuni preti). E’ intervenuto sulle conferenze episcopali. Ha scritto – nelle scorse settimane – una lettera ai cattolici d’Irlanda, in cui vi sono una condanna inappellabile, l’applicazione intransigente del principio di trasparenza, l’invito esplicito e segnalare all’autorità giudiziaria anche i casi sospetti. Sta predicando e praticando la tolleranza zero, più, forse, di molti singoli stati, che troppo spesso, ad esempio, chiudono entrambi gli occhi davanti al cosiddetto turismo sessuale. Nei giorni scorsi il Vaticano ha reso noto e pubblicato sul sito le procedure che sta seguendo nei casi di abusi su minori e che prevedono, tra l’altro, l’obbligo di denuncia dei preti pedofili all’autorità civile, nei casi più gravi, un intervento diretto del Papa per ridurre i colpevoli allo stato laicale, senza processo canonico e senza possibilità di revoca, l’abolizione di qualsiasi prescrizione, più prevenzione e controlli, maggiore vicinanza e attenzione alle vittime. La Chiesa, le singole Chiese, hanno ammesso le colpe di pochi, sono state vicine agli abusati e hanno pagato, tanto, anche in termini economici. Se quindi è più che doveroso far emergere la vergogna dei casi di pedofilia tra i religiosi, non è altrettanto giusto o corretto, evitare le distinzioni, generalizzare, criminalizzare un’intera categoria e un’istituzione bimillenaria come la Chiesa cattolica, che in oltre venti secoli di storia ha prodotto certamente più bene che male (altrimenti non sarebbe sopravvissuta alle colpe e agli errori di tanti suoi uomini). Non è corretto alimentare stereotipi, far diventare collettive, colpe e responsabilità che rimangono personali. Perchè viene accuratamente nascosta l’entità della diffusione del fenomeno nel clero, che al di là delle apparenze mediatiche, rimane fenomeno molto, ma molto ridotto? Perchè non si dà analogo spazio alla difesa o alle smentite? Perchè nei confronti della Chiesa si esercitano quel rigore morale e quella severità di giudizio che quando invece vengono da lei posti sono considerati eccessive interferenze? Perché non si fa cenno al clima dominante nel ’68 e anni seguenti, che indusse, ad esempio, alcuni intellettuali della “gauche” francese a firmare un manifesto in cui si chiedeva la depenalizzazione dei rapporti con i minori in nome della “liberazione sessuale”, clima che evidentemente influenzò in maniera negativa anche alcuni rappresentanti del clero postconciliare e definito progressista? Perché non si dice che, dati alla mano, negli ultimi anni sono drasticamente diminuiti i casi di abusi attribuibili al clero, a conferma di una maggiore severità anche delle gerarchie nell’”arruolamento” e nella formazione dei sacerdoti? Perchè non accennare alle lobby legali che prosperano, ad esempio, negli Stati Uniti, dove si fa causa su tutto e dove vige un fiorente sistema, per cui intanto si accusa, richiamando episodi di tanti anni prima, nella speranza solo di incassare qualche risarcimento in denaro? Perché non evidenziare che, in taluni casi, si è di fronte alla reazione vendicativa di chi proprio dalle gerarchie è stato smascherato e vuol addossare altro fango all’istituzione che l’ha cacciato, magari agendo in combutta con qualche “talpa” vaticana, pronta a riciclare veccchi documenti che isolati dal contesto o valutati singolarmente raccontano solo pezzi di verità? Perché non si dice che soltanto la Chiesa di Roma si è mossa per denunciare e assumere pubblicamente il problema? E perché non si parla del lavoro della stragrande maggioranza dei preti e dei religiosi, di quella Chiesa impegnata in ambito civile, che nel mondo, e in particolare nelle zone più povere di Asia, Africa e America latina, gestisce oltre 115 mila strutture di assistenza socio-sanitaria? Perché nelle cronache non compaiono quasi mai i preti di periferia, i sacerdoti antimafia o anticamorra, i preti antipedofili (e ce ne sono migliaia nelle aree più dimenticate del pianeta che operano in difesa di bambini orfani, malati, vittime di abusi) o i missionari uccisi in servizio (una quarantina solo nel 2009)? Perchè non si ricordano quei “pretacci” di cui ha magistralmente scritto Candido Cannavò, e solo lui? Perchè non compare mai il lavoro dei tanti, tantissimi testimoni silenziosi della rivoluzione evangelica, di quanti continuano a servire gli altri credendo nell'”uomo che cambiò il mondo”? (così Corrado Augias ama pubblicizzare il suo libro su Gesù). Perché si parla poco dei 200 milioni di cristiani perseguitati o vittime di discriminazioni nei vari continenti? Si preferisce enfatizzare i difetti e i crimini di alcuni, pochissimi infedeli rappresentanti della Chiesa, continuare a riproporre l’immagine dominante di una struttura potente, ricca, incapace di capire i mutamenti del mondo, che vuole imporre le sue regole anche a chi non è cattolico, anziché dare conto della vera realtà della Chiesa, delle infinite testimonianze di carità, solidarietà ed amore verso i più deboli e indifesi che i cristiani, con o senza tonaca, incarnano, del lavoro di quanti vivono, in ogni angolo del pianeta, la centralità del messaggio cristiano (amore e attenzione alla persona). Le cattive notizie – specie se riguardano i cattolici e le loro gerarchie – scacciano, naturalmente, le buone; sono oltremodo gradite ad alcuni media, sempre pronti ad aprire poi, su queste notizie o su frasi, magari abilmente estrapolate dal contesto, lo “sfogatoio” dei commenti dei lettori, degli anticlericali e dei laicisti di professione. La semplificazione giornalistica si accompagna al crescente complesso anticattolico e anticristiano di molti media. E così la confessione religiosa che nel mondo più opera per il bene degli altri, diventa, agli occhi dell’opinione pubblica, una realtà da condannare in toto. Ma la sproporzione tra le accuse mosse al Papa e la realtà dei fatti (se pur terribili) è troppa, per non vedere la volontà di addossare alla Chiesa ogni colpa. E’ paradossale, ma è così. Giovanni Paolo II era carismatico e affascinante, uno straordinario campione della comunicazione; veniva coccolato dai media, piaceva alla società dell’immagine e dei gesti, funzionava, insomma, alla perfezione. Benedetto XVI è molto meno simpatico, è un uomo di dottrina, parola distante dal mondo contemporaneo, dice cose scomode che vanno controcorrente, difende la vita, dall’inizio al termine naturale e condanna l’aborto, difende princìpi e valori ritenuti obsoleti e che vengono osteggiati dalle opinioni dominanti. Parla di bene e di male, di verità morali, di coscienza e trascendenza; ricorda, talora, i limiti della persona umana. E forse anche per questo va attaccato; va discreditato lui, assieme all’intera Chiesa di Roma. Tutti, naturalmente, sono liberi di criticare il Papa e la Chiesa, tutti sono liberi di non condividerne e magari di contrastarne le opinioni, ma l’accanimento con cui si associa ai vertici ogni singolo episodio, travisando spesso la realtà dei fatti, l’equazione “prete uguale pedofilo” che surrettizziamente si vuol far passare, non è correttezza dell’informazione; tradisce, viceversa, la volontà di colpevolizzare un’istituzione per ridurla, magari, al silenzio, esercitando quella “violenza giacobina” e quel “pregiudizio razionalista” che, secondo il laico e liberal Piero Ostellino, stanno all’origine dell’attuale “aggressione mediatica” al Papa e alla Chiesa cattolica.

  2. tania:

    ho comperato ieri questo libro e devo dire,con mio non proprio stupore,che i miei pensieri,fin ora criticati ai piu credenti,stanno risultando orribili realta.
    lo schifo che c’e’ dietro a questa,enorme vicenza ,finalmente scoppiata,e’ la prova di quante cose non sappiamo e quante ne verranno ancora fuori-
    grazie a luca pollini per aver aperto gli occhi a chi ancora difendeva la chiesa..peccato che i suoi “seguaci”tutt ora non possano credere a questa schifezza..

  3. Stefano:

    Ho letto il libro (comprato in edicola). Mi è sembrato un libro coraggioso ma da rivedere ortograficamente in molti punti. Inoltre un pò tenero… troppo tenero visto gli argomenti riportati nei confronti del Papa.

  4. Porco il clero (“Vaticano Pedofilia” di Luca Pollini) | sasakifujika:

    […] uscendo un libro interessante. Si intitola Vaticano Pedofilia, un instant book di Luca Pollini autore di altri libri che ho segnalato su questo blog. 160 mila […]

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