L'ultima strage

Alle ore 10,25 del 2 agosto del 1980 una bomba esplode nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. 
Lo scoppio è violentissimo. Crollano le strutture sovrastanti le sale d’aspetto di prima e seconda classe, gli uffici dell’azienda di ristorazione Cigar e 30 metri di pensilina. L’esplosione investe anche il treno Ancona-Chiasso, in sosta al primo binario.
 Muoiono 85 persone e 200 restano ferite. Subito la città si trasforma in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza per le vittime e i sopravvissuti. L’autobus numero 37 si trasforma in un carro funebre: lì vengono deposti i primi corpi estratti dalle macerie.
 Immediatamente dopo l’attentato, il governo presieduto da Cossiga e le forze di polizia attribuiscono lo scoppio a cause fortuite, ovvero all’esplosione di una caldaia nel sotterraneo della stazione. Le indagini vengono così ostacolate: si tenta da un lato di evitare reazioni della piazza e dall’altra, come era successo per la strage di Piazza Fontana, di ritardare il rinvenimento di tracce utili.
 L’intervento della Procura della Repubblica di Bologna fu tempestivo e l’approccio serio: non appena apparvero più chiare le dinamiche e fu palese una matrice terrorista, attribuirono la responsabilità della strage al terrorismo nero. 
Già alla fine di agosto comincia ad essere abbozzata una ipotesi accusatoria indirizzata anche verso ideatori e depistatori, ma il passaggio dell’inchiesta dalla Procura all’Ufficio Istruzione segna una sorta di inversione di tendenza: l’indagine comincia ad essere spezzettata. Tra i ‘depistatori’ c’è anche Licio Gelli (Gran Maestro della loggia massonica P2) che, incontrando Elio Cioppa (Alto dirigente del Sismi) lo avverte: «State sbagliando tutto, la pista è quella internazionale».

Lentamente e con molta fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage, il 23 novembre 1995 si ha una sentenza definitiva di Cassazione: vengono condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i

neofascisti dei Nar Giuseppe Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre Gelli ,l’ex agente del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte sono condannati per il depistaggio delle indagini. Va ricordato che Cossiga il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, afferma di essersi sbagliato a definire “fascista” la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti. Comunque, eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.

Con questa bomba, si chiude l’epoca delle stragi civili, cominciata il 12 dicembre del 1969 con la bomba di Piazza Fontana (17 morti, 88 feriti), proseguita con le bombe alla Questura di Milano di via Fatebenefratelli (17 maggio 1973 – 4 morti, 52 feriti); a Brescia in Piazza della Loggia (28 maggio 1974 – 8 morti, 94 feriti); sul treno rapido Italicus a San Benedetto Val di Sangro (4 agosto 1974 – 12 morti, 50 feriti).

 

un commento

1 commento

  1. Ma a Roma, lontani dal centro | sasakifujika:

    […] E poi a Roma sono stati dispiegati lontano dal centro. ps. qui Luca Pollini parla, per bene, del due agosto 1980, l’ultima strage: quella che vorrebbero rimettere in discussione per “levare” […]

Lascia un commento


*obbligatorio