La notte del principe nero

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, tutto è pronto. A Roma, un gran numero di uomini è stato raccolto da Junio Valerio Borghese, ex Ufficiale di Marina a capo della X Mas durante la guerra mondiale, in stretta collaborazione con le organizzazioni di destra Avanguardia nazionale e Ordine nuovo. Borghese, assieme ad alti funzionari dei ministeri e delle forze armate, ha predisposto un piano che prevede l’occupazione dei ministeri degli Interni e della Difesa, la sede della Rai e delle telecomunicazioni, l’arresto dei segretari dei partiti e di altri esponenti parlamentari. Al termine, sarà lo stesso Borghese a leggere in tv un proclama e, successivamente, dopo l’intervento delle Forze armate, si insedierà la Giunta nazionale, già attiva e organizzata in clandestinità dai primi di luglio. I militanti di Avanguardia nazionale, comandati da Stefanio Delle Chiaie, entrano al ministero degli Interni; Sandro Saccucci assieme a un gruppo di paracadutisti è pronto ad arrestare i politici. Al generale Casero e al colonnello Lo Vecchio il compito di occupare il ministero della Difesa. Un altro militare, il maggiore Berti, tra l’altro già condannato per apologia di collaborazionismo, si piazza davanti al portone della Rai in via Teulada assieme a una colonna di allievi della Guardia Forestale. Ormai sembra fatta. Invece, pochi minuti prima dell’ora X arriva il contrordine di Borghese e l’azione viene improvvisamente interrotta. Le ragioni sono ignote, lo stesso Borghese non ha mai voluto spiegarne i motivi. Tuttavia le supposizioni non mancano. Si dice che all’ultimo momentto sarebbero venute a meno la disponibilità dell’Arma dei Carabinieri e l’assicurazione dell’appoggio degli Stati Uniti; un’altra ipotesi parla di mancanza di appoggi dai politici ‘amici’ e che quindi il tentativo di colpo di Stato fu abbandonato perché, intanto, sarebbero arrivate ‘coperture’ politiche e finanziarie che poi, puntualmente, scattarono. Ma c’è anche un’altra tesi, secondo cui l’ordine di lasciare perdere arrivò da Licio Gelli, massone a capo della Loggia P2: si dice che il tentativo di Golpe fosse stato utilizzato da Gelli come una sorta di arma di ricatto verso la calsse politica del Paese.

2 commenti

2 commenti

  1. marco:

    Mah, se prendeva la forma dell’Argentina con Videla non so se ne valeva la pena. Certo che la democrazia come la definiva Spengler O. é una dittatura del denaro amministrata dai vari partiti.
    Come sarebbe andata ? L’Italia sarebbe riuscita a sopportare una nuova forma di dittatura?
    Il comunismo e il socialismo avrebbero reagito con l’aiuto della Russia???

  2. beppe:

    Iunio Valerio Borghese è stato un grande soldato,ma la sua visione del mondo già nel 1970 era irrealizzabile, avrebbe avuto pochissimo seguito popolare, causando una guerra civile o quasi.Oggi è ancora peggio,tutto quello che passa fuori dai partiti non è legale, ne accettato, l’ opinione pubblica è guidata dalla TV per cui si può arrivare ad ottenere il consenso in modo da non attivare operazioni cruente o comunque violente. Bisogna essere più sottili…..e la vittoria sarà più duratura.

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