San Siro ai piedi del re del reggae

image12Quello di Bob Marley a San Siro non è stato un soltanto concerto. In quella serata si è scritta una pagina indelebile per oltre 100 mila persone (più o meno giovani) che hanno assistito allo show, tanto che è l’unico evento non sportivo citato nel sito ufficiale dello Stadio Meazza. È il 27 giugno nel 1980, un venerdì: la scaletta prevede che alle 18 si aprano i cancelli e, alle 19, cominci la sfilata dei supporter (il bluesman Roberto Cotti; Pino Daniele, reduce dal successo di Nero a Metà; gruppo funky Average White Band) poi toccherebbe a Marley, intorno alle 21. Ma alle 15 Franco Mamone, che ha organizzato il concerto, s’accorge che la calca intorno ai cancelli dallo stadio – che per la prima volta apre a eventi non sportivi – ha raggiunto i livelli di guardia e dà l’ordine di aprire e alle 16 il prato è già pieno. L’Italia viene da anni di digiuno di musica dal vivo, una stagione iniziata verso la metà degli anni Settanta, fatta di contestazioni ai concerti, scontri, autoriduzioni: il clou si tocca proprio a Milano, all’Arena Civica, quando viene una molotov lanciata sul palco dove si sta esibendo Carlos Santana. Quella sera a San Siro (che, va ricordato, è ancora sprovvisto del terzo anello e dei seggiolini) non accade nulla: 100mila persone hanno ballato e cantato assieme al re del Reggae accompagnato dai fidi Wailers e dalla moglie Rita. Marley, con il fisico già minato dal terribile male che lo ucciderà in meno di un anno, non si risparmia: canta per oltre due ore trascinando la folla con sé, forse sapendo che quello era uno dei suoi ultimi show. Un concerto diventato leggenda.

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