Verde, basso, capelli biondastri sempre spettinati, con la coda e le orecchie a punta. Forse anche un po’ sporco. Un mostro? No, è lo Scrondo, il primo personaggio che è riuscito a sfondare il muro del perbenismo televisivo. Nato a metà degli anni Ottanta dalle menti di Stefano Disegni e Massimo Caviglia come protagonista di un fotoromanzo per la rivista TuttiFrutti, Scrondo debutta in televisione vent’anni fa, nell’autunno del 1988 su Italia 1 in Matrioska, come co-conduttore a fianco di una splendida Moana Pozzi, trasmissione chiusa dopo una puntata dall’editore Silvio Berlusconi per i suoi contenuti giudicati volgari e, solo dopo la minaccia di dimissioni da parte dell’autore Antonio Ricci, ripresa poco dopo con il titolo di Araba Fenice. Un mostro e una pornostar, un’accoppiata perfetta, fortemente voluta da Ricci ma che fece venire i brividi sin da subito a Silvio Berlusconi. Passa poco più di un mese e Berlusconi riesce a chiudere quella follia televisiva che giudica «politicamente scorretta» con la banale scusa degli “indici di ascolto” (allora si chiamavano ancora così) troppo bassi, o comunque non in linea con le aspettativa della rete. Scrondo era ingestibile, anarchico, se la prendeva con tutto e tutti. Ruttava e scoreggiava continuamente, ha vomitato sui monitor televisivi quando trasmettevano immagini di Pippo Baudo, Giulio Andreotti e Raffaella Carrà; strangolato il corvo Rockfeller, inchiappettato l’Ape Maia. Semplicemente geniale. Tanto geniale che Berlusconi ha chiuso la trasmissione perché non ne poteva più di quelle «volgarità gratuite». Scrondo è stato senz’altro il personaggio tv più brutto di tutti i tempi, ma forse tra i più rimpianti, per la sua schiettezza, comicità e capacità di anticipare le tendenze. Oggi, secondo me, la Tv avrebbe ancora bisogno dello Scrondo.
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