Quando la neve diventò azzurra

48 vittorie in Coppa del Mondo, 5 Coppe del Mondo, 2 medaglie d’oro, 2 d’argento e 2 di bronzo alle Olimpiadi; 2 ori, 1 argento e 1 bronzo ai Mondiali: questo è il bottino conquistato in cinque anni dalla nazionale italiana di sci alpino. Uno squadrone capitanato dal fuoriclasse Gustavo Thoeni, cui fanno parte Piero Gros, Erwin Stricker, Helmut Schmalzl, Rolando Thoeni, Marcello Varallo, Herbert Plank, Franco Bieler, Tino Pietrogiovanna, Fausto Radici, Stefano Anzi, Giuliano Besson, Eberhard Schmalzl, Leonardo David, Renzo Zandegiacomo, Alex Giorgi. La squadra, guidata dai valtellinesi Mario Cotelli e Oreste Peccedi, raggiunge il suo momento più alto il 7 gennaio 1974 in occasione del gigante di Berchtesgaden, in Germania: cinque azzurri ai primi cinque posti della classifica, un en plain senza precedenti nella storia dello sci. In questi anni Thoeni vince quattro Coppe del Mondo (’71/’72/’73/’75), 24 gare; una medaglia d’oro e una d’argento alle Olimpiadi e due medaglie d’oro mondiali e il suo amico/rivale Piero Gros una Coppa del Mondo nel 1974; 7 slalom giganti e 5 speciali, un oro olimpico, un argento e un bronzo ai Mondiali. A parte i due fuoriclasse, lo sci azzurro domina il campo per dieci anni anche grazie a medaglie e vittorie di Herbert Plank, Rolando Thoeni, Stefano Anzi, Franco Bieler, Fausto Radici, Erwin Stricker, Leonardo David, fino a marzo 1980, con l’ultima vittoria di Plank nella discesa di Lake Louise. È stata una squadra unica, che ha fatto impazzire i media e ha fatto sì che lo sci diventasse uno sport di massa.

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