Processo al cantautore

de-greg-3Francesco De Gregori, dopo il successo di Rimmel, ha appena pubblicato Bufalo Bill, album che promuove con una tournée italiana. Il 2 aprile 1976, è la volta di Milano, al Palalido. I biglietti sono esauriti da giorni e pochi minuti prima dell’inizio del concerto, gli organizzatori decidono di far entrare gratis un migliaio di persone proprio nel momento stesso in cui si apprestavano a sfondare. Un gruppo di questi, che si definisce di Autonomia operaia, comincia ad accusare il cantante di speculare con le canzoni. Poco dopo salgono sul palco e, impadronitisi del microfono, leggono un comunicato contro l’arresto di un militante della sinistra extraparlamentare. De Gregori riprende a cantare in un clima di tensione e termina l’esibizione poco prima delle 23. A questo punto gli autonomi prendono d’assedio il camerino e urlano «Esci a parlare con noi o sfasciamo tutto». De Gregori torna sul palco ormai gremito di persone e viene sottoposto a un vero e proprio processo politico: viene accusato di percepire cachet alti e di non destinarli alle lotte dei lavoratori. «Suona per i lavoratori, non ti mettere in tasca i soldi. Quanto hai preso stasera?» urlano. De Gregori risponde con un filo di voce: «Credo un milione e due…, ma poi c’è la Siae, i musicisti…». «Se sei un compagno lascia qui l’incasso». De Gregori, pallido, ammette: «Forse sono una vittima dell’industria…». Niente da fare: «Va a fare l’operaio e suona la sera a casa tua». All’una De Gregori raggiunge il camerino. È distrutto e dichiara: «Non canterò mai più in pubblico». 

un commento

1 commento

  1. antonio:

    è davvero assurdo !!!!!!!!! penso che l’arte non abbia appartenenza politica !!!!

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