Patti Smith in Italia, l’importante è esserci

«Ne ho abbastanza. È finita». Sono le parole che Patti Smith, la sera del 10 settembre 1979, pronuncia tornando in albergo dopo il concerto tenuto allo stadio di Firenze. Da quella sera passano altri sedici anni prima che la “poetessa del rock” salga di nuovo sul palco. Quelli di Firenze e Bologna (la sera prima) sono due concerti particolari e storici, e non per l’annunciato ritiro dalle scene della Smith. L’Italia del 1979 è un paese dove si bruciano gli ultimi fuochi di una devastante stagione politica sfociata nella violenza e nel terrorismo, durata tutto il decennio: giusto per fare un esempio, quando sale sul palco – sia a Bologna sia a Firenze – la cantante è scortata da studenti con le pistole in mano invece che da un normale servizio d’ordine e qualcuno, prima del concerto, le consiglia di non stendere sul palco la bandiera americana (per lei non un gesto politico, ma un segno d’appartenenza) perché potrebbe scatenare incidenti (pochi anni prima sul palco dove stava suonando Santana era arrivata una bottiglia Molotov).

Quei due concerti si trasformano in “evento” per un’intera generazione che non solo veniva da un digiuno forzato di concerti rock (suonare in Italia negli anni Settanta era impossibile, troppi incidenti) ma stava prendendo coscienza che i movimenti che avevano portato avanti le lotte studentesche del ’68 e del ’77 erano falliti miseramente. E così tutti, anche chi non conosce affatto la cantante, si danno appuntamento negli stadi di Firenze e Bologna: sono in 70.000 a Firenze e in 50.000 a Bologna, quando il pubblico medio dei concerti della Smith non superava i 5.000 spettatori. Il concerto fiorentino è indimenticabile, anche perché tremendo e inascoltabile: l’impianto è pessimo, Patti Smith senza voce e il gruppo che l’accompagna è composto da cani. Ma nessuno lo osa ammettere, anzi: la folla inneggia alla “rivoluzionaria del punk”, la “poetessa del rock”, la “guerriera anarchica”, un personaggio che forse non è mai esistito, visto che su quel palco lei cita Papa Luciani. Dopo quel concerto, la Smith si ritira dalle scene. Si sposa, mette al mondo due figli e si dedica completamente a loro fino alla morte del marito,  nel 1994. Poi, seguendo il consiglio del suo amico Allen Ginsberg (che le disse «Lascia andare lo spirito di chi non c’è più e continua la tua celebrazione della vita»), torna alla musica.

 

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