Mixer e fantasia, così finisce il monopolio

rmi_19751Stavano compiendo una rivoluzione, stavano entrando nella storia… …ma non lo sapevano. Milanesi, nemmeno trentenni, appassionati di musica, quattro giovani passavano le serate, e le nottate, con le orecchie incollate alle radio ad ascoltare Radio Luxemburg e Radio Monte Carlo (la prima, quella che trasmetteva dal Principato di Monaco). Un giorno, siamo nei primi di marzo del 1975, decidono di rompere gli indugi: investono i loro risparmi, poco più di un milione di lire, e acquistano un trasmettitore militare usato, un mixer, e un giradischi. Trasferiscono il tutto in un appartamento sfitto al nono piano di via Locatelli (di proprietà dei genitori di due fratelli), insieme agli impianti stereo di casa e a tutti i loro dischi 45 e 33 giri. Un paio di giorni per mettere a punto gli impianti e poi, il 10 marzo, la prima radio libera italiana comincia ufficialmente le trasmissioni. Angelo e Rino Borra e Piero e Nino Cozzi, assieme ad altri amici (nella foto, scattata nello studio di via Locatelli, c’è Francesca Cozzi, Pino Beccaria, Claudio Cecchetto, Anna Mucci, Rino Borra, Nino Cozzi e Piero Cozzi, in arte P3) sono i primi a violare l’etere, fino ad allora monopolio della Rai. Una “violazione” che non passa inosservata per le strade e – soprattutto –  nelle scuole di Milano: un fitto passaparola tra i giovani fa sì che, in pochissimi giorni, centinaia di apparecchi radiofonici passano dalle onde medie alla modulazione di frequenza (sino ad allora totalmente ignorata)  per ascoltare Radio Milano International che può essere ascoltata nel raggio di 40 chilometri in linea d’aria. In contemporanea fioriscono le leggende metropolitane: i soldi della radio arrivano dalla Cia, la  sede è all’interno di un pulmino itinerante, si sposta per non farsi prendere dalla polizia postale… Ed è proprio la polizia postale che, il 14 aprile, irrompe nei locali di via Locatelli e sequestra il tutto. Ma i quattro non ci stanno. Forte anche di un discreto aiuto dei giornali si rivolgono agli avvocati e, dieci giorni dopo, il pretore Cassarà ordina di togliere i sigilli dall’appartamento e il dissequestro di tutte le apparecchiature. Le trasmissione possono proseguire. Il primo palinesto va dalel 15,30 (i quattro devono anche studiare) alle due del mattino, ai microfoni si alternano decine di giovani (i maggiori dj, da Claudio Cecchetto e Gerry Scotti, da Linus a Massimo Oldani, dal mitico Leopardo – vero protagonista dell’emittenza privata –  a Fausto Terenzi, passano di lì) studenti e non. Alla fine dell’anno le radio “libere”, non ancora chiamate “commerciali”, in Italia sono già un centinaio.Nel luglio del 1976 la Corte di Cassazione conferma il provvedimento del pretore: le trasmissione in ambito locale sono legittime. Finisce così l’epoca delle radio pirata o clandestine, finisce il monopolio Rai, le antenne si moltiplicano, dalle più “commerciali” dalle “impegnate”; insieme a loro si moltiplica l’informazione, e non è cosa da poco.

commenta

Lascia un commento


*obbligatorio