L’invasione delle “vergini”

Prima dei cd, e poi degli MP3, la musica si ascoltava (e la si portava in giro) con le musicassette, o audiocassette o, più semplicemente, cassette. La data di nascita risale al 1963 ad opera della Philips che le introdusse sul mercato europeo, l’anno seguente su quello americano. La musicassetta fu concepita dai suoi creatori come l’adattamento per uso domestico di una tecnologia già nota da tempo e usata in diversi ambiti, ovvero quella del nastro magnetico: una sottile pellicola di plastica rivestita di materiale magnetizzabile, usata per memorizzare dati o tracce audio/video. La vera invasione delle “Compact Cassette”, questo il marchio commerciale, avvenne verso la metà degli anni Settanta, quando il pubblico mostrò di gradire i nastri pre-registrati con incise le canzoni dei musicisti dell’epoca, invece degli ingombranti long playing: come i vinili, anche le piccole cassette avevano un lato A e un lato B. Alcuni mangianastri richiedevano che fosse l’utente a cambiare lato, altri lo facevano automaticamente.I nastri “vergini”, quelli cioè ancora da incidere, avevano una durata variabile, ma i formati più diffusi erano da 45, 60 e 90 minuti. Esistevano anche formati superiori, ma erano più fragili e meno diffusi.  E così la “play list” personale; che allora si chiamava semplicemente “compilation” o “il meglio di…”, durava lo spazio di una ventina di brani (si incidevano sulle C 90).  Negli anni la qualità del supporto magnetico fu migliorata: se inizialmente i nastri erano trattati con ossido ferrico, in seguito furono sperimentati altri materiali, come diossido di cromo, magnetite, cobalto e infine un composto metallico che prese il nome commerciale di Metafine. Per proteggere i dati registrati, questi supporti furono dotati nella parte superiore di due cavità. Se tali piccoli buchi venivano coperti o ostruiti il nastro tornava ad essere nuovamente registrabile, ma dopo diverse sovrascritture la qualità del suono andava scemando. Ora si sorride pensando a questi strani supporti analogici ad avanzamento sequenziale, in cui l’audio era disturbato dal rumore di fondo e il cui nastro di tanto in tanto si impigliava nel lettore e doveva essere liberato e riavvolto con una matita. Ma chi ha qualche anno in più non potrà non provare un attimo di nostalgia ricordando i pomeriggi trascorsi a registrare compilation da regalare agli amici o, meglio ancora, dedicare alla fidanzata.

un commento

1 commento

  1. Michele:

    Mi commuovo a pensarci….

Lascia un commento


*obbligatorio