L'elettrodomestico a 2 ruote

sv83789g2Cinquantacinquemila lire: circa 25 euro, tanto costava il giorno della sua presentazione, nel gennaio del 1968. Dopo quarant’anni e oltre 3 milioni e mezzo di pezzi venduti, il Ciao, il padre di tutti i ciclomotori, non è ancora morto. Passato indenne alle leggi anti-inquinamento, all’invasione degli scooter, all’obbligo del casco,  questo ciclomotore si è sempre distinto per la semplicità meccanica, con un motore da 49 cc a due tempi monomarcia, due pedali da bicicletta indispensabili per ottenerne l’avviamento e un telaio molto semplice in acciaio le cui forme richiamano le biciclette “da donna” del tempo e al cui interno è ricavato anche il piccolo serbatoio di capacità inferiore ai 3 litri. Nella fabbricazione tutto è improntato alla massima semplicità, anche troppo: la sospensione posteriore non esisteva e il comfort per il guidatore era affidato a delle molle del sellino. Costo di manutenzione quasi nullo (il prezzo di una candela e qualche lampadina), costo di gestione pochissimo: il consumo, infatti, è irrisorio. Durante tutto questo tempo la sua linea è rimasta pressoché invariata: le modifiche hanno riguardato principalmente il propulsore (che ha ottenuto l’omologazione Euro 2) e il comfort. Il Ciao è entrato di diritto nella storia delle 2 ruote perché, sin da giorno della sua uscita, ha  rappresentato una nuova rivoluzione nel trasporto, diventando un oggetto di uso quotidiano, paragonabile quasi ad un elettrodomestico di casa per familiarità, praticità e facilità d’uso.  

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