La rivoluzione del lecca lecca

Cinquant’anni fa un pasticcere di Barcellona ha rivoluzionato il mondo delle caramelle. È stato Enric Bernat che nel 1958 decise di convertire l’azienda di famiglia in una fabbrica di lecca lecca. Al geniale pasticcere basta appostarsi di fronte a una scuola elementare e guardare i bambini alle prese con le caramelle per capire che per i piccoli consumatori sono complicate da scartare, perché spesso sfuggono dalle mani, e scomode da mangiare, visto che prima di portarle alla bocca si appiccicano alle mani. E poi, particolare non trascurabile, sono piccole e finiscono subito. E così a Enric viene in mente di produrre una caramella “maxi” che si porta alla bocca impugnando un bastoncino e decide, di chiamarla Gol. Il nome, però, non lo convince: così incarica un’agenzia pubblicitaria che gli propone Chups. Dopo aver rivoluzionato il concetto di caramella Bernat vuole cambiare anche l’approccio alla vendita: la prima produzione, poco più di trecento pezzi, la consegna personalmente in una decina di pasticcerie di Barcellona e – dietro una lauta mancia al titolare – ottiene che le sue nuove creazioni vengano esposte a fianco della cassa, a portata di mano dei bambini. In pochissimi giorni, le dieci pasticcerie esauriscono le scorte. Il successo è immediato e, dopo soli 5 anni, i lecca lecca, che nel frattempo vengono ribattezzati Chupa Chups a causa dell’inredibile successo del jingle trasmesso alla radio che recita “Chupa un dulce caramelo, chupa chupa chupa un Chups”, vengono venduti in oltre 300.000 negozi. L’idea di Bernat resta bloccata in Spagna a causa del regime, ma appena dopo la caduta di Franco, riesce in pochi anni a conquistare i palati di tutti i bambini (e di parecchi adulti) del mondo, fino ad arrivare nello Spazio, nel 1995, a bordo della Mir. Bernat muore nel 2003 quando la sua azienda fattura 500 milioni di euro grazie a una vendita di oltre 4 miliardi di Chupa Chups all’anno prodotti in 150 nazioni. 

3 commenti

3 commenti

  1. Simona:

    Il mio dentista ha il poster di Bernat in camera

  2. sasaki:

    La mia dentista, che mi tratta benissimo, ha un suo busto di bronzo all’ingresso.

  3. K.:

    Il mio dentista è Scrondo.
    La sua assistente, pure.

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