La fotografia diventa di massa

Prima dell’avvento delle macchine digitali l’attesa dello sviluppo di un rullino in un laboratorio fotografico richiede anche settimane, a meno che non si è possessori di una Polaroid, macchina fotografica semplice da usare che, grazie a una speciale pellicola brevettata, offre l’opportunità di avere la foto sviluppata in un attimo: metti a fuoco, schiacci un pulsante e, in pochi minuti, arriva la foto. Nata negli Usa nel 1947, grazie al genio di Edwin Herbert Land (fondatore della Polaroid) la macchina ha un successo clamoroso: nel 1973 sono prodotti cinquantamila confezioni di pellicola ogni giorno, una crescita continua fino alla metà degli anni Ottanta, (nel 1977 l’azienda fattura oltre un miliardo di dollari) anni in cui la Polaroid è usata da tutti, non solo amatori ma anche registi, architetti, arredatori, detective e persino Andy Warhol la utilizza per sue creazioni. Poi il declino: l’avvento delle nuove tecnologie portano l’azienda sul baratro costringendola, nel 2008, alla chiusura degli stabilimenti che producono le pellicole. Ma una speranza c’è: quest’anno André Bosman, ex responsabile di produzione della Polaroid (supervisionava dalla costruzione degli impianti fino alla gestione dei processi di qualità delle pellicole) ha assunto una decina di ex-lavoratori e preso possesso dei vecchi impianti di Enschede in Olanda, con l’obiettivo di riprendere – entro il 2012 – la produzione delle pellicole e per far rinascere la fotografia istantanea, un prodotto che scopre sempre nuovi estimatori.

 

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