La carne che vola (in mongolfiera) finisce in scatola

simmenthal-702064Nel 1881 il lesso preparato da Pietro Sada e venduto nella sua gastronomia a Milano è tra i migliori della città. Il sabato, nelle stagioni fredde, la coda dei clienti inizia dal marciapiede e molti degli avventori arrivano persino da fuori città. Una sera, stravolto dalla stanchezza – per di esaurire la coda si andava ben oltre l’orario di chiusura – Sada decide che deve inventarsi un modo più pratico e veloce per servire la clientela.

Così studia nuovi processi di conservazione per mettere il suo lesso in scatola. L’idea funziona: Sada aumenta la clientela e, nel contempo, il sabato riesce a smaltire la coda entro l’orario di chiusura. Ma il successo del suo lesso e, soprattutto, del suo modo di conservarlo, si ha pochi anni più tardi, quando lo svizzero Gondrand decide di effettuare la prima trasvolata delle Alpi in mongolfiera.

Sada legge la notizia sul giornale e gli viene un’altra idea clamorosa: fornirgli come parte dell’equipaggiamento il suo bollito in scatola. Questo primo esempio di sponsorizzazione fa conoscere ai consumatori il lesso squisito e il suo modo di venderlo.
simmenthal1962-63Nel 1923 Gino, figlio di Pietro, inizia la vera produzione industriale della carne in scatola in gelatina aprendo uno stabilimento a Monza. È lui che la battezza Simmenthal, ispirandosi alla razza bovina della valle di Simmen in Svizzera. Tra gli anni Trenta e Quaranta lo stabilimento arriva a produrre 25mila scatolette al giorno. Produzione che aumenta parecchio durante la seconda guerra mondiale, quando gli italiani riconoscono la praticità di questo prodotto. Nel 1979 la General Food (futura Kraft) entra con una quota di minoranza nell’azienda, per poi assorbirla negli anni Novanta.

Le sponsorizzazioni hanno avuto un ruolo importante della storia della Simmenthal: particolarmente felice quello con la squadra di basket di Milano, con la quale il marchio ha conquistato trofei in tutto il mondo, tanto che nel 1972, dopo 17 anni 10 scudetti e due coppe Saporta e una coppa dei campioni, l’azienda decide di non rinnovare più l’abbinamento perché la gente identifica il nome più con la squadra milanese che con la carne in scatola.

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