La cabina degli innamorati

Un parallelepipedo di acciaio e vetri (molto sporchi), da un lato due porte tipo saloon regolate da una molla sempre troppo dura, per terra un tappeto di mozziconi di sigarette, l’aria stantia. In questo ambiente più di una generazione di innamorati – con le tasche gonfie di gettoni o monete – ha passato ore a parlare e sognare con i rispettivi fidanzati. La descrizione è della cabina del telefono, oggetto ormai desueto e quasi letterario, ideato dalla società Stipel sessant’anni fa per rendere più comodo l’uso dei telefoni pubblici che sino ad allora erano piazzati nei bar, nelle edicole e nei luoghi chiusi appositamente attrezzati. La prima cabina è installata il 10 febbraio 1952 a Milano, nella centralissima piazza San Babila, pochi mesi dopo spuntano in tutte le grandi città ed entrano, di diritto, a far parte del paesaggio urbano. Oggi, che il telefonino è diventato un bene di tutti, la Telecom vorrebbe smantellarle tutte (sul territorio sono poco meno di centomila) perché, cifre alla mano, dice che oltre il settanta per cento delle cabine viene utilizzato per fare al massimo due telefonate al giorno e che per mantenerle funzionanti – spesso sono oggetto di atti di vandalismi – costa parecchio, anche se già sul finire degli anni Ottanta cominciano a lasciare il posto a quella sorta di chiostri aperti che sono in funzione ancora oggi. Le cabine sono però tutelate come il panda per il Wwf dal garante per le telecomunicazioni che obbliga l’azienda a mantenerle efficienti negli ospedali, scuole, Asl, caserme e rifugi in montagna. Il momento di gloria la cabina l’ha avuto negli anni Settanta, nel 1971 in Italia se ne contano 2.500, alla fine del decennio 33 mila. Vengono installate sulle strade e nelle piazze di maggiore traffico, negli angoli delle vie, a ridosso di un lampione. E la gente faceva la coda, con le tasche strapiene di gettoni, un disco di bronzo di 24 millimetri di diametro ideato sempre dalla Stipel che sino al 1979 vale 50 lire, 100 all’alba del 1984 e 200 lire sino al pensionamento forzato con l’arrivo delle tessere prepagate e delle carte magnetiche e all’addio definitivo nel dicembre del 2001, perché l’euro non lo prende neppure in considerazione. Anche per le cabine telefoniche il sipario non tarderà a calare: entro il 2015, salvo casi eccezionali, è prevista la totale rimozione. E resteranno solo un ricordo per gli innamorati del secolo scorso.

un commento

1 commento

  1. elisa:

    sono un’innamorata del secolo scorso che ha provato tanta nostalgia leggendo del futuro smantellamento delle cabine telefoniche e ricordando gli anni ’70 e quei pochi intensi minuti giornalieri passati in una cabina a parlare con il primo unico amore, trasferitosi nel 1975 in un’altra città.
    Leggere questo breve epitaffio delle cabine telefoniche mi ha fatto pensare a lui che a quarant’anni di distanza non ha più nulla del ragazzo di allora ed a me che, nonostante il tempo passato e tutto quello che ne consegue, conservo ancora, speranze e sogni.

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