Il flop delle gemelle del mare

raff_geTanto belle quanto inutili. Sono la Raffaello e la Michelangelo, i due transatlantici gemelli, fiore all’occhiello della nostra marina: due navi stupende, varate agli inizi degli anni Sessanta, quando ormai per andare negli Stati Uniti i transatlantici non li usa più nessuno, visto che in sole 8 ore, e non i 8 giorni, ci arriva comodamente un aereo. Sulle navi, dal disegno uguale (la Raffaello ha qualche tonnellata di stazza in più) non si bada a spese: ciascuna può ospitare fino a 1.495 passeggeri, l’equipaggio è di 725 unità, tra gli addetti sono previsti anche quelli che accudiscono gli animali domestici degli ospiti; in cucina vengono preparate 50 tipi diversi di pasta. Ma l’arrivo dei jet e i sindacati che riescono ad ottenere il raddoppio del numero di persone d’equipaggio (per ciascuna nave 725 persone navigano e 725 stanno a terra dandosi il cambio ogni due settimane) danno il colpo di grazia: nel 1970 le gemelle per mantenersi svolgono principalmente un servizio da crociera. La crisi petrolifera del 1974 fa tracollare la situazione: le navi vivono grazie ai finanziamenti statali, 100 milioni di lire al giorno. mike_raf_geL’anno dopo i due monumenti galleggianti compiono il loro ultimo viaggio dopo nemmeno 10 anni di servizio. Nel 1976 le navi sono vendute per 35 miliardi di lire (ne erano costate 150 dieci anni prima) al governo iraniano e trasformate in caserme galleggianti. La Raffaello è stata bombardata nel 1983 durante il conflitto Iran-Iraq; la Michelangelo viene venduta a peso ai pakistani nel 1991 per essere poi demolita.

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