Hammond, dal sacro al profano

hammondUn organo elettrico, concepito originariamente per la musica sacra, ha lasciato il segno nella storia del rock. L’inventore è un orologiaio americano, Laurens Hammond, che negli anni Trenta è entrato in una parrocchia di periferia priva di organo. Sorpreso di tale carenza chiesto al parroco il motivo: «Perché costa troppo» è stata la semplice risposta del prete. A Hammond viene quindi l’idea di costruire un organo elettrico, sicuramente più  “economico” dei vecchi organi “a canne”. L’Hammond, appena in commercio, viene subito adottato nelle cappelle militari durante gli anni della guerra e contribuisce, così, alla trasformazione della musica sacra: in molte chiese degli Stati Uniti, infatti, l’algida rigidezza dei salmi accompagnati dal suono solenne di un organo a canne è sostituita dalla gioiosa effervescenza dei canti gospel. Dal gospel al blues e infine al jazz il passo è davvero breve. Fino poi, alla fine degli anni Sessanta, approdare al rock: Keith Emerson (Emerson Lake & Palmer), Rick Wakeman (Yes), Jon Lord (Deep Purple), solo per citarne alcuni, sono tra i tastieristi più virtuosi che hanno fatto conoscere il suono inconfondibile dell’Hammond, dotato di una gamma timbrica eccezionale, con i toni base della tastiera modulabili grazie all’uso dei pedali e dei tiranti posti sopra la tastiera. Intorno agli anni Ottanta, con il fiorire delle tastiere elettroniche, l’Hammond inizia un lento declino; ma oggi, grazie al rifiorire del jazz e della musica progressive, sta passando una seconda giovinezza.

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  1. enrico mazzucca:

    Sono assolutamente lieto del ritorno di fiamma (se così si può dire, in quanto tra i veri appassionati l’Hammond ha sempre rappresentato un’icona insostituibile da qualsiasi tipo di clone -il “grrr” del B3 o del C3 e le inimitabili percussioni sono rappresentate dai cloni con buona fedeltà ma senza restiruire quell’inconfondibile feeling sotto le mani) dell’Hammond. Mi fa altresì piacere vedere di nuovo sui palchi (da parte di chi se lo può permettere, sia per le ovvie problematiche di trasporto sia di costi…ahinoi..) la presenza del VERO Hammond, e non dei suoi numerosi e pur buoni cloni. Una grandissima citazione la riserverei per Joey DeFrancesco, che con John McLughlin e Dennis Chambers ha dato vita a un super trio (anche se sembravano in quattro, in quanto il buon Joey riesce a dare l’impressione che vi sia dietro un grande bassista) che credo abbia attualizzato, sia per il fraseggio sia per la modernità del linguaggio, uno strumento straordinariamente versatile che vale, da solo, mille supersintetizzatori.

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